Mario Schifano - Mater Matuta

Il 6 giugno apre a Roma la mostra MATER MATUTA di uno Schifano mai visto, a dieci anni dalla scomparsa prematura del geniale pittore, di volta in volta ricordato con numerosi e sempre imperfetti appellativi: l’atleta dello sguardo, il protagonista della pop art italiana, l’Andy Warhol europeo, e via di seguito.
Viene qui esposto al pubblico per la prima volta in assoluto un ciclo di 28 opere del Maestro (15 acrilici, 3 tecnica mista, 10 disegni su carta, tutti di grandi dimensioni comprese tra 130×160 e 70×100), eseguite tra il ‘95 e il ‘96 su commissione specifica del mecenate Domenico Tulino e che, in seguito alla sua scomparsa, sono state acquisite dalla Fondazione a lui dedicata.

“Non era la prima volta che il Maestro eseguiva un ciclo su commissione”, ricorda in catalogo Renzo Colombo, il segretario storico del pittore, “ma il suo incontro con Domenico Tulino ebbe qualcosa di speciale in quanto l’iniziale rapporto economico si trasformò in una autentica ricerca artistica”.

Su quel periodo così particolare ama soffermarsi anche la moglie dell’artista, Monica Schifano: “Quando Domenico Tulino invitò Mario alla Missione vicino all’Asmara in Eritrea, dove sua sorella Suor Pina accoglieva bambini abbandonati, Mario accettò e partì. Rimase una settimana, una settimana fuori dal suo studio - lui che da anni non usciva mai né partiva mai - senza la televisione, senza i quotidiani, senza le sostanze. Senza niente, solo con i suoi sentimenti, solo con le sue emozioni”.

L’esposizione del ciclo MATER MATUTA è volutamente allestita nel palazzo di Piazza di Spagna dove operava professionalmente il dottor Tulino e oggi sede dello Shenker Culture Club che organizza questo come altri eventi culturali: “L’artista avrebbe sicuramente apprezzato la scelta di questo bellissimo luogo espositivo. Da questa sede infatti le opere sono state commissionate a Mario Schifano, e in questa sede le opere sono state consegnate dall’autore”, sottolinea orgogliosamente Barbara Santoro, Presidente dello Shenker.
Il tema delle opere commissionate è rivolto alla Grande Madre, quella dea Aurora generatrice di vita, partoriente, fecondatrice, divinità del mattino da cui “prende vita il giorno”.

Il valore e il significato di questa mostra sono aperti a diverse interpretazioni e perfino a qualche provocazione. Il senso però è contenuto nelle parole del curatore Pierluigi Amen, storico dell’arte: “L’intera rappresentazione del ciclo è un inno alla vita, l’aurora della maternità e la sua espressione nel procedere del cammino umano fino a giungere ai nostri giorni.

Ciò che racconta Schifano è intrinseco in ognuno di noi: tornare alle origini, riconoscersi nell’altro in quanto tutti figli della grande madre come bimbi nelle braccia delle matres matutae che sono accoglienti per tutti, senza distinzioni sociali e per l’intero corso del tempo”.


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One Response to “Mario Schifano - Mater Matuta”

  1. Matteo De Tomasi Says:

    Il “masochismo volontario” di Mario Schifano, i suoi monocromi gialli, le contraddizioni, gli eccessi e l’estro, pongono questo straordinario artista nell’olimpo dell’Arte Moderna e Contemporanea, a fianco di grandi interpreti nazionali e internazionali quali Sam Francis, Carol Rama, Marc Rothko e David Park, pronti ad accogliere una nuova generazione di talenti dalla quale emergono personalità esuberanti come quella del giovane casertano Maurizio Carriero con la sensualità dei suoi “nudi di donna”, dell’affascinante pittrice torinese Amanda Nebiolo con la sua “New Cerebral Art”, e del “surrealismo terapeutico” proposto e realizzato da Domenico Dell’Osso.
    L’inizio del secolo da poco concluso, con i grandi artisti che lo hanno rappresentato, e la sua seconda metà preludio dei giorni nostri, con l’entusiasmo e la preparazione di giovani attenti e motivati e, per dirla con le parole dello stesso Mario Schifano, con ogni possibile espressione di ciò che è “Umano non umano”.

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