Archivio della Categoria 'Associazione inquilini e proprietari'

Questa è la triste realtà dell’ATER e del Municipio 6.

lunedì 6 luglio 2015

Ciao Annammaria, questa mia è per raccontare quanto accaduto il giorno 02.07.2013 dalle ore10,00 circa.
insomma detto giorno mi reco insieme al mio compagno per la variazione della residenza( ormai rimasto senza a seguito della riconsegna dell’alloggio ATER dove era deceduta la Mamma e.. era giusto riconsegnare visto che siamo conviventi da anni), essendo io affittuaria ed intestataria di un alloggio ATER, ho svolto tutto quanto dice la legge regionale 12|99 ( e cioè che bisogna mandare un modulo di comunicazione di ampliamento del nucleo famigliare, ripeto COMUNICAZIONE così dice la legge 12/99) dopo di chè effettuare il cambio, ma quando mi sono recata ( dopo aver preso il numero con il modulo da compilare) all’ufficio informazioni mi sono sentita dire che non si poteva fare perchè c’era bisogno dell’autorizzazione o nulla osta dell’Ater, dunque già stremata dagli accadimenti dei giorni scorsi non faccio nessun commento ma torno a casa e chiamo Lei Sig. Addante, La quale mi conferma quanto avevo già letto nella legge citata in precedenza,ovviamente come sempre con grande pazienza e senso civico, che la contraddistingue dal resto del pianeta si è recata insieme a Noi per ottenere un diritto sancito da una legge, ma una volta in loco abbiamo cominciato una battaglia contro l’ignoranza e la prepotenza dei dirigenti ed impiegati che solo alle 16, del pomeriggio ormai decisi ad andare ai carabinieri a fare una denuncia per abuso di potere ed abuso di atti di ufficio, uno dei dipendenti ( dicesi responsabile dell’ufficio preposto) ci porta da un’altra dipendente donna che con molta semplicità ci fa il cambio di residenza.
Io mi chiedo perchè queste persone occupano questi posti importanti per il cittadino che paga le tasse e che nessuno ha potere su di loro?
Certa di un suo sollecito riscontro colgo l’occasione per inviarle Distinti Saluti

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Anna Maria Addante • Questa lettera che mi ha inviato l’interessata che è stata molto garbata perchè l’arroganza e l’ottusità del responsabile dell’anagrafico del 6 municipio è veramente unica,ma questo accade anche perchè all’ATER di Roma ci sono impiegati che sono uguali o peggio del responsabile anagrafico del 6 municipio.
• La sottoscritta dalle 12 fino alle 16.30 è stata a combattere con l’arroganza e la protervia di questo personaggio,ma il dramma è che il Presidente Scipioni informato di ciò alza il telefono e chiede spiegazioni,ma nonostante avessi spiegato al Presidente che la legge consentiva tale cambio di residenza, si è limitato a dire se non sei d’accordo mettiglielo per iscritto.
• Torniamo dal responsabile, che si rifiutato di farlo, richiamiamo il Presidente il quale però non risponde più.
• Ci rivolgiamo al Direttore spiego nuovamente il tutto e sembra fatta, chiama il dirigente e noi torniamo allo sportello aspettando che torni Il dirigente, ma con grande sorpresa ci riconferma che la residenza per farla vuole l’autorizzazione dell’ATER.
• Torno dal direttore incazzata,torno a spiegargli il tutto, facendo anche presente che questo signore non poteva rimanere senza residenza in quanto portatore autorizzato di arma, a questo punto il direttore richiama il responsabile anagrafico,ma era andato via e va d dal direttore il responsabile dell’ufficio.
• Ritorna questo signore e ci dice, prima procediamo a richiedere la cancellazione e una volta ottenuta le faremo la residenza.
• A quel punto lo guardo fisso negli occhi e gli faccio una semplice domanda: ma tu come fai a chiedere la cancellazione di un cittadino a un municipio che non è questo.
• Mi guarda esterefatto e mi chiede perché il sig .re dove abita a FIDENE urlo io, a quel punto prende tutte le carte e ci porta dalla simpatica e intelligente impiegata la quale ci fa subito la residenza.
• Questo responsabile dell’anagrafico il Presidente e il direttore lo dovrebbero prendere a calci nel sedere e trasferirlo per incapacità e arroganza.
• Ma la mia domanda è sempre la stessa, ma chi non riesce a parlare con me è in balia e ostaggio di questi funzionari ben pagati e ottusi.
• Scipioni ai tempi di Celli e miei queste cose non accadevano e i cittadini venivano rispettati, oggi sono schiavi e alla mercè di questi squallidi individui.

L’ATER DI ROMA NON SI SMENTISCE MAI

lunedì 6 luglio 2015

COMUNICATO
A seguito delle numerose richieste di chiarimenti in merito all’applicabilità della detrazione stabilita dall’art.
7 del D.L. 28.03.2014 n. 47, convertito in Legge 23.05.2014 n. 80, si comunica che l’Ater del Comune di
Roma
ATTESTA
la natura di “edilizia residenziale pubblica” degli alloggi assegnati.
La Legge Regionale n. 30 del 3/09/2002, all’art. 3, stabilisce che l’Ater del Comune di Roma assuma il ruolo
di “operatore pubblico dell’edilizia” esercitando le funzioni già di competenza degli I.A.C.P., con particolare
riferimento alla Legge Regionale 6 agosto 1999, n. 12 in cui viene fissato il principio di garanzia della finalità
dell’edilizia residenziale pubblica “destinata all’assistenza abitativa per i nuclei familiari in condizioni
disagiate” (art. 2, L. 12/99) come anche definito nell’art. 1, comma 2 del Decreto Ministero Infrastrutture
del 22 aprile 2008.
Resta ferma, considerata l’assenza di una interpretazione univoca della normativa, la diretta responsabilità
del soggetto titolare del contratto di locazione che usufruisca della detrazione ai fini delle dichiarazioni
fiscali.

