Al Teatro Brancaccino “L’Imperatore della sconfitta”

In scena dal 15 al 18 febbraio 2018 
Marco Rollero - 15 febbraio 2018

L’Imperatore della sconfitta, o come perdere per risorgere, è l’opera scritta nel 1994 e dedicata all’attore Marc Moon Van Overmeir da Jan Fabre, uno degli artisti più estremi e visionari del nostro tempo. Nell’adattamento italiano si sono sostituiti brani di repertorio di Marc Moon e le filastrocche popolari fiamminghe con brani della nostra tradizione che possano evocare la stessa famigliarità. Il testo è continua evocazione del titolo. Per Fabre la sconfitta intesa come perdita (The Emperor of Loss) porta già in sé la possibilità della rinascita e innesca la re-azione che permette di proseguire. Come in un gioco di specchi, un unico personaggio che si sdoppia in due voci per potenziare l’ambivalenza spesso ossimorica delle questioni, in una ripetizione continua. Sbaglio dunque posso continuare. Come in una poesia ermetica, il monologo di Fabre semina tracce di un discorso impossibile che raggiunge e mette a nudo l’essenza di ogni essere umano. Una riflessione straordinariamente originale sulla fragilità delle nostre identità e sul valore creativo del fallimento.

Uno spettacolo catartico, una meditazione filosofica. L’Imperatore delle sconfitte si interroga sull’identità dell’artista, un rincorrersi di riflessioni, sull’essere umano e in particolare sul un tema della “perdita” che è l’alveolo del riscatto e prevede in sé i parametri di un’azione rivoluzionaria. La scalata di ogni uomo è verso il cielo per cercare un posto dove riporre il cuore.

Quel cuore, macchina perfetta che non si stanca mai di pompare sangue , centrale nella rappresentazione, che si trova all’esterno del corpo, lasciando aperta quindi la domanda: è troppo grande per essere contenuto all’interno o l’artista è senza cuore? “Come il Sisifo del mito, condannato alla iterazione eterna della sua fatica, egli torna sulla scena-patibolo, lo spazio abitato dal «sogno insolubile», cioè la frontiera tra finzione e realtà, dove può ricominciare.” Ripete, cade, ricomincia: solo l’esercizio genera l’arte, “Il luogo del fallimento e della possibilità di ricominciare è per antonomasia il palcoscenico. L’imperatore della sconfitta per eccellenza è il mago, il clown cioè l’attore che non può che fallire ogni sera per iniziare nuovamente da capo.” E in questo errare dell’anima- all’imperatore della sconfitta – all’uomo all’attore – forse alla fine forse spunteranno due ali tra le spalle per volare. Note di regia: “Di questo testo e di Jan Fabre amo lo slancio verso il mondo con il cuore in mano “fuori dal corpo” e il suo essere sempre sfuggente a qualsiasi definizione. La sfida è quella di cercare di restare “perdenti” per poter ricominciare e di provocare questa perdita con vitalità. In amore e in guerra “vale” qualsiasi cosa. Il teatro è entrambe le cose insieme. Gli attori per Jan Fabre sono “guerrieri della bellezza”. L’effetto che mi fece studiare con Jan Fabre fu più o meno questo. Una grande provocazione – intelligente e profondamente umana. Da quell’incontro nel 2011 è nato il desiderio di viaggiare dentro questo suo testo. L’impresa è complessa ma la domanda che mi fa rimanere curiosa di continuare è sempre la stessa “Perche no?”.

Marco Rollero


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