Luisa Capelli è nata nel 1961 a Roma, dove lavora e vive con la figlia. Dirige la Meltemi editore, fondata insieme al compagno nel 1994. Per la casa editrice, afferma di aver svolto in passato ogni genere di mansione: “Redattrice, traduttrice, editor, fattorina e magazziniera. Tutto quanto occorre ad avviare un’attività con risorse economiche limitate ma un grande entusiasmo”. Dal 2005 insegna “Economia e gestione delle imprese editoriali” presso il Corso di Laurea Magistrale in Informazione e sistemi editoriali dell’Università di Tor Vergata. Di questa sua attività di docente offre un quadro esaltante: “Il rapporto con gli studenti e la continua verifica delle proprie idee, cui obbliga l’attività didattica, hanno rappresentato un importante stimolo e un sostegno fondamentale in questi anni in cui altri spazi di incontro e confronto andavano riducendosi sempre più”. Una donna poliedrica ma per nulla superficiale che si lancia alla conquista del consiglio regionale come indipendente nelle file dell’Idv (Italia dei Valori).
Capelli, candidarsi alle regionali del Lazio significa affrontare in primis la voce sanità. Qual è il suo approccio in merito a questo ambito?
Nella sanità occorre stabilire i criteri di merito in base ai quali i dirigenti devono essere nominati (criteri che in realtà già esistono). E’ necessario pensare a organismi di controllo aperti ai cittadini (e non solo alle rappresentanze sindacali o di associazioni) che vigilino sul corretto uso delle risorse regionali. Premiare le eccellenze è propedeutico a qualsiasi proposta specifica riferita alla razionalizzazione del servizio, all’apertura o riapertura di presidi, all’incremento dei servizi domiciliari, al miglioramento nella gestione delle prenotazioni on line ecc. Un miglioramento della sanità pubblica consente la riduzione del ricorso alla sanità privata che costa di più ed è di qualità inferiore.
Un tema ricorrente della sua campagna è la trasparenza.
Sì, questo è a mio avviso un punto cruciale se vogliamo davvero scardinare lo strapotere del partito degli affari. Occorre liberare la pubblica amministrazione da questo partito trasversale usando l’informazione libera in rete. Va potenziato il controllo dei cittadini sulle attività del Consiglio regionale, attraverso la partecipazione diretta alla vita pubblica con l’adeguamento della sezione “Trasparenza totale” nel sito ufficiale della Regione Lazio. Oltre ad atti e documenti già accessibili on line, occorre estendere e rendere facilmente reperibili le informazioni su consiglieri, apparato amministrativo, consulenti, come pure su enti, associazioni, organizzazioni beneficiarie di finanziamenti pubblici erogati dalla Regione e dalla sue strutture. Contemporaneamente, vanno verificate e rese pubbliche tutte le procedure di aggiudicazione degli appalti. Una volta eletta, mi impegno a mettere online tutti gli atti pubblici ai quali avrò accesso, su un sito che gestirò direttamente e che solleciterà l’intervento e la partecipazione diretti dei cittadini. Il risparmio e un uso più attento dei soldi pubblici saranno tra gli obiettivi prioritari.
A cosa corrisponde per lei l’idea di rete libera e come la regione potrebbe impiegarla?
La rete deve essere libera, aperta e accessibile a tutti. La circolazione e condivisione della conoscenza oggi dipendono in larga parte dalle libertà digitali. Concetti che sono stati condivisi, ricordati e ribaditi a Roma il 20 marzo 2010 nel corso della Festa dei Pirati, un meeting a cui hanno partecipato giovani e addetti ai lavori della rete e che mi ha visto tra i promotori. Anche la politica ha fatto la sua parte salendo sul palco per proporre nuove iniziative e azioni e per ascoltare e apprendere dagli altri attori. Credo che la Regione possa esercitare anzitutto una funzione di esempio: adottando protocolli aperti o con licenze copyleft per il software e per la documentazione archiviata nei siti dell’amministrazione, finanziando e premiando quei soggetti che fanno altrettanto, promuovendo la diffusione di tali modalità presso tutti i propri interlocutori. Va avviata un’ampia campagna di alfabetizzazione che abbatta il divario culturale (ostacolo fondamentale alla diffusione di Internet) e renda i cittadini consapevoli delle potenzialità offerte dalle reti sociali e dagli strumenti di informazione e ricerca che il web libero consente. La pubblica amministrazione dovrà adeguarsi per prima promuovendo l’utilizzo di questo tipo di protocolli e licenze da parte di tutti i soggetti con cui è in rapporto. Contestualmente alla realizzazione dei piani infrastrutturali per la diffusione della banda larga, si può investire in interventi efficaci e poco onerosi come la realizzazione ed estensione delle reti wi-fi su cui si è impegnata la Provincia di Roma con il suo programma “Wi-Fi e ZeroDigitalDivide”.
