Inventato da scuola romana sistema per stampare protesi 3D dai tappi di bottiglia per ospedali africani

Venerdì 4 marzo presso l’Auditorium dell’Istituto Massimo l'avvio della campagna di crowdfunding Crowd4Africa
Redazione - 1 marzo 2016

Grazie al progetto Crowd4Africa, degli studenti della scuola romana “Il Massimo”, due Ospedali Africani riceveranno un sistema composto da  stampanti 3D, tritatori, estrusori, computer ecc.

Il sistema, messo a punto per il progetto Crowd4Africa, consente di trasformare tappi e contenitori di plastica in pezzi di ricambio essenziali e in protesi: i tappi di plastica vengono triturati, dalla poltiglia viene estruso il filo di plastica, si sceglie il disegno dell’oggetto da stampare, lo si stampa con la stampante 3D.

crowd4africa

E’ necessario però raccogliere con un crowfunding 22900 Euro, e per la raccolta è stata scelta la piattaforma Eppela che grazie ad un accordo con Poste Italiane (che ha selezionato questo progetto per tale beneficio) raddoppierà quanto raccolto fino a 5000 €.

protesiPer esempio, sarà possibile stampare una protesi per un bambino come quella della figura a lato direttamente in Africa ed in poco tempo rispetto alle costose, scomode e difficili da spedire protesi tradizionali.

istitutomassimoVenerdì 4 marzo in via Massimiliano Massimo 7, nel cuore dell’Eur, dalle 8.30 alle 9.40 presso l’Auditorium dell’Istituto Massimo sarà dato il via alla campagna di crowdfunding Crowd4Africa.

Attraverso Crowd4Africa si potrà dare “una mano a chi non ce l’ha”: due ospedali africani saranno in grado di produrre autonomamente protesi di arti e ricambi vitali utilizzando tappi e contenitori plastici riciclati con la stampa 3D.  

Di seguito, il link al servizio di un minuto realizzato dal TG1  sul progetto che coinvolge oltre 100 persone (studenti e professionisti-docenti volontari).

L’evento di lancio è strutturato in rapidi interventi. Si spiegherà come la stampa 3D e il crowdfunding cambieranno anche la nostra vita.  Durante l’evento, ci collegheremo in diretta con le due realtà africane coinvolte nel progetto. Di seguito il programma dell’evento ed una sintesi del progetto.

Dalla Sintesi del progetto

Il problema

Secondo uno studio Onu dell’Agosto 2015, crescono annualmente le difficoltà nell’invio degli aiuti umanitari in Africa; in particolare, il costo del trasporto dei materiali assorbe il 60% – 80% del budget complessivo.

L’ONU raccomanda quindi di sperimentare la produzione diretta dove serve degli oggetti di prima necessità abbattendo così costi, rischi e tempi di approvvigionamento.

Inoltre, 20 milioni di disabili nel mondo hanno difficoltà ad avere una protesi a causa degli elevati costi (pari anche a 10 anni di risparmi nelle aree disagiate).  Con le stampanti 3D, i costi vengono abbattuti fino a 100 volte.
Risorse coinvolte nel progetto

Il crowdfunding è organizzato da 15 ragazzi dai 15 ai 17 anni del corso gratuito “For 3D world”. I ragazzi sono assistiti da 20 professionisti volontari provenienti dal mondo dell’industria, dell’università, della scuola, della sanità.

Il corso si svolge all’interno dell’Istituto M. Massimo di Roma, scuola dei padri Gesuiti fondata nel 1873, frequentata da 1000 studenti distribuiti dalla scuola di infanzia fino ai licei scientifico e classico.

La campagna è supportata anche dal corso gratuito “Making 3D Printers” finalizzato ad insegnare la progettazione in 3D e la costruzione di una personale stampante 3D. Il corso è frequentato da 69 ragazzi dagli 8 ai 15 anni e da 40 genitori.

Da quattro anni il team di volontari dell’Istituto Massimo realizza corsi avanzati: nel 2014-2015, 60 ragazzi dall’età di 8 anni hanno costruito droni professionali con forte eco da parte dei media (400 testate giornalistiche italiane straniere, link a  Rai 1 Video e Tg1, Facebook ).

Destinatari degli aiuti

Gli apparati sono destinati:

·  all’Ospedale di  Lacor Hospital , Uganda, la più grande realtà no-profit dell’Africa equatoriale (250.000 pazienti/anno). In questa zona, il trasporto dall’aeroporto all’ospedale dei materiali, peraltro estremamente insicuro, è pari allo stipendio di 7 mesi di una infermiera.

L’efficienza dell’ospedale di Lacor è ridotta periodicamente a causa della mancanza di pezzi ricambi che potrebbero essere realizzati a costi irrisori dal nostro sistema di stampa 3D.

·  al centro Caritas congolese che agirà da Hub logistico producendo pezzi di ricambio e protesi per gli ambulatori distribuiti sul territorio di Kenge (Congo). Il referente del progetto è Chiara Castellani.

Fonte www.universinet.it


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