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L’ora di religione non finisce mai
Un’interrogazione dell'on. Ghizzoni (Pd) alla Gelmini sui tagli al personale della scuola pubblica che non consentiranno di usufruire dell’ora alternativa all’insegnamento della religione cattolica

Riceviamo e pubblichiamo - 06/04/2009


L’onorevole Emanuela Ghizzoni, Pd, ha presentato un’interrogazione alla ministra dell’Istruzione Mariastella Gelmini sui tagli al personale previsti per la scuola pubblica che porteranno all’impossibilità per gli studenti di usufruire dell’ora alternativa all’insegnamento della religione cattolica.

La Ghizzoni chiede come si assicurerà lo svolgimento delle attività didattiche alternative e se saranno gli istituti, e con quali soldi, a pagare le eventuali ore di lavoro straordinario necessarie per garantire lo svolgimento di queste attività “al fine di scongiurare il rischio che gli alunni non iscritti all’ora di religione vengano semplicemente ‘parcheggiati’ in altre classi”.

Tanto per dare i numeri, gli esuberi ammonterebbero a circa 130mila unità. Un duro colpo alla scuola pubblica e in particolare alla scuola primaria, dove non sarà più possibile la compresenza tra insegnanti e di conseguenza lo svolgimento di attività alternative alla religione cattolica. Pare che il Pd si sia finalmente svegliato sull’argomento, ma c’è da chiedersi dov’era prima.

In realtà già ora le attività alternative sono inesistenti e il ‘parcheggio’ paventato dalla Ghizzoni va per la maggiore. I tagli al personale andranno quindi a infettare una piaga già aperta perché daranno un grave colpo alla scuola pubblica senza scalfire i docenti di religione cattolica, un insegnamento facoltativo, destinato a una fascia di popolazione sempre più ristretta,che dovrebbe essere svolto nei luoghi deputati, le parrocchie.

Gli insegnanti di religione, anche se designati dalla Curia, vengono pagati dallo Stato. E se il Vescovo non rinnova l’incarico annuale possono accedere alle graduatorie per l’insegnamento di altre discipline, magari superando in punteggio colleghi entrati in ruolo per regolare concorso e non per nomina vescovile. Tutto ciò grazie alle legge 186 del 2003, proposta dall’allora ministra dell’Istruzione Letizia Moratti e sostenuta dai partiti di maggioranza insieme a Margherita e Udeur.

Come conseguenza dei tagli, i piccoli studenti - elementari e medie - saranno parcheggiati in altre classi, mentre i grandi – scuola superiore - bighelloneranno, come già fanno oggi per mancanza di alternativa, in istituto o fuori.

Ed ecco un’altra assurdità che, nonostante i ricorsi, continua a sussistere: nelle scuole superiori, dal 1999, la frequenza all’ora di religione o all’attività alternativa concorre al credito scolastico

. E siccome l’attività alternativa è di fatto inesistente, uno studente cattolico può maturare più credito rispetto a un suo compagno che trascorre l’ora di religione a spasso per i corridoi e di conseguenza ottenere un voto migliore all’esame di Stato.

Verrà rivista questa norma, ora che non esisterà più de iure oltre che de facto la possibilità di usufruire dell’ora alternativa o gli studenti cattolici saranno sempre e comunque favoriti?

Solo l’Italia può ammazzare la scuola pubblica pur di non toccare una disciplina facoltativa, frutto di un accordo obsoleto del 1929, dei successivi pastrocchi di Craxi del 1984 e degli ultimi aberranti ritocchi della Moratti.

Cecilia Maria Calamani – ufficio stampa UAAR di Roma (roma-ufficiostampa@uaar.it)

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