Melchiorre Cartoni ed Enrico Guastalla. Chi erano costoro?

Breve storia dei due garibaldini i cui busti sono stati vandalizzati nel Parco del Gianicolo, situati nelle vicinanze di Villa Lante
Makaa Jade - 17 aprile 2018

Recentemente i quotidiani romani hanno riportato notizie su un atto di vandalismo di cui sono stati oggetto due dei busti dei garibaldini del Parco del Gianicolo, situati nelle vicinanze di Villa Lante, che dal 1954 ospita l’attuale sede dell’Ambasciata di Finlandia presso la Santa Sede.

In breve si tratta di un atto vandalico compiuto nella notte tra venerdì 13 e sabato 14 aprile, per mano di ignoti, probabilmente senza motivazione e forse per compiere una bravata. I due busti sono stati letteralmente divelti dal piedistallo e lasciati giacere sul prato, a testa in su, fortunatamente senza causare gravi danni alle sculture. A lanciare l’allarme, secondo i cronisti, è stato il custode della villa, che ha chiamato i carabinieri ai quali spetta l’indagine sull’identità dei malfattori attraverso le videocamere della villa. Intanto i due busti sono custoditi presso un deposito sicuro.

Ma chi erano costoro?

Una delle due erme ritrae il garibaldino Melchiorre Cartoni, vissuto tra il 1827 e il 1890. nato da una famiglia di marmorari romani, il quale, spinto da uno spirito patriottico come il coetaneo Goffredo Mameli, partecipò alla difesa della Repubblica Romana, svoltasi proprio sul colle gianicolense nel giugno del 1849, contro l’esercito francese. Distintosi per le sue capacità, ricoprì il ruolo di presidente del Comitato per l’Emigrazione e fece parte del Comitato Nazionale Romano. Successivamente, nel 1867, partecipò alla battaglia di Mentana e nel 1870 alla Breccia di Porta Pia. Si ritirò in un primo tempo a vita privata stabilendosi a Poggio Moiano ed infine riprese l’attività di famiglia a Roma fino alla morte.

L’erma che lo ritrae fu eseguita nel 1920 dallo scultore Giuseppe Tonnini (Loreto 1875- Roma, 1954), la cui opera più famosa è il gruppo scultoreo situato a piazza San Giovanni in Laterano raffigurante San Francesco d’Assisi, realizzato nel 1927.

L’altro busto, invece, ritrae il patriota di origini emiliane, Enrico Guastalla, il cui cognome deriva forse proprio dal suo paese natìo, in provincia di Reggio Emilia, e il cui nome fu, invece, assunto nel 1848.

Ebreo, vissuto tra 1826 e il 1903, si trasferì a Mantova per arruolarsi volontariamente nel corpo dei Bersaglieri; in seguito raggiunse Firenze per conoscere il generale Giovanni Medici con il quale dirigersi verso Roma per la difesa della villa Corsini e del Vascello. Distintosi in questa battaglia ottenne il titolo di ufficiale onorario della Repubblica Romana, ma dopo la caduta della stessa, ripiegò a Torino e fondò nel 1852 il giornale “Libertà e Associazione” che ebbe la vita breve di un anno. Decise allora di trasferirsi prima in Sardegna da cui verrà espulso nel 1858 e poi a Londra, ma ritornò in Italia per partecipare all’impresa dei Mille nel 1859 al fianco di Giovanni Medici. Nel 1867 divenne socio della banca fondata dal cognato, ma fu coinvolto subito nello scandalo della Regia tabacchi, quindi si trasferì definitivamente a Milano. Dopo i falliti tentativi di entrare nel Governo con la propria candidatura, si dedicò alla memoria del Risorgimento creando il Museo del Risorgimento di cui ricoprì anche il ruolo di presidente.

Il busto di Enrico Guastalla è opera datata 1919 dello scultore modenese Ermegildo Luppi, vissuto a Roma tra il 1877 e il 1937, artista celebre per il fregio della Galleria Nazionale di arte moderna realizzata nel 1911.

Melchiorre Cartoni e Enrico Guastalla erano due giovani ventenni ispirati da grandi ideali, spinti da uno spirito di patriottismo e sognatori dell’Unità di Italia. Mancando di rispetto a ciò che rappresentano per la nostra storia e civiltà si manca di rispetto anche per se stessi.

Makaa Jade


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