Colli Aniene: fetori e allagamenti. E’ tutta colpa dell’Acea?

Federico Carabetta - 10 ottobre 2017

Fetore e allagamenti è tutto riconducibile all’Acea? Questa è la domanda che ci si pone insistentemente a Colli Aniene dopo l’ultima inondazione degli ambienti sotterranei.

La risposta potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso delle malefatte dell’Acea. Perché, se a Colli Aniene ci si è ormai quasi assuefatti all’allagamento delle strade, non ci si rassegna per il rifluire di acque fetide dalla rete fognaria con tutti i grossi danni che ne derivano.

Perché da sempre accade che, in prevalenza ma non necessariamente a seguito di forti rovesci di pioggia, acque melmose puzzolenti fuoriescano dai tombini allagando box, cantine e depositi di negozi e magazzini, esercizi commerciali, rimesse pubbliche e private, cantine e centraline elettriche.

Il ripetuto accadimento, pur se così esteso, ha da sempre lasciati indifferenti sia il Municipio che anche il Comune.

Sono stati i cittadini, come sempre, a lambiccarsi il cervello per individuare le cause e i responsabili del disastro ed alla fine cominciare ad individuare nel depuratore Acea il responsabile non solo della puzza avvertita nell’ampia zona che va dal quartiere Collatino a Casal Bruciato, da Ponte Mammolo a  San Basilio fino a Tor Cervara, ma anche degli allagamenti ricorrenti.

Allagamenti causati nello specifico, come si sostiene, dall’ampliamento progressivo spropositato del depuratore negli anni e della negligenza verso l’apposito sistema idraulico sito tra via degli Alberini e via F. Compagna, preposto ad inibire i riflussi dei liquami allorquando traboccano specie in circostanze particolari complici le forti piogge.

A nulla sono serviti più di trent’anni di proteste da parte di questo esteso territorio; l’Acea ha dapprima fatto orecchie da mercante, poi ha provato ad attribuire il fenomeno ad altre cause, infine messa alle strette ha continuato a promettere la definitiva cessazione dei malesseri. Promesse, sempre legate al compimento di migliorie in corso d’opera. Nel frattempo però continuava l’ampliamento di un impianto che, fino dal suo sorgere, aveva mostrato di mal conciliarsi con gli agglomerati di edifici che continuavano a stringerglisi intorno.

Tant’è vero che alla prima metà degli anni ’70, ancora prima che Colli Aniene sorgesse, Ponte Mammolo, Rebibbia e Pietralata già protestavano contro la “puzza di kakka” (sic): scritte a caratteri cubitali sulla Tiburtina e via Grotta di Gregna dicevano testualmente: “Il depuratore Roma Est deve funzionare bene!”

Il problema, all’epoca e a parere di esperti, si sarebbe potuto eliminare soltanto trasferendo il fastidioso complesso lontano dall’abitato. L’Acea però non solo ha lasciato lì l’impianto, ma ha proseguito nell’ingrandirlo e curare in definitiva i propri interessi, pur sapendo dei disagi e della vera sofferenza che avrebbe arrecato.
E dalle contese a cui era ben abituata a destreggiarsi, i cittadini ne sono sempre usciti puntualmente sconfitti.

Intanto l’azienda spendeva un fiume di danaro pubblico che, visti i risultati, sono serviti solo ad ampliare oltre misura l’impianto in previsione di un utilizzo più consistente. Infatti, in seguito, ha raccolto i liquami di vari impianti messi sotto sequestro dall’Autorità Giudiziaria e per utilizzare al meglio l’impianto allacciava i collettori di Ponte di Nona e Frascati, raddoppiato la quantità dei liquami da depurare.

Ora Colli Aniene prepara nuove proteste e intende portare la questione in Campidoglio, perché venga preparato un progetto “… i fondi ci sono – tuona il blog locale – Come hanno raccontato i vari telegiornali nell’ultima tragica alluvione in Toscana, i fondi per intervenire su questo problema sono stati già stanziati: la Presidenza del Consiglio ha 7,7 miliardi di euro da spendere entro il 2023 per il piano anti dissesto del territorio. Una somma immensa alla quale sembra che i Comuni italiani, per mancata conoscenza o incapacità o altro, non sono in grado di presentare progetti”.

(foto archivio Abitare A)

Federico Carabetta

Vedi anche


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti