Archivio della Categoria 'Associazione inquilini e proprietari'

PERCHè TANTO INTERESSE DEL VICE SINDACO A VENDERE IL PATRIMONIO NON ERP?

martedì 29 luglio 2014

Il bilancio appeso al caso-patrimonio

“Approvare delibera sulla vendita degli immobili o la manovra è a rischio”
Prima una lettera del vicesindaco Luigi Nieri, poi un intervento diretto di Ignazio Marino: destinatario Mirko Coratti, presidente dell’Assemblea capitolina che da domani inizia la settimana decisiva per l’approvazione del bilancio. Una manovra che, però, come hanno segnalato Nieri e Marino alla maggioranza, rischia di andare in crisi senza l’approvazione di una delibera chiave, quella che riguarda la vendita del patrimonio immobiliare di Roma capitale.

Un atto approvato in giunta a ottobre 2013 che prevede la alienazione di 600 immobili, la metà aduso residenziale: incasso previsto 247 milioni di euro tra 2014 (130 milioni) e 2015 (117). «Considerando la delicatezza della fase di risanamento avviata dall’amministrazione nell’ambito del bilancio previsionale che stiamo discutendo, nonché del piano di rientro recentemente approvato —scriveva Nieri una settimana fa—la delibera relativa alla valorizzazione del patrimonio risulta uno strumento indispensabile per il corretto riallineamento dei conti di Roma capitale». Senza, insomma, crolla l’impalcatura del bilancio e, di conseguenza, anche quella del piano di rientro attualmente al vaglio del governo.

La fretta è dettata dai tempi tecnici per la vendita e per incassare le risorse previste, solo un primo passo rispetto alla rivoluzione prevista sulla gestione del patrimonio del Campidoglio. A fine ottobre, infatti, scadrà la proroga affidata alla Romeo spa che da anni gestisce la vendita e la valorizzazione degli immobili di edilizia residenziale pubblica di proprietà del Comune di Roma. Un rapporto conflittuale quello con la Romeo che si è complicato soprattutto negli ultimi mesi con lettere di diffida partite dall’avvocatura capitolina nei confronti dell’azienda che, secondo quanto riferisce il dipartimento patrimonio del Campidoglio, «da gennaio 2014 su 1207 pratiche funzionali alla vendita, ne ha rimandate agli uffici solo 227». In più, secondo il Comune, l’azienda «ha l’esclusivo possesso dei dati informatici e dell’archivio cartaceo del patrimonio di Roma e questo mette l’amministrazione capitolina in una posizione di sudditanza amministrativa e tecnica».

Al momento, infatti, il Campidoglio non avrebbe a disposizione l’elenco e le posizioni di chi vive nei 7.400 appartamenti di edilizia residenziale pubblica di sua proprietà. Anche per questo, insomma, prima della scadenza della proroga alla Romeo, verrà attivato un bando per riassegnare la gestione degli immobili che attualmente costa oltre 7 milioni di euro, comprese le spese per la manutenzione.

Intanto, però, c’è da accelerare sulla delibera sul patrimonio alla vigilia dell’inizio della settimana cruciale per il bilancio.

La maggioranza punta ad arrivare al voto finale per mercoledì, la giornata in cui inizierà la mobilitazione dei sindacati che protestano contro la manovra e per il salario accessorio. L’obiettivo di Marino è arrivare a giovedì, quando a Palazzo Chigi è in programma l’ennesima discussione tecnica sul piano di rientro, con il bilancio approvato.
(m.fv.)
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Anna Maria Addante: CONTINUIAMO A NON CAPIRE IL PERCHè DI QUESTO ECCESSIVO INTERESSE DEL VICE SINDACO NIERI A VENDERE IL PATRIMONIO DEL COMUNE E OSTACOLARE IN TUTTI I MODI LA VENDITA DEK PATRIMONIO ERP AI LEGGITTIMI ASSEGNATARI CHE HANNO VERSATO I FAMOSI 2MILA EURO DA CIRCA 5 ANNI. PERCHè NIERI HA TUTTO QUESTO URGENTE INTERESSE A VENDERE IL PATRIMONIO PRIVATO DEL COMUN E A PREZZI STRACCIATI INVECE DI VENDERE IL PATRIMONIO ERP AI LEGGITTIMI ASSEGNATARI? IL PATRIMONIO NON ERP CHE NIERI VUOLE VENDERE SONO GLI APPARTAMENTI CHE SI AFFACCIANO SU FONTANA DI TREVI ED ALTRO,AFFITTATI CLIENRTELARMENTE NEL CORSO DEGLI ANNI AGLI AMICI DEGLI AMICI O A EX IMPIEGATI COMUNALI SCALTRI CHE CI HANO SAPUTO FARE E QUESTI SIGNORI PAGANO L’AFFITTO COME SE FOSSE UN ALLOGGIO ERP.ORA NIERI NON PUò GRIDARE ALLO SCANDALO PERCHè LUI NON è UN NOVELLINO DEL COMUNE ,è STATO CON LE PRECEDENTI GIUNTE DI SX.ASSESSORE ALLE PERIFERIE PER CUI CONOSCEVA BENE LE COSE DEL COMUNE. TANTA SMANIA DI VENDERE TALE PATRIMONIO STA DIVENTANDO UN PO’ SOSPETTA IN QUANTO ENTREREBBERO AL CASSE DEL COMUNE GLI STESSI SOLDI SE NON DI PIù SE VENDESSE GLI IMMOBILI ERP.INOLTRE SAPPIAMO TUTTI COSA VUOL DIRE VENDERE ALL’ASTA TALI IMMOBILI. E IN MERITO ALLE FESSERIE CHE IL PATRIMONIO DICE IN MERITO ALLA ROMEO LE CHIARIREMO IN UN ARTICOLO SPECIFICO.

L’Ater di Frosinone un’azienda mangiasoldi e nulla facente

domenica 27 luglio 2014

Ma ne vogliamo parlare? ATER Frosinone un’azienda che gestisce settemila alloggi, ha 62 dipendenti, 3 interinali di cui 2 a part-time 4 dirigenti super pagati di cui uno è il direttore con laudo stipendio e un commissario.

E tutta queste gente che fa? Se risponde al vero che hanno circa 30milioni di morosità di assegnatari e occupanti che non pagano, se risponde al vero che hanno 18milioni di debito ( fatti come?), inoltre hanno avuto dal 2009 al 2013 circa 13milioni di entrate per vendita immobili, che fine hanno fatto questi soldi?

Inoltre vengo a sapere che questo eccezionale direttore che fa l’11 marzo 2014 con D.D. indice una specie di gara dove invita 5 società a presentarsi per il recupero crediti degli utenti cessati (ci poteva pensare prima ora gli mette il sale sulla coda) e per quelli non pignorabili (se sono impignorabili significa che sono nulla tenenti per cui che recupera?).

Ma ancora non soddisfatto fa subito un’altra D.D. addirittura per affidamento incarico per la PREDISPOSIZIONE del MODELLO di ORGANIZZAZIONE, GESTIONE e CONTROLLO in conformità al D.LGS 231/01 il CONTROLLO.

Spendendo così altri dodicimila euro, ma perché non poteva dare tale incarico a uno dei dirigenti? Anzi questo lo avrebbe dovuto fare il Commissario, che ancora non abbiamo capito che cosa fa e quali responsabilità assume.

Ma ancora non è finita perché c’è il seguito della prima D.D. la n.39 del 28/4/14 che nomina una commissione di gara per selezionare i 5 chiamati per la riscossione del debito di quelli che non ci sono più e degli insolventi.
Orbene indovinate chi c’è in questa Commissione? LUI L?ECCELLENTISSIMO DIRETTORE e altri due un dirigente e un funzionario.

