Venerdì 21 luglio gli spazi dedicati al rock del Festival latino-americano Fiesta, il “Roma Rock Festival”, hanno ospitato i Massive Attack, band inglese di Bristol divenuta famosa ai più grazie al video di “Teardrop”, tratto dall’album del 1998 “Mezzanine”, ritenuto il loro capolavoro: sullo schermo, si vedeva un feto galleggiante nella placenta che parlava – o meglio, cantava – con la voce angelica ed eterea di Elizabeth Fraser, già cantante dagli anni Ottanta dei Cocteau Twins.
I Massive Attack sono il più importante esponente di quello che è stato definito “trip-hop”, ossia un genere musicale che mescola sonorità da “trip”, da “viaggio mentale”, a quelle hip hop di matrice nera, passando attraverso raffinati ritmi dance, psichedelici, ma anche attraverso qualche aria ambient e reggae.
Data mediana del loro tour europeo, precedente a quello americano, quella di Roma all’Ippodromo delle Capannelle è stata davvero un evento imperdibile. Nessun gruppo spalla ad aprire lo show, ma un dj che, sotto le luci dei fortissimi riflettori che illuminavano la folla, ha mixato musica elettronica per quasi due ore – e che tradisce la base cultural-musicale da cui vengono i Massive Attack. Per l’appunto, il nucleo fondamentale del gruppo, 3D e Daddy G (al secolo rispettivamente Robert Del Naja e Grant Marshall) dopo la dipartita del terzo elemento Andrew Vowles “Mushroom”, nascono l’uno come rapper, l’altro come disc-jockey.
Quando salgono sul palco, con poco meno di un’ora di ritardo rispetto all’orario previsto, sotto gli spalti si è riempita la scena, e gli spalti stessi pullulano di gente. Il pubblico, che inizialmente potrebbe sembrare distratto o poco partecipe, è in realtà molto attento. Vuoi per i colori ipnotici che scorrono alle spalle della band, vuoi per l’atmosfera che si inizia subito a creare con la prima canzone “False flags”, ultimo inedito, e con la voce onirica di Robert Del Naja, il pubblico è ipnotizzato.
Iniziano così a snocciolare tutti i loro più grandi successi. Si alternano sul palco, oltre alla formazione classica (piccola nota: ben due batterie), anche una rosa di vocalist eccezionali tra cui, oltre alla già citata Elizabeth Fraser, il leggendario cantante reggae Horace Andy: l’unico che avrebbe potuto reggere il confronto, con la sua “Angel”, con “Teardrop” della Fraser, subito precedente in scaletta.
I Massive Attack, così composti ed ordinati sulla scena, di tanto in tanto spezzano l’atmosfera concentrata del pubblico con i “grazie” in italiano di Robert Del Naja, d’origine napoletana e grande tifoso del Napoli, tanto da ricordare il nome di capitan Cannavaro durante la loro performance.
Eppure, non mancano neanche i riferimenti ad un presente più triste: sulle note di “Safe from harm”, scorrono sullo schermo alle loro spalle i tragici numeri della guerra in Iraq, mentre il duetto va avanti cantando le dolcissime parole di una madre “You can free the world you can free my mind/Just as long as my baby's safe from harm tonight”.
Ma l’apice si tocca con l’ultimo brano in scaletta, “Group four”. Dopo le note di 3D e di Elizabeth Fraser, ecco un assolo di chitarra, seguito da un lunghissimo crescendo musicale, con solo lo stesso riff, che fa esplodere il pubblico, prima di spegnere tutte le luci e proiettare sullo schermo i colori della bandiera italiana, tributo alla nazionale italiana di calcio: probabilmente, un’idea di Robert Del Naja che, sotto sotto, si sente un po’ italiano anche lui.