Archivi categoria: Associazione inquilini e proprietari

L’INDECENZA DELL’ATER DI ROMA CHE CONTINUA A CHIEDERE SOLDI NON DOVUTI E COMUNQUE SE VERI ORMAI PRESCRITTI.

MI CHIEDO COME SIA POSSIBILE MANTENERE ANCORA IN PIEDI UN’AZIENDA COME L’ATER DI ROMA, CHE NON HA NULLA DI LEGALE E TRASPARENTE, CHE CONTINUA A TARTASSARE GLI IGNARI CITTADINI RICHIEDENDO LORO PAGAMENTI DI DEBITI INESISTENTI.

QUESTO DIRETTORE, PROFUMATAMENTE PAGATO, HA VERAMENTE FINITO DI ROVINARE TALE AZIENDA, CREANDO UFFICI CHE HANNO SOLO AUMENTATO LA CONFUSIONE E L’OPACITA’, UFFICI CHE CHIEDONO SOLDI A CHI HA TUTTO PAGATO E DIMOSTRABILE E CHE NULLA DEVE.

PROPRIETARI CHE AL MOMENTO  CHE CHIEDONO L’ESTINZIONE DEL DIRITTO DI PRELAZIONE, VENGONO RICATTATI CON RICHIESTE DI DEBITI INESISTENTI.

A QUESTA FAMIGLIA COME A TANTE ALTRE,GIA’ GLI ERA STATA INVIATA UNA RACCOMANDATA PROT.64076 DEL 18 OTTOBRE (SENZA INDICARE L’ANNO) A FIRMA DEL DOTT.MAZZETTO, LETTERA MAFIOSA TERRORISTICA, CON LA QUALE SI RICHIEDONO EURO1.346,91 PIU’ EURO 1.629,78 DI INTERESSI DI MORA AL TASSO CONTRATTUALMENTE FISSATO NELL’ATTO DI CESSIONE, SE FOSSERO VERI SAREBBERO ORMAI PRESCRITTI.

A TALE  RICHIESTA TERRORISTICA MAFIOSA NELLA QUALE LETTERA SI CITA UN ARTICOLO DEL CODICE CIVILE IMPROPRIAMENTE, E’ STATO RISPOSTO CON RACCOMANDATA CHIEDENDO L’INVIO DEL DETTAGLIO ANALITICO DI TALI PRESUNTI DEBITI, CHE A TUTT’OGGI ANCORA NON SONO PERVENUTI, ED E’ TRASCORSO UN ANNO.

E IN MERITO ALL’ESTINZIONE DEL DIRITTO DI PRELAZIONE RICHIESTO DAGLI EREDI LA DOTT.SSA DE DENARO, IN BASE A QUALI DATI ANCORA NON CI E’ DATO DI SAPERLO, SI PERMETTE DI SCRIVERE  CHIEDENDO COPIA CARTACEA DEI PAGAMENTI EFFETTUATI DA AGOSTO 1995 A LUGLIO 2005,(LA DOTT.SSA DEDENARO DOVREBBE SAPERE CHE DOPO 10 ANNI NON SI E’ TENUTI PIU’ A MANTENERE  TALI DOCUMENTI) PER CONSENTIRE ALL’AZIENDA LA VERIFICA NECESSARIA DELL’INTEGRALE PAGAMENTO DEL PREZZO DELL’ALLOGGIO, MA CARA DOTTORESSA  VI RENDETE CONTO DI CIO’ CHE DITE E CHE SCRIVETE? IN QUANTO OGGI NON RISULTANO VERSATE ALCUNE RATE  DEL PERIODO 1995/2001, SENZA INDICARE QUALI RATE SIANO, IN UN LASSO DI TEMPO DI BEN SEI ANNI, MA SIETE FOLLI?!?!

QUESTO MODO DI LAVORARE E’ INDEGNO E RICATTATORIO, SI DA IL CASO CHE LA PRATICA IN QUESTIONE DA ME CONOSCIUTA BENISSIMO E’ STATO TUTTO PAGATO,ANZI A QUESTO SIGNORE GLI HANNO FATTO PAGARE ANCHE DI PIU’ DI CIO’ CHE DOVEVA PAGARE, GLI FECERO PAGARE LA MOROSITA’ INESISTENTE, ESSENDO LUI UN EX INCIS.

SE LA DOTT.SSA DEDENARO E IL SUO DIRETTORE SI PRODIGASSERO A RIMETTERE IN ORDINE TUTTO IL CARTACEO E LO STESSO ARCHIVIO TELEMATICO IN LORO POSSESSO RENDEREBBERO COSI L’UFFICIO  FUNZIONANTE E NON PERDEREBBERO PIU’ TEMPO A SCRIVERE TALI FESSERIE.

LA PERSONA IN QUESTIONE CHE FU UNO DEI PRIMI CHE ACQUISTO’ ALL’EPOCA GLI FECERO FIRMARE ANCHE DELLE CAMBIALI IN BIANCO A GARANZIA DI QUANTO ANCORA DOVEVA PAGARE ALLO IACP CAMBIALI CHE SONO STATE RESTITUITE ALL’INTERESSATO CHE DIMOSTRANO CHE E’ STATO TUTTO PAGATO E CHE SONO IN POSSESSO DELLA FAMIGLIA.

INOLTRE L’IPOTECA CHE FU MESSA ALL’EPOCA DELL’ACQUISTO SU TALE ALLOGGIO E’ STATA TOLTA SU RICHIESTA INVIATA DALLA NOSTRA ASSOCIAZIONE AL DOTT.MARI IL 27/09/2005, AVENDO IL SIGNORE PAGATO TUTTO IL DEBITO RIMASTO E AVENDO ANCHE OTTENUTO LA RESTITUZIONE DELLE CAMBIALI DATE IN GARANZIA.

PERTANTO INVITIAMO LA DOTT.SSA DE DENARO E IL SIG.TOMASSINI AD INVIARE  IMMEDIATAMENTE LA LIBERATORIA E QUANTO DOVUTO PER L’ESTINZIONE DEL DIRITTO DI PRELAZIONE SENZA ULTERIORI SCUSE O RICHIESTE FASULLE DI PAGAMENTO DI DEBITI INESISTENTI.

E INVITIAMO IL DIRETTORE PER L’ENNESIMA VOLTA A FARE PULIZIA NEL LORO ARCHIVIO INFORMATICO SMETTENDOLA DI INFASTIDIRE E INOPPORTUNARE ONESTI CITTADINI.

POSSO SOLO AGGIUNGERE CHE TALE AZIENDA MAI SI ERA TROVATA IN SITUAZIONI COSI VERGOGNOSE COME DA QUANDO C’E’ QUESTO DIRETTORE.

VOLEVA FERMARE LA NAVE, MA LA NAVE HA FERMATO LUI, PURTROPPO!!!

HO ASPETTATP PRIMA DI SCRIVERE TALE ARTICOLO PERCHE’ SINCERAMENTE E’ L’ENNESSIMA SCONFITTA SULL’ATER DI ROMA.

PURTROPPO CREDO CHE SE NON SI AFFONDA IL BISTURI E SI ESTIRPA QUEL CORPO ESTRANEO CHE SI E’ INSIDIATO ALL’INTERNO DELLATER DI ROMA ORMAI DA TROPPI ANNI NEANCHE GESU’ CRISTO POTRA’ RISANARE L’ATER DI ROMA.

RICORDO IL MIO ENTUSIASMO QUANDO FU NOMINATO IL MAGISTRATO TAMBURINO CON IL QUALE EBBI SUBITO UN INCONTRO E CON MOLTA ONESTA’ GLI RAPPRESENTAI I PROBLEMI CHE AFFLIGEVANO L’UTENZA E CHE AFFLIGEVANO L’ATER E DISSI AL DOTT. TAMBURINO SI RICORDI SEMPRE CHE IN QUESTO CONTESTO TROPPO INCASINATO E POCO TRASPARENTE, LEI IN ATER  E’ UN UOMO SOLO .

LUI CONVENNE CON ME CHE LA SITUAZIONE NON ERA SEMPLICE E RICORDO ANCORA LA SUA FRASE” SIG.RA ADDANTE UNA NAVE IN MOVIMENTO PER FERMARLA OCCORRE TEMPO, PURTROPPO LA NAVE TANBURINO NON E’ RIUSCITO A FERMARLA, ANZI LA NAVE HA FERMATO LUI.

MA LA STRANEZZA IN TUTTO CIO’ STA NEL FATTO CHE IL DOTT.TAMBURINO ANCHE TRA TANTE FRENATE INTERNE E OSTRUZIONISMO STAVA RIUSCENDO A FARE QUALCOSA, POI PURTROPPO L’ARRIVO DEL DIRETTORE GENERALE HA FATTO PRECIPITARE LA SITUAZIONE  E IL COMMISSARIO DI FATTO E’ STATO ANCOR PIU’ SOLO E ISOLATO E QUELLA FAMOSA NAVE NON RIUSCI A FERMARLA.

ORMAI I DANNI SONO SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI E CREDO CHE NESSUN DIRETTORE ABBIA RAGGIUNTO MAI TALI RISULTATI COSI CATASTROFICI.

CONFUSIONE GENERALE, COSTITUZIONE DI UFFICI INUTILI, UFFICI CON DOPPI RESPONSABILI,VENDITE BLOCCATE, L’ASSURDA QUESTIONE DEL DIRITTO DI PRELAZIONE CHE DIMOSTRO’ LA TOTALE IGNORANZA DELLA MATERIA DA PARTE DEL DIRETTORE, PIANO VENDITA LEGGE LUPI IN COMPLETO CONTRASTO SIA CON LA LEGGE LUPI CHE CON LA DELIBERA REGIONALE, LA MANCATA ANCORA ATTUAZIONE DELLA DELIBERA SUL CANONE CONCORDATO, IL CAOS SUL RIENTRO FIGLI E LE CONTINUE VIOLAZIONI DELLE LEGGI IN MATERIA ERP, IL FALLIMENTO DELLA ROTTAMAZIONE CON EQUITALIA, LA BOLLA DI SAPONE DELLE LETTERE DI MOROSITA’ CHE HANNO FATTO PIU’ DANNO CHE INTROIDO,LE ASSURDE ASTE CON LE QUALI NON E’ RIUSCITO A FARE NULLA E PER IL MOMENTO STENDIAMO UN VELO PIETOSO E ASPTTIAMO IL NUOVO CHE AVANZA E SPERIAMO CHE QUESTA VOLTA SIA UN VERO E  CAPACE DIRETTORE.

INSOMMA  CON L’AVVENTO DELL’ARCH. MAZZETTO, POSSIAMO SOLO DIRE CHE NELLA STATISCA DEI DIRETTORI CHE L’ATER DI ROMA LUI NON HA CERTAMENTE BRILLATO TUTT’ALTRO.

SICURAMENTE DOPO LA LETTURA DI TALE ARTICOLO MI FARA’ UNA NUOVA QUERELA, MA LE VORREI DIRE CARO DIRETTORE LA VERITA’ NON SI PUO’ QUERELARE, SE NE FACCIA UNA RAGIONE.

Audizione PRESO LACOMM.NE PARLAMENTARE D’INCHIESTA DELL’ATER DI ROMA

ABBIAMO RIPORTATOIL RESOCONTO STENOGRAFICO DI TALE AUDIZIONE E CI SIAMO PERMESSI DI RIPORTARE ACCANTO IN MAIUSCOLO ALCUNE NOSTRE OSSERVAZIONI, MA LE NOSTRE CONCLUSIONI LE TROVERETE IN FONDO AL RESOCONTO.

BUONA LETTURA.

Rif. Camera Rif. normativi

XVII Legislatura – Commissione parlamentare di inchiesta su sicurezza e degrado delle città

Resoconto stenografico – Seduta n. 6 di Martedì 14 febbraio 2017

Audizione del dottor Giovanni Tamburino, commissario straordinario di Ater Comune di Roma:

Causin Andrea , Presidente Tamburino Giovanni , commissario straordinario di Ater Comune di Roma

Mazzetto Franco , direttore generale di Ater Comune di Roma

Mannino Claudia (M5S)  .

Piso Vincenzo (Misto-USEI-IDEA)

Miccoli Marco (PD)  … 40 , Testo del resoconto stenografico

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ANDREA CAUSIN

La seduta comincia alle 10.25.

Audizione del dottor Giovanni Tamburino, commissario straordinario di Ater Comune di Roma.

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’audizione del dottor Giovanni Tamburino, commissario straordinario dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater) del comune di Roma, che abbiamo già Pag. 32avuto modo di incontrare durante il nostro sopralluogo a San Basilio.   È altresì presente l’architetto Franco Mazzetto, direttore generale di Ater, che ringrazio per la sua presenza.   Come convenuto nella riunione dell’Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, gli interventi dei deputati componenti la Commissione dovranno essere contenuti entro i cinque minuti.   Abbiamo preventivamente mandato al dottor Tamburino delle domande abbastanza dettagliate e specifiche, perché quello delle occupazioni abusive e della situazione del patrimonio degli Ater è un tema ricorrente anche in altre città.   Do la parola al dottor Tamburino, con riserva per me e per i colleghi di rivolgergli, al termine del suo intervento, domande e richieste di chiarimento.

