Eduscopio 2016: la classifica delle migliori scuole d’Italia

Nell'indagine della Fondazione Agnelli presenti anche gli istituti del V municipio Kant e Di Vittorio-Lattanzio
di Gabriele Cruciata - 22 novembre 2016

Scuole pubbliche, per lo più storiche e centrali. È questo il profilo tipico al vertice della classifica dei migliori istituti superiori della Capitale. L’indagine annuale, condotta da Eduscopio, portale della Fondazione Agnelli, si è basata sul numero di esami universitari e la media conseguita dagli studenti dopo il diploma di maturità.

La classifica è differenziata per indirizzo. Sul podio dei licei classici troviamo il Mamiani (Viale delle Milizie), il Tasso (I Municipio) e il Kant (Tor Pignattara), con una media voti rispettivamente di 29,94, 29,19 e 28,42. Per i licei scientifici sul podio troviamo di nuovo il Mamiani, seguito da Righi (a due passi dal Mamiani) e San Giovanni Battista (scuola privata in zona Cornelia). Anche qui altissime le medie voto: 30, 29,91 e 29,11.

eduscopioLa medaglia d’oro dei linguistici romani va invece al liceo Vittoria Colonna, a Campo de’ Fiori, con una media di 26,3. Alle spalle l’Eugenio Montale (Monteverde/Bravetta), con una media voto di 25,71, e l’Aristofane al Tufello. Per gli istituti tecnici spiccano il Pirelli, un tecnologico in zona Tuscolano con media voto 28,01, il Di Vittorio-Lattanzio in zona Prenestina e il Machiavelli, nei pressi della Città Universitaria.

La classifica 2016 è caratterizzata dalla doppietta del Mamiani, che si aggiudica due primi posti. La situazione rispetto agli anni precedenti non è molto cambiata, se non per l’eccezionalità del Mamiani e la recente scalata di scuole come l’Augusto (Appio-Tuscolano), il Visconti (Pantheon) e il Socrate (Garbatella), che sono avanzate negli ultimi tempi. Risulta palese il dominio delle scuole pubbliche su quelle private.

Nonostante alcune eccezioni importanti, soprattutto relative agli istituti tecnici, le scuole migliori di Roma rimangono gli istituti storici, collocati nelle zone più centrali della città. È un dato che descrive bene il gap esistente tra il centro e la periferia, e che racconta la rigidità sociale di una città che ha sempre più difficoltà a crescere e svilupparsi in maniera armoniosa.

Scuole pubbliche e periferiche come ad esempio il Gullace, l’Amaldi, il Peano o il San Benedetto da Norcia hanno difficoltà ad affermarsi su istituti ben più centrali e blasonati. Il rischio – confermato dai dati degli ultimi anni – è di finire col differenziare per classi sociali la qualità dell’istruzione pubblica.


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