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Anna Maria Addante COME AL SOLITO L’ATER SE NE LAVA LE MANI,MA NELLE LETTERE CHE SCRIVE AGLI ASSEGNATARI LI CHIAMA ALLOGGI SOCIALI,INVENZIONE DOVUTA AL GENIO DELLA GRASSIA,MA SE IL SOCIALE DEVE SERVIRE PER SGRAVARE I 730 DEI POVERACCI ALLORA LORO FANNO PONZIO PILATO.BRAVO ROSI TI DISTINGUI SEMPRE PIU’.

Ma all’ATER di Roma esiste l’anticorruzione?

domenica 5 luglio 2015

Certo che all’Ater di Roma se ne sentono di tutti i colori, l’ultima che gira è un’altra boiata sembrerebbe che sia stata data la delega delle mansioni dirigenziali a due dipendenti che non hanno tale titolo, come è stato già fatto per la Sanfelice e per l’arch.Beciani.

Ma se non sbaglio la dott.ssa Grassia oltre ad essere il dirigente del personale ha anche il compito dell’anticorruzione, se non sbaglio dovrebbe tutelare e impedire certe manovre, anche perchè dopo tre mesi di mansioni i dipendenti vanno da un bravo avvocato e rivendicano il titolo e quale magistrato glie lo negherebbe?

Ma sempre l’uccellino dice invece che sembrerebbe lei l’autrice e sostenitrice di tutto ciò.

Dicono anche che sia molto nelle grazie del Commissario, il quale pende dalla sua bocca.

Ma non vogliamo credere a certi pettegolezzi, sono solo malelingue la dott.Grassia è bravissima e diligente almeno fino a prova contraria, ma comunque va detto che hanno trovato modo di darle 20mila euro in più a lei e al dott.Mari, per la loro capacità, competenza e attaccamento al lavoro e soprattutto per la loro abnegazione a risolvere i problemi degli assegnatari.

Gli assegnatari che si lamentano sono ingiusti, dovrebbero capire ed aspettare che prima o poi, in genere è sempre poi, quando accade, se accadrà forse anche loro risolveranno il problema, pero i due dirigenti intanto si portano a casa oltre al loro stipendio altri 20mila euro, tanto li prendono dai fitti delle case popolari.

Alla faccia dell’anticorruzione e della trasparenza tali non mi sembra che vengano pubblicati immediatamente.

Ma un dubbio mi rode il cervello, perché hanno tolto dal personale il dott.D’Onofrio che tra l’altro è anche un esperto del lavoro?

L’avessero tolto perché non ha voluto riconfermare l’architetto assunto dal Commissario?

Oppure perché ha contestato brillantemente la promozione della Pace?

Ma no, no non è possibile all’Ater certe cose non accadono.

LA STORIA INFINITA DELLE VENDITE DELLE CASE DEL COMUNE DI ROMA

giovedì 2 luglio 2015

Gentilissima Sig.ra Annamaria Addante,

Come da accordi telefonici presi Le riassumo brevemente il colloquio avuto con la Sig.ra Grilli. Dunque mi è stato richiesto per l’ennesima volta chi fosse l’assegnatario dell’appartamento nonostante in data 21 Maggio 2015 mi era già stato richiesto con tanto di modulo firmato dal sottoscritto. In ogni caso ha insistito per una DESIGNAZIONE ufficiale da parte di mia madre al sottoscritto poi richiesto un modulo di certificazione che mi ha inviato via mail e come Le dicevo questo pomeriggio anche una copia del contratto di locazione nel quale è a sua detta sufficiente la richiesta di numero di protocollo che mi rilasceranno a Via Giovanni da Verrazzano. In sostanza farò questi giri per questa documentazione richiesta sperando che non ci siano nuove problematiche. Inoltre per quanto riguarda le tempistiche del caso la Grilli mi riferiva che la procedura è in movimento e che occorre avere pazienza. Le invio infine attraverso un copia e incolla la mail inviatami dalla Grilli successiva alla telefonata intercorsa proprio con la stessa nel frattempo approfitto per mandarLe i miei più Cordiali Saluti.

Mail inviata oggi 30 giugno 2015 dalla Grilli:

Egr.Sig./Gent.ma Sig.ra,

a seguito della sua manifestata propensione all’acquisto ed in vista della definizione degli atti propedeutici alla formalizzazione della vendita, si chiede di voler cortesemente e tempestivamente inviare alla scrivente, a mezzo posta, anche semplice, dichiarazione sostitutiva di certificazione, redatta ai sensi del D.P.R. 445/2000, che per Sua comodità, può essere compilata secondo il modello allegato.
La consegna della dichiarazione potrà essere effettuata anche presso i nostri uffici.

In attesa di riscontro, l’occasione è gradita per porgerLe cordiali saluti.
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HO VOLUTO RIPORTARE TALE E-MAIL PER FAR CAPIRE A TUTTI LE ASSURDITA’ DI RISORSE PER ROMA, CHE CHIEDONO CONTINUAMENTE E RIPETUTAMENTE LE STESSE COSE, TRA L’ALTRO GIA’ CONSEGNATE DALL’UTENTE.

MI CHIEDO,MA LA DOCUMENTAZIONE CHE LORO RICHIEDONO ALL’UTENTE, CHE SPESSO L’UTENTE NON HA COME IL CONTRATTO, LORO LA DEVONO AVERE PERCHE’ LA ROMEO ERA IN POSSESSO DI SIMILE DOCUMENTAZIONE, COME MAI LA CGIEDONO ALL’ASSEGNATARIO?

