La famiglia romagnola in lutto: è morto il poeta Sante Pedrelli

Il suo profilo, e alcuni video di una sua lettura poetica presso la Biblioteca Gianni Rodari
V. L. - 13 novembre 2017

Venerdì 10 novembre 2017 è morto a Roma il poeta in romagnolo Sante Pedrelli: una grave perdita per la cultura romagnola e non solo..

Era nato nel 1924 a Longiano (Forlì), di cui è stato sindaco dal 1951 al 1958.

Ha compiuto, senza laurearsi, gli studi di Lettere moderne nelle università di Bologna e Roma, dove ha anche seguito i corsi per assistente sociale.

È stato dirigente sindacale a Forlì, Cesena e Roma, dove risiedeva dal 1969. Suoi versi sono apparsi in numerose riviste ed antologie.

L’esperienza poetica di Sante Pedrelli si colloca nell’area dialettale di Longiano. Dopo L’udòur de vent (1993) ed E’ ghéfal (1997), ha pubblicato altre due belle raccolte di versi: E’ nòud me fazulètt, Raffaelli Editore, Rimini, 2003 e Agli’ ómbri, Pier Giorgio Pazzini Stampatore Editore, Villa Verucchio, 2009.

Scompare un caro amico ed un sostenitore da sempre della nostra rivista di poesia “Periferie”. Con Sante, appena due settimane fa avevo conversato amabilmente di poesia e di altro, e, anche in questa occasione, si era manifestato con l’umorismo e l’autoironia che l’ha sempre contraddistinto.

Sante ha sempre trattato con leggerezza il tema della morte, definendosi da molti anni, a causa delle numerose operazioni chirurgiche subite, un sopravvissuto. E il tema è naturalmente molto presente nell’ultima sua raccolta poetica del 2016 significativamente intitolata Extratime.

Ecco come prefigurava la sua fine terrena in una poesia tratta da A gli’ ómbri (2009)

E’ LÓM

A sò te quécc aquè, curiòus d’avdòi

cum’e’ finés la storia d’òun cme mè.

 

E’ fat l’è ch’u s’invècia chi ch’l’è véiv

e ch’u s’invècia e’ mórt insen se véiv.

 

A m’sent ch’a scòr, cme s’e’ fis-cés e’ vént:

ò det quaicósa mè o e’ scòr un ènt?

 

Par no smaréim a i ò rugé e’ mi nóm,

par no dì mèl de’ scóur ò azòis e’ lóm.

 

LA LUCE. Sono qui nel mio letto, curioso di vedere / come finisce la storia di uno come me. // Fatto è che chi è vivo invecchia / e invecchia il morto insieme con il vivo. // Mi ascolto mentre parlo, come se fischiasse il vento: / ho detto qualcosa io o parla un altro? // Per non smarrirmi ho gridato il mio nome, / per non dir male del buio ho acceso la luce.

 

Resta la dolorosa perdita di un poeta amico e il ricordo delle sue splendide poesie.

Qui un profilo ed alcune sue poesie.

e, di seguito alcuni video ripresi in una sua lettura pubblica presso la Biblioteca Gianni Rodari in un incontro organizzato da Achille Serrao e Vincenzo Luciani

 


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