Ma con velocità supersonica il21 maggio 2014 con D.D. n.46 da l’incaico all’Impresa di Roma:CONSORZIO NAZIONALE RISCOSSIONI (ATI) con sede a Roma in via Vittorio Veneto 116.
Da tale determina non si capisce il perché è stata affitata a questa, non si capisce se le altre invitate avevano fatto l’offerta, si capisce solo una cosa, la fretta di affidar a questa Impresa tale incarico.

Ora ci chiediamo da che data devono riscuotere tali debiti?, perché ci è capitato di vedere una lettera inviata ad un utente che sinceramente ci fa un po’ incazzare, perché a questo cittadino richiedono un debito dal gennaio 2012 al dicembre 2013 di euro7967,44 che per il debitore diventa di euro 9251,45.

Innanzitutto mi chiedo perché hanno fatto passare due anni prima di richiedere il debito e mi chiedo inoltre, ma tale lavoro non lo potevano fare i dipendenti, magari attraverso un progetto per la produttività?

Ma come cavolo lavorano a FROSINONE? QUESTA E’ LA RIPROVA DEL FALLIMENTO DELL’ATER DI FROSINONE E DI TUTTI COLORO CHE L’HANNO GESTITA fino ad oggi.

QUESTI PERSONAGGI DEBBONO ANDARE TUTTI A CASA NON POSSONO ESSERE RICICLATI PERCHE’ HANO DIMOSTRATO DI NON ESSERE ALL’ALTEZZA DEI LORO COMPITI E SOPRATUTTO DEGLI STIPENDI CHE SI SONO ELARGITI.

INOLTRE TROVO MOLTO SCONVENIENTE E FUORI LUOGO VISTA LA SITUAZIONE ECONOMICA SIA DELLE ATER, MA DEL PAESE CHE VENGANO PAGATE LE QUATTORDICESIME, E UN VERO SCANDALO, SO BENE DI FARMI MOLTI NEMICI CON QUESTO, MA IO SONO UNA PERSONA OBIETTIVA E QUANDO UNA COSA NON VA BENE LO DICO NON GUARDO A CHI TOCCA E’ SBAGLIATA E BASTA.

POTREI CAPIRE IN UN’AZIENDA CHE FA UTILI, MA IN UN’AZIENDA CHE RISCHIA DI PORTARE I LIBRI IN TRIBUNALE E’ VERAMENTE INCONCEPIBILE E ANCOR PIU’ INCONCEPIBILE CHE LA PRENDANO ANCHE I DIRIGENTI.

VERGOGNATEVI!!!!!!!!!

ATER Frosinone,tra tagli e prepensionamenti, scontro tra Sindacati e Vertici

domenica 27 luglio 2014

Stato di agitazione del personale all’Ater di Frosinone. In una nota inviata al Prefetto Emilia Zarrilli, ai vertici dell’Azienda territoriale dell’edilizia residenziale, al presidente della Regione Lazio e al sindaco di Frosinone, i sindacati spiegano le ragioni.

Antonio Sessa (Fp Cgil), Francesca Coscarella (Cisl Fp), Paolo Pandolfi (Uil Fpl) e Fabrizio Evangelisti (Fesica Confsal) scrivono: «Stante la gravità della situazione dichiariamo lo stato di agitazione di tutti i dipendenti dell’Ater di Frosinone».

Qualche giorno fa gli stessi sindacati avevano espresso tutta la loro contrarietà.
Nella lettera inviata al Prefetto si legge: «Abbiamo inviato una proposta articolata su due filoni: taglio dei costi e rimodulazione della spesa improduttiva (proponendo anche una riduzione temporanea dei costi del personale), rilancio dell’ente e necessaria riorganizzazione per recuperare maggiori ricavi.

Nell’ultimo incontro (11 luglio) l’Amministrazione non è voluta entrare nel merito delle proposte, piuttosto ha preferito presentare un accordo di solidarietà e di prepensionamento del personale.

Al nostro rifiuto di sottoscrivere la proposta, l’ente ha interrotto le trattative». Per i sindacati inoltre i contratti di solidarietà non possono essere applicaci all’Ater, trattandosi di Azienda pubblica economica e non commerciale. E argomentano: «C’è la necessità di un profondo mutamento nella gestione dell’Ater improntata alla trasparenza dei processi in una logica di efficienza ed economicità della stessa».
Quindi aggiungono: «Inoltre si evidenzia che, nonostante le varie proposte e sollecitazioni formulate dalle organizzazioni sindacali, ad utilizzare al meglio il personale interno e a tagliare tutte le consulenze in essere interna- lizzando i processi, l’Amministrazione ha provveduto ad affidare all’esterno ulteriori incarichi di consulenza». I dipendenti dell’Ater di Frosinone sono 62. A loro è giunta una lettera di solidarietà dei lavoratori e delle rappresentanze sindacali deir Ater della provincia di Roma.

C’è scritto: «Condividiamo al 100% la posizione assunta dai lavoratori dell’Ater di Frosinone. La vostra lotta è la nostra lotta».
Cor.Tre. AL PREFETTO

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Mi chiedo,ma questi Dirigenti che si sono dati stipendi da nababbi, non si vergognano? E mi fa specie che il Commissario è di estrazione socialista, ma si sa bene certe persone predicano bene e razzolano male.

Ma forse tutto questo astio deriva dal fatto che tutto ciò che hanno incassato in più dei 240 mila euro annui lo dovranno restituire?

Si perché non credo che basti restituire la quattordicesima, si perché prendevano anche la quattordicesima questi dirigenti, non gli bastava la tredicesima.

Ma è possibile che a questi personaggi non li controlla nessuno? Il loro operato è molto scadente vedendo la situazione dell’ATER di Frosinone, i cittadini si lamentano i dipendenti pure, forse è bene scioglierle queste ATER e mandare a casa questi personaggi che si sono arricchiti sulle spalle dei cittadini.

NIERI IL DITTATORE?

venerdì 25 luglio 2014

Queste le risposte avute stamane dall’ufficio Patrimonio del Comune di Roma

Impressione generale avuta:
persiste atteggiamento dilatorio con i soliti pretesti .

- abbiamo avuto risposte diverse a seconda della persona con cui si e’ parlato.

- la calendarizzazione dei rogiti e’ in ritardo: una impiegata sostiene che verranno chiamati prima i piu’ anziani!!

- per lo stabile di v. Cipolla le vendite sono bloccate x problemi di accatastamento e lavori straordinari che richiedono un nuovo prezzo di vendita

- asse ereditario: non trasferiscono la vendita agli eredi con le solite motivazioni di tipo “etico” sullo scopo delle case ERP e della verifica dei requisiti degli eredi.

Consiglio: far scrivere per porre il quesito!!!!!!! – superamento reddito (c’ersa una famiglia della Magliana con lo stesso problema): verra’ affrontato successivamente alle altre situazioni: tornare ALMENO fra un mese! Impressione generale avuta: persiste atteggiamento dilatorio con i soliti pretesti .

Ciao Annamaria, trovandomi fuori Roma ho letto la mai solo questa settimana, ti informo di aver provato a chiamare, come mi hai consigliato tu, la Dott.ssa Aceti, solo oggi sono riuscita a parlare con la sua segreteria, ma non con lei direttamente, mi hanno detto che non mi possono dare nessun tipo di informazione per via telefonica ma che devo recarmi direttamente lì per avere notizie in merito. Considerando che ricevono solo di giovedì, non so se potrò andarci il prossimo. Ti ringrazio sempre e comunque.

