Osteria del Curato in attesa della nuova parrocchia

Un’area di 13.300 mq al centro del quartiere occupata da 12 anni da un “cantiere fantasma”. Il Vicariato non dice quando verrà costruita la nuova Chiesa. Il Cdq chiede con urgenza lo scioglimento del quesito. I difficili rapporti con il parroco di San Raimondo Nonnato
di Aldo Pirone - 23 febbraio 2014

Osteria del Curato è un quartiere complesso. Alla parte antica del quartiere, venuta su in modo spontaneo, si sono aggiunti nell’ultimo ventennio due insediamenti cooperativi di 167 più alcuni nuclei di edilizia privata. Migliaia di abitanti a ridosso del GRA che hanno dovuto lottare e lottano tutt’ora perché l’insieme del quartiere venga dotato, da una parte, del verde, dei collegamenti viari con il GRA e dei servizi necessari e, dall’altra, vengano valorizzati gli ultimi lacerti di campagna romana e di giacenze archeologiche di cui era ricca la zona sopravvissute al cemento. Il Comitato di quartiere è alla testa da anni di queste lotte. Per dare un senso compiuto e generale a queste azioni sta organizzando un “Processo Partecipativo” dei cittadini nel quartiere per la definizione di un Piano di quartiere con l’ausilio dell’Università “La Sapienza”. L’intento è quello di delineare i servizi mancanti e le loro possibili allocazioni. Un vero e proprio Piano regolatore di quartiere. In questa prospettiva è venuta in questione l’area di 13.300 mq richiesta dodici anni fa per la costruzione di un nuovo complesso parrocchiale. Un “cantiere fantasma”  recintato che occupa il centro del quartiere. I cittadini e i fedeli vorrebbero vedere utilizzato quel luogo sia per le attività spirituali che per quelle civiche. Insomma un luogo di nuova evangelizzazione in cui alberghino in questi tempi difficili, per dirla con Papa Francesco, “testimoni credibili che con la vita e anche con la parola rendano visibile il Vangelo, risveglino l’attrazione per Gesù Cristo, per la bellezza di Dio”. Ma come stanno le cose con il Vicariato a cui è stata concessa l’area e che dovrebbe procedere alla costruzione della nuova Parrocchia? Lo abbiamo chiesto al Presidente del Cdq Elio Graziani che da molti anni conduce molteplici battaglie per migliorare la qualità della vita dei cittadini del quartiere.

Graziani, perché a Osteria del Curato i residenti vogliono manifestare per l’area concessa al Vicariato?

Il Comune di Roma, nell’assegnazione di aree per la realizzazione dei servizi di urbanizzazione secondaria previsti dai Piani di Zona “167”, dovrebbe rapportarsi con le cittadinanze locali per conoscerne le aspettative prevalenti, così come disposto dalla Delibera comunale 57/06. Ma nel nostro caso ciò non è avvenuto ed il Comune autonomamente ha optato per la costruzione di un complesso parrocchiale su terreno concesso gratuitamente, in quanto la Chiesa è uno dei possibili servizi di cui poter dotare un quartiere ai sensi dell’art 4 legge 847/64. Servizio prioritariamente spirituale per i fedeli ma, sotto l’aspetto delle attività sociali che si svolgono negli oratori, come succede meritoriamente in tante parrocchie del nostro territorio municipale, anche per tutti i cittadini. Per cui non si può lasciare alla discrezionalità dell’assegnatario, nel nostro caso il Vicariato, la determinazione dei tempi di attuazione. Che nello specifico sembrano essere infiniti, poiché a circa dodici anni da quando ha richiesto l’area al Comune di Roma, il Vicariato non comunica  ancora la data di inizio lavori.

Ma i residenti, quindi, non vogliono nel quartiere un nuovo complesso parrocchiale?