IL PROBLEMA E’ CHE EVIDENTEMENTE NON HANNO ANCORA PRESO POSSESSO DI TALE DOCUMENTAZIONE, CHE SICURAMENTE STARA’ IMBALLATA IN QUALCHE SCANTINATO DEL COMUNE.
ED E’ SEMPLICEMENTE VERGOGNOSO, MA DI TUTTO CIO’ DOBBIAMO SOLO RINGRAZIARE IL VICE SINDACO IL SIG,LUIGI NIERI.

QUANTI SECOLI DOVRANNO ANCORA PASSARE AFFINCHE’ TALI ASSEGNATARI POSSANO ACQUISTARE IL LORO ALLOGGIO?

NE SONO PASSATI GIA’ CINQUE PURTROPPO OLTRE CHE PER RESPONSABILITA’ POLITICHE DEL VICE SINDACO,ANCHE PER RESPONSABILITA’ AMMINISTRATIVE DELLA DOTT.SSA ACETI E DELLA DOTT.SSA DI GIOVANE CHE HANNO CREATO TALE CONFUSIONE SOLO E UNICAMENTE PER COMPIACERE IL VICE SINDACO.

TUTTO CIO’ E’ VERGOGNOSO, PERCHE’ DIRIGENTI CHE NON SONO IN GRADO DI LEGGERE, CAPIRE E APPLICARE LA LEGGE 560/93 PER LA VENDITA DI TALI ALLOGGI DOVREBBERO ESSERE LICENZIATE IN TRONCO.

ORA UNA E’ SE NON SBAGLIO INQUISITA PER TUTTA LA VICENDA DI ROMA, MA L’ALTRA CONTINUA A RITARDARE E COMPLICARE CONTINUAMENTE QUESTE VENDITE E RISORSE PER ROMA E’ SEMPLICEMENTE IL SERVO SCIOCCO DELL’ASSESSORATO AL PATRIMONIO.

BASTA!!!!!!! NON SE NE PO’ PIU’ CERTI DIRIGENTI DOVREBBERO ESSERE LICENZIATI IN TRONCO, INVECE SONO SUPER PAGATI PER CREARE CONFUSIONE INTRALCIO E ILLEGALITA’.

IL GRANDE SINDACO MARINO CHE FA? NON VEDE E NON SENTE? O PROTEGGE IL SUO VICE?

QUESTO DOVREBBERO IMPARARE ALL’ATER DI ROMA

mercoledì 1 luglio 2015

1994 Mattarella
ogni normativa, richiede di essere applicata con scrupolo,
e che non si cerchi di sfruttare le ambiguità interpretative o
gli spazi che possono permanere per comportamenti arbitrari
o interpretativi.

in risposta alla LEGGE MAMMI

a presto FRANCO
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QUESTO DISSE IL NOSTRO PRESIDENTE IN RIFERIMENTO ALLA LEGGE MAMMI, QUESTO DOVREBBERO IMPARARE CERTI FUNZIONARI E DIRIGENTI DELL’ATER DI ROMA E DELLA REGIONE LAZIO.
PURTROPPO OGGI DIRE DIRIGENTE NON VUOL DIRE NULLA PERCHE’ E’ DIFFICILE TROVARE UN VERO E BRAVO DIRIGENTE,OGGI SONO TUTTI O QUASI TUTTI ASSERVITI A QUESTO O A QUELLO, MA SOLO E UNICAMENTE PER INTERESSI PERSONALI, MAI PER LO STATO O PER IL CITTADINO, SALVO RARISSIME ECCEZIONI.

IL PEGGIO NON E’ MAI MORTO!

mercoledì 1 luglio 2015

Lettera aperta al Commissario Straordinario arch. Daniel Modigliani e
al direttore generale dell’Ater di Roma arch.Claudio Rosi

Caro Modigliani e caro Rosi,
come fate a consentire ancora che i responsabili amministrativi della gestione degli immobili dell’ azienda che gestite continuino l’andazzo illegittimo di interpretare le leggi a danno degli assegnatari?
Perché la responsabile della seconda Zona continua a perseguitare le famiglie applicando le norme come le dice la sua testa? Facendo le decadenze a chi invece diritto a rimanere nell’alloggio?
Come fa una dipendente con un diploma di operatrice turistica a ergersi a interpretatrice della norma?
Vi pare giusto che tale persona invii lettere di minaccia di decadenza dall’alloggio a persone di oltre 80 anni con tutti i risvolti che tale lettere creano sulla salute e sulla vita di dette persone.
Come potete permettere che accadono certe cose?
La dott.ssa Sanfelice a cui lei ha delegato l’incarico di gestione del patrimonio, facendo una forzatura del contratto in quanto la dott.ssa Sanfelice non è dirigente e sono ormai passati più di sei mei e la sig.ra potrà così rivendicare la dirigenza , che cosa fa? Non controlla? Non studia le leggi? Perché non da le giuste direttive? Eppure è laureata in legge e queste cose le dovrebbe sapere a menadito o non vuole disturbare il manovratore?
Perché caro Commissario e caro Direttore non le mandiamo in missione all’Ater di Latina così imparano come si deve gestire tale patrimonio e come si applicano le leggi, ci faccia questa cortesia, che è utile anche per Voi, perché alla fine i VERI RESPONSABILI siete VOI .
Glie lo vogliamo far capire alla responsabile della 2 e 6 zona e alla dott.ssa Sanfelice, che magari lo dovrebbe capire da sole e saperlo già, che l’art.13 della legge 12/99 è stato sostituito dall’art.50 della legge 27/06;
Glie lo vogliamo far capire che se l’alloggio locato è nei piani di vendita e l’assegnatario supera il reddito ha diritto all’acquisto;
Glie lo vogliamo far capire, anche il dott.Mari che lo sa benissimo, che se l’alloggio non è stato acquistato a suo tempo non è archiviato nulla perché la legge consente l’acquisto essendo un condominio privato.
Ecco caro Commissario e caro Direttore fateci questa grazia ed evitiamo di mandare al pronto soccorso anziane signore anche perché sia lei che il Commissario siete stati nominati per gestire l’edilizia pubblica e non per fare gli architetti progettisti, non state più al Comune di Roma state all’ATER che tratta problemi del sociale.
Il vostro mandato sta ormai alla fine, almeno chiudete in bellezza o saremmo costretti a dire per l’ennesima volta il PEGGIO NON è MAI MORTO!

