La favola di Buchettino e il dilemma elettorale

Ettore Visibelli - 14 febbraio 2018

“Nei tempi che i gatti volavano e le feste venivano un giorno sì e uno no, c’era un bel bambino che aveva nome Buchettino. La mamma per insegnargli a lavorare gli aveva nascosto in casa un soldino e ogni giorno gli diceva:

Buchettino, Buchettino, spazza bene la casa e ci troverai un soldino.

Buchettino spazzava sempre bene e faceva tutto lustro, finché un giorno la scopa fece rotolare il soldino facendolo saltare dalla felicità.
“Ora che finalmente l’ho trovato” disse Buchettino “devo pensare bene a quello che ci posso comprare e spenderlo avvedutamente. Allora mi comprerà un cartoccio di ciliegie… no, perché mi tocca a buttar via il nocciolo e il gambo! Allora ci comprerò delle noci… no, perché una parte del soldino mi va tutta in gusci! E le mele?… Ahimè hanno il torsolo! Ho capito: mi comprerò un cartoccio di fichi, così ci mangio anche le bucce e non butto via nulla!”
E così, andò a comprarsi un cartoccio di fichi: piccino perché col soldino ce n’entravano pochi, e si mise a mangiarli alla finestra.”

La campagna elettorale che stiamo soffrendo mi ha riportato alla memoria la favola toscana di Buchettino, con tutta la perplessità da cui era animato nell’atto di scegliere quale frutta comperare, con quel misero soldino che la mamma gli aveva fatto trovare al termine di un faticoso lavoro svolto in casa. Fortunato lui che con la scelta dei fichi aveva risolto il dilemma che lo inquietava! Io, più ci penso, e più resto in balìa del dubbio più cocente, non individuando l’offerta elettorale assimilabile alla scelta di Buchettino. Non solo, ma la cesta di variegata di frutta che il mercato sciorina sotto gli occhi dei compratori, mi sembra tutta andata a male da tempo e, al tatto, nessuna specie appare esente da un palese o latente marciume che mi fa storcere la bocca in una smorfia di disgusto.

Eppure, il quattro marzo prossimo, al supermercato del voto, qualcosa dovrò pure acquistare apponendo una croce sulla merce prescelta. Lo farò, giusto per spendere quel misero soldino che mi sono faticosamente guadagnato, anche se avrei tanta voglia di metterlo da parte, tenendomelo in tasca e conservandolo per tempi migliori. Anche la mamma, sempre prodiga di buoni suggerimenti, mi ha consigliato di spenderlo comunque.

“Con tutti gli orchi e le orchesse in circolazione, prima lo spendi e te lo godi, meglio sarà per te.”

Già, gli orchi. In ogni favola che si rispetti non ne manca mai uno. Anche nella favola di Buchettino, l’orco è in agguato, con quanto di truculento deve, nel prosieguo, servire a impressionare i bambini per renderli più sottomessi e obbedienti alla volontà dei genitori che comandano.

Mentre se li stava mangiando con gran gusto, gliene cascò uno di sotto, nel viottolo. Buchettino si mise a piangere e piangere chiamando il babbo che gli andasse a prendere il fico che gli era cascato. Ma il babbo gli disse:
“Buchettino, lascia stare il fico dov’è caduto, che tra poco ci nascerà una bella pianta e, siccome i fichi crescono in fretta, i rami verranno qui davanti alla finestra e tu potrai  mangiare i fichi a tuo piacimento!”
E infatti, siccome i fichi crescono in fretta, nacque un bel fico e Buchettino dalla finestra saliva sui rami e andava a mangiarsi i fichi.
Un giorno che Buchettino se ne stava facendo una bella scorpacciata, passò l’orco dal viottolo e, vedendolo lassù, disse:  Buchettino, Buchettino, dammi un bel fichino col tuo bianco manino!

Ma Buchettino gli rispose: “No, che tu mi mangi!”
Il fichino glielo tirò, e l’orco, che voleva fargli allungare la mano per acchiapparlo, lo lasciò cadere per terra.
“Questo non lo voglio che è andato nel fango… Buchettino, Buchettino, dammi un bel fichino, col tuo bianco manino!
“No, che tu mi mangi! Te lo tiro, prendilo”.
E glielo tirò un’altra volta, ma l’orco lo lasciò cadere e disse: “Neanche questo posso mangiare: lo vedi che è caduto sopra una cacca… Buchettino, Buchettino, dammi un bel fichino, col tuo bianco manino!

“Te lo darò” disse Buchettino che era buono “ma non mi mangiare!”.
Allungò la mano per porgerglielo, ma l’orco lo prese per il braccio e lo infilò nel suo sacco e, gettandoselo sulle spalle, corse via a gambe levate per andare a farlo cuocere a casa sua e mangiarselo con la moglie orchessa.
Per la strada ebbe necessità di fermarsi a fare un bisogno e, fermatosi e posato il sacco, disse a Buchettino di star buono.
“Vai più lontano, che se no sento il puzzo” gli disse Buchettino dal sacco…

Anch’io sento un gran puzzo. Va bene, allora farò come sempre: mi tapperò il naso e qualcosa, al mercato del 4 marzo, vedrete che alla fine comprerò.

Quanto alla favola, nessuna paura. Lo sapete che quasi sempre le favole hanno un lieto fine …

Buchettino riuscirà a burlare l’orco e la moglie, l’orchessa, che faranno entrambi la bruttissima fine che, per non impaurirvi, vi risparmio.

Così, Buchettino tornerà a casa sano e salvo e potrà continuare a mangiarsi i suoi fichi che il prodigo albero non cesserà di portare a maturazione.

Ma solo le favole finiscono in gloria. La realtà purtroppo è diversa.

Ettore Visibelli


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