La Lingua italiana dove sta?

Riceviamo e pubblichiamo - 6 febbraio 2017

Caro direttore,

è di questi giorni la notizia della lettera che centinaia di docenti universitari e non solo, hanno inviato alle istituzioni a difesa della lingua italiana, che è diventata una illustre sconosciuta.

Errori di ortografia, sintassi, grammaticali, di tutto e di più, ecco allora che l’invito alla lettura, a riprendere a scrivere, mi pare del tutto appropriato.

Io, come lei sa, sto tenendo, nel IV municipio, una serie di conferenze che hanno come oggetto la lettura, l’analisi, dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, scelta questa, di tenere tale corso, quanto mai appropriata, infatti possiamo sottolineare nel romanzo, la maestria dei dialoghi, l’uso di coppie di aggettivi che armonizzano e completano l’immagine, l’uso di certi verbi che creano azione, danno il senso del carattere riguardo al protagonista che se ne sta servendo, l’incisività di certe espressioni, l’uso accorto della punteggiatura e potrei ancora continuare, sottolineando la precisione della parola, quindi un romanzo che tutti conosciamo ma che pochi analizzano nella sua grandezza linguistico-grammaticale.

Sono lieta della scelta e spero con questo corso di contribuire, da docente, a sostenere le richieste della Crusca, dei docenti estensori della lettera tesa a sottolineare il preoccupante stato di salute in cui versa la nostra lingua.
Molto spesso ci si dimentica che anche una virgola può cambiare il senso di quello che vogliamo dire, io credo che fare cultura sia innanzi tutto sapere cosa esattamente stiamo dicendo, di cosa stiamo parlando, poi possiamo passare ai massimi sistemi.

Prof.ssa Loredana Mambella


Commenti

  Commenti: 1

  1. Vittorio Santarsiere


    Illustre Direttore, Chiarissima Prof.ssa Mambella bene hanno fatto le personalità della cultura nello scrivere la lettera sulla lingua italiana, emarginata e negletta quando si è giovani, di più in età matura. Pure, per l’autorità della lingua latina di derivazione, la sapienza degli autori, che posero mano concretamente alla creazione del sistema, il Manzoni, l’Alighieri, il Parini, ben diverso avrebbe dovuto essere lo stato delle lettere italiane. Uno studente di giurisprudenza scriveva “leggittima” con due “g” e strafalcioni di tale genere ne vediamo, ahimé, tutti i giorni, ma chi può fare qualcosa per emendare un cotale punto di vista pessimo per quanto concerne la propria autostima ? Io credo sommessamente che ruolo determinante abbia rivestito il benessere della seconda metà del secolo XX: perché impegnarsi e faticare al miglioramento letterale quando posso vivere comodamente, “in ben altro affaccendato ?” Ab antiquo si ammaestrava che, per conseguire il vantaggio in re ipsa della cultura occorre sacrificarsi nello studio e taluni prendevano alla lettera l’ammonimento. Ho avuto l’avventura di essere tra costoro e sono gratificato tuttora, spero di seguire i corsi dell’ottima docente, ancora per molti anni, qui alla periferia della città.

Commenti