La rimonta delle pecore: da tosate a tosatrici

Maria Lanciotti - 2 giugno 2018

Foto Roberto Canò

Da sempre tosate, per profitto e per l’igiene degli stessi animali e dell’ambiente, per le pecore e ovini in genere si prospetta un cambio di ruolo: tosare l’erba invece di farsi tosare la lana.

L’idea sta sempre più prendendo corpo e piede, manco fosse una novità. Le greggi hanno fatto sempre parte del paesaggio agreste, spopolando nei secoli nella campagna romana brulicante di armenti e pastorelli col loro strumentino a fiato, e cani pastori instancabili.

Vedute romane rimaste impresse nelle tele e nelle opere dei celebri viaggiatori del Grand Tour dell’Ottocento, ma anche nella memoria e negli occhi di chi quel paesaggio l’ha apprezzato e vissuto fin dopo la seconda metà del Novecento, quando col sorgere dei nuovi quartieri scomparvero i pascoli e si fece sempre più labile la netta divisione fra Urbe e periferia.

Oggi si vorrebbe ripristinare un sistema arcaico per la manutenzione di parchi e verde pubblico in una metropoli ben diversa dalla Roma Antica, rifacendosi al modello del parco della Caffarella da decenni ripulito dalle greggi, che però si trova in una valle all’interno del Parco Regionale dell’Appia Antica, in zona protetta rispetto alle aree verdi incustodite, rigogliose di selvaggiume e sporcizia stratificata.

E comunque spazio alle pecore, se altro rimedio non dovesse saltare fuori, ma anche spazio agli agricoltori che volessero falciare l’erba troppo alta perché gli ovini vi possano brucare, sempre sperando che non arrivino branchi di ‘lupi’ a papparsi pecore caprette e agnellini o a mungersi in proprio il latte per la ricotta quotidiana.

Il sistema “ecopascolo”, che comporta anche abbondante produzione di concime organico da raccogliersi con paletta e secchiello per fertilizzare orti e giardini urbani, sarà praticato solo in periferia e non in centro, assicura la sindaca Raggi, asserzione tutt’altro che ovvia in un contesto dove tutto sembra possa accadere senza quasi più stranire nessuno.

Tant’è che già si parla di un’altra ordinanza che riguarda la tutela della fauna cittadina e della biodiversità, in particolare rondini e affini, che durante l’estate ripulirebbero il cielo di Roma ingozzandosi di zanzare, tigri e non tigri, e insetti d’ogni specie, fungendo da “insetticida naturale” innocuo per l’uomo e soprattutto redditizio per le casse comunali senza più il carico delle disinfestazioni.

Tutto da vedersi, per ora si discute da matti.

Maria Lanciotti

 

 


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