Beh, forse una parte di residenti la pensa così, ma per noi non è questo il punto. Ciò che suscita tensione e sconcerto è il vedere inutilizzata una cospicua area di oltre un ettaro al centro del quartiere occupata da tanti anni da un cantiere fantasma. La religiosità, in particolare quella cattolica, come riconosciuto dallo Stato italiano tramite il Concordato, ha un’inevitabile valenza pubblica che va salvaguardata e rispettata. Al tempo stesso però anche le Confessioni religiose e, a maggior ragione la Chiesa cattolica, hanno il dovere di corrispondere alle aspettative dei fedeli e anche di tutti i cittadini indipendentemente dalla loro fede o non fede religiosa. Insomma vi sono diritti e doveri che vanno rispettati e resi esigibili.

A “Osteria del Curato 2”, vi sono aree verdi?

E’ proprio questo il disagio dei residenti di quella parte del quartiere: la mancanza di un’area verde di prossimità, e speravano che, con la realizzazione del Complesso Parrocchiale, circa la metà dei 13.300 mq assegnati al Vicariato, essendo inedificabili per vincolo archeologico, potesse sopperire a tale mancanza.

Quindi non è una guerra di religione?

No, assolutamente. Mai una “guerra”, il termine non ci appartiene proprio, e men che meno di religione. Forse potrebbe definirsi un confronto di ragioni. Di buone ragioni.

Ma come Cdq, avete interpellato il Vicariato?

Personalmente, ultimamente, ho contattato chi del Vicariato segue tecnicamente le questioni urbanistiche, al fine di un loro coinvolgimento nel “Processo Partecipativo” che prossimamente si svolgerà nel quartiere per la definizione di un PdQ (Piano di Quartiere) con l’ausilio dell’Università “La Sapienza”. Devo dire che, contrariamente ad approcci avuti in passato, ho riscontrato una certa disponibilità. Mi è stato risposto però di fare riferimento al Parroco della Parrocchia esistente: San Raimondo Nonnato.

Allora, tutto bene?

No, perché l’attuale Parroco è molto diverso dai Parroci coi quali in passato ho avuto un rapporto molto collaborativo. Lui è convinto, erroneamente, che il Comitato di Quartiere sia un’entità “politica” – intesa come fazione partitica – e quindi se ne tiene alla larga pregiudizialmente. Ciò, ovviamente, non è vero. Infatti, al di là dei princìpi statutari cui il Cdq si attiene, un comportamento di parte sarebbe in contrasto con la realtà sociale che rappresenta, che è naturalmente composita. Qui da noi, in conseguenza della visione del Parroco, in Parrocchia, contrariamente a quanto avviene negli altri quartieri, non sono ammesse iniziative che abbiano un carattere di “cittadinanza attiva nella condivisione delle problematiche generali”. E ciò, ovviamente, non favorisce il dialogo e l’amalgama sociale e neanche, se mi è permesso aggiungere, il ruolo pastorale della Chiesa e la sua missione evangelizzatrice. Questa è la ragione, quindi, della mia preoccupazione sulla possibilità di avere un attivo e fattivo contributo da parte del Parroco al processo partecipativo che vorremmo largo e aperto a tutti per la definizione del Piano di quartiere.  Ma spero, sinceramente, di essere smentito.

E quindi, ora che farete?

Il Cdq, svolgerà il suo ruolo naturale di rappresentanza di interessi generali nei confronti dell’Amministrazione, chiedendo l’attuazione di quanto previsto dal Piano di Zona. Pertanto, se il Vicariato è ancora interessato all’area, dia seguito quanto prima, considerato il tempo trascorso, all’impegno assunto con la sottoscrizione della convenzione col Comune di Roma, altrimenti, si dia una nuova destinazione a questi 13.300 mq. in funzione delle opzioni previste dal PdZ. Certo è che, in mancanza di risposte sollecite, saremo determinati nell’attivarci con ogni iniziativa democratica affinché il Comune di Roma svolga il ruolo cui è deputato.


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