Sigilli al Teatro dell’Orologio

Venerdì 17 febbraio la Questura di Roma ha posto sotto sequestro la struttura per la mancanza di un'uscita di sicurezza. I gestori: "Tutti erano a conoscenza della nostra situazione da tempo"
Redazione - 17 febbraio 2017

La scure della burocrazia colpisce ancora tra realtà culturali della Capitale. Questa volta ad essere colpito è stato il Teatro dell’Orologio, in via dei Filippini, posto sotto sequestro nella notte di venerdì 17 febbraio dalla Questura di Roma poiché dopo un controllo al termine dello spettacolo in corso è stato appurato che nella struttura non era presente un’uscita di sicurezza.

Una situazione di certo non nuova all’interno del teatro, come affermano – attraverso un post su Facebook – gli stessi gestori: “Sono venuti in otto, appartenenti alla polizia di stato, ai vigili del fuoco, all’ispettorato del lavoro: non c’era niente fuori posto, o sono 37 anni che siamo fuori posto. Hanno voluto controllare tutto. Era tutto in ordine, tranne ciò su cui non siamo mai stati apposto: l’uscita di sicurezza.

Noi ci abbiamo provato, con uno sforzo economico e di energie non indifferenti, siamo arrivati a tre metri dall’aprire quell’uscita, ma poi abbiamo trovato la Storia e ci siamo dovuti fermare. Abbiamo cercato, credeteci, in ogni modo, di aprire un varco, un dialogo. Pensavamo di esserci riusciti, qualcosa si stava muovendo. E ora, questo.

Siamo tristi e incazzati perché, in questo momento, non sappiamo come tutelare artisti e spettatori (soci, ovviamente) che ogni sera, con passione e caparbietà, continuano ad animare il nostro spazio. Cerchiamo una risposta da parte di tutta la città: cosa dobbiamo fare? Cerchiamo una risposta da parte di tutte le forze politiche: crediamo di essere un bene, un’istituzione culturale. Se non è così, ditecelo: non ha senso continuare a farci del male. Vorremmo una risposta a una domanda, la vorremmo ora: perché?”.

Oltre al danno recato ai gestori del Teatro dell’Orologio, grossi problemi hanno investito anche la compagnia del Teatro del Sacco di Perugia che proprio nella serata in cui sono stati posti i sigilli hanno debuttato con lo spettacolo “Combustibili”, in programma sino a domenica 19 febbraio, che al termine del loro lavoro si sono visti buttare fuori senza poter recuperare scenografie e materiale tecnico della compagnia.

Per questo il Teatro di Sacco lancia un appello alle istituzioni romane, spiegando: «Cerchiamo uno spazio libero dove per poter portare a termine il nostro lavoro, anche senza scenografie, video ed effetti speciali, vorremmo mettere in scena il nostro spettacolo a Roma. Stasera, domani e domenica, così come ci siamo impegnati di fare tempo fa. Per dare un senso alla nostra presenza qui in città, per portare qualcosa di bello, per non arrenderci alla guerra».

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