GIOVANNI TAMBURINO, commissario straordinario di Ater Comune di Roma. Buongiorno, presidente, e grazie ancora per la convocazione. Ribadisco l’apprezzamento per l’interesse che il Parlamento e la Commissione rivolgono a questo tema molto cruciale e molto difficile. Le domande che ho ricevuto sono sette. In relazione alle prime tre, che hanno carattere maggiormente tecnico, ho pensato, col consenso del presidente, di affidare al direttore generale l’indicazione dei dati che possono essere maggiormente utili. Devo dire anche che facciamo riserva di mandare una documentazione più completa, perché per ragioni di brevità adesso cercheremo di essere massimamente sintetici. Mi riserverei di intervenire sulle domande successive, specialmente sulla settima, che riguarda gli aspetti relativi alle occupazioni illegali dei nostri immobili.

FRANCO MAZZETTO, direttore generale di Ater Comune di Roma. Grazie a tutti. Non ho con me le domande, quindi spero di rispondere adeguatamente, di essere abbastanza sintetico e di dare un quadro iniziale di quello che è Ater, non tanto come azienda, ma come contenuto e qualità degli alloggi che abbiamo.   Ater ha una storia lunga: prima si chiamava IACP (Istituto autonomo per le case popolari) e prima ancora ICP (Istituto case popolari). Esistiamo dal 1903 e abbiamo una serie di alloggi che furono realizzati in quegli anni. Questa è una cosa importante da raccontare: dei 48.000 alloggi di proprietà che ha oggi Ater a Roma, una buona quantità sono stati realizzati negli anni 1920, una buona quantità sono stati realizzati negli anni 1930 e 1940 e una buona quantità – poi vi dirò quanti – sono stati realizzati negli anni 1960, 1970 e 1980. Dagli anni 1990 non si realizzano più alloggi nuovi, o quantomeno non in una quantità importante. C’è ovviamente una fase di recupero, riqualificazione e manutenzione che stiamo svolgendo.   Ater ha 48.000 alloggi di proprietà, che sono all’interno di 4.000 edifici in 1.550 lotti. Questi nostri alloggi hanno quindi una distribuzione molto capillare, che grosso modo comprende tutta la realtà romana. Sono concentrati essenzialmente nel quadrante est di Roma, seguendo quello che è stato lo sviluppo della città. Via via che negli anni la città si sviluppava, Ater costruiva. Oggi si chiama Ater, ma prima era lo IACP e una serie di altri soggetti ed enti che poi sono confluiti in Ater, per esempio GESCAL (Gestione case per i lavoratori), i cui beni oggi sono gestiti da Ater, e l’INCIS (Istituto nazionale per le case degli impiegati statali). Sono stati realizzati beni che oggi noi gestiamo.   Molti non sanno che questi beni sono in quartieri particolari: Parioli ha case dell’Ater, il quartiere Trieste ha ancora molte case dell’Ater, parti del centro storico di Roma contengono molte delle case di Ater. C’è quindi una forte differenza tra gli alloggi che abbiamo in aree centrali e gli alloggi classici che uno si immagina siano quelli di proprietà dell’Ater. Mi riferisco, per esempio, a tutti i famosi quartieri delle torri: Tor Bella Monaca, Torre Maura, Tor Sapienza, San Basilio, Corviale.(IL DIRETTORE SI DIMENTICA DI TORRESPACCATA E’ VERAMENTE ASSURDO ) Queste sono le cose che ha Ater, però Ater possiede anche altro patrimonio che continua a gestire all’interno del centro storico.   Cito alcuni numeri. Nel quadrante est, che è quello in cui c’è forse maggior necessità di un intervento forte da parte della nostra società, abbiamo il 45 per cento del Pag. 33nostro patrimonio. La Commissione è nazionale, non di Roma, però, per capirci, nei municipi III, IV, V e VI è collocato tra il 45 e il 50 per cento del nostro patrimonio. Il 30 per cento del nostro patrimonio è stato costruito ante 1945, tra il 1945 e 1969 abbiamo un altro 42 per cento di patrimonio e dopo il 1969 circa il 28-30 per cento. Come dicevo prima abbiamo molto patrimonio vetusto, con tutte le problematiche connesse. Ho visto che una delle richieste della Commissione era: «come sono costruiti?» Ho detto questo perché è abbastanza evidente che il patrimonio pre-guerra è un patrimonio quasi sempre in muratura. Abbiamo poi delle case in muratura e cemento armato. Quello che in questo momento ci dà particolare problematicità e richiede attenzione è il patrimonio realizzato negli anni 1960 e 1970, periodo in cui andava molto di moda la prefabbricazione. Abbiamo una serie di edifici realizzati utilizzando in modo forte la prefabbricazione, che è un grande vantaggio, perché riduce i tempi e i costi, però da un punto di vista manutentivo crea una serie importante di difficoltà. Il caso classico sono i bagni, che venivano presi, portati e montati direttamente all’interno degli edifici. Se a casa nostra si rompe un sanitario cambiare il tubo è abbastanza facile, mentre se si rompe un sanitario all’interno di una struttura prefabbricata questo comporta delle difficoltà maggiori.   Vengo ora alle attività di recupero di questo patrimonio. Sono direttore generale di Ater da un anno e un mese. Appena arrivati in Ater, abbiamo avviato subito un’analisi vuoto per pieno per capire quali potevano essere gli investimenti per noi necessari per poter, non mettere a sistema, ma fare un primo intervento nell’ambito della manutenzione straordinaria. Sulla base di un elenco di progetti e di opere, abbiamo calcolato la necessità di circa 109 milioni. Questa è la cifra che pensiamo serva immediatamente ad Ater per dare un sollievo. L’abbiamo preparato, l’abbiamo studiato e lo abbiamo mandato in regione e al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Sulla base di questo programma e di questa valenza dal punto di vista economico, stiamo anche avviando una serie di attività al nostro interno.   Penso che sappiate che la vendita del nostro patrimonio è finalizzata, nel senso che quando vendiamo del patrimonio dobbiamo utilizzare i soldi che ne ricaviamo essenzialmente su tre linee d’azione: la manutenzione straordinaria, l’acquisto di nuovi alloggi e la realizzazione di nuovi alloggi. Abbiamo fatto un piano con cui, anche sulla base del programma che avevamo stilato all’inizio dell’anno passato, stiamo cercando di finalizzare i proventi della vendita nella manutenzione straordinaria.   Sulla base del programma sull’emergenza abitativa definito nel marzo scorso dalla regione Lazio, la legge che inquadra la problematica, abbiamo indicato in 759 gli alloggi che siamo in grado di realizzare nell’arco di due o tre anni. Di questi 760 alloggi, 206 sono finanziati e 553 ancora no. Di quelli finanziati, 113 sono praticamente in appalto, nel senso che abbiamo concluso le progettazioni, e ne stiamo realizzando alcuni.   Apro una parentesi su una particolare problematica. Nella nota che vi manderemo ve ne indicheremo l’entità precisa: abbiamo alcuni interventi finanziati con i progetti pronti, con cui potremmo partire immediatamente, ma che nel corso degli anni gl’immobili sono stati occupati. Abbiamo casi addirittura emblematici. Uno è Quarticciolo, che è uno dei nostri quartieri mediamente vetusti, in cui negli anni scorsi abbiamo liberato un edificio. Abbiamo i soldi per poterlo sistemare e per poter realizzare qualche alloggio in più, però è stato occupato e quindi non riusciamo in questo momento a intervenire. Su questo c’è un rapporto continuo con l’amministrazione comunale. Non ho fatto una premessa abbastanza ovvia: Ater Roma è un’Ater della regione Lazio, ma si occupa solamente degli alloggi all’interno del comune di Roma, quindi col comune di Roma abbiamo un rapporto diretto, quotidiano, di interscambio informativo, ma anche di collaborazione molto forte.   L’altro dato importante da riferire è che all’interno dei 48.000 alloggi di nostra proprietà Pag. 34 risiedono dai 150.000 ai 170.000 abitanti iscritti all’anagrafe del comune di Roma: all’interno del comune di Roma in questo momento rappresentiamo quindi un pezzo importante dei cittadini che vi abitano.   Sulla tematica del recupero abbiamo spinto molto affinché la regione Lazio ci potesse dare un aiuto con una norma che riteniamo importante: la norma sull’autorecupero. Forse sapete che abbiamo grossi problemi di carattere economico: abbiamo un debito pregresso di oltre 500 milioni nei confronti del comune di Roma per Ici non corrisposta a partire dagli anni 1980 (MA L’ICI E’ STATA MESSA PER LA PRIMA VOLTA CON decreto legge 11 luglio 1992, n. 333 del Governo Amato,IL DIRETTORE SI SBAGLIA)fino ai primi anni 2000. In questo momento la nostra azienda ha avuto dei pignoramenti molto consistenti nei conti correnti, di oltre 300 milioni: abbiamo quindi forti difficoltà economiche. Ciò però prescinde dalla possibilità di utilizzare i proventi delle vendite degli alloggi per la manutenzione, sono due tematiche che vanno in parallelo. Abbiamo spinto molto all’interno della regione Lazio affinché nel collegato alla finanziaria di quest’estate fosse inserito il tema dell’autorecupero. Dare la possibilità ai cittadini che abitano nelle nostre case di intervenire direttamente con la manutenzione ordinaria e all’interno dei condomini anche con la manutenzione straordinaria negli immobili consente sicuramente di accelerare i tempi e di migliorare il patrimonio.(MA QUESTO MOLTI CITTADINI  GIA’ LO FANNO A PRPRIE SPESE)

 

 Oltre al debito, abbiamo un credito molto consistente accumulato negli anni, di parecchie centinaia di milioni, e che deriva al 100 per cento dai nostri inquilini. Oltre a un programma che abbiamo avviato per trovare un modo di recuperare questa morosità e di mettere in regola chi in questi anni non lo è stato,(DOVETE METTERE IN REGOLA IL VOSTRO DATA BASE E POI VI RENDERETE CONTO CHE LE MOROSITA’ SONO MOLTE DI MENO) pensiamo che anche l’autorecupero possa in qualche modo aiutarci in questo senso. (COME?)   C’è un altro spunto normativo che stiamo guardando con attenzione, quello legato al baratto amministrativo previsto all’articolo 109 del decreto legislativo n. 50 contenente nuove norme sui lavori pubblici. È sicuramente una cosa diversa, che coinvolge pezzi di cittadinanza più ampia del singolo abitante e del singolo cittadino che sta nei nostri alloggi: pensiamo di poterlo utilizzare per quanto per la manutenzione delle parti esterne dei nostri edifici. Prima non l’ho detto, perché vivendo a Roma è abbastanza evidente per me: l’idea del piano regolatore romano degli anni ’60, che pensava di arrivare a una città di 5 milioni di abitanti, ha comportato che i nostri quartieri sono delle isole, quasi sempre poco servite specie dalla mobilità. Abbiamo molte aree verdi: non c’è mancanza di verde nei nostri quartieri, ma sicuramente c’è una mancanza di collegamenti col resto della città e di servizi. Pensiamo di poter trasformare questa presenza di verde in un punto di forza per migliorare la qualità e che l’utilizzo della norma sul baratto amministrativo, coinvolgendo direttamente in modo organizzato chi abita in questi quartieri possa essere un punto importante.   Tra le domande che ci erano state poste ce n’era una molto specifica, legata agli oneri concessori. Non paghiamo oneri concessori, siamo esenti per l’interesse pubblico che rappresentiamo. Non è stato scontato, nel senso che per l’ultimo intervento che abbiamo fatto e che stiamo ancora realizzando, a via Bembo, una zona verso Primavalle, abbiamo dovuto discutere a lungo con l’amministrazione comunale per ribadire queste cose. Alla fine, anche a valle di una interpretazione legale della stessa amministrazione, la questione è stata chiarita, quindi non siamo soggetti al pagamento di oneri concessori: abbiamo analizzato la tematica anche di recente con l’amministrazione comunale.   È evidente che intervenire sui nostri quartieri oggi offre una serie di opportunità, una delle quali, anche a fronte delle previsioni del piano precedente, è sicuramente la densificazione. Abbiamo anche una serie di metri cubi realizzabili congelati: pensiamo sia possibile avviare in alcune realtà la densificazione dei nostri quartieri, realizzando nuovi alloggi, anche all’interno degli stessi manufatti. Abbiamo progetti che intervengono sui piani terra dei nostri edifici, e in alcuni casi sull’ultimo piano. Abbiamo soffitte molto ampie. La normativa sull’edilizia residenziale pubblica prevede che ogni alloggio abbia una soffitta e molte volte questi spazi erano Pag. 35anche più grandi di quello che la normativa prevedeva, quindi anche in quel caso pensiamo di poter intervenire.   Abbiamo un problema significativo, di cui parlerà sicuramente il commissario, che deriva dalla tipologia dei nostri utenti, che oggi non è più quella di prima: le famiglie sono molto piccole e gli appartamenti sono molto grandi. Spesso il comune, che assegna gli alloggi, ha difficoltà ad assegnare alloggi a famiglie piccole, perché non esistono alloggi di quel tipo: abbiamo così predisposto un piano in cui si immagina di risuddividere gli alloggi in alcuni quartieri. Fare questo non è facile, perché dobbiamo trovare sistemazioni provvisorie per chi abita in questi alloggi, ma è un’opportunità: senza intervenire occupando nuovo suolo, senza intervenire con nuove costruzioni, possiamo comunque densificare e aumentare il numero di alloggi disponibili.   Abbiamo vari programmi su alcune realtà specifiche. Una che sicuramente tutti voi conoscete è quella di Corviale. Accennerò solo a una breve informazione, perché è significativa di un tipo di approccio congiunto che trova noi, le amministrazioni comunali (non solo adesso, ma da una decina d’anni), ma anche le forze dell’ordine e la prefettura coerenti rispetto a un obiettivo e tutti attorno allo stesso tavolo. A Corviale abbiamo il cosiddetto quarto piano, immaginato inizialmente per servizi, che poi in realtà è stato occupato quasi fin da subito da gente che a mio avviso per una buona parte ha bisogno di casa. Forse c’è anche qualche malandrino, qualcuno che invece di una casa non aveva bisogno, ma l’ha occupato ugualmente. Il problema è stato posto ed è stato analizzato. Attraverso una variante di piano e un accordo tra i vari soggetti, abbiamo immaginato di spostare i servizi al piano terra e di trasformare questo piano realizzando nuovi alloggi. Abbiamo un programma di 103 nuovi alloggi avviato in questo periodo. I lavori dovrebbero cominciare al più tardi a fine estate. La cosa sicuramente interessante è il rapporto che noi abbiamo avviato – quando dico «noi» in questo caso mi riferisco all’amministrazione, alla regione e alle istituzioni in senso lato – per riuscire a capire chi stava dentro il quarto piano e chi ha diritto tra quelli che ci stanno dentro, e il fatto che tutti coloro che stanno dentro, essendo occupanti abusivi, non possono far parte delle liste di assegnatari, i famosi 9.000 della lista in mano al comune di Roma: c’era la necessità di fare una lista ad hoc, trovando il modo per risolvere il problema almeno di una parte di coloro che abitavano il quarto piano. È un progetto importante e complesso, non tanto dal punto di vista tecnico, perché si tratta in fondo di realizzare alloggi in una realtà esistente, ma dal punto di vista della modalità con cui ciò deve attuarsi e deve avvenire. Su Corviale la regione ha messo a disposizione 14 milioni per questa e per altre attività, quindi sono fondi non nostri: credo sia un’esperienza interessante nel suo sviluppo e nel suo prosieguo.   Concluderei abbastanza velocemente. Casomai in seguito tornerò su alcuni argomenti. Abbiamo aree e diritti edificatori rimasti da una serie di trasformazioni di vecchi piani di zona, essenzialmente sulla base del nuovo piano regolatore del 2008. Sono aree considerevoli: quasi 300 ettari di terreni. Su questi, in alcuni casi, abbiamo anche dei contenziosi con l’amministrazione comunale, perché sono aree cedute, attualmente utilizzate come parchi, che però l’amministrazione non ci ha mai pagato. Una buona quantità di questi 300 ettari si colloca all’interno di questa categoria, circa 100 ettari. Un’altra quarantina di ettari è invece affittata e purtroppo quasi 120 ettari sono occupati abusivamente: è evidente che, nel momento in cui Ater non dico abbandona, ma getta l’attenzione da altre parti, avviene questo. È una quantità importante e stiamo cercando di ragionare su come avviare la risoluzione di questa problematica.   L’altro tema molto più pregnante, quanto meno in questo periodo legandolo a quello della possibilità di dare una risposta all’emergenza abitativa, è quello delle volumetrie rimaste, che quindi esistono. Sono volumetrie assegnate dal piano regolatore con il meccanismo della perequazione, quindi di nostra proprietà, ma che non hanno in Pag. 36questo momento una definizione esatta dell’atterraggio. Parliamo di circa 740.000 metri cubi, generati essenzialmente a Casal Giudeo, Cinquina, a nord-est di Roma, Laurentino 38, connessi alla demolizione dei ponti, che forse vi immaginavate e che collegavano, e collegano ancora – alcuni sono rimasti – alcuni edifici. Si tratta di circa 740.000 metri cubi, ovvero, parlando di metri quadri di SUL, a circa 250.000, e cioè vuoto per pieno 2.800-2.900 alloggi realizzabili. Su questo problema c’è da tempo un ragionamento aperto con l’amministrazione comunale.(ANNI E ANNI) Dal nostro punto di vista, ma credo sicuramente anche da quello dell’amministrazione comunale, si tratta di una risorsa possibile per dare una soluzione alla problematica della mancanza fisica di nuovi alloggi: stiamo ragionando e lavorando su questo.   Concluderei con una brevissima indicazione, che forse sarebbe stato meglio affrontare all’inizio, sul peso economico di Ater, che dovrebbe ricevere dai propri inquilini circa 120 milioni l’anno: se fossimo una S.p.A., sarebbe il nostro fatturato annuale. Su questo pesa una morosità storica e in qualche modo continua tra il 40 e il 50 per cento, molto alta. Si colloca essenzialmente sulla quota oneri accessori, riscaldamento, acqua, cioè abbiamo moltissimi inquilini che magari pagano l’affitto, ma non la pulizia del verde o altro. (E TI CRREDO NON LA FATE PERCHE’ VE LA DOVREBBERO PAGARE?)Su quella quota abbiamo una morosità del 60 per cento. Alla fine, il 40-50 è dato da questo. Abbiamo, come dicevo prima, un debito pregresso molto alto, che deriva dal mancato pagamento dell’Ici, di oltre 510 milioni. Abbiamo anche un mancato pagamento di una quota di Imu di altri 30 milioni. Abbiamo avviato un piano straordinario di cessione dei nostri immobili non strumentali, non ERP, quindi locali. Abbiamo, infatti, circa 3.200-3.400 locali commerciali. Abbiamo predisposto un piano, approvato quest’estate, per la vendita di circa 1.200 locali commerciali, per un valore stimato di 320 milioni. Insieme ad altro, dovrebbe aiutarci a definire una modalità per risolvere il debito.(MI SEMBRA CHE TALE PIANO ABBIA FALLITO)

GIOVANNI TAMBURINO, commissario straordinario di Ater Comune di Roma. Come commissario, ho compiti di indirizzo, di vigilanza e di controllo, non compiti tecnici e amministrativi, affidati al direttore generale, sulla base dello statuto dell’azienda e della legge istitutiva del 2002. Per questo penso che sia stata opportuna e necessaria questa panoramica molto ampia del direttore generale, che credo abbia risposto almeno in grande misura all’interesse della Commissione rappresentato nelle domande che ci sono state rivolte.   Credo che l’interesse sia anche quello di vedere l’Ater di Roma come un esempio importante delle aziende che la Commissione sul piano nazionale avrà modo di incontrare o forse in parte ha già incontrato. Certamente però vi sono aspetti di Ater di Roma particolari, che non troviamo in altre aziende analoghe.   Pur essendo soltanto poco più di un anno che mi è stato affidato quest’incarico, ho anche avuto la possibilità di entrare, appunto in quanto commissario di Ater, dentro Federcasa, un’associazione volontaria privata che collega tra loro la gran parte o la quasi totalità delle Ater italiane. Questo mi ha dato modo di constatare che ci sono differenze molto sensibili, ad esempio, per quanto riguarda la morosità, che avete sentito a quale livello arrivi a Roma, e le occupazioni. Ci sono regioni e zone d’Italia in cui le occupazioni sono un fenomeno quasi inesistente o ridottissimo. Allo stesso modo, la morosità che da noi a Roma arriva forse oltre il 40 per cento, altrove non arriva al 10 per cento, non arriva alle due cifre. (E LA COLPA DI CHI E’?)Questo è indicativo e ho ritenuto come commissario di affrontare prima di tutto questo problema, che è di rispetto delle regole, di legalità interna all’azienda e rispetto alle regole esterne. C’è anche infatti un problema interno all’azienda, che naturalmente deve cercare di funzionare nel modo migliore e di applicare le norme in modo da non creare fenomeni di disparità. C’è poi la necessità di aggredire i fenomeni di illegalità esterna.   Per quanto riguarda la morosità, fin dall’inizio all’interno di Ater è stata creata un’articolazione apposita, in pieno accordo col direttore generale, che abbiamo chiamato «Regolarizzati», proprio per il recupero Pag. 37 della morosità, ma più in generale per cercare di creare un rapporto nuovo e diverso, migliore, tra l’Ater e i suoi inquilini, i suoi utenti. Mi sembra che quest’articolazione, che lavora da circa un anno, stia già dando buoni risultati, che fanno ben sperare. C’è un afflusso quotidiano e continuo di persone che hanno colto questo spirito nuovo e diverso che Ater vorrebbe imprimere nei rapporti con i suoi utenti.(UN VERO FALLIMENTO GENTE INCAZZATA E RICHIESTE DI MOROSITA’ SPESSO FASULLE E MOLTO PIU’ SPESSO ORMAI PRESCRITTE) Do molta importanza al fatto che si crei uno spirito di intesa e di collaborazione. Credo che qualunque norma, anche la migliore, se non «atterra» in un contesto favorevole, se non trova un’adesione, un’accettazione, rimanga sterile, non produca buoni risultati. Credo quindi che sia molto importante la creazione di un clima di dialogo e di relazione con gli utenti. Per questo, abbiamo anche iniziato, sempre o quasi sempre con il direttore generale, degli incontri nei quartieri con gli inquilini o con loro rappresentanze spontanee. Questo ci ha fatto toccare con mano i gravi problemi che ci sono, soprattutto di manutenzione, come è stato già detto, di un patrimonio immobiliare vastissimo, che innanzitutto a volte ha una vetustà tale da rendere necessario il ricorso a manutenzioni anche straordinarie, altre ha anche caratteristiche genetiche per cui i risultati costruttivi non sono stati certamente dei migliori. Consegneremo al presidente della Commissione le linee guida, così come – li abbiamo qui – i bilanci sociali che Ater adotta ogni due anni circa. Nei bilanci veri e propri vedremo che l’importanza maggiore, l’indicazione più rilevante viene data alla manutenzione, cioè all’impiego delle risorse per la manutenzione. Peraltro, come pure è stato detto, le risorse dell’azienda subiscono il peso di un debito molto rilevante che si è accumulato nel passato, che oggi rischia di impedire una programmazione e una progettazione seria ed efficace. È stato anche ricordato che ci sono state, nel recente passato, delle azioni esecutive, con il pignoramento dei conti di Ater. Sia pure per un periodo per fortuna abbastanza breve, questo ha bloccato completamente le possibilità operative. Come è stato ricordato, stiamo cercando una soluzione, che non sarà facile, a questo pesantissimo debito, che non abbiamo ancora raggiunto.   Voglio ricordare un altro aspetto, sempre per sottolineare – mi sembra che sia la sede giusta – l’importanza delle norme. Ater si trova a essere un ente strumentale della regione, con una normativa al 90 per cento regionale, ma agisce per il comune di Roma, quindi si trova in una situazione alquanto complessa. Quando, ad esempio, recuperiamo gli alloggi, li mettiamo a disposizione del comune, ma è poi il comune che li assegna. Ci può essere e c’è uno iato tra questi due tempi a volte anche notevole, di mesi, qualche volta anche oltre, difficile da comprendere. In altri contesti, questa distanza non esiste. Nel momento in cui l’alloggio viene recuperato, è già pronto l’inquilino che andrà a occuparlo: questo avviene nel giro di qualche giorno al massimo. Da noi non è così e questo facilita grandemente il fenomeno dell’occupazione abusiva. Questo è l’altro aspetto in cui quella che chiamiamo un’illegalità, o quanto meno un’irregolarità, differenzia alquanto quella romana dalle situazioni di analoghe aziende italiane Abbiamo un numero di occupanti valutato in circa 6.000. È rilevante se pensiamo al numero complessivo degli alloggi, che è stato ricordato, di circa 48.000. Siamo al 15 per cento. Vero è che ancora non siamo in grado di differenziare, all’interno di questi 6.000 – lo faremo, ho dato disposizione perché lo si faccia al più presto – occupazioni intese come invasione dell’edificio, dell’alloggio, da occupazioni perché il titolare legittimo dell’alloggio ha perso il titolo in quanto il suo reddito è cresciuto oltre il limite, o perché ha acquisito un’altra abitazione, per morosità o per altre ragioni. È importante fare una distinzione tra queste diverse categorie di occupanti. Rimane il fatto che, mettendo tutti insieme in un unico calderone, come non si dovrebbe fare, anche se da un certo punto di vista un elemento comune c’è tra tutti, arriviamo appunto a questo numero impressionante di 6.000 alloggi occupati abusivamente. (ED E’ UN DATO FALSO PERCHE’ L’ATER HA CONSIDERATO ANCHE OCCUPANDI ABUSIVI CHI LEGITTIMAMENTE AVEVA TITOLO A STARE NELL’ALLOGGIO,INOLTRE LO STESSO OCCUPANTE HA RIPETUTO LE DOMANDE DI SANATORIA CHE OGNI VOLTA USCIVANO PERCHE’ I CONTRATTI L’ATER NON LI FACEVA MAI)   Diciamo anche, per tornare alle relazioni con il comune, che anche nelle precedenti Pag. 38 amministrazioni Ater ha richiesto lo sgombero di oltre mille unità immobiliari a partire, nei casi più remoti, dall’anno 2008 e poi via via. Ci sono cioè richieste di Ater di sgombero di alloggi rivolte al comune, che poi decreta la decadenza dall’alloggio, e quindi gli interventi successivi, che datano addirittura sei, sette, otto anni fa. Abbiamo preso contatti fin da subito con il comune di Roma per cercare di superare queste criticità e arrivare a quel protocollo di intesa poi richiesto e auspicato dalla regione nell’agosto scorso, ma ancora non realizzato. Conosciamo le vicende del comune di Roma. I primi contatti sono avvenuti con il commissario straordinario Tronca e sono poi continuati con l’attuale amministrazione, di cui peraltro sappiamo anche quali difficoltà e quali problematiche sta attraversando. Su questo direi che c’è ancora un’insufficienza, o meglio uno spazio che potrà essere occupato e praticato molto utilmente sia per la riduzione dei tempi sia per i criteri di recupero degli alloggi.   Relativamente a questo, e mi avvio alla conclusione, ci sarebbe da pensare a una normativa nuova, del tipo di un testo unico, come ci fu nel 1938, in altri contesti beninteso (era molto più semplice, oggi il contesto è diverso). Ritengo che sarebbe forse accettabile una normativa di principio, che ponga alcune regole, alcuni paletti, alcuni elementi minimi per disciplinare in modo coerente e unitario la materia. Oggi, è veramente difficile. Credetemi, in un anno, lo sforzo fatto per approfondire, per capire bene dal punto di vista giuridico questa materia, l’ho trovato più complesso che non lo studio di molti altri settori del diritto. Questo rende un po’ più difficile la nostra attività. Quella che considero peraltro ancora più rilevante è proprio la relazione con l’utente, che ha bisogno di regole molto chiare, molto semplici e il più possibile efficaci, cioè tali che si veda che sono regole che sono e possono essere rispettate. (MA NULLA ACCADE PER CASO IO PENSO MALIGNAMENTE CHE E’ STATO FATTO APPOSTA COSI HANNO POTUTO FARE I LORO COMODI SIA I POLITICI CHE GLI AMMINISTRATORI DELL’ATER DI ROMA)   Se mi si consente un ricordo personale, ricordo la riforma del 1975 nel campo penitenziario, che ha prodotto dei buoni risultati. È una riforma che ancora oggi ha una sua validità. Il settore penitenziario che ho conosciuto prima dei 1975 era in ebollizione, c’erano rivolte continue, c’era una situazione carceraria oggi nemmeno immaginabile. Bene, indubbiamente, non dico solo quella, né dico che sia perfetta, ma quella legge ha ottenuto buoni risultati. Anche oggi si ottengono buoni risultati con le norme apposite. Nel collegato alla finanziaria del 2016, il 10 agosto 2016, la regione ha adottato una norma per la pubblicità delle morosità delle associazioni, chiedendo semplicemente che trimestralmente venga pubblicato l’elenco delle associazioni morose con l’indicazione delle somme di morosità. Lo abbiamo fatto e, già a pochi mesi di distanza, direi che c’è stato un risultato che si misura nell’ordine del 20 per cento della morosità, cioè quasi 2 milioni recuperati. È bastata una norma, che potrebbe sembrare anche di per sé semplice, se non banale, di pubblicità della morosità delle associazioni: questo è soltanto un esempio. (MA POI AVETE AGITO A MIO MODESTO AVVISO FACENDO FIGLI E FIGLIASTRI ABBONANDO MOROSITA’ E METTENDO I SIGILLI A CHI AVEVA SEMPRE PAGATO.   Vorrei anche richiamare un aspetto che può essere segno che si orienta verso elementi positivi, e cioè un dato che fa riferimento agli alloggi recuperati negli ultimi anni. Dal 2009 al 2016, si passa da un recupero di 99 alloggi nell’anno 2011, al recupero di 340 alloggi nell’anno 2016, quindi con un fattore di oltre tre volte il recupero.

