Salvate il soldato Tyan

Ettore Visibelli - 12 marzo 2018

La chiamata in prima linea da parte del suo comandante in capo, il Gen. Berlus, lo sorprese mentre vivacchiava, piacevolmente acquattato sullo scranno di Presidente dell’inutile Parlamento Europeo, dove, insieme ad altri solerti nullafacenti, stava scaldando il banco di un’istituzione inutile, in quanto priva di un vero e proprio Governo Centrale a cui far riferimento… Ma la paga non male.

Per essere sincero, la convocazione lo turbò alquanto. Là, nelle retrovie franco-belghe, lontano dall’infuriare del conflitto italiano divenuto infuocato nella campagna militare all’ultimo voto, ormai disumana e sanguinaria in vista del 4 marzo, la sua vita di sereno ufficiale alla sussistenza fu improvvisamente scossa dalla chiamata in prima linea.

“Che faccio, me posso arifiutà? In fondo, che me frega a me de la guera scoppiata ner sud de l’Europa? Che c’azzecco io!”

Ma se il Generale chiama, rifiutarsi non è ammesso.

Così, Tyan rispose: obbedisco. Senza troppo affannarsi, si preparò alla partenza e alla fine fu costretto a rientrare al Comando di Divisione, ché più divisione di quella che regnava nel Quartier Generale degli alleati sul Right Front, non poteva esistere.

“Puntiamo su di te.” Gli disse Berlus “Sei tu il mio candidato: sai che vuol dire, vero?”

Lui non lo sapeva, ma lo immaginò. “Con me alle tue spalle, sono certo …”

Le ultime parole non le volle ascoltare. Le orecchie si otturarono e il suo pensiero lo condusse alla fine certa che era destinato a fare. Il Generale alle sue spalle era garanzia che, nella posizione di comandante nell’assalto al Palazzo, avrebbe dovuto guardarsi non soltanto dal fuoco nemico, ma anche da quello amico degli alleati, che avevano un progetto diverso per conquistare il caposaldo.

Adesso, però, con le mutate strategie del Right Front, si sente più tranquillo per lo scampato pericolo di finire davvero nella linea del fuoco, anche se, di quando in quando, il suo nome, alla testa del manipolo degli assaltatori, torna a farsi vivo.

“Generale, e se me ne tornassi al nord, Lei che dicesse?” ha ventilato la proposta per un suo ritorno alla Presidenza del sonnacchioso Parlamento di Strasburgo.

“Non affrettiamo i tempi!” Gli ha risposto Berlus. “Vediamo la piega che prenderanno le cose. Tutto sembra perduto, fuorché l’onore. In questo momento, potrei ancora aver bisogno di te!”

Dagli scranni di Strasburgo, però,  si leva ripetutamente un grido: Salvate il soldato Tyan!


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