Là dove il periplo si chiude. Poesie 1983-2016 di Roberto Pagan alla Casa delle Letterature

Il 10 novembre 2017 alle ore 18 in piazza dell’Orologio 3 a Roma presentano il libro Luca Benassi e Manuel Cohen
Redazione - 10 novembre 2017

Presso la Casa delle Letterature in piazza dell’Orologio 3 a Roma, il 10 novembre 2017 alle ore 18, Luca Benassi e Manuel Cohen presenteranno il libro di Roberto Pagan Là dove il periplo si chiude. Poesie 1983-2016, Edizioni Cofine.

Sarà presente l’autore che leggerà suoi testi poetici

Organizzazione a cura di Chiara Colafranceschi

IL LIBRO

Dalla cantabilità elegiaca – ma anche autoironica – di Sillabe alle aperture in senso più narrativo e oggettivante diGenealogie con ritratti; dallo sperimentalismo più variegato de Il velen dell’argomento alla interiorizzazione più densa di Per linee interne; dalla lunga parentesi dedicata all’haiku – questa gabbietta metrica che impone la scommessa della essenzialità e del distacco, in Miniature di bosco e ne Il sale sulla coda – con l’intermezzo del discorso più complesso di Vizio d’aria, concepito come un multiforme spartito musicale; per chiudere con l’azzardo epico ed eroicomico di Archivi dell’occhio sul tema del viaggio nello spazio e nel tempo, più qualche divagazione preziosa ne Le belle ore del Duca, un libro d’ore tardo-medievale adattato alla sensibilità dell’oggi: sono centinaia e centinaia di versi che si accumulano in oltre un trentennio di scavo e ricerca di un’espressione credibile di sé e della propria visione del mondo.

Molte cose si sono perse per strada: tutta la produzione giovanile, acerba forse ma non sempre insignificante, e anche parecchi tentativi più recenti ma sentiti come estranei a un organico disegno.

L’autore tuttavia non ha rinunciato a un’ultima raccoltina – “La passeggiata” – nata en plein air e tutta incentrata sul tema della stolidità progressiva dell’homo sapiens, sempre più pago di una tecnologia fine a se stessa.

L’AUTORE

Roberto Pagan è nato nel 1934 a Trieste, dove si è formato nella scia degli ultimi rappresentanti di quella grande stagione giuliana della cultura mitteleuropea: Saba, Giotti, Stuparich, Marin.

Scrittore, critico e poeta, la sua opera in versi è compresa in: Sillabe, Il Ventaglio, Roma, 1983; Genealogie con ritratti, Bastogi, Foggia, 1985; Il velen dell’argomento, Edizioni del Giano, Roma, 1992, Per linee interne, Interlibro, Roma, 1999; Miniature di bosco – 101 haiku, Zone Editrice, Roma, 2002; Vizio d’aria, ivi, 2003, Il sale sulla coda, ivi, 2005, Archivi dell’occhio, ivi, 2008 (vincitore premio “Minturno” 2009; finalista al premio “Feronia” 2009), Alighe, Ed. Cofine, Roma, 2011 (vincitore del premio “Città di Ischitella-Pietro Giannone” 2011); Le belle ore del Duca, ivi, 2012 (premio speciale della Giuria del “Premio nazionale di poesia Mario Arpea”, Rocca di Mezzo, AQ, 2016); Robe de no creder (Cose da non credere). Versi in dialetto triestino, ivi, 2014 (finalista al premio “Salva la tua lingua locale” 2015); Una finestra sul mondo. Antologia, Ed. Cofine, 2015).

Nel 2015 ha raccolto nel volume Un mare d’inchiostro. Pagine su ‘pagine’ e altri cabotaggi la sua produzione critica degli ultimi quindici anni (Edizioni Cofine, Roma).

Dal 1969 vive tra Roma e la Maremma toscana.

 


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti