Pelonzi: “Roma deve cambiare la sua veste giuridica per migliorare”

Redazione - 25 gennaio 2016

Abbiamo incontrato il consigliere Giulio Pelonzi, ospite all’inaugurazione dell’anno sociale dell’Associazione “Dama”, con il quale abbiamo parlato della situazione della città di Roma e dell’attuale quadro politico, anche in vista della sua prossima candidatura alle comunale con il Partito Democratico.

Perché ha deciso di candidarsi per le prossime elezioni comunali della Capitale? 

Mai come in questo momento c’è bisogno che tutte le persone di buona volontà si rimbocchino le maniche e non lascino il campo. Roma è in una situazione grave. Nel corso degli anni la città ha passato brutti momenti, ma ora abbiamo toccato il fondo. Anzitutto, bisogna parlare della trasformazione del comune in area metropolitana. I problemi di una città con più di un milione di abitanti e con un’estensione superiore a quella di Parigi non possono essere risolti con la figura giuridica di Comune. L’Europa e il mondo ci insegnano che bisogna avere città-regione (Parigi), città-stato (New York) o comunque amministrazioni sui generis.

Si tratta di una differenza sostanziale, perché un comune può avere come entrate solo i costi dei servizi – come biglietti dell’autobus o i parcheggi sulle strisce blu – e deve affrontare le spese per offrire tali servizi. Tutti questi costi sono da sostenere a fronte non delle tasse pagate, ma solo delle tariffe dei servizi. Oltre una certa soglia di abitanti si crea uno sbilanciamento che genera debito. Tale debito prima veniva coperto da Stato o Regione, ma adesso non lo copre più nessuno.

Giulio Pelonzi

Giulio Pelonzi

Quale soluzione è possibile adottare per migliorare la condizione della città?

E’ fondamentale cambiare la veste giuridica alla città il prima possibile, e migliorare così la qualità dei servizi. Aumenterebbe il potere anche in settori chiave come l’urbanistica, la cultura e la viabilità. Se Roma cambia statuto giuridico ha più soldi e più potere decisionale. Ed è per questo che per evitare che Roma resti in mano ad affaristi o incompetenti non dobbiamo abbandonare il campo. Dobbiamo stringerci per il bene della città e dire no a ladri e corrotti.

La corruzione è uno dei motivo per cui i cittadini hanno perso fiducia nella politica. Cosa possono fare ora le istituzioni per permettere che il popolo torni ad avere aspettative nei confronti di questo mondo?

Io credo che il ruolo che la Costituzione Italiana assegna ai partiti, cioè quello di fare da interfaccia tra categorie sociali e istituzioni, debba tornare ad essere l’intento di chi fa politica. Esercitando questo ruolo per bene riusciamo a riottenere la fiducia dei cittadini. Spesso sento dire: “Abbiamo 3 consiglieri corrotti, allora tutti sono corrotti”. C’è differenza tra politici e istituzioni. Chi è consigliere è un’istituzione, chi sta nel partito fa politica. Negli ultimi anni si è confuso il ruolo del politico con quello dell’istituzione. Quindi, la fiducia si riacquisisce spogliandosi dei panni del politico e lavorando davvero al servizio dell’istituzione e del bene pubblico. Bisogna assumere comportamenti corretti e guidati dal buon senso, basta vedere la carica come motivo di arricchimento personale o della propria squadra.

Ma c’è un’altra cosa: bisogna riequilibrare gli stipendi. Un consigliere comunale romano prende 1400 euro al mese, ma ha responsabilità enormi. Io credo che queste persone debbano essere pagate di più. A volte sento dire che la politica dovrebbe essere equiparata al privato: un privato che vota un bilancio da 7 miliardi di euro guadagna due milioni di euro all’anno. Sono contro gli stipendi d’oro, ma gli sprechi sono ai livelli più alti, non sul piano comunale. I consiglieri devono essere pagati di più. Va da sé che appena sgarrano la punizione deve essere esemplare, ma pensare che la politica debba essere fatta su base volontaria o quasi mi pare un’assurdità. Altrimenti torniamo alla politica appannaggio dei grandi latifondisti.


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