CLAUDIA MANNINO. Si tratta di recupero da occupazione abusiva?

GIOVANNI TAMBURINO, commissario straordinario di Ater Comune di Roma. A mio parere, nel suo trend di crescita notevole, questo dato indica certamente una lotta migliore e più efficace all’abusivismo, quindi il recupero di alloggi abusivamente occupati – va dato atto che anche il comune di Roma ha incrementato negli ultimi tempi questa reazione – ma anche, ed è la parte maggiore, una restituzione spontanea.(SONO RESTITUZIONI LA MAGGIOR PARTE SPONTANEE )Una cosa molto chiara: quanto più funziona l’efficacia nell’intervento, tanto più cresce l’atteggiamento di spontanea adesione alle regole. Ripeto che siamo ancora a numeri modesti rispetto a quel 6.000 che dicevo all’inizio, ma c’è una tendenza abbastanza Pag. 39 chiara negli anni: ogni anno c’è un aumento, un incremento di questo recupero, nella misura maggiore riferibile alle restituzioni spontanee da parte di chi non ha più i requisiti per stare nell’ambito della normativa ERP. Poniamo che questo dato si moltiplicasse per tre, e quindi arrivassimo a un migliaio di restituzioni, meglio, di recuperi l’anno, anche il dato delle 9.000 domande e oltre di persone che attendono nelle graduatorie di Roma Capitale potrebbe non essere più così spaventoso: comunque, si potrebbe pensare di affrontarlo in un periodo abbastanza congruo.   Quanto al fenomeno delle occupazioni abusive, vi è un profilo, anche se lo ritengo per fortuna tuttora molto marginale, che può essere riferito a una criminalità, cioè al fatto che l’occupazione non avviene da chi ha bisogno momentaneo o è in una situazione di disperazione ed entra in un alloggio perché non sa dove altro andare. Talvolta, abbiamo riscontrato un fenomeno remunerativo di gestione e di traffico di questi alloggi, che avviene in sostanza dietro denaro, dietro compenso. Al riguardo sono stato audito nel novembre scorso da una commissione regionale del Lazio che si occupa di criminalità organizzata nel territorio regionale. Non avendo niente più da dire di questo, consegnerei al presidente della Commissione un verbale contenente quello che ho dichiarato nella sede di quell’audizione.(E ANCHE FATTE DAGLI STESSI DIPENDENTI)

VINCENZO PISO. Se forniste i dati in forma cartacea alla Commissione, sarebbe veramente utile visionarli. Innanzitutto, a quanto ammonta il debito di Ater? Qual è il vostro disavanzo annuo? Avete una specie di MOL al netto di quello che incassate ogni anno? Avete mai fatto un censimento degli effettivi aventi diritto? Avete un’idea di quante persone potrebbero oggi stare all’interno degli alloggi Ater senza avere alcun diritto? Ancora, avete una stima sulla necessità immobiliare di massima che ci potrebbe essere in una città come Roma?

CLAUDIA MANNINO. La ringraziamo per i dati, che anche io sono interessata a leggere in forma cartacea.   Mi associo alla richiesta di sapere con che modalità effettuate le verifiche sui requisiti e ogni quanto tempo. In questa Commissione sono stati sentiti diversi auditi che lamentavano di soggetti che dopo poco tempo, dopo due o tre anni, non hanno effettivamente i requisiti per avere un immobile di quel tipo. Vi chiedo anche – va bene anche una risposta successiva – se immaginate un sistema di controllo dei requisiti, cioè se deve essere a campione o è possibile anche iniziare a pensare, grazie alla pubblicità, alla trasparenza e alla digitalizzazione, a meccanismi molto più veloci, visto che ci lamentavamo della lentezza delle procedure, anche relativamente ad altre responsabilità.   Un’altra domanda che vorrei farvi è su quello che avete definito «diritto edificatorio», che a me fa tanta paura. Ho capito che avete dei terreni, su cui vantate il diritto di costruire per destinazione urbanistica un certo numero di alloggi. Ho appreso anche che per vostro statuto avete la possibilità di non pagare all’amministrazione gli oneri concessori. Non so se la mia domanda risulterà provocatoria, ma ve la faccio. Qui abbiamo audito dei soggetti che ci venivano a raccontare delle attività edificatorie da parte dei privati. Racconto qui quello che ci è stato detto, magari mi sbaglio. Il privato, realizzando edilizia economica e popolare, acquisisce finanziamenti da parte della regione. Contemporaneamente, dimostra al comune di avere una certa disponibilità economica, anche col supporto delle banche, e ha la possibilità di iniziare a vendere o a dare in affitto, per un certo periodo di tempo, gli alloggi che realizzerà. Inizia quindi a vendere e a incassare. Questo privato, come ci è stato qui segnalato, spesso non ha realizzato le opere di urbanizzazione primaria e secondaria, quindi incassa e gli rimane anche una disponibilità economica. Visto che come organismo pubblico avete terreni a disposizione – e non come si fa con le varianti di piano regolatore costruendo spesso in zona agricola – ma con la possibilità di un risparmio rispetto ai privati, non pagando gli oneri concessori, vi chiedo qual è il meccanismo che non ha fatto utilizzare lo Pag. 40strumento dell’ex IACP, oggi Ater, per la realizzazione dell’edilizia economica e popolare a Roma? Quali sono state le principali difficoltà? Dicevate che negli anni Novanta, ad esempio, non si è sostanzialmente costruito nulla di importante, mentre a Roma in quel periodo si è fatto davvero tanto.   Per quanto riguarda i debiti nei confronti del comune di Roma, non so se nella vostra discussione risulti fattibile, anche dal punto di vista giuridico, una sorta di compensazione. Mi pare di capire che avete un debito di circa 530 milioni nei confronti dell’amministrazione e un credito – non avete detto di che cifra – da parte degli inquilini.   Un’altra domanda riguarda le manutenzioni. Voi parlate di 48.000 alloggi, se non ho capito male la cifra: questo numero è al netto della svendita di parte del vostro patrimonio o è il dato originario? Nel caso in cui siamo in quella situazione di vendita di alcuni alloggi, le manutenzioni degli spazi comuni che difficoltà presentano, se ne presentano?

MARCO MICCOLI. Con tutto il rispetto per i dati che ci invierete e che altri colleghi hanno chiesto, sto allo spirito della Commissione, alla funzione che dovremmo svolgere in virtù dei nostri lavori.   Voi avete una missione ciclopica. Devo fare anche, se posso, i complimenti per questa fase di gestione commissariale, che vedo sta tentando di muovere cose che da anni si tenta di muovere con scarsi risultati.(MA NON ERI TU IL SEGRETARIO DELLA FEDERAZIONE ROMANA?)Questo è un plauso che mi sento di fare. Ovviamente, viviamo la dimensione di Roma, con un’emergenza abitativa drammatica e di dimensioni che non hanno riscontro con altre parti, se non forse con Napoli e, in qualche caso, con Palermo, ma non mi pare che il resto d’Italia possa vivere per dimensioni le stesse difficoltà di Roma. In tutto questo, l’Ater può e deve svolgere un ruolo. Non cito i dati, mi interessa la parte a cui avete accennato relativa al fatto che riguarda il nostro compito. La manutenzione dell’attuale quadro normativo, e vorrei capire se per voi è la stessa cosa, riguarda sostanzialmente alcuni aspetti. Vedo un problema di governance di aziende come l’Ater. In relazione ai poteri, alla legislazione, alla funzione, credo che per la dimensione di Roma, di quello che gestite, l’attuale governance non possa aiutare a risolvere i problemi. C’è anche l’Ater di Latina, che presenta meno problemi di quella di Roma, ma hanno esattamente gli stessi poteri, sono governate esattamente alla stessa maniera. Credo che sia complicato, francamente… cito Latina per dire di una qualsiasi altra azienda. (LATINA FUNZIONA BENISSIMO)   Vedo anche un problema – potete rispondere anche inviando documentazione – che riguarda la razionalizzazione delle leggi che riguardano l’ERP. L’esempio di Corviale è un caso di razionalizzazione, poi lasciamo stare gli aspetti sociali e altro.   C’è poi il problema di omogeneizzare gli interventi. Cito un esempio per me più calzante.   Con la riforma del Jobs Act, abbiamo creato l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, che deve mettere insieme e uniformare gli interventi relativi appunto alle politiche attive, quindi raccogliere e organizzare i centri per l’impiego, mettere insieme l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, l’ISFOL, che fa ricerca, insomma una cabina di regia nazionale, che cerca appunto di governare l’insieme del fenomeno. Credo che siano queste le leve con cui possiamo dare una mano rispetto al compito della Commissione, cioè capire come indirizziamo anche il Parlamento all’attività legislativa che può favorire questa cosa. Penso, per esempio, a quella vicenda dell’ottimizzazione, della ridistribuzione operata sui nuclei familiari. Ho visto lo studio – non so se dico una sciocchezza – di un ricercatore, che ha scritto un libro di recente, che parla del recupero, con questa metodologia, di circa 2.500 appartamenti solo a Roma. Abbiamo una certa dinamica, che ci ha descritto anche l’ISTAT quando è venuta qui. La zona est, dove particolarmente verte l’Ater, è la più giovane di Roma, i nuclei familiari sono di giovani coppie, spesso senza figli, che però stanno, nell’attuale crisi economica occupazionale che vive la città, in graduatoria, in lista. Il problema di richieste di quella fattispecie di nucleo familiare rispetto alle dimensioni Pag. 41degli appartamenti Ater produce uno squilibrio, soprattutto nelle zone periferiche, dove abbiamo quel tasso. Come si può immaginare che l’Ater gestisca da sola questa vicenda? Si tratta di una vicenda che riguarda il comune di Roma, gli enti locali, il governo del Paese. Se solo a Roma si recuperano 2.500 appartamenti con quest’ottimizzazione, penso che questo sia un tema da cabina di regia nazionale, con gli aiuti dovuti. In alcuni casi, si potrebbe pensare a delle ristrutturazioni, a ridimensionare in maniera differente quei grandi appartamenti, a intervenire in diverse zone con diverse modalità. Ripeto che c’è la zona est, poi abbiamo i Parioli, Testaccio, quartieri più centrali, il centro di Roma, che sono diversi per tipologia.   Che cosa ci chiedereste relativamente alle tematiche che vi ho posto?

