Archivio della Categoria 'Associazione inquilini e proprietari'

Garbatella: sfrattata un’invalida al 100%. Sfiorata la tragedia

giovedì 21 maggio 2015

Garbatella: sfrattata un’invalida al 100%. Sfiorata la tragedia

Una donna invalida al 100% ha minacciato il suicidio ed ha ferito le vigilesse intervenute per eseguirle lo sfratto. E’ successo in un alloggio Ater della Garbatella. La signora è ora senza fissa dimora

Redazione · 8 maggio 2015

Uno sfratto che ha rischiato di degenerare in tragedia. Alla Garbatella, è stata scritta un’altra pagina dell’angosciante libro sull’emergenza abitativa. Questa volta, le vittime, sembrano essere tutte le persone protagoniste delle vicenda. Dall’inquilina del palazzo popolare, cui è stato eseguito lo sfratto, alle forze dell’ordine, ferite dalla donna.

LA RICOSTRUZIONE – La vicenda è stata raccontata dal Presidente del Municipio VIII Andrea Catarci. “L’ATER e la Polizia Locale si recano a recuperare un alloggio che si ritiene vuoto, ma al suo interno – ricostruisce il Minisindaco – viene riscontrata la presenza di una donna, poi rivelatasi invalida al 100% con un passato vissuto tra roulotte e centri di accoglienza, che reagisce violentemente tentando il suicidio con un coltello e ferendo due vigilesse, a cui vanno i ringraziamenti e la vicinanza, che erano intervenute per bloccarla”.

SENZA DIMORA – Al dramma esistenziale di questa inquilina, ed alla solidarietà per le forze dell’ordine aggredite si aggiunge un terzo elemento. “La signora, risulterà più tardi, stava nella casa come convivente del legittimo locatario, sulla base di una dichiarazione di comodato d’uso purtroppo – spiega Catarci – non comunicato agli uffici preposti”. Nonostante questa scoperta la “pratica va avanti lo stesso.” Il dramma però ancora non si è completamente consumato perché, a fronte dei sigilli messi all’abitazione, “come da ordine della Procura”, non si è provveduto a trovare un altro posto alla donna. “La signora è senza una dimora, i centri di accoglienza di Roma Capitale sono al completo, le associazioni di volontariato alle quali il servizio sociale del Municipio si è rivolto – spiega il Minisindaco – non hanno disponibilità, così come le case religiose”.

GLI INTERROGATIVI – Mentre un altro dramma, legato al fenomeno dell’emergenza abitativa, si è consumato, restano tante perplessità ed un po’ d’amarezza, per il destino di questa inquilina. “Non si poteva davvero fare nulla di diverso, chi ha dato ordine di proseguire nello sgombero malgrado la presenza imprevista? – si chiede Catarci, che aggiunge – Che fine farà la signora? Perché non si sono fatti accertamenti ulteriori sulla persona, prima che la situazione degenerasse e perché non ci si è limitati ad una eventuale denuncia?” conclude Catarci, che ponendo questi interrogativi, ammette di esser “sconcertato”.

Andrea Catarci

*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^
Il Presidente del Municipio CATARCI prima di aprire bocca si consulti cob chi ne sa più di lui.IL COMODATO D’USO nelle case popolari non è consentito.Il COMODATO D’USO lo può concedere solo il proprietario dell’alloggio.Che un Presidente del Municipio non sa queste cose è preoccupante.Il Presidente Catarci poteva darsi da fare e dare una giusta dimora alla sig.ra,ma il Presidente Catarci è capace solo di piangere sul latte versato e non è l prima volta che accade,ma prima non fa mai nulla.

QUESTO ACCADE ALL’ATER DI ROMA E IN 4 ZONA

mercoledì 20 maggio 2015

E’ veramente allucinante che tale immobile non sia stato ancora liberato e riconsegnato al legittimo assegnatario, il quale chiede anche un alloggio più piccolo.

Tale storia è a vostra conoscenza anche per l’articolo pubblicato sul mio blog.

Mi chiedo dal 1 ottobre 2013 CHE è STATO INVIATO IL DECRETO DI RILASCIO perché non è stato sgombrato?

L’Ater ha forse dimenticato di inviare il tutto al Comune di Roma?

Se così fosse la questione oltre ad essere grave per omissione e grave negligenza da parte dei responsabili di tale procedimento, potrebbe anche rappresentare interessi di parte, in quanto tutta la vicenda è stata condotta dalla responsabile della 4 Zona con leggerezza e superficialità, visti i precedenti.

Pertanto vi chiedo immediato sgombero dell’ alloggio e l’assegnazione di un alloggio più piccolo per il sig………. così come era stato fatto e non portato a termine a causa dell’occupazione dovuta all’incapacità dei funzionari della 4 Zona e della sua responsabile.

Attendo una vostra risposta immediata ai sensi della legge 241/90.

Si fa notare alle SS.LL. che tra l’altro gli occupanti non avrebbero nessun diritto neanche futuro a stare in tale alloggio in quanto il loro reddito non gli consentirebbe neanche di fare una sanatoria se dovesse uscire.
Distinti saluti
Annamaria Addante
*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^
Questa e-mail è stata da me invita all’Ater di Roma, al magistrato e alla Regione per conoscenza perché non è stato dato seguito dal 2013 allo sgombero.

Questa storia è veramente allucinante e inquietante specialmente il modo in cui l’Ater di Roma e la 4 Zona hanno condotto tutta la vicenda, che dimostra grave negligenza, omissione di atti e forse connivenza.

Vi invito a rileggere l’articolo fatto il 29.9.2013.Per rendervi conto della gravità e di come agisce l’Ater di Roma, che nonostante le parole del direttore e del commissario al loro insediamento sono passati quasi due anni e nulla è cambiato, anzi alcune cose sono peggiorate.

Al via l’indagine 2015 per la soddisfazione degli utenti dell’Ater

martedì 19 maggio 2015

Al via l’indagine 2015 per la soddisfazione degli utenti dell’Ater

Dal 19 maggio al 12 giugno 2015 l’Ufficio Relazioni con il Pubblico dell’Ater della Provincia di Latina rileverà la soddisfazione degli utenti e dei cittadini mediante la somministrazione di questionari di Customer Satisfaction.

L’indagine risponderà alle seguenti finalità:

– rilevare il grado di soddisfazione degli utenti e dei cittadini rispetto ai servizi amministrativi e di manutenzione degli immobili;
– rilevare esigenze, bisogni e aspettative generali e specifici dei diversi target e gruppi di cittadini e utenti;
– favorire l’emersione di bisogni latenti e l’ascolto di cittadini e degli utenti “deboli” o più scarsamente valutati nella generale erogazione di servizi;
– raccogliere idee e suggerimenti e promuovere la partecipazione degli utenti alle politiche dell’Ater;
– verificare l’efficacia delle politiche dell’Ater e delle procedure previste dal Sistema Qualità;
– rafforzare il livello di comunicazione, di dialogo e di fiducia tra i cittadini, gli utenti di erp e l’Ater.

I Questionari saranno somministrati agli utenti dagli addetti del servizio di portineria nella sede di Via Curtatone a Latina e negli Sportelli Informativi di Cisterna e Formia.

