Demolizione villini storici: urge modificare art. 6 legge Lazio rigenerazione urbana

Le richieste dell'Istituto Nazionale Urbanistica e le "litanie" del neo assessore regionale Massimiliano Valeriani
Redazione - 12 aprile 2018

di Anna Maria Bianchi Missaglia

Il 10 aprile 2018, il neoassessore regionale all’Urbanistica – e  consigliere regionale nella passata consiliatura – Massimiliano Valeriani ha inviato una lettera a “La Repubblica” a proposito del dibattito sulle demolizioni dei villini nei quartieri della città storica.

In realtà si tratta di una risposta, anche se Valeriani non lo cita nemmeno, all’Istituto Nazionale di urbanistica (INU) che sulla Legge di rigenerazione urbana regionale ha scritto qualche giorno fa un documento critico e propositivo (qui in versione PDF), ripreso il 7 aprile dallo stesso quotidiano in un articolo di Paolo Boccacci.

Anche questa volta, come già l’ex assessore Civita, a cui  Valeriani è subentrato con una inedita staffetta, il responsabile dell’urbanistica regionale ripete le stesse litanie sul “fine di limitare il consumo di suolo, razionalizzare il patrimonio edilizio esistente e recuperare le aree urbane con funzioni eterogenee e tessuti edilizi incompiuti, migliorando la sicurezza statica, insieme a quella sismica, e l’efficienza energetica degli immobili esistenti e favorendo la realizzazione e il completamento delle opere pubbliche“. Detto così, suona bene, soprattutto per i comuni cittadini, che hanno poca dimestichezza con termini tecnici.

Cittadini che potrebbero pensare – ancora una volta – che il destino dei villini a rischio demolizione di cui “si dibatte” “in questi giorni” derivi dalla  Legge regionale per la rigenerazione urbana“, mentre gli  interventi di “sostituzione edilizia” che da mesi occupano le cronache romane sono in realtà la conseguenza del famigerato “Piano Casa 2″ di Civita e Zingaretti, scaduto  il 31 maggio 2017, ma che fino ad allora  ha fatto in  tempo a collezionare una serie di domande (pare centinaia a Roma) di ampliamenti e  di demolizioni e ricostruzioni, di cui moltissimi che riguardano villini e altri edifici di pregio della città storica.

Questo è accaduto, lo diciamo ancora una volta, per esclusiva responsabilità della Giunta Zingaretti e dei consiglieri della maggioranza regionale, compreso Valeriani, che il 31 ottobre 2014 hanno prorogato per ulteriori due anni e mezzo molte opportunità edilizie offerte dal Piano Casa della Polverini con le annesse deroghe ai Piani regolatori comunali, che hanno legato le mani al Comune di Roma. Ieri alla Giunta Marino, oggi alla Giunta Raggi.

Questo per quanto riguarda il “Piano casa2″, che ormai appartiene al passato, anche se i suoi effetti hanno cominciato  a emergeere prepotentemente nel presente. Ma anche la nuova Legge per la rigenerazione urbana di cui parla Valeriani  ha nella pancia un piccolo “Piano casa”.

E per il futuro, con buona pace delle rassicurazioni del neo assessore, i rischi non cessano, dato che anche la Legge per la rigenerazione entrata in vigore a luglio ha un articolo – articolo 6 “interventi diretti” – che permette ai privati di demolire e ricostruire dove si fa più profitto – villini o edifici della città storica – e non nei quartieri degradati.

Le critiche dell’INU

Lo ha messo  nero su bianco l’Istituto Nazionale di Urbanistica, che si è a suo tempo opposto al Piano casa Polverini, al Piano casa 2 Zingaretti, e che un anno fa ha inviato molte proposte di emendamento alla commissione regionale quando trattava questa legge per la Rigenerazione urbana.