PRESIDENTE. Vorrei fare anch’io una riflessione, ma non in qualità di presidente, bensì di deputato commissario. Dico in premessa che la mia non è l’opinione della Commissione.   Vado al di là del plauso per il vostro lavoro. Immagino infatti che abbiate trovato una situazione molto complicata. Conosco un po’ la situazione degli Ater avendo avuto modo di farne esperienza in consiglio regionale del Veneto per otto anni, visto che in Veneto erano una competenza della regione, poi suddivisa tra gli Ater provinciali. (NON E’ UN PARAGONE CHE SI PUOì FARE TRA L’ATER DEL VENETO E L’ATER DI ROMA C’E’ UN ABISSO)   Dal mio punto di vista, c’è una crisi del modello, come in qualche modo cercava di dire Miccoli. Siamo di fronte a un patrimonio immobiliare enorme a Roma, ma anche in Italia, che si sta svalutando per obsolescenza, ma anche perché veniamo da ormai dieci anni in cui i prezzi del mercato deteriorano il valore patrimoniale. I crediti, enormi, dal punto di vista bancario si potrebbero definire deteriorati. Chi non ha pagato 500 milioni, non li pagherà più. Il costo di gestione di questo patrimonio immobiliare è importante e senza risorse non si riesce a farvi fronte. C’è un costo struttura. Non ne abbiamo parlato, ma gli Ater hanno anche dei costi struttura, in alcuni casi buoni, in altri notevoli. Dipende dalla storia di quell’Ater, da come è stato organizzato, da quali enti sono stati accorpati.   Inoltre, si opera in un quadro normativo assolutamente inadeguato, anche se si volessero fare azioni di carattere innovativo per il recupero degli immobili occupati, per le cartolarizzazioni degli immobili che magari hanno un certo tipo di valore, se ci fosse la necessità di verificare e rapidamente ottenere la disponibilità di un immobile dove c’è un nucleo familiare che ha superato le soglie di reddito. Tra l’altro, mi piacerebbe capire qual è la soglia di reddito a Roma e se ce n’è una di tipo omogeneo a livello nazionale. Se fosse un fondo privato, di private equity immobiliare, con queste condizioni, non quest’anno, non l’anno prossimo, ma nel giro di due anni si dovrebbero portare i libri in tribunale. Credo che nessun servizio pubblico possa essere di qualità per i cittadini nella misura in cui non è un servizio pubblico che, anche dal punto di vista della gestione caratteristica, riesce a stare in piedi. Non dico che debba dare utili, ma deve riuscire a stare in piedi.   Dal punto di vista normativo, della situazione dell’evoluzione del sistema del patrimonio immobiliare, credo che le cose che ci avete detto e le indicazioni che ci date, come quelle che ci danno altri Ater, dovrebbero portare anche la Commissione a svolgere una riflessione su questo strumento, che è importantissimo. È vero che la demografia oggi ci dice che probabilmente il nostro Paese avrà una popolazione nei prossimi vent’anni in sensibile diminuzione, ma è anche vero che i dati sulla povertà indicano che ci sono sempre più nuclei familiari che si trovano in situazioni di indigenza, che quindi hanno bisogno di disporre di un alloggio popolare. È un misto tra due domande specifiche e una riflessione, ma oggi secondo me abbiamo veramente toccato uno dei temi principali. La maggior parte delle periferie viene identificata, nella città, laddove ci sono storicamente immobili di residenza pubblica. Dal punto di vista dell’identità, la periferia viene anche individuata in quei luoghi dove insiste il patrimonio immobiliare anche degli Ater.

GIOVANNI TAMBURINO, commissario straordinario di Ater Comune di Roma. Inizierei Pag. 42 da quest’ultima considerazione sulla crisi del modello presentata dal presidente.   In effetti, dopo poco più di un anno non sono in grado di avere una convinzione abbastanza fondata se questo modello sia o meno in crisi. Certamente, è un modello vecchio e rigido, cioè non riesce ad adeguarsi abbastanza rapidamente alle trasformazioni rapidissime del nostro mondo. Il nostro mondo si è trasformato con rapidità enorme. Pensiamo alla famiglia degli anni Cinquanta e alla famiglia di oggi. Oggi, normalmente ci sono nuclei di due persone o anche di una sola persona. Noi abbiamo molti alloggi che sono stati costruiti con 100 metri quadrati, con cui se ne realizzerebbero forse tre, o comunque sicuramente due. Non c’è una capacità di essere abbastanza rapidi ed elastici per seguire questo tipo di trasformazioni.   In secondo luogo, quanto ai crediti deteriorati richiamati, sulla carta nel bilancio abbiamo 700 milioni di crediti, quindi se si guarda il bilancio, Ater sarebbe addirittura utile, virtuosa. Questa massa è tale che sarebbe in grado di coprire anche quelle imposte che incredibilmente per 10-15 anni non sono state versate. Questo però è un dato teorico. Nel recupero di questi 700 milioni, in buona parte si tratterebbe appunto di crediti deteriorati o addirittura inesigibili.   Quanto al costo della struttura, anche su questo il presidente ha messo il dito nella piaga. Questa struttura ha un organico di oltre 500 persone, e parliamo solo della struttura di Roma Capitale, e di Ater nel Lazio ce ne sono sette. Con questa gestione abbiamo ridotto l’organico a 460: abbiamo fatto una riduzione di organico, abbiamo fatto una riduzione dei dirigenti. L’abbiamo fatta noi e di questo voglio assumermi anche un certo vanto: i dirigenti previsti erano 17, li abbiamo portati a 7. Tutto questo è frutto comunque di una storia più o meno recente o più o meno passata. Certo, ci sono dei dati che, venendo io da un’altra amministrazione, mi hanno lasciato alquanto perplesso per quanto riguarda le dimensioni di un’azienda che alla fine gestisce un patrimonio immobiliare. Tutto questo, ancora una volta, è frutto di norme. Una legge del 2002 dice esattamente quello che diceva il presidente, che l’Ater deve tendere al pareggio. I canoni però sono definiti con norme e, ancora oggi per l’alloggio il canone attuale minimo della regione Lazio è di 7,75 euro al mese, la traduzione di 15.000 lire degli anni ’80. Ora, si comprende bene che non dico che basterebbero delle riforme normative per sistemare tutto, ma certamente con questo stato delle norme la domanda se il modello sia in crisi è legittima – nella situazione così normativizzata.   Consegniamo gli ultimi bilanci alla presidenza, ma sono comunque pubblici e pubblicati nel sito. Tocco un attimo, salvo lasciare la parola al direttore generale, anche le altre domande dell’onorevole Piso. Quest’anno, anche pagando le imposte, il bilancio ci consente un pareggio, anzi un qualche piccolo residuo attivo. Rimane il punto del pagamento pregresso, che potrà essere affrontato con la cartolarizzazione. La nostra ipotesi è una cartolarizzazione di alcuni immobili, ma non di quelli residenziali, bensì di una parte degli immobili non residenziali, i cosiddetti locali commerciali. Se quest’operazione riesce, se troviamo nell’interlocutore la ragionevolezza che pensiamo di trovare, in questo modo potremmo affrontare la definizione agevolata di cui al decreto-legge n. 193/2016, convertito dalla legge n. 225, se ricordo bene: pagare, anziché 500 milioni e oltre, circa 260-270.   C’è anche, e qui mi riferisco all’intervento dell’onorevole Mannino, un problema di compensazione. In effetti, abbiamo crediti anche di un certo rilievo nei confronti del comune, perché solo con il comune possiamo compensare. Si era già a buon punto con l’amministrazione Marino e anche con il commissariamento Tronca, ma non si è arrivati alla fine, per il riconoscimento di questi crediti del comune, che ancora una volta ridurrebbero l’esposizione debitoria di Ater nei confronti del comune stesso.   Degli oneri concessori ha detto il direttore generale, ma non è che questo sia previsto dallo statuto: è stato ricordato che è un risultato che siamo riusciti a conseguire Pag. 43 attraverso un’interpretazione delle norme che anche su questo punto non ci aiutavano, non erano chiarissime.   Per quanto riguarda il plauso che è stato espresso dall’onorevole Miccoli e dal presidente, siamo molto grati. Certamente, è un compito molto impegnativo, molto difficile. Forse c’è, sì, un problema di governance e concordo sicuramente su una razionalizzazione della normativa, attualmente diversa da regione a regione. A volte, le differenze sono anche profonde, notevoli. Spesso, la normativa si assomiglia, ma a volte ci sono differenze anche notevoli. Qui ci sarebbe da chiedersi, come già avevo accennato, se non sia compito del Parlamento nazionale ipotizzare una normativa di principio che fissi alcuni paletti molto precisi perché quest’edilizia pubblica possa sopravvivere, a meno che non si pensi che non ce ne sia più bisogno. L’unica cosa al riguardo che vorrei dire è che, a mio parere, occorrerebbe una netta, precisa distinzione tra l’edilizia residenziale di chi può affrontare i costi e l’edilizia per chi è in condizioni tali per cui l’alternativa è stare sotto il ponte. Questo andrebbe differenziato chiaramente. In questo secondo caso, si può anche non chiedere nulla né a titolo di canone né a titolo di spese dei servizi. Nell’altro caso, invece, a mio parere occorre garantire un equilibrio di bilancio.

PRESIDENTE. I 500 sono amministrativi o sono anche tecnici che fanno interventi di manutenzione?

