La Scuola bussa alle porte del Parco Archeologico di Centocelle

Una scuola di periferia, la Rugantino, si inventa una ciclofficina
Alessandra Noce - 13 marzo 2018

scuola al Parco1Tra i tanti discorsi sul Parco, la Comunità si muove, si organizza, inventa, crea partendo dal territorio, dal basso, dalle persone.

Ecco una scuola di periferia, la Rugantino, che si inventa una ciclofficina, bici donate o recuperate da tante mani generose che vedono per quei ragazzi della 2°D un futuro diverso, un’occasione di crescita e di fare cose nuove.

Ecco gli insegnanti, motivati, appassionati, con la voglia di dare, di darsi per una scuola che vede in una ciclofficina uno strumento didattico, tanto da farlo rientrare nell’offerta formativa, assieme all’archeologia, all’educazione ambientale, alla riqualificazione urbana.

Ecco i volontari accorsi alla spicciolata, che attendono al cancello della scuola a supporto del solido gruppo che venerdì 9 marzo u.s. ha deciso di fare la prima uscita di classe in bici, al Parco di Centocelle. Ci siamo un po’ tutti: attivisti per la mobilità sostenibile e la sicurezza stradale, membri dei comitati di quartiere e alcuni attivisti del Parco, reduci da una prima sistemazione del percorso ciclo-pedonale che li condurrà, attraversando Viale Palmiro Togliatti, alla parte “bonificata” del Parco, quei 30 ettari inaugurati circa 10 anni fa.

In fila indiana, dopo un piccolo briefing sulle procedure di sicurezza, i ragazzi lasciano la scuola pedalando lungo la strada sotto l’occhio vigile dei volontari che li “scortano” verso il Parco, all’appuntamento con la lezione di botanica tenuta dagli esperti.

Tragitto relativamente tranquillo ma che apre a tante riflessioni. La ciclabile che porta al Parco su Viale dei Romanisti ancora non esiste, se ne parla da anni; quella sulla Palmiro Togliatti invece non ispira. Collocata tra due arterie densamente trafficate, spesso utilizzata come parcheggio, o peggio corredata di rifiuti di campeggiatori (non sempre di passaggio), priva di manutenzione e sotto scacco dalle radici dei pini che, poveri, non fanno altro che il loro lavoro, anche se forse quello di frangivento costiero sarebbe stato migliore.

scuola al parco2Attraversato Viale Palmiro Togliatti si punta al cancello marrone. La scritta “Dio c’è” sul fondo marrone cupo ci accoglie.

La storia di questo cancello la conoscono soprattutto i cittadini di Torre Spaccata che nel corso degli anni si vedono chiudere l’unico accesso pubblico al Parco. Certo l’accesso conduceva al campo Rom Casilino 900 ma quando questo nel 2010 fu sgomberato, apparve il cancello e un sipario calò sull’avere un accesso pubblico per i quartieri limitrofi.

Anni di attesa fino al dicembre 2017 quando la Magistratura fa valere i vincoli di tutela ambientale nell’area méta del cancello, ordina di abbatterne gli abusi edilizi perpetrati anno dopo anno, e di fatto la restituisce alla collettività.
Ora per la prima volta dopo anni lo attraversiamo con dei ragazzi. Il messaggio che ci danno è chiaro: vivere il Parco!

scuola aeroportoc entocelleIl sentiero che ci aspetta sembra segnare il confine tra paradiso e inferno; da un lato l’antico Agro Romano: dolci pendii verdi dove i cavalli brucano l’erba indisturbati, nonostante gli schiamazzi dei ragazzi; dall’altro un’enorme discarica di metallo arrugginito emerge da sotto una spessa colata di asfalto. E fu silenzio e facce interrogative.

Superato un gruppo di alberi recentemente piantati, ci si para la scaletta. Tra sbuffi e sorrisi, ragazzetti e bici si snodano su di essa sparendo alla vista sotto lo sguardo emozionato dei presenti e di chi, come me, aveva scavato nel fango pur di superare un dislivello di circa 10 metri, decisamente insidioso specie nei giorni di pioggia, quanto mai frequenti in questi giorni.

alunni torre spaccataIn cima alla salita il pianoro ci si apre allo sguardo, probabilmente così come sarà stato 2.000 anni fa. Il passato che ritorna. Il primo aeroporto, la prima ripresa aerea, i resti nascosti delle Ville Romane, la natura che nonostante tutto va avanti.

Per i ragazzi la lezione di botanica ma anche il gioco libero dimenticando pure i cellulari, d’altronde sopra quelle bici, chi li ferma?

Una giornata formativa che sì, parte dalla scuola, ma che, nel difficile compito di far prendere coscienza dei rischi del degrado, che è soprattutto culturale, e dell’indifferenza al destino di questo Parco, dovrebbe contagiare, giorno dopo giorno, tutta la società civile e non.

Sulla strada del ritorno è stata forte la sensazione di essere sulla pista giusta, anche se in salita.

Alessandra Noce


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