Da giorni i mass media locali e nazionali amplificano il disinnesco di quella che nel corso dell'ultimo ventennio era diventata una vera e propria bomba ecologica e che pur non esplodendo gli effetti sull'ambiente e sulla sicurezza, si facevano comunque sentire sugli abitanti dei quartieri confinanti.
Tanto che alcune associazioni e comitati di quartiere, quello di Torre Spaccata su tutti, hanno condotto nel corso degli anni una vera e propria battaglia contro i fumi e la diossina nell'aria, provocata dall'incendio di fili elettrici al fine di ricavarci il prezioso rame, spesso di provenienza furtiva, e spesso recuperato a quintali dalle forze dell'ordine.
Una battaglia portata avanti con tenacia e che, dopo centinaia di assemblee, manifestazioni, cortei, sit-in e carte bollate, aveva assunto una svolta decisiva con la nomina del prefetto Giuseppe Pecoraro a commissario straordinario per il problema nomadi.
Anche l'attuale giunta ha fatto la sua parte e ricordo ancora quando l'assessore alle politiche sociali Belviso affrontò in una assemblea gli abitanti di Torre Spaccata, prendendo impegni precisi sui tempi e sulle modalità della chiusura definitiva del campo abusivo di Casilino 900.
Finalmente dalle promesse ai fatti. Ma il metodo utilizzato ha innescato pesanti polemiche tanto da indurre la Comunità di S. Egidio ad abbandonare il tavolo di concertazione tra Comune e associazioni che da anni operano nel sociale dando risposte concrete su scolarizzazione, integrazione, educazione e prevenzione sanitaria.
C'è malumore tra quanti sono rimasti al campo. Un malumore che nasce dal fatto di essere trasferiti in luoghi dove, dicono, ci sono cittadini dalle nazionalità più disparate e che quindi, a detta dei residenti nel campo, potrebbero creare problemi ad una coesistenza pacifica e per di più in megacampi come quello di Salone o in camping irragiungibili come il Tiber sulla via Flaminia. Del resto le prime avvisaglie su quello che potrà accadere si sono viste al Casilino 900 quando per futili motivi, ma sicuramente aggravati da vecchi attriti, due famiglie si sono fronteggiate in una rissa furibonda che si è conclusa con contusi e feriti, tra cui alcuni bambini.
Tra i residenti sono molte le lamentele sul modo con cui viene fatta la demolizione delle baracche in quanto dicono "per la fretta di buttare giù le baracche" non ci lasciano prendere neanche gli oggetti che portiamo in vendita al mercatino domenicale".
Intorno a noi continua la frenetica operazione di abbattimento delle baracche e delle roulotte abbandonate portata avanti dalle ruspe sotto l'attento controllo dei vigili urbani coordinati personalmente dal colonnello Di Maggio.
Ci lascia tuttavia perplessi la scelta di operare solo abbattimenti lasciando sul posto montagne di detriti e immondizia. In questa immensa area, per chissà quanto tempo ancora, centinaia tra donne e bambini dovranno continuare a passare la propria esistenza. Da questo punto di osservazione è difficile considerare Roma Caput Mundi, ma quella era un'altra storia!