CARO ASSESSORE NIERI,NON CAPISCO PERCHE’ NON APPLICHI IL PARERE DELL’AVVOCATURA, TI SENTI SUPERIORE ALLA STESSA? L’AVVOCATURA HA EMESSO QUEL PARERE A SEGUITO DI SENTENZE, TU TI SENTI SUPERIORE ALLA MAGISTRATURA? PERCHE’ DICI CHE VENDETE, A CHI VENDETE? NON SI CAPISCE NULLA E NON STAI RISPETTANDO NE LE SENTENZE DEL TAR E NE QUANTO SCRITTO NEL PARERE DELL’AVVOCATURA,QUESTE COSE ACCADONO NELLE DITTATURE NO NEI REGIMI DEMOCRATICI. Le persone che sono andate ieri in assessorato hanno avuto queste risposte,così non può andare caro Nieri le leggi vanno rispettate come le sentenze altrimenti dillo chiaramente che tu non stai amministrando,ma stai applicando l’ideologia del tuo Partito in una pubblica Amministrazione e questa è cosa GRAVE!!! Spero che tu ti ravveda, comunque per tua informazione abbiamo inviato un esposto agli organi competenti.

P.S.Visto che gli alloggi si trovano nelle zone più disparate di Roma, mi sembra una vera e propria cattiveria non dare notizie per telefono e non mi dire per la riservatezza perché basta chiedere il numero di matricola dell’alloggio per questa.

LO STIPENDIO D’ORO DELL’AVV.TO FRIGENTI

venerdì 25 luglio 2014

Avvocati che guadagnano oltre 300 mila euro l’anno grazie a ricche indennità per procedimenti conclusi con patteggiamenti, transazioni, vizi di forma e prescrizioni. Dirigenti esterni e staff politici con stipendi d’oro, al servizio del sindaco Marino e dei suoi assessori. E poi la galassia dei dirigenti a tempo indeterminato, fra salari raddoppiati, indennità cumulate e premi ingiustificati. Mentre altri 24mila dipendenti capitolini che non superano i 1500 euro, pregano per non vedersi decurtate 250 euro, in media, dalle buste paga di maggio, per il salario accessorio. Eppure la relazione di più di trecento pagine redatta dal Mef, Ministero Economia e Finanze, parla chiaro e boccia l’operato del Campidoglio su tutti i fronti, mettendo in luce mancanze e gravi sprechi, ben più influenti sulle malridotte casse capitoline.

Sono 23 i capi area dell’Avvocatura Capitolina. Ognuno di loro guida un ufficio con decine di avvocati. Senza gli onorari, il loro compenso sarebbe di circa 100mila euro l’anno. Per mezzo di un regio decreto del 1933, questo stipendio va aumentato «dei compensi professionali dovuti a seguito di sentenza favorevole all’ente». Ma è sull’interpretazione di «sentenza favorevole» che nasce l’equivoco. Come sottolineato dal documento del Mef, citando la sentenza 847/2010 del Tar di Lecce, «la ripartizione ha luogo dopo che i titoli, in base ai quali le somme sono state riscosse, siano divenuti irrevocabili». Ecco invece cosa dice l’art. 20 del regolamento interno dell’Avvocatura: «Per decisione favorevole si intende qualsiasi provvedimento che rappresenti un indubbio vantaggio per l’Ente, anche economico, rispetto alle pretese degli avversari». E quindi anche «improcedibilità, estinzione, perenzione, inammissibilità, rinuncia agli atti del giudizio, difetto di giurisdizione, difetto di competenza, difetto di legittimazione ad agire, carenza di interesse e formule analoghe». Gli avvocati di Roma Capitale, insomma, rimpinguano la loro busta paga, più che per meriti sul campo, per gli errori commessi da altri. Ma c’è di più. È proprio il Mef a ricordare che «l’entità dell’indennità non può essere decisa dal beneficiario», come invece disposto dal regolamento dell’Avvocatura stessa. Una disposizione, secondo i tecnici del Tesoro, «illegittima». E pensare che il Comune paga una polizza alle Assicurazioni di Roma di ben 25 milioni di euro l’anno per «responsabilità civile verso terzi».
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Anna Maria Addante Ma vi rendete conto quanti soldi questi si prendono ogni mese senza avere ottenuto dei veri risultati.

Uno di questi paperoni è l’avv.to FRIGENTI che aveva fatto un parere che poi si è rimangiato perchè sbagliato e sono passati nel frattempo 4 anni e sapete quanto è lo stipendio annuo di questo scienziato ve lo dico subito, ma non vi incazzate EURO 299.964,91. Ma quando sbagliano non pagano nulla siamo sempre noi poveri disgraziati cittadini che paghiamo.

E questo è lo stipendio annuo lordo della dott.ssa ACETI,TOTALE ANNUO LORDO € 102.955,13.

la quale invece di applicare correttamente le leggi le interpreta a seconda della sua ideologia e volontà dell’assessore, è questa è correttezza amministrazione? Legalità? Trasparenza?

MI CHIEDO UNA FAMIGLIA DI LAVORATORI NORMALI GUADAGNERA’ CIRCA DUEMILA EURO AL MESE A VOLTE ANCHE MOLTO, MOLTO MENO E CI VANNO AVANTI CON TANTI SACRIFICI,TUTTI QUESTI SOLDI SONO UNO SCHIAFFO ALLA MISERIA E SOPRATUTTO ALLA DEMOCRAZIA PERCHE’ QUESTO NON E’ PIU’ UN PAESE DEMOCRATICO DA UN PEZZO E PURTROPPO GLI ARTEFICI DI CIO’ SONO STATI TUTTI CHI PIU’ E CHI MENO.
OCCORRE RIPORTARE LA NORMALITA’ IN QUESTO PAESE E BENE STA FACENDO RENZI A METTERE UN TETTO ALLE RETRIBUZIONI, MA DOVREBBE ANCHE LEGARLO AI RISULTATI E ALL’EFFICIENZA.

PARERE DELL’AVVOCATURA CON LE DOVUTE OSSERVAZIONI DI MERITO.

giovedì 24 luglio 2014

QUI è RIPORTATO IL PARERE CON LE DOVUTE OSSERVAZION

PARERE AVVOCATURA COMUNE DI ROMA

ROMA CAPITALE

Avvocatura
Avv. Guglielmo Frigenti
Dipartimento Patrimonio
III U.O. Alienazioni e Gestione ERP
I Servizio – Ufficio Alienazione
Prot.RF/2014/46601 F. 12/4416 Allegati n.

OGGETTO: Chiarimenti in ordine alla procedura di vendita de! patrimonio di edilizia residenziale pubblica di Roma Capitale

Con nota prot. 16160 del 10.7.2013 codesto Dipartimento ha sottoposto alla scrivente alcune problematiche che sono sorte nel corso dell’operazione di dismissione di alloggi ERP.
( E DAL 10 luglio 2013 SE NE è DATA COMUNICAZIONE SOLO NEL 2014 IN OCCASIONE DELLA CONVOCAZIONE DELLA COMMISSIONE PATRIMONIO,PERCHè SI è TACIUTO TUTTO QUESTO TEMPO?)

