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Autostima: siamo in grado di costruirla
Dalla nostra rubrica curata dall'associazione Psicologia in Movimento

di Barbara Celani - 16/10/2006


L’autostima è l’immagine che ciascuno di noi ha di sé, che ci costruiamo fin dall’infanzia e che è la risultante della combinazione di vari fattori. Tra questi sono sicuramente importanti i messaggi provenienti dall’esterno, in particolare dalle figure di riferimento per noi più significative (genitori, insegnanti, coetanei) e dalle interpretazioni che diamo a tali messaggi. Hanno un ruolo fondamentale anche le nostre valutazioni su noi stessi e sulle azioni che compiamo.

L’autostima non è dunque un concetto statico: essa continua a modificarsi nel corso della nostra esistenza e ad alimentarsi attraverso le esperienze di vita, i successi, i fallimenti, i feedback che riceviamo e il modo in cui tutto ciò viene da noi vissuto e percepito.

Da piccoli interiorizziamo ciò che l’ambiente in cui viviamo ci comunica su noi stessi, le opinioni che gli adulti hanno nei nostri confronti e può accadere che cominciamo a considerarle realtà oggettive. Il risultato di questa interiorizzazione è che, anche quando tali figure non sono più fisicamente presenti, è come se continuassimo a sentire le loro voci, le loro critiche, i loro commenti dentro di noi. Il problema nasce nel caso in cui questa sorta di “dialogo interno” sia denigratorio, esageratamente esigente e giudicante: questo ci provoca sensazioni spiacevoli, ci fa sentire inadeguati e ci porta a giudizi negativi su noi stessi.
Questo avviene soprattutto se abbiamo interiorizzato, o comunque ci siamo creati nel tempo, degli “standard” troppo elevati, delle idee poco realistiche su come vorremmo essere, che influiranno, ad esempio, sugli obiettivi che andremo a porci, rischiando un pericoloso circolo vizioso.
Se infatti ci poniamo una meta troppo lontana dalle nostre possibilità, il fallimento sarà inevitabile. Se poi attribuiamo il fallimento alla nostra incapacità piuttosto che alla oggettiva difficoltà, contribuiamo alla costruzione di un’immagine negativa di noi stessi. E se abbiamo un’immagine di noi come persone con scarse qualità e capacità, la prossima volta che ci appresteremo ad affrontare un compito lo faremo con un approccio poco convinto, del tipo: “Tanto è inutile”, “Tanto andrà male come sempre”, “Non credo di essere capace” etc. Questa condizione, probabilmente, ci porterà a non impegnarci troppo (“Tanto è inutile..”), a partire sfiduciati e poco reattivi e magari a fallire davvero, confermando, anzi rinforzando e alimentando nuovamente quell’immagine negativa di partenza (profezia che si auto-avvera).

Quindi, se gli standard sono molto alti, irraggiungibili, è facile che l’esperienza sarà quella di frequenti fallimenti e rari successi: ciò può essere tra le cause di una autostima bassa.

L’autostima quindi scaturisce dai risultati delle nostre esperienze confrontati con le aspettative ideali. Se, ad esempio, dai genitori o da altre figure di riferimento, arrivano costantemente dei messaggi molto richiedenti, di perfezionismo, di successo, dentro di noi potrebbero formarsi un “ideale di sé” e degli standard di comportamento ideale che possono causare grande insoddisfazione, poiché troppo lontani dal “sé reale”. In questi casi sarebbe molto utile individuare le fonti di questi standard poco realistici, al fine di prenderne coscienza e iniziare a ridimensionarli.

Altro problema sorge quando l’unica fonte di “nutrimento” per la nostra autostima è l’approvazione altrui, che sicuramente è importante e fa piacere a tutti, ma se ne siamo troppo “dipendenti”, rischiamo, nel caso tutto questa non arrivi, di sminuire l’immagine che abbiamo di noi stessi e del nostro valore. Il “nostro” valore appunto. E nostro dovrebbe essere anche il parametro con il quale lo misuriamo, poiché ciò che vale per noi può essere diverso da ciò che vale per una qualunque altra persona, in quanto i significati e le interpretazioni di uno stesso avvenimento o oggetto che sia, sono sempre soggettivi. E quando ci svalutiamo e la nostra autostima si riduce, possono venire a mancare anche motivazioni, spirito di iniziativa, aspirazioni (e dunque il rischio di circoli viziosi negativi).

L’autostima infatti incoraggia all’auto-potenziamento, alla base del quale c’è l’auto-approvazione. Credere in se stessi ci aiuta a superare momenti difficili e di scoraggiamento e ad accettarsi per quello che si è, con pregi e difetti e ci permette di non fare a noi stessi richieste inadeguate ed esagerate. Dovremmo ricordarci spesso che nessuno è immune da errori e da fallimenti e che l’auto-accettazione è fondamentale per un buon livello di autostima.

Una persona con bassa autostima spesso se la prende molto se viene criticata e tende a dare poca rilevanza ai giudizi positivi che riceve dagli altri, rimanendo focalizzata sui propri difetti reali o immaginari. E’ inoltre portata a prestare eccessiva attenzione ai propri difetti quando parla con altri e ad attribuire i successi alla fortuna e gli insuccessi (o presunti tali) alle proprie mancanze. Ciò comporta anche una difficoltà nel godersi i propri meriti, una certa tendenza a darli per scontati, se non addirittura a non notarli!

E’ importante capire che se la stima di sé è qualcosa che abbiamo appreso e costruito, possiamo anche gradualmente apprendere dei comportamenti nuovi, degli atteggiamenti e delle modalità di pensiero diversi, cercando di prendere maggiore consapevolezza riguardo a noi stessi, al nostro dialogo interno e lavorandoci sopra. Importante è anche allenarsi a riconoscere i nostri pensieri negativi e imparare a gestirli e a modificarli prima che si trasformino in fatti concreti.

Spetta a noi modificare la nostra vita, prendere atto dei nostri bisogni, delle nostre peculiarità che ci rendono “unici” e che non sono necessariamente difetti, ma semplicemente le nostre caratteristiche, che saranno sicuramente diverse da quelle di un’altra persona ma non per questo inferiori. 

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