Fabio Cavaggion, i “100 Violoncelli” del Maestro Sollima e l’Arte di strada a Roma

Maria Lanciotti - 15 febbraio 2018

Roma, centro storico, in un giorno di sole a fine gennaio. Con il gusto di perdersi per le piazze e i vicoli di una città che ti ride in faccia ogni volta che provi ad acchiapparla senza veli, nuda e procace, sibillina e materna, sentendoti estraneo e insieme protagonista di uno spettacolo no-stop senza pedaggio.

Ed ecco che ti vieni a trovare a un tratto in Piazza della Rotonda, sovrastata dall’imponenza del Pantheon, già “Tempio di tutti gli dei”, che per quanto più volte distrutto e ricostruito e ignominiosamente spogliato dei suoi marmi e i suoi bronzi splende pur sempre dell’antica formidabile romanità. E ti senti turista a casa tua, festosamente invasa dal mondo intero che ti circola attorno. Poi lo vedi e t’incanti. Si porta dietro tutta la sua attrezzatura con la bicicletta modificata ad arte, anche l’ombrello per riparare lo strumento dalle intemperie e dal sole. Per lui basta il cappello a falde larghe.  E vagheggi che Fellini lo stia riprendendo da qualche  angolo strategico. Fabio Cavaggion, violoncellista. Il cartellone esposto parla di lui, una storia importante.

Poco più in là alcuni musicisti stanno allestendo il loro spazio. Gli Stageless, tromba e chitarre. La custodia della chitarra aperta sul selciato attende la prima monetina. Attacco di tromba rapinoso, sussulta la piazza.

Vorrei abbracciare l’insieme, ma non vedo più il violoncellista. S’è allontanato senza che me ne accorgessi. Chissà se già si era esibito o se ha lasciato campo libero ai nuovi arrivati. Mi spiace averlo mancato, un personaggio così non lo sfiori invano.

Fabio Cavaggion ha molto da raccontare, ma parla per lui la sua scelta di vita, le strade di Roma ingentilite dalla sua musica che va regalando a chi sa apprezzarla. Ma c’è dell’altro e va ripescato nel recente passato. Qualcosa riaffiora, una breve ricerca ed ecco il fatto riportato dal Corriere della Sera del 30 aprile 2013. In poche parole: il Maestro Fabio Cavaggian, diplomato al Conservatorio e con carriera avviata all’estero come orchestrale, decide nel 2011 di tornare a Roma e mettere la sua musica al servizio dell’Arte di Strada. In piazzetta San Simeone, nella primavera 2013, viene multato dai vigili urbani per avere iniziato a suonare qualche minuto prima del tempo stabilito dalla vigente delibera sull’Arte di strada nella Capitale, in quel periodo particolarmente osteggiata e penalizzata dall’Amministrazione di turno. L’episodio genera scalpore e indignazione generali, ma ecco che arrivano in appoggio del violoncellista i “100 Violoncelli” del Maestro Giovanni Sollima, che nella stessa piazzetta in cui Cavaggion è stato multato improvvisano un concerto  cui prendono parte oltre cinquanta musicisti e suonano fino all’arrivo, dopo un quarto d’ora,  di una Volante della Polizia e tutti prontamente si dileguano.

Poi la storia – di Cavaggion e degli artisti di strada – prosegue tra alterne vicende, comunque logoranti, che non portano mai a una risolutiva svolta.

Perché a Roma, nota tristissima, l’Arte di strada – che tanto dona alla Città e ai suoi visitatori – non gode ancora del prestigio e della valorizzazione che a tutti gli effetti le sono più che dovuti. A tutela di tutti.

Maria Lanciotti

 


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