1) Superamento biennale dei Limiti di reddito per la decadenza dall’assegnazione

Con il primo quesito viene chiesto se “in riferimento al parere espresso da codesta Avvocatura con nota n. 7766 dell’8.11.2011 sul presupposto dell’accertamento da parte dell’Ente Gestore della risoluzione di diritto del contratto per superamento del reddito, trattandosi di immobile inserito in un piano di vendita, si possa comunque applicare l’art. 1 comma 9 della legge 560/1993’’. ( IN TALE PARERE L’AVVOCATURA E PRECISAMENTE IL FRIGENTI AVEVA SCRITTO CHE CHI SUPERAVA IL REDDITO NON POTEVA ACQUISTARE, CREANDO UN DANNO A TUTTI COLORO CHE SUPERAVANO TALE REDDITO. E QUESTO SAREBBE IL RESPONSABILE DEL SETTORE PATRIMONIO, A NOSTRO AVVISO UN INCOMPETENTE IN QUANTO COME ASSOCIAZIONE GLI FACEMMO NOTARE CHE IL SUO PARERE ERA ERRATO IN UNA RIUNIONE CHE TENEMMO CON L’ALLORA CAPO AVVOCATURA E L’AVV.TO FRIGENTI CON LA NOSTRA ASSOCIAZIONE E CON IL NOSTRO AVV,TO GALEANI.
ED EBBERO CONFERMA DI CIò ANCHE DALL’AVVOCATURA DELL’ATER DI ROMA, MA NONOSTANTE CIò L’AVV.TO FRIGENTI NON VOLLE MODIFICARE IL SUO PARERE SE NON DOPO CHE ANCHE IL TAR DIETE RAGIONE AD ALCUNI RICORRENTI MA SOLO IL 19 MAGGIO 2014.(consiglio di chiedere risarcimento danno agli interessati, inoltre, hanno anche sbagliato la data una volta è il 2011 e una volta il 2010,questa avvocatura è proprio affidabile non c’è che dire)

Al riguardo si osserva quanto segue.

Sulla questione relativa alla possibilità o meno di alienazione degli immobili di ERP in caso di superamento dei limiti di reddito la scrivente Avvocatura si è pronunciata con la sopra citata nota prot. 77766 dell’8.11.2010.

Tuttavia, alla luce di una pronuncia del Tribunale di Roma che ha statuito sull’argomento, si ritiene di dover rettificare il parere reso in precedenza.

Preliminarmente si ritiene opportuno riportare la normativa cui si fa riferimento, ossia parte dell’art. 1 della L. 560/1993 che statuisce come segue.

“6. Hanno titolo all’acquisto degli alloggi di cui al comma 4 gli assegnatari o i loro familiari conviventi, i quali conducano un alloggio a titolo di locazione da oltre un quinquennio e non siano in mora con il pagamento dei canoni e delle spese all’atto della presentazione della domanda di acquisto. In caso di acquisto da parte dei familiari conviventi è fatto salvo il diritto di abitazione in favore dell’assegnatario.

7. Gli assegnatari di cui al comma 6, se titolari di reddito familiare complessivo inferiore al limite fissato dal CIPE ai fini della decadenza dal diritto all’assegnazione, ovvero se ultrasessantenni o portatori di handicap, qualora non intendano acquistare l’alloggio condotto a titolo di locazione, rimangono assegnatari del medesimo alloggio, che non può essere alienato a terzi ad eccezione degli alloggi di cui al comma 2, lettera a), i quali possono essere alienati a terzi purché all’assegnatario venga garantita la prosecuzione della locazione sulla base della normativa vigente in materia di edilizia residenziale pubblica.
8.omìssis

9. I soggetti assegnatari di alloggio che non si trovino nelle condizioni di cui al comma 7 possono presentare domanda di acquisto dell’alloggio, in sede di prima applicazione della presente legge, entro due anni dalla data di entrata in vigore della stessa, ovvero entro un anno dall’accertamento, da parte dell’ente gestore, dell’avvenuta perdita della qualifica di assegnatario. Trascorsi tali termini, gli alloggi possono essere venduti a terzi purché in possesso dei requisiti previsti dalle norme vigenti per non incorrere nella decadenza dai diritto all’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica…”

Orbene, nel precedente parere la scrivente aveva ritenuto che il principio secondo cui l’alienazione degli alloggi di ERP deve essere indissolubilmente connessa con l’assegnazione degli stessi trovava una ulteriore conferma nel comma 3 dell’art. 50 della L.R. 27/06 che, riferendosi agli immobili non compresi nei piani di vendita, disponeva espressamente che coloro che superano per due anni consecutivi il limite di reddito previsto possono accettare, in luogo della risoluzione di diritto, l’applicazione di un nuovo canone maggiorato. Di qui si traeva la conclusione che per gli immobili compresi nei piani di vendita tale possibilità non sussisteva e, quindi, doveva essere applicata la decadenza dall’assegnazione con conseguente perdita del diritto ad acquistare.(CON QUESTA PRECISAZIONE SOTTOLINEANO ANCOR DI Più LA LORO INCOMPETENZA, IN QUANTO LA LEGGE 560/93 ALLA QUALE DOVEVA FARE RIFERIMENTO L’HANNO IGNORATA,NONOSTANTE LE NOSTRE RIPETUTE SEGNALAZIONI IN MERITO E INOLTRE LA LEGGE REGIONALE CITATA è CHIARISSIMA E SOLO LA MALAFEDE O UNA IDEOLOGIA POLITICA POTEVA FAR INTERPETRARE IN SENSO CONTRARIO COME HA FATTO L’AVVOCATURA DEL COMUNE E SOLO GRAZIE ALLA SENTENZA DEL TAR CHE SONO STATI COSTRETTI A TORNARE INDIETRO SUL LORO PARERE.

Tale interpretazione deve ritenersi superata alla luce di quanto affermato dal Tribunale nella recentissima sentenza 4024/2014, in cui era parte proprio l’Amministrazione capitolina, che rileva che “l’esame combinato delle due disposizioni (cfr. commi 7 e 9 della L. 560/1993) dà conto del senso della seconda cui si rifà la ricorrente; che sul punto deve intendersi che gli assegnatari che abbiano superato il limite reddituale debbono acquistare l’immobile se intendono restare all’interno dello stesso e a tal fine debbono presentare domanda o entro i due anni dall’entrata in vigore della legge o entro l’anno dall’avvenuto accertamento del superamento del limite detto onde evitare la vendita a soggetti terzi; che la disposizione sopra esaminata introduce una deroga ai principio di correlazione fra la qualità di assegnatario e ii diritto all’acquisto, deroga della quale va precisato l’ambito, sottolineando che la stessa riguarda il limite di reddito previsto dall’art. 11 lett. e), L.R. Lazio 12/99, mentre oggetto della contestazione mossa al ricorrente è il superamento del limite del valore dei beni patrimoniali di cui alla lettera c) dello stesso articolo; che non sembra possibile estendere la portata della deroga consentendo il riconoscimento del beneficio anche a coloro che difettano dei requisito patrimoniale in questione traducendosi tale estensione in una forzatura del dato letterale e risultando, di contro, tale preclusione coerente con la finalità dell’edilizia residenziale pubblica, consistente nell’apprestare soluzioni abitative a chi né è sprovvisto poiché, trovandosi in condizioni disagiate non è in grado di procurarselo alle condizioni del mercato delle locazioni; che, alla stregua delle su esposte considerazioni, l’acquisto, se consentito a soggetti il cui reddito familiare è superiore ai limiti di decadenza, resta precluso a coloro che sono titolari di immobili di valore superiore ad euro 100.000,00 ex art. 21 regolamento regione Lazio 2/2000, come modificato dall’art. 1 regolamento regionale 8/2008’’. (E SI CONTINUA NELL’ERRORE PUR DI SOSTENERE LE LORO TESI, PERCHè IL REGOLAMENTO CITATO E LA LEGGE 12/99 SONO LEGGI CHE DISCIPLINANO L’ASSEGNAZIONE E LA GESTIONE DELL’ALLOGGIO E NON LA VENDITA COME SI OSTINANO A FARE, IN QUANTO TUTTE LE LEGGI AI FINI DELLA VENDITA CHIEDONO UNA SOLA COSA CHE ABBIA IL CONTRATTO DA ALMENO 5 ANNI E CHE SIANO IN REGOLA CON I PAGAMENTI E NULL’ALTRO)

Per inciso tale interpretazione trova ulteriore sostegno nella circolare del Ministero dei Lavori Pubblici n. 31 del 30 giugno 1995.

