Raccontiamo il Quarticciolo…

Evento conclusivo del progetto dell'Associazione Sguardoingiro
di Paola Tinchitella - 12 giugno 2012

Ci troviamo in una biblioteca, luogo principe per raccogliere la storia culturale nelle sue molteplici espressioni. Termometro dell’evolversi di storia, arte e cultura in senso lato. Strumenti: patrimonio librario, multimediale e attività culturali.

Ci troviamo presso il Teatro Biblioteca Quarticciolo, luogo ospitale per vecchie e nuove generazioni, ponte di raccordo tra le vecchie storie di quartiere e quelle nuove, ancora tutte da raccontare.
Ex mercato coperto che si trasforma in luogo polifunzionale, dove Teatro e Biblioteca si uniscono per stringere in un abbraccio cultura e periferia, è il luogo esatto per “Raccontare il Quarticciolo”. E lo raccontano i ragazzi che questo territorio lo vivono, emozionati e sorpresi da quanta storia e vicissitudini abbiano preceduto la loro generazione.

Non le avrebbero conosciute senza la guida eccellente e stimolante dell’Associazione Sguardoingiro e la competenza delle persone che lavorano attivamente all’interno di essa o portano il loro prezioso contributo dall’esterno. Parliamo di Cinzia Paolino, Anna Alleva, Nilde Guiducci e lo storico Bruno Bonomo.

Siamo pronti per conoscere il risultato finale dei laboratori, destinati ai ragazzi del Liceo Scientifico Statale "Francesco D’Assisi" e la Scuola Media Statale "Giovanni Verga", che presero il via nel dicembre del 2011 proprio in biblioteca. Cinzia Paolino, presidente dell’associazione, ci espone, nella sua introduzione alla serata, il raggiungimento degli obiettivi del progetto promosso dal VII Municipio, nella persona dell’Assessore Leonardo Galli.

L’emozione serpeggia già dalle voci dei ragazzi che si avvicendano nelle letture a tema, dove il racconto fedele alla documentazione storica si intreccia al racconto di chi la storia del Quarticciolo l’ha vissuta sulla pelle e la conosce a fondo, oltre le pagine dei libri.

La tradizione orale trabocca da ogni lettura, prende vita e si riproduce attraverso la voce dei ragazzi… e il dialetto ibrido, così lontano dal Belli ma vicino al reale vissuto, segna il confine tra la storia, raccontata in lingua italiana, nei libri, e quella raccontata dal popolo in romanoide. Dall’apertura della mostra fino ad oggi, la Biblioteca ha assistito ad una processione continua di ragazzi, adulti e anziani che commentavano con espressioni di meraviglia la scoperta di una foto che ritraeva un loro amico o conoscente, un nipote o uno zio. Quasi che le inquadrature rivendicassero e rafforzassero i legami che in periferia si saldano più che in ogni altro luogo.

In corso di proiezione, il cortometraggio si rivela fedele riproduzione di uno spaccato sociale in una lettura attenta della periferia. Si tratta di fiction ben architettata che mette a nudo non soltanto il modus vivendi di una borgata ma anche l’indole delle nuove generazioni, in parte ereditata dal già fatto delle generazioni precedenti. Non solo. Questo documento si trasforma in evidenziatore sottile, sottolineando con i colori dell’arguzia e del sarcasmo lo sguardo convenzionale adottato da molti mass media per assegnare a tutti i costi, alle terre periferiche di Roma, l’idea di un ghetto monopolizzato dal malcostume, dall’ignoranza, dall’incapacità di crescere e di rinnovarsi.

Probabilmente la periferia possiede anche questa faccia, nelle sue innumerevoli sfaccettature, ma non è riconducibile solo a questo concetto… lo dimostrano questi studenti che vivono in periferia, frequentano la periferia ma si solo lasciati guidare alla scoperta del loro passato, per definire nel presente una coscienza della loro identità civile e storica e magari, grazie alle informazioni raccolte attraverso quest’esperienza, ripensare alle possibilità e alle potenzialità da sfruttare nel prossimo futuro per la crescita personale e quella della collettività.

Progetti come quello messo a punto dall’Associazione Sguardoingiro, che ha suscitato l’interesse vivo negli abitanti del Quarticciolo e non solo, dovrebbero riprodursi in altre zone di Roma, fino ad arrivare ad una mappatura completa della città. E dove storia e multimedialità confluiscono, in una società dove le nuove generazioni hanno dimestichezza con la tecnologia, i ragazzi dovrebbero esserne non solo i destinatari ma anche i mittenti, risvegliando in loro la fantasia ormai schiacciata dai nostri frettolosi tempi e dall’appiattimento delle potenzialità individuali.

 


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