Ricerca e impresa: quale ricetta applicare per risollevare il sistema?
Contrastare le politiche di smantellamento della ricerca richiede anzitutto di avviare politiche di sistema in grado di valorizzare la creatività e il talento dei giovani, premiando le eccellenze presenti nel territorio regionale. Università, centri di ricerca, istituzioni pubbliche e private possono insieme concorrere alla costruzione di una rete interuniversitaria allargata, aperta anche alla collaborazione con le imprese, che consenta un impiego sociale e produttivo di queste risorse, stimolando lo sviluppo della creatività, in particolare di giovani e donne, e sostenendo le iniziative indipendenti. Ricerca scientifica e innovazione tecnologica, integrate con le arti e i beni culturali, possono attrarre risorse e determinare uno sviluppo imprenditoriale utilizzando un contesto unico al mondo, anche attraverso un uso più efficace dei finanziamenti europei. La Regione Lazio deve diventare il luogo preferito per tanti cervelli fertili!
Passiamo alla gestione delle risorse. Lei è contraria alla privatizzazione dell’acqua?
Fermamente contraria. Anche nel Lazio occorre mantenere o riportare ad essere pubbliche le società che gestiscono l’erogazione dell’acqua, con il riconoscimento del diritto universale di disponibilità e accesso all’acqua potabile e all’acqua destinata ai bisogni collettivi. La gestione del servizio idrico va sottratta ai privati e al mercato, garantendo manutenzione e funzionamento delle reti, efficienza e risparmio nel servizio ai cittadini. Nella fase di transizione, è necessario prevedere interventi tempestivi nei confronti dei gestori inadempienti o nelle irregolarità amministrative con sanzioni e disdetta immediata dei contratti.
Quindi dirà no anche al nucleare?
La Regione deve pronunciarsi senza ambiguità contro la costruzione di centrali sul proprio territorio. La responsabilità per il futuro del pianeta in cui viviamo ci deve condurre in tempi rapidissimi a un radicale risparmio energetico, adeguandoci agli obiettivi fissati dall’Unione Europea sulla riduzione dei consumi, sulla limitazione delle emissioni di CO2 e sulla produzione di energia da fonti rinnovabili. L’energia prodotta dal sole e quella ricavata dal vento sono già oggi alternative efficaci e rapidamente adottabili: occorre un impegno deciso per la loro promozione e diffusione, con incentivi a cittadini e imprese in grado di costituire nuove opportunità economiche. Riconvertire (con fotovoltaico e minieolico) le sedi pubbliche dovrebbe costituire il primo passo importante e sarebbe un ottimo esempio. Il ritorno al nucleare non è una soluzione e i cittadini italiani hanno già detto no con un referendum.
In conclusione. Cosa fare dei rifiuti?
Credo sia necessario modificare radicalmente il Piano dei rifiuti fatto proprio dall’attuale giunta regionale ribaltando completamente la logica che ha guidato fino a oggi la gestione dei rifiuti. Il passaggio alla raccolta differenziata deve essere immediato, così come l’adozione del principio delle tre “R”: riduzione, riuso, riciclo. Ridurre imballaggi e contenitori dei prodotti, organizzare il riuso e costruire impianti idonei al riciclo completo dei rifiuti sono interventi che possono e devono essere effettuati senza esitazioni. Le prime decisioni dovranno prevedere: l’interruzione della costruzione dei nuovi inceneritori, la riconversione degli impianti già esistenti e l’adozione, come base di discussione, del Piano alternativo che ha accompagnato la stesura della proposta di legge di iniziativa popolare sottoscritta da oltre 12mila cittadini e depositata in regione e su cui il Consiglio neoeletto è tenuto a deliberare.
Info: www.luisacapelli.it.