In sostanza, quindi, anche agli assegnatari che superano il limite di reddito potrà essere consentito di acquistare l’alloggio; tuttavia -e la circostanza merita di essere sottolineata- se essi non esercitano tale facoltà gli alloggi potranno essere venduti a terzi, laddove gli assegnatari che non superano il limite di reddito, qualora non acquistino, ai sensi del comma 7 dell’art. 1 della L. 560/1993, rimangono assegnatari dell’alloggio che non può essere alienato a terzi.

2) Alienabilità degli immobili gravati da abusi edilizi sanzionabili

La questione concerne il rapporto tra le norme (art. 2 comma 59 della L. 662/96, art. 40 commi 5 e 6 della L. 47/85 e art. 7 comma 2 della L. 136/99) che prevedono la possibilità per i soggetti acquirenti di immobili di proprietà pubblica di presentare, entro il termine di centoventi giorni dalla sottoscrizione dell’atto di compravendita, la domanda di sanatoria, qualora l’immobile rientri nelle previsioni di sanabilità di cui al capo IV della L. 47/85, e l’art. 19 comma 14 del D.L. 78/2010 convertito nella L.122/2010 che prevede che gli atti di trasferimento di diritti reali su fabbricati già esistenti (tutti gli atti di trasferimento di diritti reali su fabbricati già esistenti) devono contenere, a pena di nullità, la dichiarazione della conformità allo stato di fatto dei dati catastali e delle planimetrie.( NON HANNO VENDUTO E DOVE HANNO VENDUTO GLI HANNO FATTO DEMOLIRE L’ABUSO PER VENDERGLI L’ALLOGGIO, ALTRO ABUSO DA PARTE DELL’AVVOCATURA CHE INVECE DI INTERPRETARE CON OGGETTIVITà LE LEGGI CI VIENE IL DUBBIO CHE VENGANO INTERPRETATE IN CHIAVE IDEOLOGICA POLITICA.

Esiste un’antinomia tra le due normative in quanto, da un lato il D.L. 78/2010 impone la conformità tra i dati catastali e le planimetrie depositate in catasto e lo stato di fatto dell’immobile oggetto del trasferimento; da altro lato con le altre norme sopra citate i! legislatore ha previsto la possibilità in caso di trasferimenti di alloggi di proprietà pubblica di sanare eventuali abusi edilizi -che, quindi, determinano difformità catastali- entro centoventi giorni dall’atto di trasferimento.(INORRIDISCO LEGGESSERO CON Più ATTENZIONE TALE DECRETO)
Al riguardo si ritiene che non possa farsi riferimento al criterio cronologico secondo cui “lex posterior derogat priori”, atteso che le norme che prevedono la possibilità di sanatoria, pur essendo antecedenti rispetto al D.L. 78/2010, hanno carattere di specialità (essendo riferite ai trasferimenti di immobili di proprietà pubblica).(MA VA!)

Ciò sta a significare, in altre parole, che deve darsi preferenza alle norme che prevedono la possibilità di sanatoria entro centoventi giorni dall’atto di trasferimento.
(MA NON MI DIRE E FINO AD OGGI CHI è STATO DANNEGGIATO DA TALE INTERPRETAZIONE CHE HA DOVUTO DEMOLIRE E CHI NON HA POTUTO ANCORA ACQUISTARE, ARRECANDO ANCHE UN PROBABILE DANNO ERARIALE AL COMUNE,SPERO CHE CHIEDA UN RISARCIMENTO DEL DANNO).
Stante quanto sopra si ritiene che, preliminarmente ai trasferimenti di proprietà, debba essere compiuto un sopralluogo nelle singole abitazioni in un momento non troppo lontano da quello dell’alienazione.

Nelle ipotesi in cui si riscontri una difformità tra la reale situazione dei luoghi e le planimetrie depositate in catasto dovranno essere effettuate Se necessarie variazioni catastali, laddove ciò sia possibile, anche previa presentazione di una DIA: trattasi di ipotesi in cui gli abusi sono di lieve entità.

Rimangono le ipotesi, che dovrebbero essere di numero ridotto, in cui l’abuso non è sanabile con una DIA. In tal caso -poiché presupposto per la variazione catastale è la sussistenza di un titolo che sani l’abuso- si ritiene che nell’atto debba essere inserita una planimetria riportante la esatta configurazione dei luoghi specificando che la situazione non è conforme a quella riportata in catasto ed evidenziando la possibilità di sanare, entro centoventi giorni, l’abuso riscontrato.

L’acquirente poi, reso edotto, così, dell’esistenza di abusi edilizi, potrà avvalersi delle norme che gli consentono di sanare l’abuso o, in alternativa, dovrà ripristinare la situazione antecedente essendo, in caso contrario, sanzionabile. In questo senso è opportuno che nell’atto di trasferimento l’acquirente renda apposita dichiarazione di essere edotto dello stato in cui gli viene venduto l’immobile e di essere consapevole della possibilità di poter sanare l’abuso nel termine di centoventi giorni impegnandosi in tal senso nonché, in caso di rigetto, a ripristinare la situazione antecedente all’abuso con esonero da responsabilità dell’ente venditore.(E TUTTO CIò L’AVVOCATURA LO VEDE SOLO ORA? E DAL 2010 CHE ESISTE IL PROBLEMA CHE HANNO IGNORATO SOPRATUTTO I DIRIGENTI DEL PATRIMONIO, Perché SE PER OGNI APPLICAZIONE DI LEGGE SI DEVONO RIVOLGERE ALL’AVVOCATURA IL COMUNE ELIMINASSE I DIRIGENTI E FACESSE GESTIRE TUTTO DALL’AVVOCATURA, MA CON UNA SELEZIONE MIGLIORE DEGLI AVVOCATI PER NON INCAPPARE IN SIMILI ERRORI.

Peraltro non adottando nessuna delle due soluzioni (sanare l’abuso o ripristinare la situazione antecedente) il nuovo acquirente non potrebbe, in seguito, alienare l’immobile.

3) Requisiti soggettivi per l’acquisto alloggio ERF

Si chiede se l’accertata titolarità in capo al futuro acquirente di una nuda proprietà sia impeditiva alla permanenza ed all’acquisto dell’alloggio ai sensi dell’art. 11 lett. c) della L.R. 12/99 ovvero se la nuda proprietà concorra esclusivamente nella determinazione del reddito dell’utilizzatore.

Sulla questione si rinvengono alcune decisioni -relative alle diverse legislazioni regionali in materia, tutte tra lori similari- orientate nei senso di negare rilevanza alla titolarità del diritto di nuda proprietà sul presupposto che la stessa non attribuisce alcun diritto esclusivo sull’immobile ma solo la titolarità di un’aspettativa alla cessazione di un pati e che essere titolari della nuda proprietà non significa disporre della casa a fini abitativi immediati, non essendo consentito al proprietario di fruire del bene a titolo di proprietà e, quindi, di destinarlo a propria abitazione.
(HANNO FATTO LA SCOPERTA DELL’AMERICA QUESTO PRINCIPIO è SEMPRE ESISTITO)
Viene precisato, infatti, che “la non possidenza ricorre in tutte le ipotesi in cui il possesso dell’alloggio ne comprenda il godimento, facoltà che non ricorre nel caso di titolarità dei diritto di proprietà” (C.S. 6179/2012); in altra pronuncia si legge che l’art. 2, lett. c) del dpr 30.12.1972 che prevede l’assegnazione di alloggi di ERP a chi non sia titolare di diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione…su un alloggio adeguato alle esigenze del proprio nucleo familiare non può interpretarsi nel senso di escludere il beneficio anche ai titolari di nuda proprietà” (C.S. 4632/2001).