Il questionario è disponibile anche sul sito www.aterlatina.it (scarica il questionario). Il modulo compilato potrà essere inviato per email a urp@aterlatina.it

I risultati dell’indagine saranno usati nell’ambito del rinnovo della certificazione di qualità dei servizi secondo la norma Iso 9001:2008.
*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*
Effettivamente dall’ATER di Latina non mi sono mai giunte lamentele si vede che sanno lavorare e lavorano anche bene ,se addirittura fanno un questionario per verificare il loro rapporto con l’utenza è incredibile, complimenti.
Ma perché l’ATER di Roma non prende esempio dall’Ater di Latina? Avrebbe molto da imparare.

Come fare carriera all’ATER

venerdì 15 maggio 2015

Basta avere un protettore politico e massacrare gli utenti.
E si questo è quanto pensano alcuni funzionari dell’ATER, non servono titolo accademici e professionalità, ma raccomandazioni e massacrare l’utente.
Ci sono responsabili di Zona che per far vedere la loro bravura pensano che sia necessario mandare più lettere di richiesta di morosità(senza verificare nulla) lettere di diffida di occupazione abusiva (senza verificare se è vero) e così via.
Vi sembra questo il metodo? Ma il guaio è che il Direttore generale ,sempre quello che mi ha fatto oscurare il Blog e da qui si vede quanto sia illuminato, gli va dietro e firma, firma decreti di rilascio, diffide al pagamento a tutto spiano, ma si può andare avanti in questo modo?
Credo proprio di no e abbiamo già relazionato ampiamente chi di dovere, che non si sono dimostrati sorpresi evidentemente anche loro sanno e non ne possono più.

Cambio di residenza con minore alloggio Ater

martedì 12 maggio 2015

In relazione alla Sua mail del 5 maggio u.s., si comunica che la procedura di cambio di residenza di che trattasi è andata a buon fine.
Lieti di aver potuto risolvere la problematica segnalata, grazie alla collaborazione del Responsabile del nostro Ufficio Anagrafico, si inviano cordiali saluti.

Municipio Roma 11
Direzione
Cristina Sestini
Tel. 06.69615302 06.69615392

Da: Annamaria Addante Inviato: martedì 28 aprile 2015 00:58
A: claudio.rosi, Simona Bottoni, A. Campisano, F. Sanfelice, cambiresidenza.municipioroma13@comune.roma.it
Cc: Frefrigeri, Pino Candido, Alberto Voci, Luigi Nieri, Federica Tafuro
Oggetto: Addante per Cambio di residenza con minore alloggio Ater

QUESTA è LA VERGOGNOSA STORIA che accade regolarmente a causa della ottusità della burocrazia che confonde chi ha diritto con gli occupanti e tratta tutti allo stesso modo.
E’ pur vero che l’Ater non deve dare autorizzazioni per l’ampliamento del N.F ma visto che si è creato questo casino potrebbe fare qualcosa invece di prendere in giro la gente .
Spero che il municipio e l’assessore facciano qualcosa (più volte richiesta) per risolvere una volta per tutte tale situazione.
Attendo una vostra risposta ai sensi della legge 241.90
Saluti
Annamaria Addante Presidente Ass.ne inquilini ATER-ERP

———-
Per fortuna che al Municipio vi è stato il responsabile dell’ufficio anagrafico intelligente che ha risolto il GIUSTO problema che grazie all’ATER andava avanti dal dicembre 2 dicembre 2014
Con la presente ringraziamo il Municipio 11 che si è dimostrato collaborativo e intelligente.
Peccato che non si possa dire altrettanto della 6 Zona e dell’ATER.

Per alcuni funzionari e dirigenti dell’Ater che disattendono spesso tali regole

lunedì 11 maggio 2015

Codice comportamento dipendenti pubblici: il regolamento in Gazzetta
D.P.R. 16.04.2013 n° 62 , G.U. 04.06.2013

Niente più regali, compensi o altre utilità di importo superiore a 150 euro per i dipendenti pubblici, obbligo di astenersi da attività in conflitto di interesse con le mansioni svolte e limitazione di telefoni ed altro materiale della PA ad un uso strettamente d’ufficio.

Sono queste alcune delle regole contenute nel DPR 16 aprile 2013, n. 62 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale 4 giugno 2013, n. 129) contenente il Codice di comportamento dei dipendenti pubblici.

Il provvedimento, emanato in attuazione della legge anti-corruzione (Legge n. 190/2012), in linea con le raccomandazioni OCSE in materia di integrità ed etica pubblica, indica i doveri di comportamento dei dipendenti delle PA e prevede che la loro violazione è fonte di responsabilità disciplinare.

Tra le disposizioni del codice le principali sono:
• il divieto per il dipendente di chiedere regali, compensi o altre utilità, nonché il divieto di accettare regali, compensi o altre utilità, salvo quelli d’uso di modico valore (non superiore a 150 euro) – anche sotto forma di sconto. I regali e le altre utilità comunque ricevuti sono immediatamente messi a disposizione dell’Amministrazione per essere devoluti a fini istituzionali;
• la comunicazione del dipendente della propria adesione o appartenenza ad associazioni e organizzazioni (esclusi partici politici e sindacati) i cui ambiti di interesse possano interferire con lo svolgimento delle attività dell’ufficio;
• la comunicazione, all’atto dell’assegnazione all’ufficio, dei rapporti diretti o indiretti di collaborazione avuti con soggetti privati nei 3 anni precedenti e in qualunque modo retribuiti, oltre all’obbligo di precisare se questi rapporti sussistono ancora (o sussistano con il coniuge, il convivente, i parenti e gli affini entro il secondo grado);
• l’obbligo per il dipendente di astenersi dal prendere decisioni o svolgere attività inerenti le sue mansioni in situazioni di conflitto di interessi anche non patrimoniali, derivanti dall’assecondare pressioni politiche, sindacali o dei superiori gerarchici;
• la tracciabilità e la trasparenza dei processi decisionali adottati (che dovrà essere garantita attraverso un adeguato supporto documentale);
• il rispetto dei vincoli posti dall’amministrazione nell’utilizzo del materiale o delle attrezzature assegnate ai dipendenti per ragioni di ufficio, anche con riferimento all’utilizzo delle linee telematiche e telefoniche dell’ufficio;
• gli obblighi di comportamento in servizio nei rapporti e all’interno dell’organizzazione amministrativa;
• per i dirigenti, l’obbligo di comunicare all’amministrazione le partecipazioni azionarie e gli altri interessi finanziari che possono porli in conflitto d’interesse con le funzioni che svolgono; l’obbligo di fornire le informazioni sulla propria situazione patrimoniale previste dalla legge; il dovere, nei limiti delle loro possibilità, di evitare che si diffondano notizie non vere sull’organizzazione, sull’attività e sugli altri dipendenti.

E’ infine assicurato il meccanismo sanzionatorio per la violazione dei doveri di comportamento.

