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No alla privatizzazione dell'acqua
Il 20 marzo 2010 a Roma si svolgerà una manifestazione nazionale a Roma per la ripubblicizzazione dell’acqua, per la tutela di beni comuni, biodiversità e clima

Riceviamo e pubblichiamo - 11/03/2010


Il 20 marzo 2010 a Roma, con corteo da piazza della Repubblica (ore 14.00) a piazza Navona, si svolgerà una manifestazione nazionale a Roma per la ripubblicizzazione dell’acqua, per la tutela di beni comuni, biodiversità e clima, per la democrazia partecipativa - www.acquabenecomune.org.

Il Comune di Roma, in linea col Decreto Ronchi, approvato dal Governo alla fine del 2009, si appresta a privatizzare la gestione dell’acqua attraverso la vendita ad imprese private di gran parte del 51% dell’ACEA, quota aziendale di sua attuale proprietà.

L’acqua, bene pubblico primario, elemento basilare per la vita, diviene così una merce qualsiasi; e come ogni merce sarà soggetta alle leggi del mercato capitalista e, cosa più importante, sarà soggetta alle speculazioni economiche tipiche di questo mercato.

Una gestione privata degli acquedotti, ed in generale della rete di distribuzione dell’acqua, comporterà a Roma un inevitabile aumento delle bollette che correrà di pari passo ad un aumento del disservizio.

Perché? È ovvio: il privato per offrire un servizio al pubblico deve tirare fuori degli utili superiori alle spese per mantenere in piedi il funzionamento del servizio stesso, altrimenti non avrebbe nessun interesse a sostituirsi all’ente pubblico. La legge del mercato è sempre la stessa: cercare di ottenere il massimo profitto con il minimo della spesa.

Nei comuni dove da tempo è stata privatizzata l ’acqua, tutto ciò, aumento delle bollette e aumento dei disservizi, è già avvenuto e molti sono i comitati di cittadini sorti spontaneamente per spingere i comuni a ritornare alla gestione pubblica. Ad esempio ad Agrigento la distribuzione idrica potabile è gestita dalla società privata GIRGENTI ACQUE SPA; l´acqua arriva per poche ore ogni settimana e le bollette sono tra le più costose d´Italia.

Ad Arezzo è la multinazionale francese Suez a gestire privatamente il servizio e l´acqua costa mediamente al singolo utente 400 euro l\'anno, a fronte di investimenti dell´azienda che sono sotto la media nazionale (appunto massimo profitto con minima spesa!).

Ad Aprilia il Consiglio di Stato ha dato ragione al comitato dei cittadini e al movimento dei sindaci che si battono per riprendersi la gestione dell´acqua.

Parigi e altre 30 città francesi hanno appena deciso di ritornare alla gestione pubblica dell’acqua, dopo 25 anni di disastri fatti dai privati.

A Roma, dove la gestione è ancora pubblica, se pur con un risicato 51%, il Sindaco la sta vendendo ai privati. Impediamo questo scempio e spingiamo anzi per il completo controllo pubblico della gestione delle risorse idriche romane!

Non dimentichiamo inoltre che la piovra dell’affarismo privato da decenni sfrutta le nostre falde acquifere attraverso il meccanismo delle concessioni, con cui lo Stato permette ai privati di commercializzare le acque minerali, ricevendone dei proventi ridicoli rispetto alla mole degli affari. Beviamo l’acqua del rubinetto! Perché oltretutto non dobbiamo dimenticare l’enorme spreco e impatto ambientale dovuto all’utilizzo, al trasporto e allo smaltimento annuo di un milione e mezzo di tonnellate di plastica sottoforma di bottiglie. Tutto questo quando, in termini di valori nutrizionali, l´acqua in botti glia non è meglio di quella del rubinetto, e anzi spesso il sovra sfruttamento delle falde acquifere provoca dei problemi alla qualità e alla sicurezza sanitaria delle acque minerali stesse.

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