Le pietre d’inciampo a perenne memoria dei deportati

Le testimonianze dei sopravvissuti
di Alessandra De Salvo - 29 gennaio 2010

Foto di Federico Ridolfi

Sono state poste il 28 gennaio, in via della Reginella, le prime quattro pietre dedicate alla memoria di Grazia Di Segni, Ada e Giuditta Spizzichino, Rossanna Calò. Alla posa delle pietre realizzate dall’artista tedesco Günter Demnig erano presenti la curatrice del progetto, Adachiara Zevi, la famiglia superstite rappresentata da Carla Di Veroli e da Davide Calò, il presidente del I Municipio, Daniele Giannini, il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, e il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna.

“Il valore di questa iniziativa risiede nel suo esser permanente in un momento in cui la memoria storica sembra divenire sempre più labile” ha dichiarato Ada Chiara Zevi presentando i sampietrini in ottone lucente che portano con sé il ricordo di quelle vite barbaramente assassinate dalla follia nazista. Sono passati più di sessant’anni da quando, il 16 ottobre 1943, le SS circondarono il ghetto e portarono via dal loro appartamento situato in via della Reginella, Grazia Di Segni, la nipotina e tre delle sue figlie. Tra queste Settimia Spizzichino, l’unica donna che sopravvisse ad Auschwitz. Testimone vivente di una delle pagine più drammatiche della nostra storia, Settimia ha girato l’Italia in lungo e largo per raccontare gli orrori del lager, è tornata ad Auschwitz per accompagnare gruppi e scolaresche, ha scritto un libro di memorie “Gli anni rubati” in cui ha raccontato di essere sopravvissuta per tigna, per non aver voluto darla vinta ai tedeschi, per poter testimoniare.

La seconda tappa di posizionamento delle pietre d’inciampo è avvenuta in via Flaminia. Davanti al civico 21 sono stati posizionati tre sampietrini in memoria della famiglia Levi. A ricordo dell’accaduto resta la toccante testimonianza di Alberta Levi Temin, unica sopravvissuta della famiglia. Il 16 ottobre del 1943 Alberta era ospitata in casa della zia, a Roma, insieme alla madre e alla sorella: “Io mi sono salvata per caso, non ho fatto nulla di eroico, semplicemente non mi hanno vista. Eravamo a Roma da solo tre giorni ed abbiamo sentito suonare un campanello durante il coprifuoco. Mi sono alzata ed istintivamente sono corsa sul balcone. Volevo gridare ai tedeschi di andare via perché in quella casa non c’erano ragazzi tra i 20 e i 30 anni da prendere. Ma quando mi sono girata ho visto che le SS erano dentro casa e sono rimasta paralizzata. Mia sorella ha chiuso la finestra dall’interno ed io sono rimasta lì, schiacciata contro il muro, con la testa che girava, a guardare i tedeschi che portavano via tutta la mia famiglia”.

Terza tappa in Piazza Rosolino Pio, qui i sampietrini sono a ricordo dell’intera famiglia di Pietro Terracina presa dai tedeschi per delazione: “Fummo traditi per 5.000 lire a persona da un ragazzo fascista che tra l’altro corteggiava mia sorella. Otto persone per un totale di 40.000 lire.”.

Oltre ai deportati razziali, le Stolpersteine (pietre d’inciampo) vogliono commemorare anche i deportati per motivi politici e militari, perché chi è stato in un lager, qualsiasi ne fosse il motivo, è una vittima dello sterminio nazista. Nel IX Municipio un pietra ricorda il rifiuto di collaborazione con i fascisti del colonnello Eugenio Paladini, nel IV i tre deportati politici del Pigneto/Quadraro, nel XVII le 12 pietre poste di fronte la Caserma dei Carabinieri di via Giulio Cesare ricordano una pagina poco nota della nostra storia. Il 6 ottobre 1943 duemila carabinieri romani vennero prelevati dalle loro caserme e deportati perché considerati inaffidabili e pericolosi in vista del rastrellamento del ghetto che si sarebbe svolto nella settimana successiva. Fu la prima grande deportazione di Roma, di cui resta la testimonianza di Abramo Rossi: “Ci hanno preso con l’inganno. È stato un tranello”.

Questa iniziativa è solo il punto di partenza di quella che vuole essere un mappa della memoria che si andrà a disegnare nella città di Roma. Le Stolpersteine sono finanziate da sottoscrizioni private; il costo di ognuna si aggira tra i 75 e i 95 euro. Chi vorrà commemorare un parente o un amico deportato mediante la collocazione di una “Stolpersteine” potrà farlo rivolgendosi all’apposito sportello attivato presso la casa della Storia e della Memoria (Tel. 0645460501).

 Didascalie foto:

1) Le Stolpersteine in via della Reginella
2) La famiglia Di Veroli/Spizzichino/Calò insieme all’artista Günter Demnig
3) Alberta Levi Temin
4) Riccardo Pacifici e Günter Demnig


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