Ma l’ATER non annulla mai i contratti? Addirittura li vende i locali,ma non ai comuni mortali

martedì 30 giugno 2015

Scandalosa Roma
Quelle minacce a Marrazzo nei luoghi di Mafia Capitale
BEATRICE NENCHA nnn Ci sono minacce che lasciano il segno, e altre destinate all’oblio. Ma a volte, più ancora dei messaggi, quello che colpisce è il luogo dove essi appaiono. Specie se quel luogo è la sede, come riportato nei comunicati dell’epoca, di una «cooperativa sociale che si occupa del reinserimento lavorativo di categorie svantaggiate come ex tossicodipendenti, ex carcerati ed ex prostitute, utilizzati nella pulizia di giardini e in altri lavori di pubblica utilità» nel rione Garbatella. A due passi dagli uffici della Giunta regionale e in uno dei quartieri «rossi» per eccellenza. Siamo andati a controllare quale fosse questa associazione, dove il 15 agosto 2005 apparvero le minacce – con tanto di stella a cinque punte – rivolte contro il governatore del Lazio Piero Marrazzo e il suo assessore alla Sanità Augusto Battaglia e altri esponenti di Giunta e Consiglio. E abbiamo scoperto che nel locale dell’Ater (l’agenzia per l’edilizia popolare) attualmente posto in affitto, si trovavano gli uffici di un’associazione che, dopo Mafia Capitale, è difficile da dimenticare: la «Impegno per la Promozione Soc. Coop. Sociale a r.l.» il cui amministratore unico è Sandro Coltellacci. Socio e sodale di Salvatore Buzzi, finito agli arresti domiciliari lo scorso 2 dicembre nell’inchiesta «Terra di Mezzo» con l’accusa di aver agevolato l’associazione di tipo mafioso diretta da Massimo Carminati. Ma già in carcere, nel 2009, per detenzione illecita di sostanza stupefacente e di armi clandestine. Le scritte con lo spray comparse nell’estate 2005 sulla sua serranda erano indirizzate, oltre che al governatore della Regione e al suo assessore alla Sanità (oggi presidente della cooperativa Capodarco), anche agli assessori di Rifondazione Luigi Nieri e Alessandra Tibaldi e al consigliere dei Verdi Peppe Mariani, nonché al consigliere Ds Enzo Foschi. Di questo Osservatorio regionale citato nelle minacce, Foschi, l’ex capo di gabinetto del sindaco Marino, ricorda che «in quel luogo si affrontavano i temi delle aziende in crisi, ci furono anche scontri e soluzioni spesso contestate dalla parte più radicale dei sindacati di base». Ma dal sito della Regione si apprende che l’Osservatorio serviva anche a ripartire i contributi tra i soggetti iscritti in un apposito Registro. L’apparizione delle minacce di morte proprio sul locale di via Passino potrebbe essere solo una inquietante coincidenza. Ma è lecito supporre che la cooperativa di Coltellacci, già nel 2005 tirata in causa per le scritte così pesanti sulla sua sede, non fosse del tutto ignota agli esponenti della Pisana. E Coltellacci, ammettono oggi alcuni, certamente non lo era, anche se a livello di pura conoscenza «territoriale». Quello che tuttavia appare inquietante è che, già nel 2005, siano chiamati in causa, in solido e per tematiche che sembrano fare riferimento esplicito al mondo del lavoro e del sociale, una serie di politici di primo piano. Accomunati dal possedere rapporti, più o meno stretti, con il frastagliato universo della cooperazione sociale. Altra coincidenza temporale, che si scoprirà solo in seguito, è che proprio la cooperativa «Impegno per la Promozione» figurerà in prima linea tra quelle che, insieme alle società di Buzzi, incasserà oltre 5 milioni in affidamenti diretti per la gestione del campo nomadi di Castel Romano. In origine trasferito «provvisoriamente» – a novembre 2005 il presidente Marrazzo siglò il primo decreto che autorizzava il Comune a realizzare il campo fino al 15 giugno del 2006 – dentro un’area protetta della Riserva di Decima Malafede. Il campo si insedia su proposta del Campidoglio e in regime di «emergenza», ma verrà prorogato ad ogni scadenza dalla Regione. Infine, sarebbe da chiarire in che modo Coltellacci riuscì a insediarsi in un altro immobile pubblico, sede della Società Cooperativa Sociale Un sorriso a r.l. Onlus in viale Castrense 51. Un edificio oggi sotto sequestro poiché collegato all’inchiesta Mafia Capitale. Due giorni fa, in un ala dell’edificio, si è sprigionato un rogo forse di origine dolosa. È il secondo incendio consecutivo nel complesso, dove è conservata documentazione che forse potrebbe servire agli inquirenti per ricostruire altri tasselli, magari non soltanto «neri», di questo infinito romanzo criminale della capitale. IL PRECEDENTE Nel 2005 spuntarono delle minacce contro l’allora governatore del Lazio Marrazzo e ad altri politici della regione: si parla di scritte fuori da una cooperativa. L’INCHIESTA La cooperativa, in prima linea nel sociale, è una di quelle che oggi sono coinvolte nell’inchiesta Mafia Capitale. I FINANZIAMENTI Proprio la cooperativa ha incassato, insieme alle società di Buzzi, oltre 5 milioni in affidamenti diretti per la gestione del campo nomadi di Castel Romano
Beatrice Nenca

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NON C’è CHE DIRE ALLE ASSOCIAZIONI ONESTE CHE LOTTANO PER LA TRASPARENZA E LA CORRETTA APPLICAZIONE DELLE LEGGI SI MANDA LO SFRATTO A QUESTI SIGNORI IL LOCALE LO SI VENDE PURE, COME MAI TUTTA QUESTA DISPONIBILITA’ PER CERTI PERSONAGGI GUARDA CASO LEGATI ALLA BANDA DELLA MAGLIANA?