Scrive l’INU: “La nuova legge, come la precedente [il Piano casa 2 NDR], incentiva le azioni di rinnovo edilizio, affiancate ora da quelle di rigenerazione urbana, con premialità consistenti in incrementi di volume edificabile. Essa tuttavia può avere un impatto negativo su quei tessuti storici realizzati a Roma a partire dall’Unità d’Italia … In particolare i villini della prima metà del secolo scorso, spesso associati alla proprietà unica dell’immobile, sono inseriti in ambiti di grande valore storico, ambientale e di paesaggio urbano, quindi anche immobiliare.” (…) “Queste condizioni di contesto rendono finanziariamente appetibili le operazioni di integrale sostituzione edilizia con ampliamenti che però snaturano la qualità dei tessuti in cui sono inseriti” (…) ”Oggi questo fenomeno molto dannoso per la qualità urbana si potrebbe riprodurre nei quartieri Trieste, Salario, Nomentano, San Lorenzo, Garbatella, Monteverde vecchio, Prati, Delle Vittorie e nella stessa Città GiardinoUna difesa efficace dei tessuti a villini – testimonianza significativa dei valori storici, estetici ed ambientali della città di Roma, elemento importante della sua memoria materiale – richiede la concreta e leale collaborazione tra tutte le pubbliche amministrazioni che possono svolgere un ruolo nell’azione di tutela”. 

Le proposte a Regione e Comune

L’Istituto di urbanistica formula alcune proposte alla Regione e al Comune. Alla Regione Lazio,  ritenendo troppo limitata la tutela offerta dal PTPR (Piano Territoriale Paesistico Regionale) dato che “nel caso di Roma l’insediamento storico coincide con la città interna alle mura aureliane, cioè una porzione urbana molto ridotta rispetto alla “Città storica” ,  chiede  quindi esplicitamente  una modifica della legge. “Occorre dunque una modifica della LR 7/2017 che, per gli interventi diretti di ristrutturazione edilizia e di demolizione e ricostruzione con ampliamento (fino al 20%) previsti all’art. 6 della legge, estenda l’esclusione anche alle “zone omogenee A individuate dai PRG approvati, o a loro parti da definirsi con deliberazione di consiglio comunale, purché più ampie di quelle definite dal PTPR”.

Non corrisponde al vero, quindi, secondo quanto evidenziato dall’INU, che Proprio con una delibera di consiglio comunale, dunque, le amministrazioni locali possono governare tutti i processi di trasformazione del territorio, tutelando, rigenerando e valorizzando il patrimonio esistente“, come scrive Valeriani nella lettera.

E infatti aggiunge l’INU:  “Questa esclusione è necessaria perché, mentre nei precedenti articoli della LR – art. 2 (programmi di rigenerazione urbana), art. 3 (ambiti di riqualificazione e recupero edilizio), art. 4 (cambio di destinazioni d’uso) e art. 5 (miglioramento sismico ed efficientamento energetico) – gli interventi devono essere preceduti da una valutazione di merito del Comune (approvazione di programmi, definizione di ambiti, approvazione di varianti), nel caso degli interventi diretti previsti all’art. 6 l’attuazione “sempre consentita” è rimessa alla sola decisione della proprietà immobiliare”. Cioè, non è sottoposta alla valutazione del Comune.

Invece, secondo il neo assessore Valeriani la legge “non presenta buchi nella tutela e nella salvaguardia del patrimonio urbanistico, nè tantomeno favorisce la speculazione edilizia“.

Gli  emendamenti proposti dall’INU nel marzo 2017 alla PL 365, oggi Legge 7/2017, con la soppressione dell’art. 5, oggi 6, “Interventi diretti”.

Chi ha ragione, quindi, l’Istituto Nazionale di Urbanistica o il neo assessore regionale Valeriani?

Sul “Piano casa 2″ quello che sta accadendo dimostra che gli allarmi dell’INU, di Carteinregola, di Italia Nostra, di Cittadinanzattiva Lazio, di Legambiente,  di VAS, di Salviamo il Paesaggio e di tutti quelli che si sono mobilitati contro la proroga di un Piano che permetteva deroghe automatiche al Piano regolatore, avevano ragione.

Sarebbe ora che – “Giunta nuova – vita nuova” – chi è al governo della Regione Lazio avesse il coraggio di dire ai cittadini la verità sulle demolizioni dei villini che oggi destano tanta preoccupazione nei cittadini. E rimettesse subito mano alla Legge per la Rigenerazione urbana per modificarla, a partire dall’art. 6, per evitare che questi casi possano diventare centinaia in futuro e strarvolgere i tessuti urbani storici della Capitale, distruggendo parti  importanti del nostro paesaggio, della nostra memoria, della nostra identità.

E sarebbe ora che il M5S regionale si decidesse a chiedere  atti concreti che dimostrino un vero  cambio di rotta, prima di dare appoggi alla traballante maggioranza regionale. O si possono ringoiare battaglie non appena ci si trova davanti a un uscio socchiuso?


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