FRANCO MAZZETTO, direttore generale di Ater Comune di Roma. Intervengo giusto per integrare alcune cose. Credo che il commissario abbia risposto a tutte le osservazioni.   Abbiamo attualmente 460 dipendenti, di cui circa 120 tecnici: è un dato importante. Vorremmo riuscire, come peraltro previsto sia dalla legge istitutiva dell’Ater sia dal nostro statuto, a fornire servizi quantomeno alle altre Ater. Se è pur vero che alcune cose a Roma in questi anni non si sono fatte, in altre Ater sì. Il ragionamento che stiamo cercando di fare, in sintonia quantomeno con le Ater del Lazio, ma non solo con quelle, è di mettere a disposizione i nostri tecnici, 120, che non sono pochi.(SE LI FATE LAVORARE A TEMPO PIENO NO)   Sul discorso del personale, è evidente che forse che c’è ancora abbastanza da fare. Abbiamo un rapporto grosso modo di 95-97 alloggi per dipendente. Poi risponderò alla domanda sulle vendite, ma ovviamente cambia in relazione agli alloggi che ci rimangono. Grosso modo il dato è questo. Una situazione particolarmente virtuosa è di 150 alloggi per dipendente, il che comporterebbe una riduzione del nostro personale di circa 80-100 unità, o meglio, come dico sempre, l’aumento della capacità di gestione di altri alloggi. Qui apro un argomento – vedetelo dal mio punto di vista, prettamente tecnico – ossia quello della possibilità che abbiamo offerto al comune di Roma di gestire i loro alloggi.( DOBBIAMO SORRIDERE? CARO DIRETTORE NON RIESCI A GESTIRE I TUOI E VUOI GESTIRE QUELLI DEL COMUNE?) In moltissime delle situazioni di cui parlavamo prima, ci troviamo ad avere, nelle vie, i numeri pari nostri, i numeri dispari del comune di Roma, che ha 27.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica. È evidente che una sintonia maggiore dal punto di vista della gestione, ovvero la possibilità per noi di gestire gli alloggi del comune di Roma, risolverebbe moltissimo anche sotto un profilo economico e ci metterebbe nella categoria delle Ater maggiormente virtuose per numero di dipendenti e quantità di alloggi. (MA PER FAVORE QUESTO SI POTREBBE FARE CON UN’ALTRA ATER NON CERTO CON L’ATER DI ROMA DOVE ESISTE UN SOTTOPOTERE CHE L’HA DISTRUTTA)   Noi abbiamo un margine: la nostra struttura costa 26 milioni di dipendenti, altri 20 milioni di costi fissi. Abbiamo risultati che ci portano in pareggio, anche con un piccolo utile. Il nostro vero punto chiave è quello legato alla morosità e alla forte difficoltà di recuperare il credito, che – il commissario lo ha detto – ammonta a circa 700 milioni. Anche il programma «Regolarìzzati», di cui si parlava prima, perché si riesca a recuperare morosità mettendo nel frattempo in regola chi abita nelle nostre case, sta procedendo a evidenziare una serie di crediti prescritti.(L’UFFICIO REGOLARIZZATI FINO AD ORA HA SOLO INTASCATO NON MI RISULTA ALTRO, INOLTRE SE INVECE DI CHIEDERE SOLDI METTESTE IN ORDINE IL VOSTRO CERVELLONE CHE CONTIENE MOROSITA’ FALSE E ANCHE MOLTE NON PIU’ ESIGIBILI AVETE FATTO UN UFFICIO CHE SINCERAMENTE SERVE SOLO PER FAR FARE CARRIERA A QUALCUNO,BASTA VEDERE LE RACCOMADATE IVIATE AI PROPRIETARI PER DIMOSTRARE L’INCAPACITA’ DI TALE UFFICIO,MA SOPRATTUTTO DI CHI HA SCRITTO LA LETTERA DA LEI FIRMATA) Abbiamo un problema enorme di prescrizione: sui locali abbiamo cifre dell’ordine di oltre 100-150 milioni. In questi anni, l’Ater non ha mai chiesto gli affitti ai propri locatari: o li ha chiesti in modo sporadico o non li ha chiesti con forza. Questo è il problema che Pag. 44abbiamo. Abbiamo stimato che, su 700 milioni di crediti, tra i due terzi e la metà forse sono prescritti, inesigibili o deteriorati, come diceva giustamente il presidente. (MA SE LEI STESSO RICONOSCE CHE TALI DEBITI NON SONO PIU’ ESIGIBILI PERCHE’ LI RICHIEDETE? SPERANDO CHE QUALCHE FESSO ABBOCCHI E COSI FATE CASSA? ALLA FACCIA DELLACORRETTA AMMINISTRAZIONE!)   I numeri del debito sono quelli che dicevamo prima: 510 milioni con il comune di Roma, più altri 30 milioni, che tengo separati, di Imu, perché su questo c’è un contenzioso aperto. Ritenevamo di non dover pagare, o quanto meno di dover applicare un’aliquota differente: il contenzioso è ancora aperto. Abbiamo un credito a oggi riconosciuto di circa 65-67 milioni: riconosciuto vuol dire che ci sono una delibera di giunta e una serie di accordi pregressi, dal 2008 in poi, che «congelano» la cifra, forse minima. Riteniamo di dover avere dal comune di Roma dell’altro, per esempio degli spazi che il comune utilizza, dei fitti passivi, ma su questo ripeto che c’è non dico una trattativa, ma proprio una collaborazione, un rapporto di ricostruzione fatto e che si sta facendo con il comune di Roma. È evidente che 65 e 510 sono due ordini di grandezza completamente differenti.   Credo che il commissario abbia detto con grande chiarezza che stiamo valutando la possibilità di aderire al concordato Equitalia, diciamolo in questo modo. Questo ci aiuta moltissimo, perché i nostri debiti sono molto vecchi, per cui la quota interessi è non dico il doppio, ma il 40 per cento dell’intero importo. Questo ci consentirebbe di ridurre, quindi di provare a risanarci. È evidente che però l’operazione in qualche modo definisce il pagamento nell’arco di un anno e mezzo. Ripeto che, in una nostra prima stima, sarebbero circa 270-280 milioni, ma pagarli in un anno e mezzo, come immaginate, è abbastanza complicato.(ALLORA PERCHE’ POI AVETE FATTO L’ACCORDO CON EQUITALIA CHE NON AVETE ONORATO?) Devo dire che anche su questo c’è un dialogo con il comune e con Equitalia. Stiamo ragionando insieme di provare a trovare una soluzione.   Non abbiamo aree edificabili. Quelle di cui parlavo sono quasi tutte trasformate dal piano regolatore in aree verdi, in aree a parco. Abbiamo la disponibilità di metri cubi, ovvero di metri quadrati, scaturiti anzitempo da queste aree. Pensiamo, anche qui credo in sintonia con l’amministrazione comunale, che queste aree possano essere utilizzate per dare una soluzione al problema abitativo di Roma. Prima, dicevo che abbiamo valutato che sono potenzialmente 2.500-2.800 alloggi. Pensiamo che in buona parte potremmo realizzarli noi, ma anche che in buona parte i diritti possano essere ceduti direttamente all’amministrazione, a compensazione del nostro debito. Spiegandomi ancora meglio, vorremmo che quella cifra di 510 milioni calasse sempre di più, per poi permetterci di essere in grado di pagare. Su questo ripeto che ci sono ragionamenti in corso. Non stiamo parlando a un interlocutore che non ci sente, ma a uno che incontriamo e con il quale ragioniamo. (MA NEANCHE UN BAMBINO RAGIONEREBBE IN QUESTO MODO, MA A CHI ABBIAMO MESSO IN MANO L’ATER DI ROMA?)   Perché questi diritti edificatori non sono stati utilizzati in questi anni? È una domanda più politica che tecnica, quindi difficilmente riuscirò a dare una risposta. Per tutti gli anni Novanta, gli anni Duemila, forse si immaginava che la politica della casa, che ha coinvolto per decenni enti e istituti come quello che stiamo governando, potesse passare in secondo piano rispetto a una capacità del privato di dare delle soluzioni. Così sono rimasti in qualche modo congelati.   Come Ater Roma, ma anche come Federcasa, di cui parlava il commissario e che ne è tra l’altro il vicepresidente, e di cui siamo insieme all’Aler di Milano i membri maggiori, pensiamo che ci possa, ci debba essere un futuro per la casa popolare e che questo futuro non possa non passare da forme nuove, quale il social housing.(LA PROPOSTA BUONTEMPO) Non ci vediamo assolutamente in contraddizione con forme diverse come il social housing, che offre per esempio edilizia a 500-600 euro al mese. Ci sono formule diverse e complesse. Pensiamo che anche sul fronte gestione casa l’esperienza del pubblico, come sul fronte dei servizi, possa essere rimessa in gioco.   Un’altra domanda specifica era quella sulla quota reddituale, attualmente di 20.350 euro, una quota definita ogni due anni dalla regione. C’è poi un ulteriore 40 per cento, con una serie di detrazioni, per determinare la quota con cui si esce dall’ERP. Si entra a massimo 20.350 euro, si esce a 24.000-25.000 euro. Sono numeri Pag. 45definiti ogni due anni dalla regione. Sempre per legge regionale facciamo al massimo entro due anni un censimento a tutti i nostri inquilini, ai quali chiediamo di consegnarci la documentazione per le verifiche. Questo avviene ogni due anni: può avvenire anche quotidianamente, nel senso che qualsiasi inquilino può comunicarci in qualsiasi momento un cambio della propria condizione – perdita del lavoro, chi abita con lui diminuisce reddito o è un inquilino virtuoso che dice che ha guadagnato molto di più. Oltre a queste due situazioni, di norma ciò viene fatto in occasione per esempio della campagna «Regolarizzati», di ogni verifica della morosità pregressa, o in altre situazioni, sempre legate ad alcuni eventi, come nel caso di cambio dell’intestatario di un contratto o in caso di decesso. In ognuna di queste situazioni facciamo una verifica del reddito: per essere molto chiari anche su questo, il tipo di verifica che facciamo non è l’ISEE, ma un meccanismo definito dalla regione Lazio. Utilizziamo anche qui un criterio definito per legge. Credo che non ci sia nient’altro.(MA DOVELO HA LETTO? A NOI RISULTA ESATTAMENTE IL CONTRARIO E CON L’UFFICIOMREGOLARIZZATI LE COSE SI SONO COMPLICATE MOLTO DI PIU’ INVECE DI CHIACCHIERE DA SALOTTO PERCHE’ NONCI PRODUCE I NUMERI? QUANTE VOLTURE FATTE,QUANTE SANTORIE FATTE,QUANTIE MOROSITA’ DEFINITE E NON SOLO ACCONTI PER FAVORE UN PO DI FATTI E MENO CHIACCHIERE)

PRESIDENTE. Ringrazio i nostri ospiti. Eventualmente, ci riserviamo anche attraverso voi di sentire Federcasa.   Dichiaro conclusa l’audizione.

La seduta termina alle 15.15.

 

LA MODESTIA E’ LA VIRTU’ DEI FORTI ? QUESTA AZIENDA TROVERA’ PRIMA O POI CHI LA SALVERA?

CERTO QUALCUNO CI POTRA’ ANCHE CREDERE CHE TALE LEGGE E’ STATA FATTA SU SPINTA DI MAZZETTO,CHE SI VANTA DI CONOSCERE GENTILONI (ANCH’IO CONOSCO GENTILONI MA NON VADO IN GIRO A DIRLO) MA CHI CONOSCE COME STANNO REALMENTE LE COSE SA BENISSIMO CHE NON E’ COSI .

TALE LEGGE ,CHE SINCERAMENTE NON CONDIVIDO IN QUANTO IN QUESTO MODO GLI ITALIANI NON DIVERRANNO MAI RESPONSABILI, E’ SCATURITA DALLA VOLONTA’ POLITICA DELLA REGIONE LAZIO PER TENTARE DI RIPARARE ALL’ENNESIMO DANNO FATTO DALL’ATER DI ROMA.

PERCHE’ RAGIONEVOLEZZA VORREBBE CHE UNO CHE CHIEDE LA ROTTAMAZIONE ABBIA INNANZITUTTO VERIFICATO SERIAMENTE DI POTERLA PAGARE E NON ANDARE ALLA VENTURA.

MA UNA DOMANDA ME LA PONGO CON GRANDE PREOCCUPAZIONE SE L’ATER DI ROMA FINO AD ORA NON E’ RIUSCITO A PAGARE IL SUO DEBITO COME FARA’ OGGI A PAGARLO SE LE RATE CHE DOVRA’ PAGARE ORA   I TEMPI SONO ANCORA PIU’ RISTRETTI?

SE I SOLDI NON LI HA TROVATI FINO A IERI, OGGI DOVE LI PRENDE SE LA REGIONE LAZIO NON HA NESSUNA INTENZIONE DI PAGARE I DEBITI DELL’ATER DI ROMA?

“E’ un provvedimento che in qualche modo abbiamo spinto noi”. Il direttore generale di Ater Roma, Franco Mazzetto saluta con soddisfazione il decreto Fiscale del governo Gentiloni. “Durante gli incontri di queste settimane presso il Ministero Economia e Finanze e la Presidenza del Consiglio dei Mini…
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LA SANITA’ DEL LAZIO…………

Cara Annamaria vorrei farti conoscere una grave situazione che è accaduta ieri a mia madre.

Il giorno 10 ottobre mia madre cadeva e, abitando a Garbatella, è stata portata al P.S. dell’Ospedale di zona Andrea Alesini ex C.T.O alle ore 14,00 circa. Qui sia lei che tutti gli altri pazienti che si trovavano al P.S. sono stati mandati via perché tutti i macchinari non funzionavano e stavano aspettando un tecnico.

MA SI PUO’ SENTIRE UNA COSA SIMILE? Immagina cosa era il Pronto Soccorso del Sant’Eugenio: già le criticità dei P.S. le conosciamo tutti in più questo del Sant’Eugenio ha dovuto sopperire a una inagibilità di un altro P.S.

C’è da dire, a onore del vero, che tutti gli operatori e i medici del Pronto Soccorso del Sant’Eugenio si sono comportati egregiamente sia dal punto di vista umano che professionale non lasciando nulla di incompleto svolgendo il loro lavoro in modo scrupoloso dedicandosi ai pazienti con attenzione nonostante la mole di lavoro. Ma ovviamente non potevano fare miracoli: il lavoro al P.S. non è un lavoro a cottimo, i pazienti vanno valutati attentamente e senza lasciare nulla al caso perché ne dipende la loro vita. Quindi, nonostante il loro impegno molti pazienti con fratture e cadute hanno dovuto aspettare delle ore, anche mia madre che nell’attesa, con l’aumento del dolore è anche svenuta nell’atrio del P.S.!

Tra i tanti pazienti in attesa c’era anche una bambina di circa 12 anni, credo con una caviglia rotta e che stava insieme a mia madre al C.T.O. , che alle 20,30 ancora non era stata visitata e rischiava di tornare l’indomani perché, ho sentito mentre ero la, la sala gessi chiudeva alle 20,00.

Ti scrivo perché mi sento impotente: ci chiedono continuamente sacrifici economici, ma nonostante tutti i nostri sforzi continuano a chiudere i P.S., chiudono reparti, e laddove rimangono in piedi certe strutture sono dotate magari di macchinari obsoleti dove il loro funzionamento dipende dall’intervento di un “tecnico” che al pari dei medici ha in mano delle vite umane.

Io non me la prendo con chi lavora, me la prendo con le Istituzioni che a parole si fanno grandi con “abbiamo aperto qui” … “abbiamo inaugurato la” anche se poi all’atto pratico, scontrandoci con la realtà, sono sempre i più deboli, i cittadini a farne le spese.