4) Designazione dell’assegnatario all’acquisto

L’art 48 comma 4 lettera b) della L.R. 27/2006 prevede che: “hanno titolo all’acquisto degli alloggi di ERP, purché in regola con il pagamento del canone, degli oneri e delle indennità prima della stipula dell’atto di compravendita:
a) omissis;
b) i figli non conviventi dell’assegnatario, su richiesta dell’assegnatario, purché in possesso dei requisiti per la permanenza nell’assegnazione di alloggi di ERP”.

Viene chiesto parere in ordine al fatto se, nell’ipotesi di cui alla predetta lettera b), in caso di morte dell’assegnatario, il soggetto dallo stesso designato mantenga il diritto all’acquisto.

Al riguardo si ritiene di dover rispondere affermativamente.

Ed, infatti, con la norma di cui alla lettera b) il legislatore ha inteso estendere la facoltà di acquisto dell’immobile a soggetti diversi dall’assegnatario e dai componenti del nucleo familiare conviventi con lo stesso (ipotesi regolate dalla lettera a)) pur prevedendo delle limitazioni, ossia la sussistenza “dei requisiti per la permanenza nell’assegnazione di alloggi di ERP”.

Stante ciò non assume alcun rilievo il decesso dell’assegnatario purché, ovviamente, esso avvenga dopo l’avvenuta designazione.
Ragionando diversamente risulterebbe limitata la portata della norma, e, quindi, contraddetta la sua ratio, consistente -si ripete- nel consentire anche ai figli non conviventi designati dall’assegnatario, purché in possesso dei requisiti previsti, l’acquisto dell’alloggio di ERP.(TUTTO CIò OLTRE CHE DALLA LEGGE REGIONALE è STABILITO DAL CODICE CIVILE, L’AVVOCATURA NON LO RICORDAVA? E PER MAGGIORE PRECISAZIONE SE MUORE COLUI CHE HA RICEVUTO LA LETTERA DI ACQUISTO ED HA RISPOSTO AFFERMATIVAMENTE ALL’ACQUISTO VERSANDO ANCHE I 2000 EURO GLI EREDI ACQUISTANO IN QUANTO TALE DIRITTO SI TRASFERISCE CON L’EREDITà).

ringraziamo l’avvocatura che finalmente si è illuminata e che se ci avessero ascoltato sia il Patrimonio e sia la stessa avvocatura avremmo guadagnato tempo e il Comune avrebbe già da un pezzo incassato i soldi della vendita di tali immobili e viste le condizioni economiche in cui versa il Comune non so se si possa ravvisare un danno erariale.

INOLTRE, CI PIACEREBBE SAPERE I SOLDI VERSATI DAGLI ACQUIREN COMPRESI I 2000 EURO DI ANTICIPO DOVE SONO ANDATI A FINIRE, NON STARANNO PER CASO A RISORSE PER ROMA?

PARERE AVVOCATURA COMUNE DI ROMA

mercoledì 23 luglio 2014

ROMA CAPITALE

Avvocatura
Avv. Guglielmo Frigenti
Dipartimento Patrimonio
III U.O. Alienazioni e Gestione ERP
I Servizio – Ufficio Alienazione
Prot.RF/2014/46601 F. 12/4416 Allegati n.

OGGETTO: Chiarimenti in ordine alla procedura di vendita de! patrimonio di edilizia residenziale pubblica di Roma Capitale

Con nota prot. 16160 del 10.7.2013 codesto Dipartimento ha sottoposto alla scrivente alcune problematiche che sono sorte nel corso dell’operazione di dismissione di alloggi di ERP.

1) Superamento biennale dei Simiti di reddito per la decadenza dall’assegnazione

Con i! primo quesito viene chiesto se “in riferimento al parere espresso da codesta Avvocatura con nota n. 7766 dell’8.11.2011 sul presupposto dell’accertamento da parte dell’Ente Gestore della risoluzione di diritto del contratto per superamento del reddito, trattandosi di immobile inserito in un piano di vendita, si possa comunque applicare l’art. 1 comma 9 della legge 560/1993’’.

Al riguardo si osserva quanto segue.
Sulla questione relativa alla possibilità o meno di alienazione degli immobili di ERP in caso di superamento dei limiti di reddito la scrivente Avvocatura si è pronunciata con la sopra citata nota prot. 77766 dell’8.11.2010.

Tuttavia, alla luce di una pronuncia del Tribunale di Roma che ha statuito sull’argomento, si ritiene di dover rettificare il parere reso in precedenza.

Preliminarmente si ritiene opportuno riportare la normativa cui si fa riferimento, ossia parte dell’art. 1 della L. 560/1993 che statuisce come segue:

“6. Hanno titolo all’acquisto degli alloggi di cui al comma 4 gli assegnatari o i loro familiari conviventi, i quali conducano un alloggio a titolo di locazione da oltre un quinquennio e non siano in mora con il pagamento dei canoni e delle spese all’atto della presentazione della domanda di acquisto. In caso di acquisto da parte dei familiari conviventi è fatto salvo il diritto di abitazione in favore dell’assegnatario.

7. Gli assegnatari di cui al comma 6, se titolari di reddito familiare complessivo inferiore al limite fissato dal CIPE ai fini della decadenza dal diritto all’assegnazione, ovvero se ultrasessantenni o portatori di handicap, qualora non intendano acquistare l’alloggio condotto a titolo di locazione, rimangono assegnatari del medesimo alloggio, che non può essere alienato a terzi ad eccezione degli alloggi di cui al comma 2, lettera a), i quali possono essere alienati a terzi purché all’assegnatario venga garantita la prosecuzione della locazione sulla base della normativa vigente in materia di edilizia residenziale pubblica.
8.omìssis

9. I soggetti assegnatari di alloggio che non si trovino nelle condizioni di cui al comma 7 possono presentare domanda di acquisto dell’alloggio, in sede di prima applicazione della presente legge, entro due anni dalla data di entrata in vigore della stessa, ovvero entro un anno dall’accertamento, da parte dell’ente gestore, dell’awenuta perdita della qualifica di assegnatario. Trascorsi tali termini, gli alloggi possono essere venduti a terzi purché in possesso dei requisiti previsti dalle norme vigenti per non incorrere nella decadenza dai diritto all’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica…”

Orbene, nel precedente parere la scrivente aveva ritenuto che il principio secondo cui l’alienazione degli alloggi di ERP deve essere indissolubilmente connessa con l’assegnazione degli stessi trovava una ulteriore conferma nel comma 3 dell’art. 50 della L.R. 27/06 che, riferendosi agli immobili non compresi nei piani di vendita, disponeva espressamente che coloro che superano per due anni consecutivi il limite di reddito previsto possono accettare, in luogo della risoluzione di diritto, l’applicazione di un nuovo canone maggiorato. Di qui si traeva la conclusione che per gli immobili compresi nei piani di vendita tale possibilità non sussisteva e, quindi, doveva essere applicata la decadenza dall’assegnazione con conseguente perdita del diritto ad acquistare.

