Aggressione al Monumento dei Deportati del Quadraro

Appuntamento mercoledì 14 febbraio alle ore 16,30, per deporre una corona di fiori 
Carla Guidi - 13 febbraio 2018

Mercoledì 14 febbraio 2018 alle ore 16,30, l’Ass. Culturale Enrico Berlinguer (Circolo Alberto Menichelli) di Roma ha organizzato una cerimonia di commemorazione per deporre di una corona di fiori al monumento ferito, in memoria dei 947 rastrellati del Quadraro, nel “Parco XVII aprile 1944” (ex Parco del Monte del Grano). Ingresso in piazza dei Tribuni.

Il Presidente di questa Associazione Claudio Siena, ha infatti innescato il passaparola, dopo aver casualmente constatato che, a due delle figure del monumento, era stata spaccata rispettivamente una mano ed un piede.
Asportati anche i pezzi, piede, caviglia e le dita della mano della donna, imbrattata la pancia del bambino, (come si può vedere dalle foto).

Per il momento, hanno dato la loro adesione partecipativa le Associazioni Partigiane ANPI e FIAP, ma tutti i cittadini che vogliono sostenere questa civile e pacifica protesta, sono invitati a partecipare… per combattere l’indifferenza, il degrado ambientale, il menefreghismo sociale, insieme all’amarezza di sentirsi soli in una grande città, di veder scomparire i propri ideali, insieme al progressivo abbandono della memoria dei luoghi.

Che cos’è l’Identità se non l’identificazione con la propria “storia”, le proprie radici culturali. Negarle è una violenza, rimanerne aggrappati e non guardare al futuro, essere spaventati dalle cosiddette “contaminazioni” e fisiologiche trasformazioni, è un’altra forma di violenza. Conservare invece i segni ed i documenti del proprio passato, della propria cultura, anche della propria formazione, è doveroso e fondamentale perché il futuro possa sapere ciò che è avvenuto e non ripeterne gli errori, ma soprattutto per tramandarne il valore e la bellezza delle soluzioni artistico-culturali che hanno creato delle basi importanti per un discorso che continua a coinvolgere vari livelli di comunicazione. (Non molti sanno tra l’altro, che questo monumento è stato realizzato dall’artista Valentina Cavadini!)

Lo stesso si può dire della Memoria storica che, come nelle questioni umane, vale un “conosci te stesso” di fondamentale importanza, soprattutto per rispettare e rivalutare chi ha contribuito, con grande sacrificio, a volte con la sua stessa vita, al raggiungimento di un obbiettivo importante.
Memoria del territorio e Memoria dei fatti umani sono quindi fisiologicamente legate e la salvaguardia, come la difesa di questo patrimonio territoriale, ecologico, storico e culturale, è cura non solo alle giovani generazioni, ma anche di chi, da qualsiasi paese provenga, ha deciso di stabilirsi qui, contribuendo con la sua personale formazione e la sua personale buona volontà. A maggior ragione è cura e responsabilità di chi ci abita da anni denunciare gli atti di violenza e degrado nel nostro territorio.

L’Operazione balena è quindi una storia del territorio, con al suo attivo due libri diversi e complementari, che sono nati insieme e presentati insieme per la prima volta proprio qui, nell’adiacente Circolo bocciofilo, nel 2004: il mio che porta questo stesso titolo ed il libro di Walter De Cesaris La Borgata ribelle. Ma anche Rosario Bentivegna, nel suo noto libro Achtuhg banditen!, cita questo settore della città, soprattutto nei capitoli dal diciassettesimo (dal significativo titolo Centocelle, borgata di uomini liberi) e fino al ventunesimo.
Egli, dopo lo sbarco di Anzio, fu inviato nell’VIII zona dal suo Comando Militare, insieme ad altri compagni della sua formazione (GaP Pisacane) a rinforzare le strutture dirigenti e combattenti locali. Ebbene descrive questi luoghi come gli unici a Roma dove, sia pure per poche settimane, si respirava un’atmosfera di effettiva libertà; oltre ad aver percepito le significative voci delle periferie romane e di quella “lotta di popolo” come partecipazione di massa. Tanto si potrebbe dire su questa zona violata dalla rabbia nazi-fascista, mi limito a riportare le parole di Aldo Pavia nella prefazione del mio libro: – Non fu, come potrebbe sembrare dalla destinazione finale degli uomini deportati, un rastrellamento al solo scopo di recuperare forza lavoro a basso prezzo. Fu, certamente, dal momento che vide impegnato la SS herbert Kappler (il responsabile della Gestapo a Roma) un’operazione politica, tesa a sottrarre aria e linfa alla Resistenza che, nelle periferie e nelle borgate, trovava solidarietà, aiuto, partecipazione, rifugio. –