(Altalex, 5 giugno 2013)

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 16 aprile 2013, n. 62

Regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti pubblici, a norma dell’articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. (13G00104)

(GU n. 129 del 4-6-2013)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visto l’articolo 87, quinto comma, della Costituzione;

Visto l’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante “Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche”;

Visto, in particolare, l’articolo 54 del decreto legislativo n. 165 del 2001, come sostituito dall’articolo 1, comma 44, della legge 6 novembre 2012, n. 190, che prevede l’emanazione di un Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni al fine di assicurare la qualita’ dei servizi, la prevenzione dei fenomeni di corruzione, il rispetto dei doveri costituzionali di diligenza, lealta’, imparzialita’ e servizio esclusivo alla cura dell’interesse pubblico;

Visto il decreto del Ministro per la funzione pubblica 28 novembre 2000, recante “Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 84 del 10 aprile 2001;

Vista l’intesa intervenuta in sede di Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nella seduta del 7 febbraio 2013;

Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione consultiva per gli atti normativi nell’Adunanza del 21 febbraio 2013;

Ritenuto di non poter accogliere le seguenti osservazioni contenute nel citato parere del Consiglio di Stato con le quali si chiede: di estendere, all’articolo 2, l’ambito soggettivo di applicazione del presente Codice a tutti i pubblici dipendenti, in considerazione del fatto che l’articolo 54 del decreto legislativo n. 165 del 2001, come modificato dall’articolo 1, comma 44, della legge n. 190 del 2012, trova applicazione soltanto ai pubblici dipendenti il cui rapporto di lavoro e’ regolato contrattualmente; di prevedere, all’articolo 5, la valutazione, da parte dell’amministrazione, della compatibilita’ dell’adesione o dell’appartenenza del dipendente ad associazioni o ad organizzazioni, in quanto, assolto l’obbligo di comunicazione da parte del dipendente, l’amministrazione non appare legittimata, in via preventiva e generale, a sindacare la scelta associativa; di estendere l’obbligo di informazione di cui all’articolo 6, comma 1, ai rapporti di collaborazione non retribuiti, in considerazione del fatto che la finalita’ della norma e’ quella di far emergere solo i rapporti intrattenuti dal dipendente con soggetti esterni che abbiano risvolti di carattere economico; di eliminare, all’articolo 15, comma 2, il passaggio, agli uffici di disciplina, anche delle funzioni dei comitati o uffici etici, in quanto uffici non piu’ previsti dalla vigente normativa;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione dell’8 marzo 2013;

Sulla proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione;

Emana

il seguente regolamento:

Art. 1

Disposizioni di carattere generale

1. Il presente codice di comportamento, di seguito denominato “Codice”, definisce, ai fini dell’articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, i doveri minimi di diligenza, lealta’, imparzialita’ e buona condotta che i pubblici dipendenti sono tenuti ad osservare.

2. Le previsioni del presente Codice sono integrate e specificate dai codici di comportamento adottati dalle singole amministrazioni ai sensi dell’articolo 54, comma 5, del citato decreto legislativo n. 165 del 2001.

Art. 2

Ambito di applicazione

1. Il presente codice si applica ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, il cui rapporto di lavoro e’ disciplinato in base all’articolo 2, commi 2 e 3, del medesimo decreto.

2. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 54, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, le norme contenute nel presente codice costituiscono principi di comportamento per le restanti categorie di personale di cui all’articolo 3 del citato decreto n. 165 del 2001, in quanto compatibili con le disposizioni dei rispettivi ordinamenti.

3. Le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001 estendono, per quanto compatibili, gli obblighi di condotta previsti dal presente codice a tutti i collaboratori o consulenti, con qualsiasi tipologia di contratto o incarico e a qualsiasi titolo, ai titolari di organi e di incarichi negli uffici di diretta collaborazione delle autorita’ politiche, nonche’ nei confronti dei collaboratori a qualsiasi titolo di imprese fornitrici di beni o servizi e che realizzano opere in favore dell’amministrazione. A tale fine, negli atti di incarico o nei contratti di acquisizioni delle collaborazioni, delle consulenze o dei servizi, le amministrazioni inseriscono apposite disposizioni o clausole di risoluzione o decadenza del rapporto in caso di violazione degli obblighi derivanti dal presente codice.

4. Le disposizioni del presente codice si applicano alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano nel rispetto delle attribuzioni derivanti dagli statuti speciali e delle relative norme di attuazione, in materia di organizzazione e contrattazione collettiva del proprio personale, di quello dei loro enti funzionali e di quello degli enti locali del rispettivo territorio.

Art. 3

Principi generali

1. Il dipendente osserva la Costituzione, servendo la Nazione con disciplina ed onore e conformando la propria condotta ai principi di buon andamento e imparzialita’ dell’azione amministrativa. Il dipendente svolge i propri compiti nel rispetto della legge, perseguendo l’interesse pubblico senza abusare della posizione o dei poteri di cui e’ titolare.

2. Il dipendente rispetta altresi’ i principi di integrita’, correttezza, buona fede, proporzionalita’, obiettivita’, trasparenza, equita’ e ragionevolezza e agisce in posizione di indipendenza e imparzialita’, astenendosi in caso di conflitto di interessi.

3. Il dipendente non usa a fini privati le informazioni di cui dispone per ragioni di ufficio, evita situazioni e comportamenti che possano ostacolare il corretto adempimento dei compiti o nuocere agli interessi o all’immagine della pubblica amministrazione. Prerogative e poteri pubblici sono esercitati unicamente per le finalita’ di interesse generale per le quali sono stati conferiti.

4. Il dipendente esercita i propri compiti orientando l’azione amministrativa alla massima economicita’, efficienza ed efficacia. La gestione di risorse pubbliche ai fini dello svolgimento delle attivita’ amministrative deve seguire una logica di contenimento dei costi, che non pregiudichi la qualita’ dei risultati.

5. Nei rapporti con i destinatari dell’azione amministrativa, il dipendente assicura la piena parita’ di trattamento a parita’ di condizioni, astenendosi, altresi’, da azioni arbitrarie che abbiano effetti negativi sui destinatari dell’azione amministrativa o che comportino discriminazioni basate su sesso, nazionalita’, origine etnica, caratteristiche genetiche, lingua, religione o credo, convinzioni personali o politiche, appartenenza a una minoranza nazionale, disabilita’, condizioni sociali o di salute, eta’ e orientamento sessuale o su altri diversi fattori.

6. Il dipendente dimostra la massima disponibilita’ e collaborazione nei rapporti con le altre pubbliche amministrazioni, assicurando lo scambio e la trasmissione delle informazioni e dei dati in qualsiasi forma anche telematica, nel rispetto della normativa vigente.

Art. 4

Regali, compensi e altre utilita’

1. Il dipendente non chiede, ne’ sollecita, per se’ o per altri, regali o altre utilita’.

2. Il dipendente non accetta, per se’ o per altri, regali o altre utilita’, salvo quelli d’uso di modico valore effettuati occasionalmente nell’ambito delle normali relazioni di cortesia e nell’ambito delle consuetudini internazionali. In ogni caso, indipendentemente dalla circostanza che il fatto costituisca reato, il dipendente non chiede, per se’ o per altri, regali o altre utilita’, neanche di modico valore a titolo di corrispettivo per compiere o per aver compiuto un atto del proprio ufficio da soggetti che possano trarre benefici da decisioni o attivita’ inerenti all’ufficio, ne’ da soggetti nei cui confronti e’ o sta per essere chiamato a svolgere o a esercitare attivita’ o potesta’ proprie dell’ufficio ricoperto.

