Ritornano a splendere le lapidi sulle Mura Gianicolensi

In ricordo della Repubblica Romana del 1849
di Serenella Napolitano - 10 febbraio 2012

Sulle Mura Gianicolensi in ricordo delle battaglia per la difesa di Roma del 1849, furono apposte due lapidi. Nel corso degli anni sempre per la fretta e forse per la mancanza di curiosità i due testimoni di un’epoca così importante per la storia d’Italia, stavano per essere dimenticate coperte da una coltre di smog e patine biologiche che ne offuscavano il loro risorgimentale ricordo. Dopo varie segnalazioni dai comitati cittadini e in occasione della ricorrenza della proclamazione della Repubblica Romana (9 febbraio-3 luglio 1849), le due lapidi sono state restaurate e sono di nuovo ben chiare e leggibili le scritture in esse conservate.

Le due lapidi sono affiancate sulla cortina muraria seicentesca, tra il secondo e il terzo bastione, nel tratto che va da Porta S. Pancrazio a Porta Portese, in prossimità dell’ingresso secondario di Villa Sciarra in Viale delle Mura Gianicolensi. Le targhe furono collocate in periodi differenti: nel 1850 quella di destra scritta dopo la restaurazione del potere temporale in latino dall’amministrazione pontificia con gli stemmi del Comune di Roma e della famiglia Odescalchi, che loda i francesi e denigra i garibaldini; l’altra nel 1871 onora la memoria dei caduti della Repubblica Romana per la difesa di Roma. I restauri, costati 25.109,95 euro, sono stati curati da un comitato municipale diretto dall’architetto Luigi Poletti. Sono stati inoltre effettuati il consolidamento, la stuccatura, la protezione finale e la rubricatura delle iscrizioni.

Oltre a rappresentare la memoria, per le giovani generazioni, della Storia moderna, di Roma e delle sue lotte per la libertà e democrazia, le due lapidi rappresentano dal punto di vista letterario un passaggio straordinario dalla lingua ufficiale e burocratica dello stato pontificio a quella diretta e tempestosa di una nuova lingua, l’italiano,. Che proprio in quell’attimo di storia rappresentava un riscatto per la fine di uno stato sacerdotale e non più nazionale a Roma.

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