Con queste premesse vorrei ricordare anche Don Milani, indimenticabile protagonista delle lotte degli anni infuocati del dopoguerra e prossimi all’esplosione del 1968. Fu lui ad adottare il motto «I care», letteralmente «Mi importa, ho a cuore» in contrapposizione al «Me ne frego» di derivazione fascista. Questa frase era scritta su un cartello all’ingresso della scuola di Barbiana e riassumeva le finalità ed i presupposti di una società civile, a partire dall’educazione dei giovani; un programma da riscoprire.

Poi non possiamo dimenticare Don Gioacchino Rey, insignito ricordato dallo scomparso Sisto Quaranta, una delle voci più attive degli ex deportati, con queste parole – Don Giovacchino Rey, Parroco al Quadraro dal 1929, una vita esemplare. Decorato quale cappellano militare nella guerra del ‘15-‘18 con medaglia al valore e croce di guerra, rifiutò la nomina a Vescovo per non lasciare i suoi parrocchiani, ai quali si dedicò sempre in ogni modo organizzando raccolte di viveri e vestiario, alleviando con ogni mezzo in suo possesso le sofferenze delle famiglie colpite dai bombardamenti e dalle rappresaglie. Generoso parroco della chiesa di S. Maria del Buon Consiglio, era anche un noto antitedesco, in quei frangenti fece il possibile e tentò l’impossibile per salvarci. Seppi poi che aveva offerto la sua vita in cambio della nostra e che era stato perfino picchiato dalle SS a causa della sua insistenza. Opera sua fu la salvezza del quartiere che doveva essere distrutto e bruciato alle fondamenta, perché non ne rimanesse nemmeno la memoria. Quel sant’uomo ottenne questa grazia facendo pressioni sul comando tedesco tramite il Vescovato. Fu lui inoltre a curare un registro sul quale annotò le generalità di tutti i deportati, unica fonte per la individuazione delle persone e mezzo di certificazione per il riconoscimento storico dell’avvenimento … – Tra l’altro L’ANRP (associazione nazionale reduci dalla prigionia) ha promosso e conferito la Medaglia d’oro al Merito Civile alla sua memoria ed oggi ho allertato l’amico Pierluigi Amen, coordinatore della ricerca storica sul rastrellamento del Quadraro per conto dell’ANRP, che mi ha accompagnato ed al quale ho chiesto un’opinione. Lui mi ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Sono molto dispiaciuto per la vandalizzazione del monumento ma temo che, se non verranno affrontate in modo organico sia la pulizia che la guardiania del parco, queste vicende si riproporranno ciclicamente. Peraltro ricordo che l’ANRP ha promosso una mozione generale sulla memoria del rastrellamento, la 32/2017 che è stata votata all’unanimità in Assemblea Capitolina il 11 aprile 2017 e che è anche stato votato, sempre all’unanimità, l’Ordine del Giorno n.159 il 22/23 dicembre 2017 di variazione al bilancio capitolino, per chiedere esplicitamente di dedicare delle risorse alla decorosa sistemazione ambientale e al mantenimento del Parco XVII aprile 1944, nel quale è eretto il monumento dedicato al Rastrellamento del Quadraro. Gli atti di indirizzo quindi ci sono e sono stati realizzati con l’accordo di tutte le forze politiche; non si comprende pertanto, al di là dei tempi tecnici, quali siano le motivazioni di questo apparente attendismo da parte dell’esecutivo capitolino”-

FOTO DI VALTER SAMBUCINI

Foto 1 – Commemorazione 17 aprile 2014 con il medagliere della FIAP.

Da sinistra Gianni Riefolo, Carla Guidi, Sisto Quaranta e l’Onorevole Valeria Fedeli.

Foto 2 – Monumento dell’artista Valentina Cavadini, prima dello scempio.

Foto 3, 4, 5 le lesioni e la sporcizia sul Monumento.


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