3. Il dipendente non accetta, per se’ o per altri, da un proprio subordinato, direttamente o indirettamente, regali o altre utilita’, salvo quelli d’uso di modico valore. Il dipendente non offre, direttamente o indirettamente, regali o altre utilita’ a un proprio sovraordinato, salvo quelli d’uso di modico valore.

4. I regali e le altre utilita’ comunque ricevuti fuori dai casi consentiti dal presente articolo, a cura dello stesso dipendente cui siano pervenuti, sono immediatamente messi a disposizione dell’Amministrazione per la restituzione o per essere devoluti a fini istituzionali.

5. Ai fini del presente articolo, per regali o altre utilita’ di modico valore si intendono quelle di valore non superiore, in via orientativa, a 150 euro, anche sotto forma di sconto. I codici di comportamento adottati dalle singole amministrazioni possono prevedere limiti inferiori, anche fino all’esclusione della possibilita’ di riceverli, in relazione alle caratteristiche dell’ente e alla tipologia delle mansioni.

6. Il dipendente non accetta incarichi di collaborazione da soggetti privati che abbiano, o abbiano avuto nel biennio precedente, un interesse economico significativo in decisioni o attivita’ inerenti all’ufficio di appartenenza.

7. Al fine di preservare il prestigio e l’imparzialita’ dell’amministrazione, il responsabile dell’ufficio vigila sulla corretta applicazione del presente articolo.

Art. 5

Partecipazione ad associazioni e organizzazioni

1. Nel rispetto della disciplina vigente del diritto di associazione, il dipendente comunica tempestivamente al responsabile dell’ufficio di appartenenza la propria adesione o appartenenza ad associazioni od organizzazioni, a prescindere dal loro carattere riservato o meno, i cui ambiti di interessi possano interferire con lo svolgimento dell’attivita’ dell’ufficio. Il presente comma non si applica all’adesione a partiti politici o a sindacati.

2. Il pubblico dipendente non costringe altri dipendenti ad aderire ad associazioni od organizzazioni, ne’ esercita pressioni a tale fine, promettendo vantaggi o prospettando svantaggi di carriera.

Art. 6

Comunicazione degli interessi finanziari e conflitti d’interesse

1. Fermi restando gli obblighi di trasparenza previsti da leggi o regolamenti, il dipendente, all’atto dell’assegnazione all’ufficio, informa per iscritto il dirigente dell’ufficio di tutti i rapporti, diretti o indiretti, di collaborazione con soggetti privati in qualunque modo retribuiti che lo stesso abbia o abbia avuto negli ultimi tre anni, precisando:

a) se in prima persona, o suoi parenti o affini entro il secondo grado, il coniuge o il convivente abbiano ancora rapporti finanziari con il soggetto con cui ha avuto i predetti rapporti di collaborazione;

b) se tali rapporti siano intercorsi o intercorrano con soggetti che abbiano interessi in attivita’ o decisioni inerenti all’ufficio, limitatamente alle pratiche a lui affidate.

2. Il dipendente si astiene dal prendere decisioni o svolgere attivita’ inerenti alle sue mansioni in situazioni di conflitto, anche potenziale, di interessi con interessi personali, del coniuge, di conviventi, di parenti, di affini entro il secondo grado. Il conflitto puo’ riguardare interessi di qualsiasi natura, anche non patrimoniali, come quelli derivanti dall’intento di voler assecondare pressioni politiche, sindacali o dei superiori gerarchici.

Art. 7

Obbligo di astensione

1. Il dipendente si astiene dal partecipare all’adozione di decisioni o ad attivita’ che possano coinvolgere interessi propri, ovvero di suoi parenti, affini entro il secondo grado, del coniuge o di conviventi, oppure di persone con le quali abbia rapporti di frequentazione abituale, ovvero, di soggetti od organizzazioni con cui egli o il coniuge abbia causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito significativi, ovvero di soggetti od organizzazioni di cui sia tutore, curatore, procuratore o agente, ovvero di enti, associazioni anche non riconosciute, comitati, societa’ o stabilimenti di cui sia amministratore o gerente o dirigente. Il dipendente si astiene in ogni altro caso in cui esistano gravi ragioni di convenienza. Sull’astensione decide il responsabile dell’ufficio di appartenenza.

Art. 8

Prevenzione della corruzione

1. Il dipendente rispetta le misure necessarie alla prevenzione degli illeciti nell’amministrazione. In particolare, il dipendente rispetta le prescrizioni contenute nel piano per la prevenzione della corruzione, presta la sua collaborazione al responsabile della prevenzione della corruzione e, fermo restando l’obbligo di denuncia all’autorita’ giudiziaria, segnala al proprio superiore gerarchico eventuali situazioni di illecito nell’amministrazione di cui sia venuto a conoscenza.

Art. 9

Trasparenza e tracciabilita’

1. Il dipendente assicura l’adempimento degli obblighi di trasparenza previsti in capo alle pubbliche amministrazioni secondo le disposizioni normative vigenti, prestando la massima collaborazione nell’elaborazione, reperimento e trasmissione dei dati sottoposti all’obbligo di pubblicazione sul sito istituzionale.

2. La tracciabilita’ dei processi decisionali adottati dai dipendenti deve essere, in tutti i casi, garantita attraverso un adeguato supporto documentale, che consenta in ogni momento la replicabilita’.

Art. 10

Comportamento nei rapporti privati

1. Nei rapporti privati, comprese le relazioni extralavorative con pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni, il dipendente non sfrutta, ne’ menziona la posizione che ricopre nell’amministrazione per ottenere utilita’ che non gli spettino e non assume nessun altro comportamento che possa nuocere all’immagine dell’amministrazione.

Art. 11

Comportamento in servizio

1. Fermo restando il rispetto dei termini del procedimento amministrativo, il dipendente, salvo giustificato motivo, non ritarda ne’ adotta comportamenti tali da far ricadere su altri dipendenti il compimento di attivita’ o l’adozione di decisioni di propria spettanza.

2. Il dipendente utilizza i permessi di astensione dal lavoro, comunque denominati, nel rispetto delle condizioni previste dalla legge, dai regolamenti e dai contratti collettivi.

3. Il dipendente utilizza il materiale o le attrezzature di cui dispone per ragioni di ufficio e i servizi telematici e telefonici dell’ufficio nel rispetto dei vincoli posti dall’amministrazione. Il dipendente utilizza i mezzi di trasporto dell’amministrazione a sua disposizione soltanto per lo svolgimento dei compiti d’ufficio, astenendosi dal trasportare terzi, se non per motivi d’ufficio.