LA SOLITA STORIA I POTENTI NON SI TOCCANO POSSONO ESSERE UTILI.

sabato 27 giugno 2015

Affittopoli Pd: morosa la sede storica di via dei Giubbonari

La denuncia del consigliere Onorato (Lista Marchini): «Autoridotto l’affitto da 1.200€ a 100€ mensili, morosità di almeno 130mila euro»
di Valeria Costantini

LE MOROSITà DEL PD,MA ANCHE DEGLI ALTRI (corriere della sera del 27/06/2015)

IL PD CAPITALE NON PGA L’AFFITTO:CIRCOLI INDEBITATI FINO AL COLLO. (il Fatto Quotidiano del 27/06/2015)

E CHE è UNA NOVITA’?
STA STORIA VA AVANTI DA MILLENNI e tutto grazie alla complicità del dott.MARI l’inamovibile e dei vari Presidenti e Commissari.

PERò GUARDA CASO alla mia Associazione che PAGA e alla quale il dott.Mari e il dott.Rosi (direttore generale)non applica la legge,ma gli impone un canone di oltre 700 euro al mese e gli fa lo sfratto, perché denuncia le loro malefatte?

Come mai all’ATER di Roma accadono certe cose?
Ma la Regione che fa non controlla nulla?

All’Ater di Roma da sempre il dott.Mari e le sue ancelle hanno fatto il bello e cattivo tempo certi delle coperture politiche che li hanno sempre salvati e coperti, vedi il caso Muscatello,Pace,Massenzi.

All’Ater di Roma l’Associazione viene sfrattata e gli si oscura il BLOG perché temono che i dipendenti onesti poi sappiano troppe cose.

Ma doveva arrivare l’Architetto Rosi Claudio per fare tutto ciò perché prima il dott.Mari non si è mai azzardato tanto, ma evidentemente ha trovato l’appoggio giusto con questo direttore, ma guarda caso mai contro chi può essere utile e chi più dei partiti?

Ma tutte le morosità contratte nel corso degli anni non le vede il dott.Mari e il Direttore?
E la dott.ssa Nuscher che fa non controlla? Non fa gli atti dovuti per rientrare in possesso del dovuto e perché non fa gli sfratti?
Perché è una delle ancelle del dott.Mari?

Perché ha consentito che si accumulassero tutti questi debiti?

MA LA COSA ASSURDA E’ CHE QUESTI PERSONAGGI VERRANNO ANCHE PREMIATI Perché IL DIRETTORE GENERALE VUOLE PROMUOVERLI.
E I SINDACATI CHE FANNO? TUTTI D’ACCORDO SOLO LA CISL STA DENUNCIANDO TALE SCHIFO, SI PROPRIO UNO SCHIFO Perché avranno un aumento di stipendio di ciirca 200 euro e saranno sempre e solo le solite ancelle a usufruirne.

Perché all’ATER non conta se sei un bravo funzionario,ma conta se sei bravo a impossessarti di alloggi non tuoi o se fai raccomandare tua sorella per essere assunta o tua figlia e il marito, anzi quelli bravi li rimuovono e li mettono in condizioni di non nuocere al sistema.

INFATTI NON ABBIAMO MAI CAPITO PERCHE’ NON HANNO MAI MESSO IL DOTT. GOZZI A DIRIGERE UNA ZONA,anzi vi è stato per un brevissimo periodo,ma evidentemente ha dato fastidio a qualcuno che voleva diventare lei capo zona e ci è riuscita perché il dott.Gozzi è stato subito rimandato IN SEDE.

QUESTO ACCADE ALL’ATER CHE UN LAUREATO IN LEGGE E SE NON SBAGLIO ANCHE AVVOCATO VIENE RIMANDATO IN SEDE Perché QUEL POSTO DEVE ESSERE COPERTO DA UNA CHE HA IL DIPLOMA DI OPERATRICE TURISTICA, QUESTA è L’ATER DOVE LA PROFESSIONALITA’ E LA COMPETENZA NON CONTA,MA CONTANO ALTRE COSE.

Ma CHE ASPETTA la Corte dei Conti e la MAGISTRATURA ad aprire i cassetti all’Ater di Roma?
Perchè non ci mette le mani sulla questione locali e aree dell’Ater di Roma? E anche su come vengono gestiti e venduti gli immobili?
E’ pur vero che c’è la prescrizione, ma anche se fossero prescritti però certi funzionari e dirigenti potrebbero benissimo essere licenziati per condotta immorale.

invece all’Ater di Roma li premiano gli aumentano lo stipendio o gli danno incarichi superiori affinché poi possano rivendicare il titolo da dirigente per mansioni espletate.BRAVO DIRETTORE è proprio vero il peggio non è mai morto.

E NON C’E’ VONNO STA’ Nonostante le sentenze del TAR e del Consiglio di Stato

mercoledì 24 giugno 2015

TAR Lazio, sez. II, 20/5/2013 n. 5037

Il diritto al subentro nell’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica è riconosciuto esclusivamente ai componenti del nucleo familiare.

