Incontro con la poesia in dialetto piacentino di Valente Faustini

A cura del giornalista televisivo Egidio Bandini che ha pure letto testi del più rappresentativo poeta di Piacenza
di Catia Cencini - 12 ottobre 2006

Presso la Biblioteca Gianni Rodari in via Olcese 28 a Tor Tre Teste si è svolto il 12 ottobre un interessante incontro con la poesia in dialetto piacentino di Valente Faustini condotto brillantemente dal giornalista televisivo Egidio Bandini, rivelatosi anche ottimo e coinvolgente lettore di poesie tratte dall’opera del poeta più rappresentativo della letteratura dialettale piacentina.


Bandini ha lumeggiato la figura di Faustini sia come codificatore della poesia in piacentino che come poeta fresco e moderno.


La produzione poetica di Faustini è raccolta in sette volumi curati da Guido Tammi ed è dalla sua ‘opera omnia’ che emerge la gamma dei motivi dell’arte del poeta: “la terra, l’amore, il dolore, gli umili” e ancora i costumi dei piacentini, gli aspetti della sua vita familiare, ecc..


Un mondo vario che, però, non è mai frammentario in quanto all’interno agisce, come elemento unificatore, la profonda sensibilità dell’uomo Faustini. Una sensibilità che si rileva in tutta la sua freschezza quando è spontanea, specialmente nelle poesie di breve respiro o particolarmente sentite (Al tifu, S. Martein, ecc.). Dove tenta il ciclo, come nei quattro poemetti dedicati alla Delina, la costruzione troppo complessa tende a soffocare l’ispirazione.


 


Il Faustini aveva una profonda cultura umanistica, conosceva inoltre i poeti contemporanei, tanto da subire la suggestione del Carducci, ma soprattutto del Pascoli, come a volte si sente anche l’influsso della poetica romantica.


 


Fu un osservatore attento di uomini e di cose. Nella sua poesia sfila la società di fine Ottocento e di inizio Novecento e su di essa e sui suoi personaggi egli sorride benevolmente, anche quando ricorre alla satira e si fa giudice. Il motivo di base di un tale atteggiamento potrebbe trovarsi nella sua vita.


 


Faustini nacque a Piacenza il 4 marzo 1858, primo dei figli di secondo letto di Pietro che si era unito, in seconde nozze, con Ortensia Vaccari. Dal primo matrimonio erano nati già cinque figli; dopo Valente ne vennero altri otto. Di questi ultimi il poeta si troverà a dover fare da guida quando, nel 1886, morirà il padre.


 


Il Faustini frequentò le scuole elementari presso un istituto piacentino e a 11 anni fu inviato al collegio Maria Luigia di Parma. Nel 1877 passò all’Accademia scientifica letteraria di Milano dove, nel 1882, conseguì la laurea in Lettere con una tesi su “L’amore di Cino da Pistoia”.


 


Durante la sua vita non mancarono i riconoscimenti, ma niente lo allontanò dai valori semplici della sua terra. Nei suoi versi abbiamo l’eco dei fatti del tempo, fatti piacentini ma anche nazionali. Il Faustini è presente nella realtà del tempo anche se, invece di partecipare attivamente, si limita a rivivere nel crogiolo della sua coscienza le gioie e i dolori degli uomini.


 


Un certo distacco si nota per la religione. Il poeta fu credente? “Son miga voin di voss!” (Non sono uno dei vostri), dirà nel 1901 al vescovo Giovanni Battista Scalabrini, poi proclamato Beato,  in una poesia che ci sembra termini in modo significativo: “Adman matteina / mult ca va stann d’atturan tütt al de, / che pr’amur del püviäl o dla tundeina, / i’andrann drè di che Framassoc son me. / Vö si trop ält par seint i so vusein, / e me trop pigar par parä i  mussein!” (… molti che vi stanno attorno, per sete di onori e di prebende, diranno che sono massone. Voi siete troppo in alto per ascoltare le loro piccole voci ed io troppo pigro per difendermi!).


“Non sono dei vostri”, il Faustini ammette di non essere praticante ma non fu, però, mai iscritto alla Massoneria. Era, sì, di tendenze laiciste, ma pervaso da una profonda ansia religiosa come appare chiaro da una lettera scritta all’amico prof. Giacomelli e riportata da mons. Tammi nell’edizione citata. Anche qui ci appare il poeta che tende spesso a filtrare la realtà attraverso la sua ottica umanistica di cui, in fondo, si compiace: “… e io sono troppo pigro per scacciare i moscerini”.


Dicci cosa ne pensi per primo.

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