Art. 12

Rapporti con il pubblico

1. Il dipendente in rapporto con il pubblico si fa riconoscere attraverso l’esposizione in modo visibile del badge od altro supporto identificativo messo a disposizione dall’amministrazione, salvo diverse disposizioni di servizio, anche in considerazione della sicurezza dei dipendenti, opera con spirito di servizio, correttezza, cortesia e disponibilita’ e, nel rispondere alla corrispondenza, a chiamate telefoniche e ai messaggi di posta elettronica, opera nella maniera piu’ completa e accurata possibile. Qualora non sia competente per posizione rivestita o per materia, indirizza l’interessato al funzionario o ufficio competente della medesima amministrazione. Il dipendente, fatte salve le norme sul segreto d’ufficio, fornisce le spiegazioni che gli siano richieste in ordine al comportamento proprio e di altri dipendenti dell’ufficio dei quali ha la responsabilita’ od il coordinamento. Nelle operazioni da svolgersi e nella trattazione delle pratiche il dipendente rispetta, salvo diverse esigenze di servizio o diverso ordine di priorita’ stabilito dall’amministrazione, l’ordine cronologico e non rifiuta prestazioni a cui sia tenuto con motivazioni generiche. Il dipendente rispetta gli appuntamenti con i cittadini e risponde senza ritardo ai loro reclami.

2. Salvo il diritto di esprimere valutazioni e diffondere informazioni a tutela dei diritti sindacali, il dipendente si astiene da dichiarazioni pubbliche offensive nei confronti dell’amministrazione.

3. Il dipendente che svolge la sua attivita’ lavorativa in un’amministrazione che fornisce servizi al pubblico cura il rispetto degli standard di qualita’ e di quantita’ fissati dall’amministrazione anche nelle apposite carte dei servizi. Il dipendente opera al fine di assicurare la continuita’ del servizio, di consentire agli utenti la scelta tra i diversi erogatori e di fornire loro informazioni sulle modalita’ di prestazione del servizio e sui livelli di qualita’.

4. Il dipendente non assume impegni ne’ anticipa l’esito di decisioni o azioni proprie o altrui inerenti all’ufficio, al di fuori dei casi consentiti. Fornisce informazioni e notizie relative ad atti od operazioni amministrative, in corso o conclusi, nelle ipotesi previste dalle disposizioni di legge e regolamentari in materia di accesso, informando sempre gli interessati della possibilita’ di avvalersi anche dell’Ufficio per le relazioni con il pubblico.
Rilascia copie ed estratti di atti o documenti secondo la sua competenza, con le modalita’ stabilite dalle norme in materia di accesso e dai regolamenti della propria amministrazione.

5. Il dipendente osserva il segreto d’ufficio e la normativa in materia di tutela e trattamento dei dati personali e, qualora sia richiesto oralmente di fornire informazioni, atti, documenti non accessibili tutelati dal segreto d’ufficio o dalle disposizioni in materia di dati personali, informa il richiedente dei motivi che ostano all’accoglimento della richiesta. Qualora non sia competente a provvedere in merito alla richiesta cura, sulla base delle disposizioni interne, che la stessa venga inoltrata all’ufficio competente della medesima amministrazione.

Art. 13

Disposizioni particolari per i dirigenti

1. Ferma restando l’applicazione delle altre disposizioni del Codice, le norme del presente articolo si applicano ai dirigenti, ivi compresi i titolari di incarico ai sensi dell’articolo 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001 e dell’articolo 110 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ai soggetti che svolgono funzioni equiparate ai dirigenti operanti negli uffici di diretta collaborazione delle autorita’ politiche, nonche’ ai funzionari responsabili di posizione organizzativa negli enti privi di dirigenza.

2. Il dirigente svolge con diligenza le funzioni ad esso spettanti in base all’atto di conferimento dell’incarico, persegue gli obiettivi assegnati e adotta un comportamento organizzativo adeguato per l’assolvimento dell’incarico.

3. Il dirigente, prima di assumere le sue funzioni, comunica all’amministrazione le partecipazioni azionarie e gli altri interessi finanziari che possano porlo in conflitto di interessi con la funzione pubblica che svolge e dichiara se ha parenti e affini entro il secondo grado, coniuge o convivente che esercitano attivita’ politiche, professionali o economiche che li pongano in contatti frequenti con l’ufficio che dovra’ dirigere o che siano coinvolti nelle decisioni o nelle attivita’ inerenti all’ufficio. Il dirigente fornisce le informazioni sulla propria situazione patrimoniale e le dichiarazioni annuali dei redditi soggetti all’imposta sui redditi delle persone fisiche previste dalla legge.

4. Il dirigente assume atteggiamenti leali e trasparenti e adotta un comportamento esemplare e imparziale nei rapporti con i colleghi, i collaboratori e i destinatari dell’azione amministrativa. Il dirigente cura, altresi’, che le risorse assegnate al suo ufficio siano utilizzate per finalita’ esclusivamente istituzionali e, in nessun caso, per esigenze personali.

5. Il dirigente cura, compatibilmente con le risorse disponibili, il benessere organizzativo nella struttura a cui e’ preposto, favorendo l’instaurarsi di rapporti cordiali e rispettosi tra i collaboratori, assume iniziative finalizzate alla circolazione delle informazioni, alla formazione e all’aggiornamento del personale, all’inclusione e alla valorizzazione delle differenze di genere, di eta’ e di condizioni personali.

6. Il dirigente assegna l’istruttoria delle pratiche sulla base di un’equa ripartizione del carico di lavoro, tenendo conto delle capacita’, delle attitudini e della professionalita’ del personale a sua disposizione. Il dirigente affida gli incarichi aggiuntivi in base alla professionalita’ e, per quanto possibile, secondo criteri di rotazione.

7. Il dirigente svolge la valutazione del personale assegnato alla struttura cui e’ preposto con imparzialita’ e rispettando le indicazioni ed i tempi prescritti.

8. Il dirigente intraprende con tempestivita’ le iniziative necessarie ove venga a conoscenza di un illecito, attiva e conclude, se competente, il procedimento disciplinare, ovvero segnala tempestivamente l’illecito all’autorita’ disciplinare, prestando ove richiesta la propria collaborazione e provvede ad inoltrare tempestiva denuncia all’autorita’ giudiziaria penale o segnalazione alla corte dei conti per le rispettive competenze. Nel caso in cui riceva segnalazione di un illecito da parte di un dipendente, adotta ogni cautela di legge affinche’ sia tutelato il segnalante e non sia indebitamente rilevata la sua identita’ nel procedimento disciplinare, ai sensi dell’articolo 54-bis del decreto legislativo n. 165 del 2001.

9. Il dirigente, nei limiti delle sue possibilita’, evita che notizie non rispondenti al vero quanto all’organizzazione, all’attivita’ e ai dipendenti pubblici possano diffondersi. Favorisce la diffusione della conoscenza di buone prassi e buoni esempi al fine di rafforzare il senso di fiducia nei confronti dell’amministrazione.

Art. 14

Contratti ed altri atti negoziali

1. Nella conclusione di accordi e negozi e nella stipulazione di contratti per conto dell’amministrazione, nonche’ nella fase di esecuzione degli stessi, il dipendente non ricorre a mediazione di terzi, ne’ corrisponde o promette ad alcuno utilita’ a titolo di intermediazione, ne’ per facilitare o aver facilitato la conclusione o l’esecuzione del contratto. Il presente comma non si applica ai casi in cui l’amministrazione abbia deciso di ricorrere all’attivita’ di intermediazione professionale.