Ai sensi del c.1 dell’art. 12 della l. r. Lazio n. 12 del 1999, rubricato “Subentro nell’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica destinati all’assistenza abitativa e ampliamento del nucleo familiare”, “…in caso di decesso o negli altri casi in cui l’assegnatario non faccia più parte del nucleo familiare, subentrano nell’assegnazione i componenti del nucleo familiare di cui all’art. 11, c. 5 originariamente assegnatario o ampliato ai sensi del c. 4, secondo l’ordine stabilito nel citato art. 11, c. 5″. Il richiamato c. 5 dell’art. 11, dispone che “Ai fini del presente articolo si intende per nucleo familiare la famiglia costituita da una persona sola ovvero dai coniugi, dai figli legittimi, naturali, riconosciuti, adottivi, dagli affiliati nonché dagli affidati per il periodo effettivo dell’affidamento, con loro conviventi. Fanno, altresì , parte del nucleo familiare il convivente more uxorio, gli ascendenti, i discendenti, i collaterali fino al terzo grado, purché la stabile convivenza con il richiedente duri ininterrottamente da almeno due anni alla data di pubblicazione del bando di concorso e sia dimostrata nelle forme di legge. …. “. Il c. 5 del già citato art. 12, stabilisce, infine, che “L’ingresso di uno dei soggetti indicati nel c. 4 deve essere immediatamente comunicato all’ente gestore. L’ente gestore, nei successivi tre mesi, verifica che, a seguito dell’ampliamento, non sussistano cause di decadenza dall’assegnazione. Qualora dalla verifica risultino comunicazioni non veritiere, l’ampliamento non produce effetti ai fini dell’eventuale subentro. Gli esiti delle verifiche sono comunicati all’interessato a cura dell’ente gestore”. Dal combinato disposto degli artt. 11 e 12 richiamati consegue che il diritto al subentro è riconosciuto esclusivamente ai componenti del nucleo familiare, individuato secondo i criteri di cui al c. 5 dell’art. 11, ma “originariamente assegnatario” nonché a coloro che hanno diritto ad ottenere l’ampliamento del nucleo originario nelle sole fattispecie puntualmente indicate nel c. 4 dell’art. 12. Pertanto, nel caso di specie, la ricorrente ha diritto al subentro di cui al c. 1 dell’art.12 in quanto può pacificamente considerarsi componente del nucleo familiare “originariamente assegnatario”, ossia del nucleo familiare dell’originario assegnatario dell’immobile.

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N. 05037/2013 REG.PROV.COLL.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 6851 del 2012, proposto da:

Stefania Ricci, rappresentata e difesa dall’avv. Alessandro Tetti, con domicilio eletto presso l’avv. Alessandro Tetti in Roma, Circ.Ne Clodia, 19;

contro

Roma Capitale, rappresentata e difesa per legge dall’avv. Guglielmo Frigenti, domiciliata in Roma, via Tempio di Giove, 21;

nei confronti di

Soc. Romeo Gestioni S.p.a., rappresentata e difesa dall’avv. Stefania Cavallaro, con domicilio eletto presso l’avv. Stefania Cavallaro in Roma, via Pietro Rovetti, 170;

per l’annullamento

– della determinazione dirigenziale n. 343 in data 11.05.2012 di Roma Capitale, avente ad oggetto: diniego di voltura del contratto di locazione relativo ad alloggio di E.R.P. sito in Roma, Via Vaiano n. 33, ed. D, sc. A, p.5, int. 20;

– di ogni altro atto comunque presupposto e/o connesso;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Roma Capitale e di Soc. Romeo Gestioni S.p.a;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 10 aprile 2013 il dott. Salvatore Mezzacapo e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

Espone la odierna ricorrente di aver presentato nel 1998 istanza per la voltura a proprio nome del contratto di locazione dell’alloggio gestito a titolo di edilizia residenziale pubblica in Roma, via Vaiano 33, ed.D, sc.A, p. 5, int. 20, a seguito della rinuncia del padre, regolare assegnatario. Rappresenta, inoltre, che già l’originario contratto di locazione riportava la ricorrente medesima tra i componenti il nucleo familiare.

Orbene, con l’avversata determinazione dirigenziale n. 343 dell’11 maggio 2012 non è stata accolta, a distanza peraltro di 14 anni, l’istanza di voltura presentata dalla ricorrente e questo in ragione della circostanza che vede risultare, per la ricorrente medesima, un cambio di residenza non autorizzato dal 2001 al 2004, ciò determinando per l’amministrazione il mancato mantenimento dei requisiti previsti per l’esercizio del diritto di subentro.

Avverso il detto diniego è quindi proposto il presente ricorso a sostegno del quale si deduce violazione e falsa interpretazione degli artt. 12 e 13 della legge regionale n. 12 del 1999, in quanto l’amministrazione, dato ingresso di fatto al subentro, ove avesse accertato non la mancanza bensì la perdita dei requisiti da parte della ricorrente avrebbe dovuto comminarle non il diniego di voltura ma la decadenza dall’assegnazione. E’ inoltre dedotta violazione dell’art. 11 della citata legge regionale per aver la ricorrente comunque continuato a svolgere la propria attività lavorativa, senza soluzione di continuità, nel Comune di Roma, pur avendo dovuto spostare la residenza presso gli anziani genitori per il periodo sopra indicato.

Si sono costituti in giudizio Romeo Gestioni s.p.a., preliminarmente eccependo il proprio difetto di legittimazione passiva ed il Comune di Roma, entrambi affermando la infondatezza del proposto ricorso e concludendo per il rigetto dello stesso.

Alla pubblica udienza del 10 aprile 2013 il ricorso viene ritenuto per la decisione.

In via preliminare il Collegio ritiene che si debba disporre l’estromissione della Romeo Gestioni Spa dal presente giudizio perché dagli atti di causa risulta che effettivamente essa è rimasta del tutto estranea al procedimento conclusosi con l’adozione del provvedimento impugnato.

Ciò detto, il ricorso è fondato e va, pertanto, accolto.

Ai sensi del comma 1 dell’articolo 12 della legge regionale innanzi citata, rubricato “Subentro nell’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica destinati all’assistenza abitativa e ampliamento del nucleo familiare”, “…in caso di decesso o negli altri casi in cui l’assegnatario non faccia più parte del nucleo familiare, subentrano nell’assegnazione i componenti del nucleo familiare di cui all’articolo 11, comma 5 originariamente assegnatario o ampliato ai sensi del comma 4, secondo l’ordine stabilito nel citato articolo 11, comma 5”.

