Meloni, con nuovo Regolamento città storica più decoro. Cna Commercio: “siamo delusi”

Redazione - 18 aprile 2018

“Spiace che dalla Cna Commercio arrivi una lettura confusa, distorta e parziale del Regolamento sul commercio nel Centro Storico approvato ieri. Come è noto, il Regolamento non disciplina le attività di somministrazione, che sono sottoposte ad una normativa specifica. Attualmente nel Centro Storico non è possibile l’apertura di nessuna nuova attività di somministrazione, per cui le critiche avanzate sul punto sono del tutto infondate. Al contrario, con il Regolamento sul commercio abbiamo posto un preciso limite alla trasformazione delle attività alimentari in somministrazioni “di fatto”, indicando la superficie massima per il consumo sul posto, il divieto di somministrazione assistita e prescrivendo arredi minimali. Il consumo sul posto è del tutto vietato nel Sito Unesco. Quanto alle norme sulla qualità dei prodotti alimentari, il provvedimento recepisce la normativa nazionale in materia sulla tracciabilità e impone l’obbligo a carico del titolare di esporre l’elenco delle materie prime utilizzate. Obbligo che vale anche per i laboratori di trasformazione. Dobbiamo ristabilire un equilibrio al settore commerciale in un’area sottoposta negli ultimi anni ad una pressione eccessiva di esercizi alimentari. Equilibrio destinato ad andare a tutto vantaggio delle attività “tutelate”. Per finire, spiace notare che le osservazioni avanzate restringano il campo visivo degli obiettivi del provvedimento, non tenendo conto delle prescrizioni sul decoro – stop a insegne di cattivo gusto, stop a vetrine-magazzino, stop ai superalcolici in vetrina – che puntano a proteggere il nostro Centro Storico dall’invasione di negozi-suk”.

Lo dichiara in una nota Adriano Meloni, assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro di Roma Capitale.

Delusione su regolamento approvato da Assemblea Capitolina è stata espressa dal Cna: “Siamo profondamente delusi dal Regolamento approvato ieri dall’Assemblea Capitolina. Se l’obiettivo era quello di innalzare la qualità dell’accoglienza degli esercizi commerciali ed artigianali del settore alimentare presenti nel Centro Storico e tutelare il commercio non alimentare di prossimità, crediamo che si possa tranquillamente affermare che l’obiettivo è fallito”. Commenta così Giovanna Marchese, presidente di CNA Commercio Roma.

“Le tanto declamate norme sul decoro e sulla somministrazione non assistita non introducono nulla di nuovo rispetto alla vigente legislazione e/o regolamentazione, ad eccezione di una limitazione della superficie (pari al 25%). Escludere il settore alimentare che effettua somministrazione non assistita da quelli tutelati renderà possibile aprire qualunque tipologia di attività senza nessuna limitazione, a differenza di quanto accade oggi. Infatti, le norme sulla qualità, che dovrebbero qualificare gli esercizi alimentari, risultano indeterminate, confuse e potrebbero determinare, a seconda dell’interpretazione dell’ambigua dizione “provenienza certificata” la chiusura entro 12 mesi della stragrande maggioranza di attività o di non sortire alcun cambiamento.

Il sistema di “tutela” privo di un sostegno economico alle imprese interessate rischia di fallire, così come avvenuto con la precedente regolamentazione. Il blocco triennale potrebbe determinare una condizione di monopolio, innalzando il valore finanziario delle attività a tutto discapito degli investimenti strutturali. Le politiche del “vietare” hanno prevalso sulle misure di valorizzazione, di qualificazione e di sostegno. Questa si presenta come un’occasione perduta che rischia di peggiorare la qualità dei servizi e dell’accoglienza nel Centro Storico e di conseguenza di impoverire ulteriormente la città.

Appena sarà pubblicato il testo chiederemo a Roma Capitale di chiarire cosa si intende per “provenienza certificata”, considerato che nessuno esperto del settore da noi consultato è in grado di darne definizione e che tale dizione non è riportata in nessun atto normativo nazionale o comunitario. Stiamo inoltre valutando con il nostro ufficio legale la possibilità di presentare ricorso in quanto l’indeterminatezza della dizione pone gli operatori nella impossibilità di svolgere la propria attività”.


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