2. Il dipendente non conclude, per conto dell’amministrazione, contratti di appalto, fornitura, servizio, finanziamento o assicurazione con imprese con le quali abbia stipulato contratti a titolo privato o ricevuto altre utilita’ nel biennio precedente, ad eccezione di quelli conclusi ai sensi dell’articolo 1342 del codice civile. Nel caso in cui l’amministrazione concluda contratti di appalto, fornitura, servizio, finanziamento o assicurazione, con imprese con le quali il dipendente abbia concluso contratti a titolo privato o ricevuto altre utilita’ nel biennio precedente, questi si astiene dal partecipare all’adozione delle decisioni ed alle attivita’ relative all’esecuzione del contratto, redigendo verbale scritto di tale astensione da conservare agli atti dell’ufficio.

3. Il dipendente che conclude accordi o negozi ovvero stipula contratti a titolo privato, ad eccezione di quelli conclusi ai sensi dell’articolo 1342 del codice civile, con persone fisiche o giuridiche private con le quali abbia concluso, nel biennio precedente, contratti di appalto, fornitura, servizio, finanziamento ed assicurazione, per conto dell’amministrazione, ne informa per iscritto il dirigente dell’ufficio.

4. Se nelle situazioni di cui ai commi 2 e 3 si trova il dirigente, questi informa per iscritto il dirigente apicale responsabile della gestione del personale.

5. Il dipendente che riceva, da persone fisiche o giuridiche partecipanti a procedure negoziali nelle quali sia parte l’amministrazione, rimostranze orali o scritte sull’operato dell’ufficio o su quello dei propri collaboratori, ne informa immediatamente, di regola per iscritto, il proprio superiore gerarchico o funzionale.

Art. 15

Vigilanza, monitoraggio e attivita’ formative

1. Ai sensi dell’articolo 54, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, vigilano sull’applicazione del presente Codice e dei codici di comportamento adottati dalle singole amministrazioni, i dirigenti responsabili di ciascuna struttura, le strutture di controllo interno e gli uffici etici e di disciplina.

2. Ai fini dell’attivita’ di vigilanza e monitoraggio prevista dal presente articolo, le amministrazioni si avvalgono dell’ufficio procedimenti disciplinari istituito ai sensi dell’articolo 55-bis, comma 4, del decreto legislativo n. 165 del 2001 che svolge, altresi’, le funzioni dei comitati o uffici etici eventualmente gia’ istituiti.

3. Le attivita’ svolte ai sensi del presente articolo dall’ufficio procedimenti disciplinari si conformano alle eventuali previsioni contenute nei piani di prevenzione della corruzione adottati dalle amministrazioni ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della legge 6 novembre 2012, n. 190. L’ufficio procedimenti disciplinari, oltre alle funzioni disciplinari di cui all’articolo 55-bis e seguenti del decreto legislativo n. 165 del 2001, cura l’aggiornamento del codice di comportamento dell’amministrazione, l’esame delle segnalazioni di violazione dei codici di comportamento, la raccolta delle condotte illecite accertate e sanzionate, assicurando le garanzie di cui all’articolo 54-bis del decreto legislativo n. 165 del 2001. Il responsabile della prevenzione della corruzione cura la diffusione della conoscenza dei codici di comportamento nell’amministrazione, il monitoraggio annuale sulla loro attuazione, ai sensi dell’articolo 54, comma 7, del decreto legislativo n. 165 del 2001, la pubblicazione sul sito istituzionale e della comunicazione all’Autorita’ nazionale anticorruzione, di cui all’articolo 1, comma 2, della legge 6 novembre 2012, n. 190, dei risultati del monitoraggio. Ai fini dello svolgimento delle attivita’ previste dal presente articolo, l’ufficio procedimenti disciplinari opera in raccordo con il responsabile della prevenzione di cui all’articolo 1, comma 7, della legge n. 190 del 2012.

4. Ai fini dell’attivazione del procedimento disciplinare per violazione dei codici di comportamento, l’ufficio procedimenti disciplinari puo’ chiedere all’Autorita’ nazionale anticorruzione parere facoltativo secondo quanto stabilito dall’articolo 1, comma 2, lettera d), della legge n. 190 del 2012.

5. Al personale delle pubbliche amministrazioni sono rivolte attivita’ formative in materia di trasparenza e integrita’, che consentano ai dipendenti di conseguire una piena conoscenza dei contenuti del codice di comportamento, nonche’ un aggiornamento annuale e sistematico sulle misure e sulle disposizioni applicabili in tali ambiti.

6. Le Regioni e gli enti locali, definiscono, nell’ambito della propria autonomia organizzativa, le linee guida necessarie per l’attuazione dei principi di cui al presente articolo.

7. Dall’attuazione delle disposizioni del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni provvedono agli adempimenti previsti nell’ambito delle risorse umane, finanziarie, e strumentali disponibili a legislazione vigente.

Art. 16

Responsabilita’ conseguente alla violazione dei doveri del codice

1. La violazione degli obblighi previsti dal presente Codice integra comportamenti contrari ai doveri d’ufficio. Ferme restando le ipotesi in cui la violazione delle disposizioni contenute nel presente Codice, nonche’ dei doveri e degli obblighi previsti dal piano di prevenzione della corruzione, da’ luogo anche a responsabilita’ penale, civile, amministrativa o contabile del pubblico dipendente, essa e’ fonte di responsabilita’ disciplinare accertata all’esito del procedimento disciplinare, nel rispetto dei principi di gradualita’ e proporzionalita’ delle sanzioni.

2. Ai fini della determinazione del tipo e dell’entita’ della sanzione disciplinare concretamente applicabile, la violazione e’ valutata in ogni singolo caso con riguardo alla gravita’ del comportamento eall’entita’ del pregiudizio, anche morale, derivatone al decoro o al prestigio dell’amministrazione di appartenenza. Le sanzioni applicabili sono quelle previste dalla legge, dai regolamenti e dai contratti collettivi, incluse quelle espulsiveche possono essere applicate esclusivamente nei casi, da valutare in relazione alla gravita’, di violazione delle disposizioni di cui agli articoli 4, qualora concorrano la non modicita’ del valore del regalo o delle altre utilita’ e l’immediata correlazione di questi ultimi con il compimento di un atto o di un’attivita’ tipici dell’ufficio, 5, comma 2, 14, comma 2, primo periodo, valutata ai sensi del primo periodo. La disposizione di cui al secondo periodo si applica altresi’ nei casi di recidiva negli illeciti di cui agli articoli 4, comma 6, 6, comma 2, esclusi i conflitti meramente potenziali, e 13, comma 9, primo periodo. I contratti collettivi possono prevedere ulteriori criteri di individuazione delle sanzioni applicabili in relazione alle tipologie di violazione del presente codice.

3. Resta ferma la comminazione del licenziamento senza preavviso per i casi gia’ previsti dalla legge, dai regolamenti e dai contratti collettivi.

4. Restano fermi gli ulteriori obblighi e le conseguenti ipotesi di responsabilita’ disciplinare dei pubblici dipendenti previsti da norme di legge, di regolamento o dai contratti collettivi.

Art. 17

Disposizioni finali e abrogazioni

1. Le amministrazioni danno la piu’ ampia diffusione al presente decreto, pubblicandolo sul proprio sito internet istituzionale e nella rete intranet, nonche’ trasmettendolo tramite e-mail a tutti i propri dipendenti e ai titolari di contratti di consulenza o collaborazione a qualsiasi titolo, anche professionale, ai titolari di organi e di incarichi negli uffici di diretta collaborazione dei vertici politici dell’amministrazione, nonche’ ai collaboratori a qualsiasi titolo, anche professionale, di imprese fornitrici di servizi in favore dell’amministrazione. L’amministrazione, contestualmente alla sottoscrizione del contratto di lavoro o, in mancanza, all’atto di conferimento dell’incarico, consegna e fa sottoscrivere ai nuovi assunti, con rapporti comunque denominati, copia del codice di comportamento.