Tale interpretazione deve ritenersi superata alla luce di quanto affermato dal Tribunale nella recentissima sentenza 4024/2014, in cui era parte proprio l’Amministrazione capitolina, che rileva che “l’esame combinato delle due disposizioni (cfr. commi 7 e 9 della L. 560/1993) dà conto del senso della seconda cui si rifà la ricorrente; che sul punto deve intendersi che gli assegnatari che abbiano superato il limite reddituale debbono acquistare l’immobile se intendono restare all’interno dello stesso e a tal fine debbono presentare domanda o entro i due anni dall’entrata in vigore della legge o entro l’anno dall’awenuto accertamento del superamento del limite detto onde evitare la vendita a soggetti terzi; che la disposizione sopra esaminata introduce una deroga ai principio di correlazione fra la qualità di assegnatario e ii diritto all’acquisto, deroga deila quale va precisato l’ambito, sottolineando che la stessa riguarda il limite di reddito previsto dall’art. 11 lett. e), L.R. Lazio 12/99, mentre oggetto della contestazione mossa al ricorrente è il superamento del limite del valore dei beni patrimoniali di cui alla lettera c) dello stesso articolo; che non sembra possibile estendere la portata della deroga consentendo il riconoscimento del beneficio anche a coloro che difettano dei requisito patrimoniale in questione traducendosi tale estensione in una forzatura del dato letterale e risultando, di contro, tale preclusione coerente con la finalità dell’edilizia residenziale pubblica, consistente nell’apprestare soluzioni abitative a chi né è sprovvisto poiché, trovandosi in condizioni disagiate non è in grado di procurarselo alle condizioni del mercato delle locazioni; che, alla stregua delle su esposte considerazioni, l’acquisto, se consentito a soggetti il cui reddito familiare è superiore ai limiti di decadenza, resta precluso a coloro che sono titolari di immobili di valore superiore ad euro 100.000,00 ex art. 21 regolamento regione Lazio 2/2000, come modificato dall’art. 1 regolamento regionale 8/2008’’.

Per inciso tale interpretazione trova ulteriore sostegno nella circolare de! Ministero dei Lavori Pubblici n. 31 del 30 giugno 1995.

In sostanza, quindi, anche agli assegnatari che superano il limite di reddito potrà essere consentito di acquistare l’alloggio; tuttavia -e la circostanza merita di essere sottolineata- se essi non esercitano tale facoltà gli alloggi potranno essere venduti a terzi, laddove gli assegnatari che non superano il limite di reddito, qualora non acquistino, ai sensi del comma 7
dell’art. 1 della L. 560/1993, rimangono assegnatari dell’alloggio che non può essere alienato a terzi.

2) Alienabilità degli immobili gravati da abusi edilizi sanzionabili

La questione concerne il rapporto tra le norme (art. 2 comma 59 della L. 662/96, art. 40 commi 5 e 6 della L. 47/85 e art. 7 comma 2 della L. 136/99) che prevedono la possibilità per i soggetti acquirenti di immobili di proprietà pubblica di presentare, entro il termine di centoventi giorni dalla sottoscrizione dell’atto di compravendita, la domanda di sanatoria, qualora l’immobile rientri nelle previsioni di sanabilità di cui al capo IV della L. 47/85, e l’art. 19 comma 14 del D.L. 78/2010 convertito nella L.122/2010 che prevede che gli atti di trasferimento di diritti reali su fabbricati già esistenti (tutti gli atti di trasferimento di diritti reali su fabbricati già esistenti) devono contenere, a pena di nullità, la dichiarazione della conformità allo stato di fatto dei dati catastali e delle planimetrie.

Esiste un’antinomia tra le due normative in quanto, da un lato il D.L. 78/2010 impone la conformità tra i dati catastali e le planimetrie depositate in catasto e lo stato di fatto dell’immobile oggetto del trasferimento; da altro lato con le altre norme sopra citate i! legislatore ha previsto la possibilità in caso di trasferimenti di alloggi di proprietà pubblica di sanare eventuali abusi edilizi -che, quindi, determinano difformità catastali- entro centoventi giorni dall’atto di trasferimento.

Al riguardo si ritiene che non possa farsi riferimento al criterio cronologico secondo cui “lex posterior derogat priori”, atteso che le norme che prevedono la possibilità di sanatoria, pur essendo antecedenti rispetto al D.L. 78/2010, hanno carattere di specialità (essendo riferite ai trasferimenti di immobili di proprietà pubblica).

Ciò sta a significare, in altre parole, che deve darsi preferenza alle norme che prevedono ìa possibilità di sanatoria entro centoventi giorni dall’atto di trasferimento.

Stante quanto sopra si ritiene che, preliminarmente ai trasferimenti di proprietà, debba essere compiuto un sopralluogo nelle singole abitazioni in un momento non troppo lontano da quello dell’alienazione.

Nelle ipotesi in cui si riscontri una difformità tra la reale situazione dei luoghi e le planimetrie depositate in catasto dovranno essere effettuate Se necessarie variazioni catastali, laddove ciò sia possibile, anche previa presentazione di una DIA: trattasi di ipotesi in cui gli abusi sono di lieve entità.

Rimangono le ipotesi, che dovrebbero essere di numero ridotto, in cui l’abuso non è sanabile con una DIA. In tal caso -poiché presupposto per la variazione catastale è la sussistenza di un titolo che sani l’abuso- si ritiene che nell’atto debba essere inserita una planimetria riportante la esatta configurazione dei luoghi specificando che la situazione non è conforme a quella riportata in catasto ed evidenziando la possibilità di sanare, entro centoventi giorni, l’abuso riscontrato.

L’acquirente poi, reso edotto, così, dell’esistenza di abusi edilizi, potrà avvalersi delle norme che gli consentono di sanare l’abuso o, in alternativa, dovrà ripristinare la situazione antecedente essendo, in caso contrario, sanzionabile. In questo senso è opportuno che nell’atto di trasferimento l’acquirente renda apposita dichiarazione di essere edotto dello stato in cui gli viene venduto l’immobile e di essere consapevole della possibilità di poter sanare l’abuso nel termine di centoventi giorni impegnandosi in tal senso nonché, in caso di rigetto, a ripristinare la situazione antecedente all’abuso con esonero da responsabilità dell’ente venditore.

Peraltro non adottando nessuna delle due soluzioni (sanare l’abuso o ripristinare la situazione antecedente) il nuovo acquirente non potrebbe, in seguito, alienare l’immobile.

3) Requisiti soggettivi per l’acquisto alloggio ERF

Si chiede se l’accertata titolarità in capo al futuro acquirente di una nuda proprietà sia impeditiva alla permanenza ed all’acquisto dell’alloggio ai sensi dell’art. 11 lett. c) della L.R. 12/99 ovvero se la nuda proprietà concorra esclusivamente nella determinazione del reddito dell’utilizzatore.

Sulla questione si rinvengono alcune decisioni -relative alle diverse legislazioni regionali in materia, tutte tra lori similari- orientate nei senso di negare rilevanza alla titolarità del diritto di nuda proprietà sul presupposto che la stessa non attribuisce alcun diritto esclusivo sull’immobile ma solo la titolarità di un’aspettativa alla cessazione di un pati e che essere titolari della nuda proprietà non significa disporre della casa a fini abitativi immediati, non essendo consentito al proprietario di fruire del bene a titolo di proprietà e, quindi, di destinarlo a propria abitazione.

Viene precisato, infatti, che “la non possidenza ricorre in tutte le ipotesi in cui il possesso dell’alloggio ne comprenda il godimento, facoltà che non ricorre nel caso di titolarità dei diritto di proprietà” (C.S. 6179/2012); in altra pronuncia si legge che l’art. 2, lett. c) del dpr 30.12.1972 che prevede l’assegnazione di alloggi di ERP a chi non sia titolare di diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione…su un alloggio adeguato alle esigenze del proprio nucleo familiare non può interpretarsi nel senso di escludere il beneficio anche ai titolari di nuda proprietà” (C.S. 4632/2001).

