Caso scontrini, ex sindaco di Roma Ignazio Marino condannato a due anni

Nel mirino della procura di Roma, sono finite 54 cene private che l'ex primo cittadino aveva saldato tra il 2013 e il 2015 con la carta di credito del Campidoglio
Marco Rollero - 11 gennaio 2018

I giudici della terza sezione della Corte d’Appello di Roma hanno condannato l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino a due anni per il ‘caso scontrini’ costatogli il posto in Campidoglio e il rinvio a giudizio per falso e peculato. L’ha stabilito la III sezione della Corte d’appello penale, che ha condannato a 2 anni l’ex primo cittadino. Nel mirino della procura di Roma, 54 cene private che l’ex primo cittadino aveva saldato tra il 2013 e il 2015 con la carta di credito del Campidoglio, comprese la moglie e la madre, spendendo circa 12mila e 700 euro , contrassegnandole nei giustificativi di spesa per incontri istituzionali.

I reati contestati a Marino sono falso e peculato, per la vicenda degli scontrini, e truffa, in relazione ai compensi per alcuni collaboratori fittizi della Onlus Imagine, da lui fondata.

Dopo l’assoluzione in primo grado, il pg aveva chiesto in appello la condanna dell’ex sindaco per lo “scontrino gate” e la conferma dell’assoluzione per la contestazione di truffa. “Mai nella mia vita e nelle mie funzioni ho utilizzato denaro pubblico per motivi personali”, aveva detto Marino nel corso della scorsa udienza. Circostanza ribadita anche oggi di fronte ai giudici.


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