Il richiamato comma 5 dell’articolo 11, rubricato “Requisiti soggettivi per l’accesso all’edilizia residenziale pubblica destinata all’assistenza abitativa”, dispone che “Ai fini del presente articolo si intende per nucleo familiare la famiglia costituita da una persona sola ovvero dai coniugi, dai figli legittimi, naturali, riconosciuti, adottivi, dagli affiliati nonché dagli affidati per il periodo effettivo dell’affidamento, con loro conviventi. Fanno, altresì , parte del nucleo familiare il convivente more uxorio, gli ascendenti, i discendenti, i collaterali fino al terzo grado, purché la stabile convivenza con il richiedente duri ininterrottamente da almeno due anni alla data di pubblicazione del bando di concorso e sia dimostrata nelle forme di legge. …. “.

Il comma 5 del già citato art. 12, stabilisce, infine, che “L’ingresso di uno dei soggetti indicati nel comma 4 deve essere immediatamente comunicato all’ente gestore. L’ente gestore, nei successivi tre mesi, verifica che, a seguito dell’ampliamento, non sussistano cause di decadenza dall’assegnazione. Qualora dalla verifica risultino comunicazioni non veritiere, l’ampliamento non produce effetti ai fini dell’eventuale subentro. Gli esiti delle verifiche sono comunicati all’interessato a cura dell’ente gestore”.

Dal combinato disposto degli articoli 11 e 12 richiamati consegue che il diritto al subentro è riconosciuto esclusivamente ai componenti del nucleo familiare, individuato secondo i criteri di cui al comma 5 dell’articolo 11, ma “originariamente assegnatario” nonché a coloro che hanno diritto ad ottenere l’ampliamento del nucleo originario nelle sole fattispecie puntualmente indicate nel comma 4 dell’articolo 12.

Da questo punto di vista, la ricorrente ha diritto al subentro di cui al comma 1 dell’articolo 12 in quanto può pacificamente considerarsi componente del nucleo familiare “originariamente assegnatario”, ossia del nucleo familiare dell’originario assegnatario dell’immobile.

Va poi osservato che ai sensi della lettera b) del comma 1 dell’art. 11 della legge regionale in questione, tra gli altri requisiti soggettivi per l’accesso all’edilizia residenziale pubblica destinata all’assistenza abitativa, è contemplata la “residenza anagrafica od attività lavorativa esclusiva o principale nel comune od in uno dei comuni compresi nell’ambito territoriale cui si riferisce il bando di concorso, salvo che si tratti di lavoratori destinati a prestare servizio presso nuovi insediamenti produttivi compresi nel suddetto ambito o di lavoratori emigrati all’estero, per i quali ultimi è ammessa la partecipazione per un solo comune”. Orbene, se è incontestato che la ricorrente ha spostato per un determinato lasso di tempo la residenza, invero presso i genitori originari assegnatari dell’immobile e che allo stesso avevano rinunciato, è del pari pacifico che ha svolto senza soluzione di continuità la propria attività lavorativa nel Comune di Roma. Ed è del pari pacifico che la lettera della norma richiamata pone il possesso del requisito della attività lavorativa nel comune come alternativo, all’interno della medesima riportata lettera b), a quello della residenza anagrafica. Il che è anche logico, atteso che la continuità dell’attività lavorativa nel medesimo Comune è, appunto al pari della residenza anagrafica, elemento che sul piano logico dà la prova della presenza del soggetto interessato su di un determinato ambito territoriale.

In definitiva, ribadite le svolte considerazioni, il ricorso è fondato dovendosi condividere la censura di violazione della legge regionale n. 12 del 1999 e, per l’effetto, va annullata la avversata determinazione dirigenziale.

Sussistono tuttavia giusti motivi per compensare integralmente fra le parti le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda)

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla la determinazione dirigenziale impugnata.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 10 aprile 2013 con l’intervento dei magistrati:

Luigi Tosti, Presidente

Salvatore Mezzacapo, Consigliere, Estensore

Carlo Polidori, Consigliere

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 20/05/2013

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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LA SENTENZA PER CUI HANNO CHIESTO IL PARERE ALLA CASSAZIONE NON è QUESTA PER ERRORE ABBIAMO PUBBLICATO UN’ALTRA SENTENZA.
QUESTA E’ STATA POI ANNULLATA DAL CONSIGLIO DI STATO IN QUANTO IL FIGLIO NON CI ABITAVA E ABITARCI E’ INDISPENSABILE PER AVERNE DIRITTO.
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MA LA DOTT.SSA SAN FELICE NONOSTANTE LE SENTENZE FAVOREVOLI NON CI STA’ E CHIEDE ALL’AVVOCATURA DI PROCEDERE IN CASSAZIONE.
COSA FARA’ LA DOTT.SSA SANFELICE QUANDO LA CASSAZIONE DARA’ RAGIONE AL TAR E AL CONSIGLIO DI STATO?
NOI LE CONSIGLIAMO DI ANDARE IN PENSIONE PERCHE’ TALE ACCANIMENTO CONTRO I CITTADINI NON E’ DA PERSONE RESPONSABILI E NORMALI.

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In primo grado il T.A.R. del Lazio accoglieva l’impugnativa avverso il diniego del Comune.
Con sentenza n. 5579/2013 il Consiglio di Stato riforma la decisione di primo grado stabilendo la legittimità del diniego alla voltura opposto dall’Ente.