2. Le amministrazioni danno la piu’ ampia diffusione ai codici di comportamento da ciascuna definiti ai sensi dell’articolo 54, comma 5, del citato decreto legislativo n. 165 del 2001 secondo le medesime modalita’ previste dal comma 1 del presente articolo.

3. Il decreto del Ministro per la funzione pubblica in data 28 novembre 2000 recante “Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 84 del 10 aprile 2001, e’ abrogato.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma addi’, 16 aprile 2013.

NAPOLITANO
Monti, Presidente del Consiglio dei Ministri
Patroni Griffi, Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione
Visto, il Guardasigilli: Severino
Registrato alla Corte dei conti il 23 maggio 2013. Registro n. 4, foglio n. 300.
*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^
MA CHI DIFENDE I CITTADINI DALLE ANGHERIE DI CERTI DIRIGENTI CHE SI SENTONO PADRE ETERNI E LA LEGGE LA FANNO LORO?
PURTROPPO MOLTO SPESSO ANZI SPESSISSIMO QUESTI CITTADINI SONO VITTIME INERMI DI CERTI FUNZIONARI E DIRIGENTI CHE APPROFITTANDO DELLA LORO IGNORANZA IN MATERIA GLI RACCONTANO QUELLO CHE VOGLIONO E IL CITTADINO IGNARO ABBOCCA E SUBISCE.
PURTROPO L’ASSOCIAZIONE NON HA IL POTERE DI DENUNCIARE ALL’AUTORITA’ CERTI PERSONAGGI PERCHE’ LA DENUNCIA LA PUO’ FARE SOLO IL DIRETTO INTERESSATO,MA IL CITTADINO NON E’ CAPACE PERCHE’ NON SA E SPESSO SONO ANZIANI E QUESTI PERSONAGGI NE APPROFITTANO MOLTO.
SPERIAMO CHE CON L’UNIFICAZIONE DELLE ATER SI RIESCA A FARE PIAZZA PULITA DI QUESTI PERSONAGGI CHE PENSANO SOLO E UNICAMENTE AI LORO INTERESSI PERSONALI E DI CARRIERA, ANCHE A DISCAPITO DI ALTRI PIU’ BRAVI E MERITEVOLI.

QUANTE ITALIE CI SONO?

lunedì 11 maggio 2015

Gent.le Sindaco di Roma,
oggi a seguito della legge Lupi ed esattamente l’art.5 della legge i Municipi non fanno più la residenza in un alloggio popolare, in quanto vogliono l’autorizzazione da parte dell’Ater.
Questa pretesa che le leggi vigenti non richiedono stanno creando gravi disagi ai cittadini con allungamenti dei tempi disastrosi.
Non è possibile che per avere un cambio di residenza occorrano mesi se non anni.
Tutto ciò è dovuto ad una errata interpretazione da parte degli uffici anagrafici del Comun e e dei Municipi, in quanto l’art.5 della legge Lupi parla di occupazioni abusive, un marito o una moglie o un figlio che rientra nell’alloggio non è occupazione e la stessa legge regionale afferma che non occorre nessuna autorizzazione, ma solo e unicamente una semplice comunicazione.
Inoltre le allego un documento della Prefettura di Padova dove si evince chiaramente che la residenza non si possa negare.
Padova è una città di questo Paese per cui non è un altro Stato.
Attendo una sua rapida risposta in merito perché questa situazione venutasi a creare a Roma è un vero e proprio arbitrio.
Saluti
Anna Maria Addante

*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*
PREFETTURA di PADOVA
Ufficio Territoriale del Governo
Area II – Ufficio Enti Locali

Padova, 02 marzo 2015
Ai sigg. Sindaci
dei Comuni della Provincia
Loro Sedi
Oggetto: Alt 5 DX. 28 marzo 2014, n. 47 convertito con modificazioni nella legge 23 maggio 2014, n. SO, Iscrizione anagrafica e perdita della residenza.
SÌ trascrive, per conoscenza e norma, Patto di risoluzione del Ministero dell’Intemo – D.A.I.T,- Direzione Centrale per i Servizi Demografici,, emanato con nota n. 633 del 24 febbraio 2015, che, di seguito ai primi spunti di indirizzo ermeneutico a suo tempo diramati con circolare n. 14 del 6 agosto 2014, approfondisce e sviluppa interessanti elementi di riflessione e di inquadramento sistematico sull’argomento in oggetto che, come è noto, ha assunto profili alquanto controversi con l’entrata in vigore della suindicata normativa.
Il testo ministeriale è il seguente: >
“La funzione dell‘anagrafe è essenzialmente di rilevare la presenza stabile, comunque situata di soggetti sul territorio comunale (cfr. Circolare Min. Interno n. 8 del 29.5.1995). tale principio, tuttora vigente e prevalente, ha indubbiamente subito una limitazione, seppure parziale e circoscritta a casi ben determinati, ad opera dell’art, 5 del D.L. n, 47 del 2014.
Non v’è dubbio che l’interpretazione della nuova norma che l’ufficiale d’anagrafe deve applicare in sede di riconoscimento del diritto all’iscrizione anagrafica dei richiedenti, debba tenere nella massima considerazione l’intero corpo normativo anagrafico e i principi sui quali si basa tale ordinamento, come perfettamente espressi dalla sopra richiamata circolare n. 8 del 1995.
Peraltro, l’art.5 del D.L. n. 47 in questione prevede là nullità dell’iscrizione anagrafica di chi occupa abusivamente un immobile “in relazione all’immobile medesimo” con ciò ammettendo implicitamente (e non potrebbe essere il contrario) la sussistenza del diritto primario all’iscrizione anagrafica anche di coloro che trasferiscano e riescano a stabilire, nonostante tutto, la loro dimora abituale, in un immobile occupato abusivamente.

