Nuovo sgombero in arrivo per l’ex fabbrica di penicillina a San Basilio? 

Antonio Barcella - 7 agosto 2018

Quella della fabbrica abbandonata di penicillina di San Basilio meglio conosciuta come il “mostro della Tiburtina” è una questione mai risolta, e spesso affrontata male. Una vera bomba ecologica, per la presenza di prodotti chimici mai bonificati, che é diventata nel tempo una bomba sociale a causa dell’occupazione della struttura da parte di circa 600 stranieri soprattutto di origine nord africana. Tanti sgomberi si sono succeduti nel tempo senza che ne sia poi seguita una soluzione definitiva come l’abbattimento o la riconversione. Ora ci prova di nuovo l’attuale amministrazione e dobbiamo necessariamente augurarci che ci sia un finale migliore. La polizia locale del IV gruppo ha affisso lungo il perimetro dell’ex fabbrica una serie di cartelli in diverse lingue dove si dichiara che l’edificio è inagibile e chiunque permane all’interno è responsabile per la propria ed altrui incolumità. Gli occupanti dell’immobile per eseguire le azioni di censimento della fragilità sono invitati a recarsi presso gli sportelli del PUA del IV Municipio entro il mese di agosto.

Tutto questo fa prevedere a breve l’ennesimo sgombero utilizzando le risorse di Roma Capitale senza un progetto definitivo sulla destinazione finale della struttura e senza il coinvolgimento della proprietà che è la responsabile in primis dei danni arrecati alla comunità.

La Presidente del IV Municipio Roberta Della Casa in una dichiarazione del 3 agosto scorso su Facebook ha affermato: “Facciamo chiarezza! La ex fabbrica di penicillina di Via Tiburtina 1040 è in stato di abbandono da 27 anni ed a Roma, come nel Municipio, si sono alternati Sindaci e Giunte di diversi schieramenti politici. Questa amministrazione per la prima volta affronta il problema seriamente pretendendo bonifica e messa in sicurezza e non solo costose azioni di Polizia per lo sgombero degli occupanti che puntualmente, dopo ogni tentativo, sono rientrati nella struttura due ore dopo l’intervento. Ricordiamo che è uno stabile privato e proprio sulla proprietà si sta tentando di intervenire. Siamo riusciti comunque a far inserire lo stabile nelle quattro priorità della prefettura per lo sgombero ma prima si sta procedendo al censimento degli occupanti, passaggio necessario ad evitare che tante persone si disperdano in altri immobili o per le strade; le fragilità saranno prese in carico mentre per tutti gli altri verranno applicate le misure previste dalla legge. Inibire qualsiasi accesso alla struttura e la bonifica sono azioni che dovranno essere contestuali alla liberazione diversamente tutto sarebbe vano. Ci vorrà ancora qualche mese ma la soluzione sarà definitiva! Ormai vanno di moda gli striscioni ma chi oggi manifesta non ha saputo fare di meglio quando governava. Se le opposizioni hanno proposte e soluzioni ai tanti problemi di Roma li condividano in favore della cittadinanza piuttosto che fare sfilate armati di bandiera.”

A leggere questa dichiarazione, non vediamo nulla di nuovo: la solita ricetta nella quale si parla solo di sgomberi senza indicare il futuro della ex fabbrica. Appare come un modo per prendere tempo e lasciare la patata bollente a qualcun altro. Del resto ci sono altri esempi di questioni complesse le cui soluzioni continuano ad essere rimandate nel tempo per mancanza di idee e soprattutto di fondi (Il Casale della Cervelletta, il parco di piazzale Loriedo, il prolungamento della metro B a Casalmonastero, etc.).

Se l’amministrazione capitolina non avesse idee su come gestire in futuro la ex fabbrica di penicillina, la invitiamo ad evitare i costi del nuovo sgombero perché nel giro di qualche giorno verrebbe di nuovo occupata da altri disperati.

Antonio Barcella


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