Flat bonus e flat tax

Aldo Pirone - 16 luglio 2017

Venerdì sera al TG3 ho sentito, en passant, che da lunedì partirà il bonus nido da 1000 euro annuali pari a 91 euro mensili per 11 mesi. Vi possono accedere tutti i nati dal 1° gennaio 2016 senza alcun limite di reddito per il loro genitori. Le domande si possono presentare fino al 31 dicembre prossimo. Lo stanziamento è di 144 milioni di euro. Quando sarà esaurito, no sarà più possibile presentare domande.

Così concepito il beneficio non fa distinzione fra chi, per reddito, ne ha realmente bisogno e chi no. Tra il figlio del lavoratore precario e quello del manager milionario. Fra il nipote del pensionato a mille euro costretto ad aiutare il figlio lavoratore dipendente a 1300 euro al mese, e quello del grande magnate, del pensionato d’oro, del commerciante ben avviato, del percettore di rendite finanziarie e via benestando.

Non solo ma chi arriva prima, perché ha più strumenti di informazione a disposizione, si prende il bonus, chi arriva dopo rimane a bocca asciutta; e di solito sono i più poveri che, in quanto tali, sono anche i meno informati. Infatti nel suddetto servizio del TG3 a un certo punto è stata intervistata una donna, non certo benestante, che, tra l’altro, ha detto di sapere in quell’istante dall’intervistatore di questo possibile beneficio

Insomma i genitori più bisognosi per acchiappare il bonus dovranno pure correre per non farsi sopravanzare da quelli meno bisognosi. Alla faccia della solidarietà, della lotta alle diseguaglianze e, vista la fede religiosa che informa le pie vite dei nostri governanti, della carità cristiana. E anche in barba al secondo comma dell’art. 3 della Costituzione: “E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana …”.

La politica di applicare un’eguale misura economica, di qualsiasi tipo, a persone economicamente diseguali è una politica classicamente di destra. Sia quando si tratti di imposizione fiscale che di distribuzione di bonus indiscriminati, o di abolizione dell’Imu sulla prima casa a tutti, indipendentemente dal valore dell’immobile e dal reddito dei proprietari.  Non per niente, per esempio, in questo momento la destra berlusconiana e leghista ritorna alla carica con la Flat tax (tassa forfettaria), ossia un prelievo fiscale in percentuale – il 23% ha proposto l’ex cavaliere –  uguale per tutti che annienterebbe il principio della progressività delle imposte, in base alla ricchezza posseduta, prescritto dalla Costituzione. E la chiamano pure “riforma”; per dire quanto sia ormai malato il termine che, da progressivo che era storicamente, è diventato socialmente regressivo e per questo il più amato da lor signori.

Siccome c’è in giro chi afferma che destra e sinistra sono categorie ormai obsolete, ecco: flat tax e bonus indiscriminati sono di destra. Anche se questi ultimi sono stati partoriti da gente che dice di essere progressista. Il principio è lo stesso, e le conseguenze sociali regressive pure.

Il bonus sull’asilo nido andrebbe chiamato  più propriamente Flat bonus.


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