Ti saluto

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PURTYROPPO LA SANITA’ A ROMA NON BRILLA DI EFFICIENZA MA VOGLIAMO DIRE PERCHE’ ?

MI RICORDO CHE LIONELLO COSENTINO FECE MIRACOLI PER RIMETTERE IN PIEDI LA SANITA’ DEL LAZIO TAGLIANDO AI PRIVATIO E INCETTIVANDO IL PUBBLICO E INFATTI SI EBBE UNA VERA RIPRESA  FURONO ANCHE APERTI IL SANT’ANDREA E TOR VERGATA, MA POI VENNE LA DESTRA AL GOVERNO CHE PRATICAMENTE SFASCIO’ TUTTO IL LAVORO FATTO DANNDO MASSIMO SPAZIO AI PRIVATI DOPO DI CHE LA SANITA’ E’ NAUFRAGATA COMPLETAMENTE E I VARI PRESIDENTI SI SONO ACCOLLATI LA RESPONSABILITA’ DI SANARE IL BUCO ENORME DEL DEBITO.

MA SANARE CHIUDENDO E’ FACILE, POI MAGARI APRENDO QUALCOSA CHE COSTA POCO TANTO PER FAR VEDERE, MA QUANDO SERVIZZI COME IL PRONTO SOCCORSO VANNO INCONTRO A SIMILI COSE QUESTO HA SOLO UN NOME FALLIMENTO !

MA E’ MAI POSSIBILE CHE NON CI SIA UN POLITICO DEGNO DI TALE NOME DI FAR DIVENIRE LA SANITA’ UN SERVIZIO VERO E FUNZIONANTE, E’ MAI POSSIBILE CHE NON CI SIA UN POLITICO CHE ABBIA IL CORAGGIO DI ELIMINARE LE LISTE DI ATTESA FACENDO FUNZIONARE I SERVIZI H.24.

PERCHE’ IN ALCUNI PAESE EUROPEI E NELLA STESSA AMERICA I SERVUIZI FUNZIONANO H.24?

CHI E’ CHE IMPEDISCE CIO’ I SINDACATI? I PRIVATI CHE VEDONO DIMINUIRE LALORO CLIENTELA?

MA UN POLITICO SERIO DEVE FARE L’INTERESSE DEI CITTADINI NO DEI CORPORATIVI.

E’ MAI POSSIBILE LASCIARE UN PS COME IL CTO INUTILIZZABILE?

ZINGARETTI PER FAVORE INTERVIENI IMMEDIATAMENTE.

 

IN RISPOSTA AL SIG. BRUNO CHE INSISTE, MA SBAGLIA

Bruno
brunello48@gmail.com
151.24.174.10

Invece lo dice, legga a pagina 11/14 http://www.consiglio.regione.lazio.it/binary/consiglio_regionale/tbl_commissioni_documenti/PL_381_del_24_aprile_2017.pdf

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CARO SIGNORE è LEI CHE DEVE LEGGERE MA CON ATTENZIONE E SOPRATUTTO CAPIRE COSA STA  LEGGENDO QUESTA PROPOSTA DI LEGGE NULLA A CHE VEDERE CON IL DIRITTO DI SUPERFICIE DELLE CASE ATER CHE NON SONO DI PROPRIETA’ DELLA REGIONE,MA DELL’ATER.

PRIMA DI PARLARE SAREBBE OPPORTUNO VERIFICARE BENE E MAGARI CHIEDERE A CHI NE SA PIU’ DI LEI

QUESTA E’ L’ATER DI ROMA, UNA COSA VERAMENTE VEROGNOSA!

UNA FAMIGLIA MOGLIE MARITO E DUE GEMELLI CHIEDONO UN CAMBIO DI ALLOGGIO E FINALMENTE LO OTTENGONO DA TOR BELLA MONACA A TORRE SPACCATA SONO FELICI E APPENA CONSEGNATO L’ALLOGGIO SPERAVANO SUBITO NEL CONTRATTO.

PURTROPPO SONO PASSATI DIECI ANNI E LA 4 ZONA ANCORA NON HA EFFETTUATO IL CONTRATTO, A SEGUITO DI NOSTRE CONTINUE PROTESTE ALLA FINE E’ STATO DETTO CHE NON ERA STATO FATTO PERCHE’ MANCAVA IL CERTIFICATO APE, PER OTTENERE CHE UN TECNICO DELL’ATER ANDASSE A CASA DI QUESTA FAMIGLIA CI è VOLUTO PIU’ DI UN ANNO .

FINALMENTE I PRIMI DI SETTEMBRE SI PRESENTA IL SIG.FABIO FORTUNATI CHE INIZIA A CREARE DEI PROBLEMI IN QUANTO LA PIANTINA IN SUO POSSESSO NON RISPONDE A COME E’ REALMENTE L’APPARTAMENTO.

LA SIGNORA DICHIARA CHE A LEI COSI’ E’ STATO ASSEGNATO,MA LUI CONTINUA A FARE STORIE E SE NE VA.

PASSATO OLTRE UN MESE IO CHIAMO AL TELEFONO IL SIG.FORTUNATO CHE MI DICE CANDIDAMENTE CHE IL CERTIFICATO APE NON LO FA PERCHE’ L’ALLOGGIO NON CORRISPONDE ALLA PIANTINA ORIGINALE.

E MI DICE LA SIGNORA SISTEMASSE LA QUESTIONE E POI CHIAMA UN TECNICO E SI FA FARE L’APE, IO RIMANGO SBALORDITA, PERCHE’ GLI CHIEDO,SE LO DEVE FARE LEI?  MI RISPONDE PERCHE’ FANNO TUTTI COSI PER SBRIGARSI.

ALLORA DICO AL FORTUNATI :MA PERCHE’ NON C0MUNICATE ALLA SIGNORA QUANTO MI STA DICENDO? RISPOSTA IO NON COMUNICO NIENTE PARLATE CON IL MIO CAPO.

ORBENE QUESTA STORIA VA AVANTI DA 10 ANNI E Più L’UFFICIO DI ZONA APPENA CONSEGNATO L’ALLOGGIO AVREBBE DOVUTO FARE SUBITO IL CONTRATTO ALLA SIGNORA,MA NONOSTANTE TUTTI I SOLECITI NON HA MAI FATTO E 10 ANNI FA L’APE NON ESISTEVA ANCORA.

LA SOTTOSCRITTA HA SOLLECITATO Più VOLTE TALE PRATICA,MA POI VENGO DENUNCIATA PER MOLESTIE,SOLO PERCHE’ SOLLECITO LE PRATICHE.

E VI RISPARMIO LE CAZZATE CHE L’ATER MI HA SCRITTO IN MERITO A TALE PRATICA IMMEDIATAMENTE SCONFESSATE DALLA SOTTOSCRITTA, COME LA LETTERA DEL DOTT.MARI AL QUALE AVEVAMO INVIATO LA RICHIESTA PER L’ACQUISTO DI TALE IMMOBILE CHE CI RISPOSE CHE ERANO ABUSIVI PERCHE’ LA ZONA NON AVEVA COMUNICATO LA CORRETTA POSIZIONE DI QUESTA FAMIGLIA CHE NON ERA UN’OCCUPAZIONE,MA UN CAMBIO ALLOGGIO.

PURTROPPO QUESTA E’ L’ATER DI ROMA,DOMANI CHIAMERO IL RESPONSABILE  IL DOTT.FANTASTICHINI E SPERIAMO DI VENIRNE A CAPO FINALMENTE DI TALE QUESTIONE.

Roma, nelle mani dei clan 600 case Ater ( e se ne accorgono ora?)

Roma, nelle mani dei clan 600 case Ater

Da Vigne Nuove a Ostia, così gli alloggi popolari sono finti sotto il controllo delle famiglie criminali

di FEDERICA ANGELI

L’immobiliare Casamonica nelle case Ater è nata così: chi aveva un debito di usura e non riusciva a onorarlo, perdeva la casa. Erano gli anni Ottanta. Una squadra di affiliati al clan si presentava alla porta del debitore, lo riempiva di botte, gettava sul pianerottolo vestiti e pentole e chiudeva la porta. Fine della storia, senza possibilità di replica. Nessuno denunciava, nessuno si lamenta. Non contro i Casamonica.

Un danno alle vittime e una beffa allo Stato. Perché le case di cui diventavano “proprietarie” le famiglie sinti erano quelle che Comune e Regione avevano assegnato regolarmente a famiglie indigenti. Bastava non fare volture – nell’esecuzione dello sfratto immediato del malcapitato era compreso il silenzio perpetuo per evitare ulteriori conseguenze – e continuare a pagare ogni mese i bollettini.

Venti anni dopo l’immobiliare si è fatta racket: laddove lo stato latita, non vigila, dimentica, o, peggio ancora, sana situazioni illegali, la legge la fa il più forte. E così oggi le famiglie criminali di origine sinti della città – Casamonica, Spada, Di Silvio – gestiscono oltre 600 alloggi dell’Ater, secondo la stima dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale. “Quelle famiglie criminali – spiega infatti il direttore generale Franco Mazzetto – colpiscono le fasce deboli. Chi abita le nostre case sono persone che davvero ne hanno necessità. Se fanno illegalità, occupando, noi li perseguiamo, sia chiaro. (COME LI PERSEGUITI CARO DIRETTORE MANDANDOGLI DA PAGARE LA MULTA E L’INDENNITA’ DI OCCUPAZIONE?)Tuttavia vivono situazioni davvero difficili. Ecco, inserirsi in quei contesti decidendo il bene e il male di ceti deboli è davvero vergognoso”.

Uno scandalo alla luce del sole insomma. Un mondo parallelo che si muove all’ombra della gestione del patrimonio immobiliare della Regione e che si avvale non solo di ricatti e sopraffazione ma di un business che stabilisce prezzi degli affitti e anche della compravendita. Venticinquemila euro per l’acquisto di 70metri quadri che prima o poi torneranno nella mani di legittimi inquilini. Niente di segreto. Tutti – persino l’azienda proprietaria degli immobili – sanno ma nulla sembra cambiare. La recente condanna in primo grado di sette componenti del clan Spada per estorsione con l’aggravante del metodo mafioso ha portato alla luce il fenomeno. Ma le case di via Baffigo gestito dalla famiglia nomade di Ostia è solo una goccia nel mare. Perché dei 48mila alloggi sparsi per Roma ci sono quartieri in cui a decidere chi ha diritto e chi no a un appartamento popolare è l’Antistato. “I quartieri dove maggiormente questi clan gestiscono il nostro patrimonio immobiliare – spiega ancora il direttore Mazzetto – sono Ostia, Spinaceto e San Basilio”.(E PERCHE’ NON LI CONTROLLATE DI PIU’ QUEI QUARTIERI? IN QUEI QUARTIERI CI SONO ANCHE TANTI IMMOBILI CHE SONO SUL PIANOVENDITE PERCHE’ NON LI AVETE TUTTI VENDUTI? COSI NON POTEVANO OCCUPARLI.)

Ma la pratica è consolidata anche a Vigne Nuove, Tor Bella Monaca, Cinquina. Quartieri periferici, lontano dai palazzi del potere, dove esistono addirittura prezzari per chi è in lista di attesa. Così se un appartamento, abitato da un anziano malato, sta per diventare occupabile, si apre l’asta e il decimo dell’elencocon 150 euro a settimana dato al boss passa al primo posto. Ed è lui che lo occuperà col placet dei clan.(NONOSTANTE LA LEGGE LUPI)

“La situazione è molto grave “, denunciò il commissario Ater Tommaso Tamborrino(GIOVANNI TAMBURINO) qualche mese fa in commissione Antimafia regionale. “Le occupazioni abitative prima gestite a livello “politico” ora sono in mano al potere criminale. Possiamo parlare di mafia o paramafia: c’è intimidazione, violenza, paura”.

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NON POSSO CREDERCI LO SAPEVANO PURE I SASSI E IL DOTT.MAZZETTO SE NE ACCORGE SOLO ORA ? INCREDIBILE!

MA QUESTO SCHIFO NON ACCADEVA SOLO FUORI, MA ACCADEVA ANCHE ALL’INTERNO DELL’ATER PERCHE’ LO ABBIAMO DENUNCIATO PIU’ VOLTE I FUNZIONARI PIU’ FURBI ALL’EPOCA E FINO A QUALCHE ANNO FA SI SONO IMPOSSESSATI DEI MIGLIORI ALLOGGI, CHE LO IACP-ATER AVEVA AVUTO A SEGUITO DELLO SCIOGLIMENTO DEGLI ENTI CASA, PERO’ NONOSTANTE LE NOSTRE DENUNCE I VARI DIRETTORI E PRESIDENTI NON HANNO RITENUTO ILLEGALE TUTTO CIO’, LE CASE GLI SONO RIMASTE E NESSUNO E’ STATO LICENZIATO .

INFATTI HANNO TUTTI MANTENUTO L’ALLOGGIO CHE NEL FRATTEMPO AVEVANO SANATO E COMPRATO. QUALCUNO LO HA ACQUISTATO DIRETTAMENTE FACENDOLO COMPRARE ALLA VEDOVA CHE NON NE AVEVA DIRITTO E RICOMPRANDESELO LEI DOPO DUE MESI SENZA PAGARE NESSUN DIRITTO DI PRELAZIONE.