Occorre rilevare che l’ordinamento anagrafico, al fine di consentire a tutti gli aventi diritto, senza alcuna eccezione, di essere iscritti nel registro dell’anagrafe della popolazione residente, individua due principali criteri di cui uno prioritario che è “il luogo di dimora abituale” e uno secondario che è “il domicilio”; criterio residuale utilizzabile nel caso in cui risulti impossibile applicare il criterio della dimora abituale.
Naturalmente, finché nessuna legge imponeva il divieto di iscrizione anagrafica nel luogo di dimora abituale, qualunque esso fosse, il criterio del “domicilio” poteva e doveva essere riservato esclusivamente alle persone prive di dimora abituale e cioè alle persone senza fìssa dimora.
Ora, però, a seguito delle disposizioni dell’art. 5 del D.L. n, 47 del 2014, l’interessalo non potrebbe risiedere e non può essere iscritto nel luogo di dimora abituale e quindi al suo indirizzo effettiva, se relativo ad un immobile occupato abusivamente.
I principi sanciti dalla legge anagrafica, in particolare dal chiaro disposto dell’art. 2 della legge 24 dicembre 1954, n. 1228, dispongono che tutte le persone che vivono e continueranno a vivere stabilmente sul territorio di un comune debbano essere iscritte nell’anagrafe di quel comune (nell’ANPR, quando sarà attiva l’Anagrafe Nazionale). Poiché il criterio generale e prevalente del “luogo di dimora abituale” non può essere applicato a coloro che abitino in un immobile occupato abusivamente, non è possibile individuare altra soluzione se non l’iscrizione “per domicilio” in analogia per le persone senza fissa dimora.
Tale soluzione, alla quale si dovrà ricorrere solò come
extrema ratio, garantisce il rispetto del diritto all’iscrizione anagrafica e, di conseguenza, di tutti i diritti costituzionalmente garantiti (diritto all’identità, al voto, all’assistenza sanitaria, ecc.) per i quali essa costituisce il presupposte fondamentale.”
In relazione a quanto sopra, si pregano le SS, LL. di affidare il contenuto
dell’approfondimento ministeriale alla diligente attenzione degli ufficiali d’anagrafe, per le conseguenti applicazioni operative.
Si ringrazia per la assidua disponibilità.

Il Prefetto Patrizia Impresa

^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^**^*^*^*^*^*
Anna Maria Addante MI CHIEDO MA QUANTE ITALIE CI SONO? QUESTA LETTERA DEL PREFETTO DI PADOVA è MOLTO INTERESSANTE E GIUSTA, IN MERITO ALLA RESIDENZA CHE è UN PROBLEMA MOLTO SERIO, MA A ROMA LO STANNO FACENDO DIVENTARE UN DRAMMA, PERCHè L’IGNORANZA DEI NOSTRI BUROCRATI FA SI CHE NON FANNO PIù RESIDENZE NEGLI ALLOGGI POPOLARI NEANCHE A COLORO CHE NE HANNO DIRITTO.

BASTA CON GLI ABUSI DI POTERE DELL’ATER DI ROMA!!!!!

domenica 10 maggio 2015

Caro Dott.Mari, Caro Direttore,
in riferimento alla sua (MARI) del 27/4/2015 prot.39791, ricevuta dall’interessato l’8 maggio 2015 inviata al sig……., dove lei dichiara che al sig………..che la sua richiesta di vendita è stata archiviata in quanto secondo Lei ha perso il requisito dell’art.11 della legge 12/99 e pertanto avete avviato il procedimento per la decadenza.

Credo che stiate facendo un madornale errore ed non è la prima volta, ma poi per fortuna il Comune non vi da retta.

Il sig.IONNI non ha perso nessun diritto in quanto il sig…… non ha più nessuna proprietà perché le ha donate ai figli e comunque non superavano i centomila euro.

Le proprietà che la dott.ssa De Denaro(arrivata da poco alla zona) adduce sono proprietà del figlio che non abita più con il padre,ma soprattutto sono proprietà non contemplate nella legge 12/99 e né nel REGOLAMENTO, in quanto si tratta di locali adibiti ad officina e accatastati C/1.

Le allego affinchè ve ne rendiate conto la lettera a firma del dott.Viggiano di diniego ad una decadenza di un immobile C/1 a firma della dott.ssa Graziosi e tutte le rendite catastali con la relativa cifra per ognuna data dal CATASTO , nel ricordarvi che la legge prevede solo e UNICAMENTE i FABBRICATI la cui Rendita Catastale è MOLTIPLICATA PER CENTO e non per altri numeri.

A Tale lettera vi sono allegate anche lettere della dott.ssa Graziosi a dir poco deliranti, che non ha voluto assolutamente tenere conto di ciò che ha scritto il Comune in quanto il delirio di onnipotenza che aveva la poneva al di sopra della legge in quanto la legge era lei.

La dott.ssa Grassia al momento che si è dovuta occupare lei della gestione un dubbio le è venuto, ma non essendo un’aquila coraggiosa ha posto il quesito alla Regione e al Comune (al Comune alla IORIO????!!!???)Alla Regione è accaduto quello che tutti sapete, ma comunque nessuno ha risposto, anche perché alle fesserie non si risponde, non si perde tempo, la LEGGE E’ CHIARA.

Caro Direttore credo che non si possa più sottacere su questa abuso di potere e illegalità che continua a permanere all’Ater di Roma, neanche continuare con i giochetti dei calcoli del 34% e del 50% tra l’altro neanche esatti, pertanto, ti invito a ripristinare la legalità come d’altronde avevi più volte affermato che volevi fare.

Anche se mi hai censurato il blog c’è sempre internet e il blog all’infuori dei dipendenti dell’Ater di Roma tutti gli altri ATER lo leggono e anche i cittadini, per cui hai fatto un lavoro inutile e poco signorile.
Saluti
Annamaria Addante

Ecco come dovrebbero lavorare TUTTI gli uffici dell’Ater di Roma

venerdì 8 maggio 2015

…….” in data odierna il geom. Marineo a seguito di segnalazione ha fatto un sopraluogo ed ha verificato che le infiltrazioni d’acqua che danneggiano l’int. 1 e l’int.5 provengono dalle tubazioni idriche dei piani soprastanti.
In allegato l’ODL emesso in data odierna al Pronto Intervento.
Gli inquilini della scala comunicano che l’inquino del’int.12 lamenta un eccessivo consumo di acqua.
L’intervento è stato concordato per Lunedì 11 Maggio alle ore 8:00 con gli inquilini degli int.1/5/9/12/13.
A lavori ultimati ti comunico l’esito dell’intervento……”

arch. Pier Giacomo Tamietto
^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^

All’Ater di Frosinone danno i numeri?

mercoledì 6 maggio 2015

Mi hanno riferito un fatto veramente sconcertante, una signora assegnataria Ater di Frosinone che aveva ricevuto la lettera minaccia della società di Roma a cui l’Ater di Frosinone ha dato l’incarico, ben pagato, per riscuotere le morosità dagli assegnatari.
Mentre poteva benissimo incentivare i suoi stessi impiegati.
Bene questi signori di questa società comunicano a questa signora che deve euro 3.200 di morosità.
Da un controllo e bollettini alla mano è risultato che questa signora è perfettamente in regola su tutti i pagamenti.
L’affitto di questa signora si aggira sui 29.00 euro mensili per un totale di 348 euro annui.
La società ha inviato la lettera di preavviso di esecuzione forzata, vantando un credito di 3200 euro.
Debito inesistente.
In base agli accordi ( essendo una pro solvendo ) ora l’Ater deve alla società dal 10 al 15% di aggio + spese. Questo significa che l’Ater ci rimette circa l’equivalente di un anno di affitto, se ciò risponde al vero è un fatto gravissimo.
Questo giochetto sembra che sia stato fatto a molti che hanno regolarmente pagato.
Se tutto ciò risponde veramente al vero non solo è allucinante, ma vi è anche un danno per l’Azienda.
Ora capisco perché non pagano gli stipendi ai dipendenti, li sperperano in questo modo.

La testata giornalistica Abitarearoma (ed il sito www.abitarearoma.net) non sono responsabili
del contenuto di questo blog in quanto gestito in autonomia dalla signora AnnaMaria Addante