4) Designazione dell’assegnatario all’acquisto

L’art 48 comma 4 lettera b) della L.R. 27/2006 prevede che: “hanno titolo all’acquisto degli alloggi di ERP, purché in regola con il pagamento del canone, degli oneri e delle indennità prima della stipula dell’atto di compravendita:
a) omissis;
b) i figli non conviventi dell’assegnatario, su richiesta dell’assegnatario, purché in possesso dei requisiti per la permanenza nell’assegnazione di alloggi di ERP”.

Viene chiesto parere in ordine al fatto se, nell’ipotesi di cui alla predetta lettera b), in caso di morte dell’assegnatario, il soggetto dallo stesso designato mantenga il diritto all’acquisto.

Al riguardo si ritiene di dover rispondere affermativamente.

Ed, infatti, con la norma di cui alla lettera b) il legislatore ha inteso estendere la facoltà di acquisto deH’immobile a soggetti diversi dall’assegnatario e dai componenti del nucleo familiare conviventi con lo stesso (ipotesi regolate dalla lettera a)) pur prevedendo delle limitazioni, ossia la sussistenza “dei requisiti per la permanenza nell’assegnazione di alloggi di ERP”.

Stante ciò non assume alcun rilievo il decesso dev’assegnatario purché, ovviamente, esso avvenga dopo l’avvenuta designazione.
Ragionando diversamente risulterebbe limitata la portata della norma, e, quindi, contraddetta la sua ratio, consistente -si ripete- nel consentire anche ai figli non conviventi designati dall’assegnatario, purché in possesso dei requisiti previsti, l’acquisto dell’alloggio di ERP.

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• L’Assessore Nieri e la dott.Aceti questo parere dovevano inviarlo alla Romeo affinchè la stessa procedesse nell’invio delle pratiche per la vendita,ma questo ancora non è stato fatto.E’ stata solo inviata una e-mail senza firma dove parla solo di coloro che superano il reddito.Caro Assessore la politica del tuo Partito la devi fare fuori dal Comune ,nel Comune devi applicare le leggi che ti piacciano o no.Non siamo in un regime ,ma in democrazia.
• La trasmissione di Selli che sappiamo è molto compiacente con i politici ha voluto dare una mano a Nieri ,ma le bugie hanno le gambe corte caro Nieri.

COMUNICATO IMPORTANTE e URGENTE

mercoledì 23 luglio 2014

GIOVEDI 24 luglio alle ore 10.30 appuntamento all’assessorato al Patrimonio del Comune di Roma, per verificare le cose dette dall’assessore Nieri alla trasmissione di Amministratori e cittadini andata in onda il 22 luglio.

L’assessore non ha risposto alle domande fatte specialmente in merito al parere dell’avvocatura, inoltre ha tergiversato su altre domande ed ad alcune non ha proprio risposto.

Pertanto invito tutti coloro che sono interessati all’acquisto del loro alloggio di essere presenti GIOVEDI 24 luglio H.10.30

Piazza da Verazzano 7

Chiudiamo l’Assessorato alle Politiche Abitative del Comune di Roma, non serve a nulla!!!!!

martedì 22 luglio 2014

Alla c.a. della sig.ra Annamaria Addante

Come da colloqui intercorsi questa mattina, Le descrivo brevemente la mia problematica del cambio consensuale di alloggio.

Sono la sig,ra …………, inquilina Ater, sto facendo (ce provo!) un cambio consensuale di appartamento con altra inquilina sig.ra ………… inquilina Romeo.

Abbiamo gia consegnato tutta la documentazione necessaria richiestami (tutta) che sta in via Gambellotti (sede distaccata della Romeo), tranne il nullaosta della Ater che il dott. Follega ha inviato,invece, al Comune di Roma, e lo ha la sig.ra Vinciguerra.

Tale suddetta sig,ra Vinciguerra, al momento del mio contatto per chiarire a che punto è la mia situazione in data odierna, mi viene a dire che il nullaosta dell’Ater deve essere spedito NON AL COMUNE MA ALLA ROMEO.

In seguito a tal novità, ho ritelefonato prontamente al dott. Follega, dicendomi,invece, che lui non è tenuto a spedire nulla alla Romeo ma solo al Comune perchè i rapporti con la Romeo ce li ha il Comune…
(giustamente)

In ultima analisi, mi dica Lei come uscirne fuori da questo scaricabarili….

QUESTO è IL COMUNE DI ROMA, OVVERO UN CASINO UN VERO BORDELLO DOVE NESSUNO FA IL SUO DOVERE.

L’ASSESSORATO ALLE POLITICHE ABITATIVE è ORMAI ALLO SFASCIO, INOLTRE IL PERSONALE è STATO LA GRAN PARTE SOSTITUITO (chi ha potuto è scappato perché non si capisce più nulla in quegli uffici, c’è solo caos e incompetenza)

BASTI PENSARE CHE IL PERSONALE CHE FINO A IERI SI OCCUPAVA DELL’UFFICIO ELETTORALE E STATO SPOSTATO ALLE POLITICHE ABITATIVE, PER CUI DOBBIAMO RICOMINCIARE DALL’A,B,C.

TUTTO QUESTO GRAZIE A CHI? A UN ASSESSORE ALLA CASA CHE SE NE FREGA DI CONTROLLARE TALE ASSESSORATO? DI UN ASSESSORE AL PERONALE CHE CONSENTE TALI TRASFERIMENTI SCELLERATI? DI UN SINDACO CHE NON VEDE LONTANO Più DEL SUO NASO?

E VORREI DIRE ALLA VINCIGUERRA CHE ERA SUO COMPITO INVIARE ALLA ROMEO IL NULLA OSTA DELL’ATER DI ROMA.

MA LA VINCIGUERRA è LA CLASSICA PERSONA CHE COMPLICA LE COSE SEMPLICI.

ORA IL DOTT.FOLLEGA AL QUALE HO CHIESTO UNA CORTESIA STAMANE HA INVIATO IL FAX ALLA ROMEO, MA NON COMPETAVA AL DOTT.FOLLEGA, MA BENSì ALLA VINCIGUERRA, LA QUALE CHIACCHIERA,CHIACCHIERA E NON CONCLUDE MAI NULLA E INOLTRE NON RISPONDE MAI AL TELEFONO.

Ringrazio l’Ater e il dott.Follega che ha dimostrato capacità intelligenza e disponibilità, che ha seguito della telefonata disperata dell’interessata se ne è fatto carico e ha invviato lui stesso alla Romeo il N.O anche se non era tenuto a farlo.

LO SCIVOLO??????ALL’ATER OGGETTO MISTERIOSO

martedì 22 luglio 2014

Dalle piccole cose si vede l’efficienza di una azienda e l’Ater di Roma nonostante tutti gli sforzi del Commissario e del direttore non mi sembra che faccia bella figura, o dobbiamo pensare che c’è un boicottaggio in atto?

E’ stato chiesto più volte uno scivolo per consentire ad una persona disabile di poter uscire di casa in viale dei caduti della resistenza 853, sono passati sei mesi e dello scivolo nessuna traccia.

Personalmente ho contattato la direzione e l’arch. Tamietto più volte, ma dello scivolo nonostante le promesse nessuna traccia.

Per fare uno scivolo su tre gradini non è un impresa difficile e eccessivamente costosa, perché non viene fatto?

E’ giusto costringere una persona agli arresti domiciliari per incuria dell’Ater?

Tra l’altro questa persona è anche caduta e si è fatta male a causa di quei gradini, non riusciamo a capire questo rifiuto ovvero questa negligenza e menefreghismo nei confronti di chi non è abile.

Grazie ATER DI ROMA