Ti presento un museo. Studenti e direttori dei musei a confronto

La percezione di turisti e fruitori dei musei “periferici”, gioielli di cultura spesso poco conosciuti dal grande pubblico, ma protagonisti di un’innovazione nella narrazione storica
Olga Di Cagno - 16 dicembre 2017

In un’affollatissima, attenta aula professori della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi Roma Tre di Roma, si è svolta il 14 dicembre 2017 una giornata di studi dedicata all’esposizione dei risultati della indagine condotta da un gruppo di studenti, in collaborazione con ICOM-Lazio, nell’ambito dell’Unità di Ricerca coordinata da Daniele Manacorda per il PRIN “Archeologia al futuro. Teoria e prassi dell’archeologia pubblica”, che si pone come obiettivo quello di sviluppare nuove linee di analisi e di miglioramento nel rapporto tra turisti e musei.

Letta così, la giornata di studi potrebbe sembrare l’ennesima sterile espressione di un mondo concentrato su sé stesso che si pone come custode, e non come tramite, della narrazione storica.

Invece, nel corso dell’esposizione, numerose e piacevoli sono state le sorprese: raramente si sono visti direttori “blasonati” di complessi museali mettersi in gioco, accettare l’analisi e le critiche da parte di giovani studiosi che hanno realizzato una radiografia completa ma anche moto dura delle diverse realtà presentate.

Si trattava infatti di analizzare e capire come un museo possa essere attrattivo, comprendere i meccanismi della fidelizzazione, acquisire gli strumenti per permettere ad un pubblico sempre più vasto di poter godere delle bellezze custodite, esposte e narrate all’interno di un museo.

Puntuali e per nulla intimoriti dalle personalità che avevano di fronte, proprio quelli stessi direttori dei musei che avevano studiato, i ragazzi hanno esaminato i punti di forza e di debolezza di alcuni complessi museali romani: l’Antiquarium di Lucrezia Romana, La villa di Quintili, il Museo per Roma presso l’Università di Tor Vergata, il Museo Aristaios presso l’Auditorium di Renzo Piano, il Museo del Pleistocene a Casal de’ Pazzi.

Tutti gioielli incastonati nella splendida corona della cosiddetta periferia romana, anche se con il termine periferia ci pare né opportuno né appropriato, ma qui si innescherebbe una riflessione, in questa sede, troppo lunga.

Infatti i numerosi musei che si distendono all’interno del territorio periferico dell’Urbe sono splendidi gioielli che hanno il grandissimo pregio di essere un collante tra un luogo e un tempo distanti fra loro eppure sovrapposti: la Roma antica e la città contemporanea.

In ogni singolo complesso museale gli analisti hanno posto l’attenzione su come il museo rappresenti per il territorio che lo ospita un’opportunità di valorizzazione e di crescita culturale.

La periferia romana è ricca, piena e generosa di testimonianze provenienti da un passato lontano ma che diventa vivo ed attuale quando si crea la possibilità di raccontarlo, quando si offre sia alla popolazione locale sia ai turisti l’opportunità di conoscere in vari modi, forse anche in maniera più intima ed intensa, uno spaccato della storia che ci ha preceduto.

Purtroppo se alle bellezze ed alla professionalità degli operatori museali non si somma anche un’adeguata azione di pubblicità queste bellezze continuano a rimanere inserite in un circuito di nicchia che conta solo sul passaparola (che, comunque produce una notevole risonanza).

Numerose le peculiarità positive ed innovative dei complessi museali analizzati: innovazione tecnologica, capacità attrattiva anche verso il pubblico dei più piccoli attraverso le esperienze di attività laboratoriale, chiarezza espositiva, narrazione della storia del territorio.

Tra le criticità che sono emerse costanti in tutti i complessi museali analizzati proprio la carenza di un’adeguata azione pubblicitaria, affiancata alla mancanza di una semplice segnaletica utile, e in alcuni casi fondamentale, per poter arrivare al museo (oltre – aggiungiamo noi – alla carenza e insufficienza del trasporto pubblico romano) sono state le costanti negative che sono emerse in maniera sonora e dissonante rispetto alla ricchezza e capacità di coinvolgimento del visitatore all’interno del complesso museale.

Il 2018 sarà l’anno europeo del patrimonio culturale, sarebbe bello avere come ricordo una fotografia nella quale tutti i musei considerati minori, speso collocati in aree periferiche, possano essere protagonisti della crescita culturale dei territori che li ospitano all’interno di un processo di compartecipazione delle comunità cittadine e della loro presa di consapevolezza di come il patrimonio culturale possa essere un contributo al benessere ad alla qualità della vita.

Olga Di Cagno


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