QUESTA E’ L’ATER DI ROMA PER CUI DI CHE CI VOGLIAMO MERAVIGLIARE?

HANNO FATTO SI CHE NEL TEMPO GLI ABUSIVI DIVENTASSERO TUTTI LEGALI CON LE VARIE SANATORIE, MA MI CHIEDO PERCHE’ NON LI HANNO SGOMBRATI SUBITO?

L’UNICA CHE LO FACEVA ERA L’EX COMMISSARIO STRAORDINARIO DOTT.SSA INSENGA.

PERCHE’ NESSUNO E’ INTERVENUTO MAI?  EPPURE LA VOCE GIRAVA, ANCORA OGGI CONTINUANO AD OCCUPARE ED IO SEGNALO L’OCCUPAZIONE, MA POI NULLA ACCADE QUAL’E’ IL PROBLEMA?

COLPA DELLA BUROCRAZIA E DEI BUROCRATI? MA ALLORA L’INSENGA PERCHE’ CI RIUSCIVA?

LO IACP HA VISSUTO UN PERIODO DI LEGALITA’ SOLO CON L’INSENGA,MA DOPO DI LEI TUTTO E’ RICOMINCIATO COME PRIMA, SE NON PEGGIO, NE AVREI DA RACCONTARE,MA POI MI BRUCIANO DI NUOVO LA MACCHINA.

E ORA MAZZETTO ALLA FINE DEL SUO MANDATO FINALMENTE SE NE ACCORGE?

E COSA STA FACENDO IN MERITO OLTRE CHE A DIRLO?

QUANDO IL COMMISSARIO TANBURINO RACCONTO ALLA COMMISSIONE REGIONALE ANTIMAFIA CHE A SPINACETO ED ALTRI POSTI ACCADEVA CIO’ E SE NON SBAGLIO E’ PASSATO PIU’ DI UN ANNO, CHE COSA E’ STATO FATTO NEL FRATTEMPO?

LA REGIONE COME HA INCISO SU TALE PROBLEMA?

PERCHE’ IL COMMISSARIO DA L’INDIRIZZO, MA POI CHI LO DEVE METTERE IN PRATICA E’ IL DIRETTORE E DOPO IL DIRETTORE CI SONO GLI UFFICI, MAGARI POI IL RESPONSABILE DELL’UFFICIO E’ MALATO PER CUI OCCORRE ASPETTARE IL SUO RITORNO, QUANDO RIENTRA SI METTE IN CONTATTO CON IL COMUNE PER FARE LO SGOMBERO E QUI’ APRITI CIELO.

NE SO QUALCOSA IO CHE PER FAR SGOMBRARE UN ALLOGGIO OCCUPATO A TORRE MAURA CI ABBIAMO IMPIEGATO CIRCA 4 ANNI.

E LA MALAVITA SA BENE COME FUNZIONA L’ATER DI ROMA PER CUI CONTINUA IMPERTERRITA A FARE COME GLI PARE.

DICIAMO LA VERITA’ L’ATER DI ROMA COSI COME E’ NON FUNZIONA NESSUNO PUO’ ESSERE IN GRADO DI CONTROLLARE 48 MILA ALLOGGI SPARSI PER TUTTA ROMA.

PERCHE’ NON VENDONO RAPIDAMENTE TUTTO IL PATRIMONIO IMMOBILIARE CHE E’ SUI PIANI DI VENDITA?

PERCHE’ C’E’ QUESTA OSTILITA’ A VENDERE?

PERCHE’ C’E’ L’OSTILITA’ A FAR RIENTRARE I FIGLI?

MA E’ SEMPLICE PERCHE’ POI CHE SI OCCUPANO?

LA STORIA  E’ LUNGA E TRAGICA, MA FINCHE’ NESSUNO DECIDERA’ SERIAMENTE DI METTERCI LE MANI QUESTO SCHIFO NON FINIRA’ MAI.

ORMAI SIAMO CADUTI NEL RIDICOLO PURTROPPO!!!

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MA E’ UNA PRESA IN GIRO QUESTA LETTERA?

I COMMISSARI SONO DECADUTI DAL 30 SETTEMBRE E LA REGIONE ANCORA NON HA DECISO COSA FARE, PER CUI LE ATER DEL LAZIO SONO SOLO IN MANO AI DIRETTORI  CHE POTRANNO FARE QUELLO CHE GLI PARE NEL FRATTEMPO.

E LA REGIONE COSA ASPETTA A NOMINARE I C.D.A.? O NON RIESCE A NOMINARLI PER LE LACERAZIONI INTERNE ALLA MAGGIORANZA?

LA REGIONE LAZIO SE NE E’ COMPLETAMENTE FREGATA DEL PROBLEMA CASA, MA LA COLPA NON E’ DELL’ASSESSORE, PERCHE’ SIA L’ASSESSORE CHE IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE AVEVANO INIZIATO A LAVORARE BENE POI IMPROVVISAMENTE TUTTO SI E’ BLOCCATO E CHI LO POTEVA BLOCCARE SOLO UNO, ZINGARETTI, MA PERCHE’, QUESTO VOGLIO SAPERE PERCHE’ QUESTO CASINO, PERCHE’ L’ATER DI ROMA DEVE ESSERE QUESTA CONFUSIONE E ILLEGALITA’ CONTINUA,PERCHE’ SI DEBBONO TARTASSARE LE PERSONE ONESTE E NON VEDONO MAI I CRIMINALI.

A OSTIA LE CASE POPOLARI LE GESTIVANO I MAFIOSI, MA IL DIRETTORE NON VEDEVA E NON SENTIVA?

EPPURE IL COMMISSARIO LO DISSE IN UNA RIUNIONE DI COMMISSIONE, MA POI?

GLI ALLOGGI CONTINUANO TRANQUILLAMENTE AD ESSERE OCCUPATI E QUELLI CHE SONO LIBERI STRANAMENTE IL COMUNE NON LI ASSEGNA.

E NON CAPIAMO PERCHE’ L’ATER NON LI SGOMBRA SUBITO.

VORREI SAPERE QUANTI ALLOGGI HA RICOSENGNATO L’ATER E QUANTI DI QUESTI SONO STATI RIASSEGNATI.

BASTA VOGLIAMO LEGALITA’ E TRASPARENZA, I DIRETTORI CHE HANNO DIMOSTRATO SOLO INCAPACITA’ E HANNO COMPLICATO MAGGIORMENTE LE COSE DEBBONO ANDARE VIA SUBITO.

NON VOGLIAMO TESSERE DI PARTITO,MA PERSONE CAPACI E COMPETENTI CHE RIMETTANO IN SESTO STO BARACCONE. 

LA STORIA INFINITA DOVUTA A INCAPACITA’ POLITICA E GESTIONALE,MA CHI E’ CHE GESTISCE REALMENTE L’ATER DI ROMA?

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SINCERAMENTE NON SO PIU’ COSA PENSARE , MA E’ MAI POSSIBILE CHE NESSUNO VOGLIA VERAMENTE INDAGARE SU QUESTO MALE OSCURO DELL’ATER DI ROMA, OGNI QUALVOLTA ALLO IACP-ATER DI ROMA E’ ARRIVATO QUALCUNO CHE TENTAVA DI RIMETTERE A POSTO LE COSE NON HA MAI POTUTO PORTARE A TERMINE L’OPERAZIONE PERCHE’ VENIVA SOSTITUITO E CHI ARRIVAVA INVECE DI CONTINUARE IL LAVORO SVOLTO,RICOMCIAVA DA CAPO SECONDO LA SUA VISIONE E COSI DI ANNO IN ANNO DI GIUNTA IN GIUNTA OGGI SIAMO A QUESTO PUNTO.

CON UNA REGIONE E UNA CLASSE POLITICA CHE INVECE DI ANDARE A FONDO DELLA QUESTIONE SI AFFIDAVANO DI VOLTA IN VOLTA AI LORO GALOPPINI POLITICI CON QUESTI RISULTATI E A TUTTO CIO’ VA AGGIUNTA L’INDIFFERENZA DEI DIRIGENTI REGIONALI CHE INVECE DI INDAGARE E RIFERIRE SI PONEVA SEMPRE AL SERVIZIO DEL POLITICO DI TURNO.

I VARI DIRETTORI E PRESIDENTI  O COMMISSARI VENIVANO E VENGONO NOMINATI DALLA MAGGIORANZA POLITICA, CHE POI PERO’ SI DISINTERESSA COMPLETAMENTE DEL PROBLEMA E UTILIZZANO L’ATER DI ROMA COME UNA BELLA ZUPPA IN CUI SI PUO’ INZUPPARE BENE IL PANE, MA LA ZUPPA SI E’ RINSECCHITA E CHI NE PAGHERA’ IL PREZZO SARANNO GLI ASSEGNATARI E QUEI DIPENDENTI NON COLPEVOLI DI TALE MISFATTO.

LE VARIE DICHIARAZIONI DELL’ATTUALE DIRETTORE CI LASCIANO VERAMENTE PERPLESSI, PERCHE NE LUI E NE GLI ALTRI HANNO MAI FATTO PROPOSTE SERIE PER RISOLVERE IL PROBLEMA, FORSE L’UNICO CHE  HA FATTO VERAMENTE QUALCOSA, INFATTI RIUSCI’ A ESTINGUERE IL FAMIGERATO DEBITO CON LA BANCA DI ROMA FATTO DA MASSA ALL’EPOCA E A MIO MODESTO AVVISO AVREBBE RISOLTO ANCHE QUESTO PROBLEMA SE LA GESTIONE DEL PATRIMONIO FOSSE STATA DATA A LUI, MA L’ALLORA PRESIDENTE PREFERI’ DARE TALE GESTIONE AD ALTRA PERSONA E I RISULTATI SONO SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI.

LE DOMANDE CHE RICORRONO NELLA MIA TESTA SONO SEMPRE LE STESSE:

PERCHE’ NON SI VUOLE RISOLVERE IL PROBLEMA?

PERCHE’ LA REGIONE NON INCETTIVA LA VENDITA DEGLI IMMOBILI?

PERCHE’ L’HANNO FATTA DIVENTARE AZIENDA?

PERCHE’ NON HANNO MAI FATTO UNA LEGGE SERIA SUI CANONI?

PERCHE’ HANNO FATTO IN MODO CHE CI FOSSERO I CONDOMINI MISTI?

PERCHE’ NON SI SONO LIBERATI DALLE MANUTENZIONI?

PERCHE’ NON HANNO MAI RIPULITO A DOVERE IL LORO CERVELLONE CHE è SOLO UN RECIPIENTE DI TUTTO E NON DI DATI ESATTI QUALI DOVREBBE ESSERE?

PERCHE’ NON HANNO MAI FATTO UN’ANAGRAFE DEGLI ASSEGNATARI TRA L’ALTRO PREVISTA DALLA LEGGE?

FORSE PERCHE’ COSI NON SI POTEVANO IMPOSSESSARE DEGLI ALLOGI NON LORO?

FORSE PERCHE’ COSI NON LI POTEVANO FAR OCCUPARE?

FORSE, FORSE, FORSE, MA OGGI MI CHIEDO L’ATER DI ROMA IN MANO A CHI STA REALMENTE????

QUESTE COSE CAPITANO SOLO IN ITALIA, MA VI RENDETE CONTO CHE IL COMMISSARIO STRAORDINARIO E’ DECADUTO IL 30 SETTEMBRE SE NON SBAGLIO, VI RICORDATE LA FAMOSA LEGGE SULLE ATER CHE DOVVEVANO DIVENTARE UNA POI TRE , MA SONO ANCORA SETTE COME MAI?

E CHE LA REGIONE AD AGOSTO HA VOTATO  CHE ENTRO SETTEMBRE AVREBBE NOMINATO I C.D.A, SPECIFICANDONE ANCHE IL NUMERO DEI COMPONENTI,MA  LE ATER SONO RIMASTE SETTE, NON SI SONO PIU’ RIDOTTE, ALLA FACCIA DELLO SPENDING REVIEW .

E CHE SIAMO AL 4 OTTOBRE E ANCORA NON RIESCONO A METTERSI D’ACCORDO, PER CUI SIAMO ANCORA IN MANO A COSTORO CHE HANNO AFFOSSATO ANCORA DI PIU’ L’ATER DI ROMA.

MI VIENE SOLO DA SORRIDERE PERCHE’ IL COMMISSARIO ALL’INIZIO QUANDO CI SIAMO INCONTRATI MI DISSE CARA SIGNORA LEI HA RAGIONE,MA QUESTA E’ UNA NAVE IN CORSA E PER FERMARLA CI VUOLE UN PO’ DI TEMPO.

TEMO CHE LA NAVE IN CORSA INVECE GLI ABBIA PRESO LA MANO, PECCATO,MA FORSE LACOLPA NON E’ TUTTA SUA DI QUESTO NE SONO CERTA,ANCHE LUI SI E’ DOVUTO RIMETTERE A QUEI POTERI CHE INDIRETTAMENTE GOVERNANO TALE AZIENDA.