Caso elettrosmog: assoluzione per Radio Vaticana

Con la sentenza in Appello ribaltata la precedente sentenza
Enzo Luciani - 5 giugno 2007
Con la sentenza in appello e l’assoluzione per Radio Vaticana si chiude la vertenza sul caso elettrosmog dopo sei anni dall’inizio del processo che ha portato sul banco degli imputati i vertici di Radio Vaticana. Dopo due dalla condanna in primo grado (10 giorni d’arresto con sospensione condizionale), padre Pasquale Borgomeo, già direttore generale dell’emittente, e il cardinale Roberto Tucci, ex presidente del comitato di gestione, sono stati assolti dall’accusa di “getto pericoloso di cose”.
«Il fatto contestato non è previsto dalla legge italiana come reato» lo ha deciso la seconda corte d’appello di Roma presieduta da Vincenzo Roselli. L’inquinamento elettromagnetico in Italia non esiste. Almeno per il codice.
Questa la cronistoria della vicenda. – L’attività del Centro Trasmittente della Radio Vaticana a Santa Maria di Galeria, divenne oggetto di polemiche nel 2001. Il contenzioso verteva sulla osservanza o meno delle nuove normative sulle emissioni elettromagnetiche. Il problema fu affrontato e risolto prima dell’estate nel quadro delle trattative fra Italia e Santa Sede svolte in una apposita Commissione bilaterale. Ciononostante alcune associazioni ambientalistiche, comitati e residenti nella zona introdussero contro la Radio Vaticana una causa penale, con l’accusa di aver diffuso “radiazioni elettromagnetiche atte ad offendere o molestare persone residenti nelle aree circostanti, arrecando alle stesse disagio, disturbo, fastidio e turbamento”. A tre dirigenti dell’Emittente venne imputato il reato di “getto pericoloso di cose”, in violazione all’art. 674 del Codice Penale. Di qui il processo, che in una prima fase si concluse il 19 febbraio 2002 con la dichiarazione del giudice di non doversi procedere per difetto di giurisdizione, in forza del Trattato Lateranense, riconoscendo la Radio Vaticana come Ente Centrale della Chiesa Cattolica. Una successiva sentenza della Cassazione, il 9 aprile 2003, non accoglieva tuttavia tale interpretazione, e rinviava quindi la causa al Tribunale. Il 23 ottobre dello stesso anno iniziava una nuova fase del processo, durata un anno e mezzo, che, dopo numerose udienze, giungeva a conclusione con la condanna del padre Borgomeo e del card. Tucci a 10 giorni di arresto, con sospensione della pena. Questa sentenza è stata impugnata dalla Radio Vaticana avanti la Corte di Appello di Roma, il cui procedimento di secondo grado si è aperto il 12 dicembre 2006 e si è concluso con la sentenza del 4 giugno.
 
I commenti alla sentenza – Con quella del 4 giugno la precedente sentenza, che individuava fatti e la responsabilità dei due alti prelati non solo è stata ribaltata ma demolita. Il presunto inquinamento elettromagnetico provocato da Radio Vaticana a Cesano e nelle zone limitrofe, per la Corte d’appello non è previsto dalla legge.
Accolta la tesi della difesa (gli avvocati Franco Coppi, Marcello Melandri ed Eugenio Pacelli) che ha espresso la sua soddisfazione: “La decisione – ha commentato Melandri – non entra nel merito, presenza o meno delle onde elettromagnetiche, ma si sofferma sulla contestazione mossa. La sentenza ha riconosciuto, come abbiamo sempre sostenuto, che il getto pericoloso di cose non è configurabile in relazione all’emissione di onde elettromagnetiche”.
Dura viceversa è stata la reazione dei Comitati e associazioni schierate contro Radio Vaticana che faranno pressioni perché la procura generale presenti un ricorso in Cassazione. Ma sul presunto inquinamento elettromagnetico a nord della capitale, la procura ha da tempo aperto un altro fascicolo ipotizzando l’omicidio colposo. Tra gli altri sono indagati anche Borgomeo e Tucci. Ora è in corso una perizia epidemiologica disposta dal gip per verificare se sussista un nesso di causalità tra 19 morti di leucemia e onde elettromagnetiche.

Pesante la polemica del Codacons: “Il nuovo corso interventista della Chiesa ha colpito anche in tribunale, nonostante la Corte di Cassazione abbia dimostrato come l’energia elettrica debba considerarsi ‘cosa’ ai fini del reato contestato”. Augusto Rossi del comitato Bambini senza onde ha commentato: “Per me non è finita qui, anche se mi aspettavo questa conclusione”.


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