Il nemico alle porte

Aldo Pirone - 10 ottobre 2017

Dunque Annibale è alle porte. Annibale sarebbe la destra xenofoba, sovranista e razzista che con la sua iniziativa propagandistica di questi mesi, innestatasi sul fenomeno dell’immigrazione, ha spostato e sta spostando l’opinione pubblica verso di sé.

Se ne sono accorti adesso giornalisti di alto rango, politologi di alto bordo, esponenti del PD e della cosiddetta sinistra compassionevole. Si sono accorti adesso di questa perniciosa involuzione che agisce non dentro l’establishment ma dentro la carne viva dei ceti popolari e del ceto medio declassato; nelle periferie urbane, nelle zone ex operaie delle fabbriche dismesse, fra i precari e gli operai “esuberanti” in via di licenziamento.  Non si erano accorti, stando appresso a ogni sospiro dei politici, dello slittamento già in atto da anni e che ha avuto diverse manifestazioni a livello elettorale e politico partitico. Anche il fenomeno “grillino”, prodotto precedentemente, dalle azioni tafazziane della “ditta” bersaniana, non regge più dietro questa pressione e si sta via via accentuatamente piegando alla spinta di questa destra. Naturalmente l’allarme è strumentale. Serve solo per dire che bisogna unirsi sotto l’ala del PD. Che bisogna scegliere il meno peggio, che bisogna essere responsabili per non lasciare il paese in mano a Salvini e Meloni. Su Berlusconi, invece, quelli del PD renziano – e anche molti emeriti politologi – opportunisticamente tacciono anche perché con lui sperano di fare accordi a geometria variabile dopo le elezioni politiche cercando, intanto, di apparecchiare la tavola con il “rosatellum”.

Dove sta l’ipocrisia del ragionamento che vorrebbe essere elementare, di buon senso, saggio quanto basta? Sta nell’omettere che la destra tradizionale di varia gradazione e colore, berlusconiana, meloniana, salviniana, ma sempre demagogica, è risorta e si è ingrassata in questi ultimi anni con le politiche del PD renziano che, oltre a tutto il resto, hanno preso a schiaffi in primis la questione sociale e del lavoro nel suo complesso. Se veramente si ha coscienza del pericolo di destra, per prima cosa se ne dovrebbero vedere le cause per aggredirle alla radice, cioè rovesciare le politiche sociali sin qui fatte e che hanno nutrito prima la rivolta grillina e ora la destra sovranista e fascista; e su questo ristabilire un fronte unito di tutti i democratici e progressisti. Altrimenti ci si acconcia a ripetere l’ennesima solfa dello “state con me altrimenti arrivano quelli peggio di me”, il che produce solo disaffezione e astensionismo elettorale oltre che noia. Se il PD renziano continua a cantare le magnifiche sorti e progressive delle politiche economiche e sociali fin qui fatte, se Gentiloni non fa che richiamarne la positiva continuità con quello che sta facendo lui, allora l’appello unitario a sinistra è solo demagogia strumentale di bassa lega. Tutto questo ci dice, in realtà, che Renzi e company pensano che alle porte non ci sia Annibale, ma solo Berlusconi, pronto a risalire le scale del Nazareno e che l’allarme per il primo serve ad avere voti per accordarsi con il secondo. Sempre che il cavaliere sia d’accordo e che al momento la cosa gli convenga.

I commentatori progressisti di ogni ordine a grado che pontificano dagli house organ dell’establishment progressista, ulivista e di centrosinistra d’antan, invocando a gran voce una “sinistra di governo”, e che si stracciano le vesti per le divisioni, le lacerazioni, gli odi personali ecc. che incistano la sinistra, dovrebbero, se non sono in malafede, prendere il toro per le corna e non per la coda. E così dovrebbero fare i novelli “conciliatori” a sinistra, come Pisapia e soci. Dovrebbero, cioè, andare alle cause della divisione e chiedere di rimuoverle a chi ne è responsabile e a chi deve farlo. Solo che questo comporterebbe non solo mettere in discussione, senza infingimenti e giochi di parole, Renzi e le politiche del PD, ma un’autocritica per le tante scemenze scritte e dette in passato a gloria di quelle politiche economiche e sociali neoliberiste che hanno fatto crescere la destra. E questo non se lo possono permettere. Preferiscono accusare, sbertucciare, svilire con il pallottoliere in mano chi non accetta di unirsi per continuare a ingrassare la destra, preferiscono mettersi in gramaglie ed emettere flebili lagni. Come quelli di Pisapia.


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