Rapporto sull’economia dell’immigrazione: i dati della Fondazione Moressa

In Italia 2,4 milioni di occupati immigrati  hanno prodotto 130 miliardi di valore aggiunto, pari a circa il 9% del PIL
Redazione - 29 ottobre 2017

Il 18 ottobre 2017, la Fondazione Leone Moressa, istituto di ricerca, ha presentato il rapporto 2017 sull’economia dell’immigrazione; rapporto annuale che redige dal 2011 e che oltre all’analisi degli andamenti, mette a disposizione strumenti per l’individuazione di percorsi di integrazione economica e sociale.
Quest’anno poi, a fronte del crescente fenomeno migratorio a livello internazionale, ha effettuato anche un’analisi delle rotte dei 250 milioni di migranti nel mondo, quindi dell’impatto sulle economie del pianeta.
Si tratta di movimenti che riguardano il  3% della popolazione mondiale; di questi, 65 milioni sono migranti “forzati”: gli effetti di questa situazione si sono fatti sentire in Europa, dove nel 2016 si è registrato oltre un milione di richieste d’asilo (effettuate in quasi il 60% dei casi in Germania). Le reazioni di molti governi – si legge nel Rapporto – già condizionati dagli elementi depressivi della crisi economica, sono state improntate ad orientamenti protezionistici e isolazionisti; tutto questo ha indotto a politiche difensive e restrittive delle migrazioni internazionali.

In Italia gli immigrati regolari sono 5 milioni, 28 volte di più rispetto ai migranti presenti nei centri d’accoglienza (176.000). I 2,4 milioni di occupati immigrati  hanno prodotto 130 miliardi di valore aggiunto, pari a circa il 9% del PIL. Messi a confronto con le economie dei paesi UE, da soli rappresenterebbero un valore superiore al Pil di paesi con l’Ungheria, la Croazia e la Slovenia.

Il contributo economico si traduce in 11,5 miliardi di contributi previdenziali – che vanno in massima parte ai pensionati italiani in quanto gli stranieri, mediamente giovani, ne usufruiscono in piccola parte – garantendo in tal modo un saldo altamente positivo per le casse dell’INPS.  In un paese che invecchia – sottolinea il Rapporto – e che registra 7 nascite contro 11 morti ogni mille abitanti, la presenza immigrata è di fatto una forza lavoro necessaria in molti settori.

Forza lavoro che rappresenta un’occupazione non in concorrenza con quella italiana, ma invece “complementare”.  Italiani e stranieri fanno lavori diversi: tra gli immigrati, solo l’11% è laureato, mentre tra i giovani italiani questa quota raggiunge il 31%. Anche per questo alcune professioni sono a conduzione prevalentemente straniera: così è per il 74% dei domestici, per il 56% delle badanti e il 52% dei venditori ambulanti.

La ricerca della Fondazione Moressa smentisce la retorica sugli immigrati “che ci rubano il lavoro”, ed evidenzia i settori nei quali il loro contributo è essenziale, come l’edilizia, il commercio, la ristorazione, per non parlare dei lavori di cura e assistenza, dove risultano indispensabili.

Il quadro del contributo dei migranti si completa con la quota di versamento annuale dell’Irpef (7,2 miliardi), nel ruolo dinamico di 570 mila imprese straniere, e nel dato delle rimesse nei paesi d’origine, che con oltre 5 miliardi supera l’importo del contributo italiano ai paesi in via di sviluppo, come definito negli accordi internazionali.


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