Il C.S. procede anzitutto a una ricognizione della normativa in merito ai requisiti per l’esercizio del diritto di subentro, cui sono ammessi i componenti del nucleo familiare originario o ampliato ai sensi dell’art. 12, comma 4, della L.R. Lazio n. 12/1999. Tra le ipotesi di ampliamento espressamente previste è contemplato il “rientro dei figli”, purché in possesso di tutti i requisiti per l’assegnazione . L’art. 13 della stessa legge prevede tra le cause di decadenza il “non abitare stabilmente l’alloggio assegnato, salvo il caso in cui l’ente gestore non lo autorizzi per gravi motivi” (lett. b).

Il C.S. rileva l’errore interpretativo in cui è incorso il T.A.R. che avrebbe dovuto verificare il possesso dei requisiti avendo riguardo anche all’insussistenza delle cause di decadenza di cui all’art. 13 sopra citato e non solo a quelli per l’accesso all’alloggio popolare di cui all’art. 11 della stessa legge. Nel caso de quo la ricorrente aveva lasciato l’abitazione del padre nel periodo compreso tra il 2001 e il 2004 per recarsi presso la dimora della madre separata omettendo di informare l’ente gestore.

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MA IN MERITO AL DIRITTO DEL RIENTRO DEI FIGLI IL TAR CONFERMA TALE DIRITTO,OVVIAMENTE SE VE NE SONO I REQUISITI,PURTROPPO IN QUESTO CASO LA FIGLIA SI ERA TRASFERITA PER ALCUNI ANNI A CASA DELLA MADRE SEPARATA PER ASSISTERLA,SE LO AVESSE COMUNICATO ALL’ATER NON AVREBBE PERSO L’ALLOGGIO.

CHI COMANDA VERAMENTE L’ATER DI ROMA?

martedì 23 giugno 2015

In Italia non c’è niente da fare la legalità e il diritto sono difficili da far rispettare, si cercano sempre vie traverse per aggirare la norma e per precostituire i fatti.

Infatti non si capisce perché il direttore dell’Ater di Roma invece di fare una giusta selezione concorsuale dia deleghe dirigenziali a impiegati non dirigenti.

Il solito sistema per favorire qualcuno perché visto e considerato che sono passati ben oltre tre mesi da tali incarichi e li hanno ancora, ma addirittura sembra che il Direttore ne voglia dare altri visto che dal 1 ottobre ne Mari e ne Tamietto saranno più all’Ater perché pensionati.

Inoltre sembra pure che voglia fare le progressioni orizzontali (aumenti di stipendio),ma se le ATER le devono sciogliere mi sembra veramente fuori luogo tutto ciò.

Inoltre come verranno fatte? I soliti amici degli amici?

Oltre tutto a settembre il Commissario se ne andrà a casa per superamento degli anni e ne dovranno nominare un altro fino alla riforma.

MA DELL’ATER SE NE PREOCCUPA QUALCUNO? A ME SEMBRA PROPRIO DI NO!

Perché continua tutto come prima, anzi molto peggio di prima, perchè il caro Direttore può anche aver risanato il bilancio (che era già stato risanato dal precedente direttore Maltese e quello fu un grosso risanamento) che con l’andata via di Maltese il precedente Direttore prima di Rosi, anche se durato poco aveva fatto tornare in rosso.
Ma nulla ha fatto per far ritornare la legalità nella gestione degli immobili e dei locali e aree, DOVE LA Legalità è un opzional.

Un Direttore deve occuparsi di tutto e non solo di una parte delle competenze dell’ATER, oltretutto la GESTIONE ERP ad interim ce l’ha lui, che poi con un marchingegno la fa fare alla Sanfelice e questo non mi sembra molto corretto perché la gestione dell’ERP la deve fare un dirigente, capisco che i dirigenti sono pochi, ma si possono fare i concorsi, perché non si fanno?
Perché si precostituiscono diritti a chi non ne ha ancora?

Inoltre non si capisce perché all’ATER di Latina le leggi le applicano correttamente, mentre all’ATER di Roma le hanno interpretate per ledere il diritto degli assegnatari.

Inoltre la dott.ssa Pascucci ha inviato un fax simile al Comune di Roma in merito alle autorizzazioni per le residenze che grida vendetta, perché ha inserito nelle autorizzazioni anche l’ampliamento che la legge invece prevede la sola comunicazione.

E’ l’ignoranza che gli fa fare questo o la cattiveria?

Siamo stanchi di questi azzeccagarbugli e siamo anche stanchi del mancato controllo da parte della Regione Lazio.

I POLITICI invece di pensare ai loro affari devono occuparsi seriamente dei problemi dei cittadini e all’Ater di Roma la devono smettere di fare i padroni dell’ATER.

La dott.ssa Sanfelice dovrebbe sapere che i cittadini non possono accedere agli uffici dell’ATER perché il vigilantes non li fanno entrare e chiedere un appuntamento attraverso il cal center ci vuole come minimo un anno.

UN CITTADINO CHE HA IL DIRITTO DI RIENTRARE NELL’ALLOGGIO ATER NON PUO’ ASPETTARE UN ANNO O I COMODI DELL’ATER.

CHI SI OCCUPA DELL’ANTICORRUZIONE ALL’ATER QUESTE COSE NON LE VEDE? O MAGARI E’ STATA LEI CHE LE HA INCASINATE IN QUESTO MODO QUANDO ERA ALLA GESTIONE E PERTANTO NON LE TOCCA ALTRIMENTI SI DOVREBBE SCONFESSARE, MA IL BELLO E’ CHE A QUESTO PERSONAGGIO GLI HANNO ANCHE AUMENTATO LO STIPENDIO DI 20MILA EURO ANNUE.

QUESTO ERA IL NUOVO MODO DI GOVERNARE L’ATER DI ROMA STROMBAZZATO DA MODIGLIANI E ROSI?
PERCHE’ ALL’INTERNO DELL’ATER DI ROMA NON SI RIESCE A CAMBIARE NULLA?
CHI C’E’ DIETRO A TUTTO CIO’?
QUALE POTERE OSCURO O MAFIA?

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