Evasione fiscale. La Boschi non ci azzecca

Aldo Pirone - 22 settembre 2017

La sottosegretaria Maria Elena Boschi non è, da un po’ di tempo, particolarmente fortunata. Lunedì scorso nel convegno svolto a Milano dal titolo “A Cesare quel che è di Cesare” si è lanciata nella solita esaltazione di quanto fatto dal governo Renzi.

Questa volta, visto il tema della riunione, ha scelto la scottante materia fiscale: “Negli ultimi tre anni, a partire dal governo Renzi, è iniziata una aggressione contro l’evasione fiscale… si è introdotta una nuova filosofia sulle tasse” e giù elencando tutti i successi ottenuti in questa titanica lotta con numeri per altro taroccati.

Peccato che, contemporaneamente, la Corte dei Conti, come pubblicato da “la Repubblica”, sia intervenuta per l’ennesima bacchettata ai governi succedutisi dal 2009 proprio sulla lotta all’evasione. L’occasione è stata quella dell’Anagrafe tributaria costata 10 milioni di euro e praticamente inutilizzata da otto anni nella pugna contro gli evasori.

Sull’Anagrafe la Corte comunica il suo sconcerto per “la situazione riscontrata relativa al suo concreto ed effettivo utilizzo per la lotta all’evasione, per il quale deve rilevarsi una grave inadempienza dell’Agenzia (delle Entrate n.d.r.) che non ha mai elaborato le previste liste selettive né, successivamente, le analisi del rischio evasione”. Inoltre sottolinea “L’inesistenza di selezioni di contribuenti attraverso l’Archivio dei rapporti finanziari” dei soggetti a maggior rischio di evasione che dovrebbero essere segnalate alle Camere. Norma che, secondo i magistrati contabili, appare “del tutto disattesa”. Insomma l’arma letale contro la stratosferica evasione fiscale non viene punto utilizzata. Forse è a questo che la Boschi si riferiva quando diceva “si è introdotta una nuova filosofia sulle tasse”. Quanto all’“aggressione contro l’evasione fiscale” semplicemente non c’è. C’è, al solito, solo quella contro chi le tasse le paga alla fonte: lavoratori e pensionati.


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