“Torniamo a votare!”

Riflessioni di Lorena Vinzi dopo i risultati di Ostia
Riceviamo e pubblichiamo - 20 novembre 2017

Caro Direttore,
mi ritrovo a scriverLe ancora una volta, dopo anni, per un piccolo sfogo: quello di
una semplice cittadina che non conta molto, ma che ama profondamente la propria
città.

Questa mattina, nel momento in cui ho appreso dei risultati delle elezioni di Ostia
mi sono resa conto che ha vinto chi non ha votato. Una tristezza infinita che, a mio
avviso, denota la mancanza di volontà di cambiare, perché i romani del Municipio
10 hanno deciso di lasciarsi andare, di accettare un sistema che non funziona,
non per mancanza di volontà ma per incapacità. Incapacità di individuare i
problemi, di memorizzarli, di capire come risolverli, incapacità di spostarsi e
andare a vedere perché quella palestra è chiusa o quel marciapiedi è rotto. Ha
vinto la resa, perché di resa si tratta. Ha vinto il pensare: “tanto non cambia nulla,
tanto vale che vado a fare una passeggiata”.

E invece no, abbiamo il miglior mezzo per protestare, il modo più efficace per
dimostrare che non stiamo là a subire un degrado che non ci meritiamo, una città
che non funziona, un menefreghismo assoluto di chi fa finta di non vedere o di chi
non sa da che parte incominciare. Abbiamo regalato un altro pezzo della nostra
bellissima città al degrado più assoluto, all’incuria, al menefreghismo di chi invece
di risolvere, invece di ripulire una via, un parco, un quartiere, un Municipio, cerca
di far parlare di sé piantando alberi! Si, alberi laddove ce ne sono tantissimi,
senza pensare che forse gradiremmo di più se sparissero tutti i divani
abbandonati alle fermate dell’autobus, o i motorini smontati sotto a qualche ponte,
o magari anche una ripulita a marciapiedi e strade con le crepe da cui fuoriescono
erbacce e siringhe.

Quando ho visto i risultati delle elezioni di Ostia non volevo credere ai miei occhi:
solo la terza parte degli elettori ha votato! Una piccolissima parte rispetto a tutti
coloro che si lamentano continuamente di come è ridotta la nostra, un tempo,
bellissima Roma.

Sono convinta che se si fosse votato per salvare lo Stadio sarebbero venuti anche
dall’America per dare il proprio contributo ma Roma no, forse per la maggior parte
dei romani non lo merita, forse le lotte che sono state fatte dai nostri antenati per
ottenere il diritto di voto non contano nulla, forse la nostra memoria storica è corta
e pochi ricordano che in Italia il suffragio universale maschile vero e proprio è
stato introdotto con la legge n. 1985/1918, che ha ammesso al voto tutti cittadini
maschi di età superiore ai ventuno anni, nonché i cittadini di età superiore ai
diciotto anni che avevano prestato il servizio militare durante la prima guerra mondiale.
Il voto alla donne è stato invece riconosciuto soltanto nel 1945!

Che dire? Parecchi dei nostri antenati che hanno anche sacrificato la vita per
ottenere questo diritto si staranno sicuramente rivoltando nella tomba.

E noi? Noi che abbiamo trovato questo diritto quando siamo nati non ci rendiamo
neanche conto di quanto importante sia dare il proprio contributo, scegliere e non
arrendersi lasciando morire le nostre strade, le nostre scuole, i nostri quartieri, la
nostra città che piange ogni giorno di più pensando alla sua storia ormai buttata
via come fosse qualcosa che non serve più.

Scusa mia bella Roma, ti chiedo scusa per chi non ti apprezza e per chi non vuole
salvarti, ti chiedo scusa per chi ti maltratta e non ti rispetta, ti chiedo scusa per
essere tutti quanti cosi arrendevoli da accettare di vederti morire ogni giorno di
più.

Personalmente continuerò a scegliere, a costo di sbagliare ma sarò sempre
responsabile delle tue vittorie o delle tue sconfitte sperando che prima o poi i
romani si sveglino da questo torpore e decidano di ridarti tutto ciò che hai
conquistato nei secoli, tutta la bellissima storia che in tutto il mondo conoscono e
che meriti di tornare a raccontare.
Roma, 20 novembre 2017

Lorena Vinzi


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti