La scomparsa di Sisto Quaranta: il “Grande Vecchio” del Quadraro

Sopravvissuto al rastrellamento del 17 aprile 1944, è morto all’età di 93 anni. I funerali si svolgeranno domani venerdì 6 ottobre 2017 alle ore 11,30 nella chiesa di San Giuseppe Cafasso, in piazza Cardinali a Torpignattara
Francesco Sirleto, Delegato alla memoria storica del V municipio - 5 ottobre 2017

E’ morto Sisto Quaranta, il grande vecchio del Quadraro; i funerali si svolgeranno domani venerdì 6 ottobre 2017 alle ore 11,30 nella chiesa di San Giuseppe Cafasso, in piazza Cardinali a Torpignattara.

Qui di seguito un ricordo di Francesco Sirleto, Delegato alla Memoria storica del V municipio.

A distanza di poco più di un anno dalla scomparsa della sua amatissima Bice, la donna che gli fu fedele compagna per più di 70 anni, è venuto a mancare anche lui, il “Grande Vecchio” del Quadraro, l’ultimo dei sopravvissuti del terribile rastrellamento operato dai nazisti il 17 aprile del 1944. [Dopo la pubblicazione dell’articolo ho appreso che tra i deportati almeno uno è ancora in vita: è Guido Di Roma, che ho conosciuto durante i viaggi a Fossoli. Di questo sono ovviamente felice e mi scuso per l’errore con lui e con i lettori.  F.S.]

Sisto Quaranta, che aveva resistito alla deportazione e alla prigionia in una lontana fabbrica della Germania del Nord, che aveva poi contribuito alla rinascita del quartiere nei lunghi e difficili anni della ricostruzione post-bellica, che era diventato dagli anni Ottanta la memoria storica di quell’evento dimenticato dagli storici ufficiali, che non si era mai stancato di andare nelle scuole di Roma per raccontare le vicissitudini sue e di altri 900 compagni di deportazione, nulla ha potuto contro il male implacabile che, in pochi mesi, lo ha costretto alla resa.

Sisto Quaranta è morto a casa sua, circondato e amorevolmente curato dai suoi familiari (ai quali va l’affettuoso cordoglio di chi scrive, del giornale e di migliaia di persone che oggi ne piangono la scomparsa), dopo aver chiesto di vedere per l’ultima volta e stringere le mani di alcune persone alle quali aveva voluto bene e alle quali rimaneva legato. Tra queste persone vi è anche, e ne sono onorato e commosso, il sottoscritto. Ho avuto la gioia (unita al dolore) di poterlo abbracciare nel caldo pomeriggio del 16 agosto, di poter rievocare insieme a lui i tanti eventi vissuti insieme negli ultimi 15 anni: le commemorazioni lungo le strade del suo quartiere, nel Giardino di Monte del Grano (intitolato ai deportati del 17 aprile), le moltissime assemblee e Giornate della Memoria nelle scuole, a partire dal mio liceo Benedetto da Norcia, i due viaggi a Fossoli, il primo nel 2004 e il secondo nel 2007, viaggi che hanno unito in un comune pellegrinaggio gli ultimi anziani sopravvissuti e le loro famiglie a gruppi di giovani studenti; per finire abbiamo rievocato la gioia e l’orgoglio, da lui provati, per l’attribuzione al quartiere Quadraro, per mano del Presidente Ciampi, della Medaglia d’oro al valor civile nel 2004.

Sisto Quaranta è stato uno di quegli “eroi casuali e involontari” (“Disgraziata la Terra che ha bisogno di eroi”, direbbe B. Brecht) che, ad un certo punto della sua vita, si è scontrato con la Grande Storia, quella che, come dice il Foscolo, ogni tanto s’incarica di ricordarci “…di che lagrime grondi, e di che sangue…” l’umana vicenda. Giovanissimo, ad appena vent’anni, subì un evento che si abbatté come un cataclisma su un quartiere popolare e periferico come il Quadraro: fu l’Operazione Balena, così denominata dal suo ideatore, il famigerato colonnello Herbert Kappler, il boia delle Ardeatine. Il Quadraro doveva essere punito per due motivi: perché era “un nido di vespe” in quanto rifugio di partigiani, renitenti alla leva, disertori; in secondo luogo perché essendo un quartiere abitato da ceti popolari (operai, artigiani, piccoli dettaglianti) doveva fornire al Terzo Reich manodopera esperta in lavori manuali e schiavili (sebbene, con crudele ironia, i nazisti definissero questi prestatori d’opera come “freiwillige Arbeiter”, cioè lavoratori volontari).

Sisto avrebbe fatto volentieri a meno di finire in Germania come “volontario”, però, una volta finito nel tritacarne della storia, il suo unico scopo fu quello di sopravvivere, nonostante la fame le percosse e le condizioni infami in cui era costretto, e di ritornare al Quadraro dalla sua Bice, per poter cominciare con lei una vita da lui liberamente scelta. Ci riuscì: gli aguzzini tedeschi non ce la fecero a schiantarlo con il duro lavoro e con la denutrizione; liberato dagli americani nel maggio del 1945, egli ritornò in agosto a Roma e partecipò, con dedizione, intelligenza e con molti sacrifici, alla ricostruzione libera e democratica del suo Paese, della sua città, del suo quartiere. Anch’egli, come molti altri, preferì tacere sulle sue vicissitudini di deportato. Tuttavia, quando all’inizio degli anni Ottanta, si accorse che sul rastrellamento del Quadraro era scesa una sorta di “cortina del silenzio”, si fece coraggio e incominciò a parlare, a ricercare e riunire i suoi vecchi compagni di prigionia, a scrivere lettere ai giornali, ad andare nelle scuole del territorio per esporre le sue memorie agli studenti, a tempestare di petizioni le Istituzioni e i loro rappresentanti. Alla fine, grazie alla sua testardaggine, la vicenda del rastrellamento divenne argomento di articoli di giornali e di ricostruzioni televisive, fino a culminare nell’attribuzione della Medaglia d’oro al valor civile al quartiere. Ma Sisto, consapevole che la memoria va alimentata sempre – altrimenti si inaridisce e viene fagocitata dall’oblio – non si accontentò della Medaglia. Continuò a testimoniare fino a quando lo ressero le forze, cioè fino al 2016, data della sua ultima partecipazione alle commemorazioni del 17 aprile.

Il suo ultimo desiderio, espressomi nel colloquio sopra accennato, è stato quello di continuare a trasmettere la memoria del rastrellamento alle nuove e alle future generazioni. E’ un desiderio da assumere come impegno per la verità, in onore di un “eroe per caso” come Sisto, quella verità senza la quale la Storia non esisterebbe, e per la Libertà il cui alimento naturale è costituito da un miscuglio di Memoria e di Verità.

Nelle foto il fronte e retro della tessera di Sisto Quaranta

Sisto 44 from prospektiva video on Vimeo.


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti