Scomparsi i partiti, le sedi no: un buco nelle casse dell’Ater

Be finalmente si comincia a far luce anche sui locali,ma troppo buono è stato questa volta Marincola,perchè sui locali c’è molto da dire,forse dopo questo articolo forse qualcuno comincerà a capire il vero potere di certi dirigenti che sono intoccabili e che fanno da padroni dentro l’Ater.

Se l’Ater di Roma ha tanto bisogno di soldi, perchè non mette a frutto questi locali? Non solo vendendoli,ma dandoli in affitto a chi li chiede per svolgere attività,come il caso di una parrucchiera che è costretta a chiudere perchè il proprietario del locale che ha in affitto non gli rinnova il contratto perchè di un negozio ne vuole fare due e per lei diventa troppo piccolo,ha chiesto al Prestagiovanni di avere in affitto un locale che è vuoto e chiuso da vent’anni,infatti era l’ex ufficio dell’Ater,ma Prestagiovanni ha detto NO! La sig.ra avrebbe pagato il canone e all’Ater sarebbero entrati soldi,queste sono le cose che non capisco e non capisco neanche perchè le gare vanno quasi sempre deserte e poi si fa la trattativa privata.
Però quando vuole l’Ater vende come è accaduto con la sede dell’Ater della Garbatella che è stata venduta velocemente perchè all’epoca la dott.ssa Graziosi fu molto veloce e se non sbaglio la gara anche in quel caso andò deserta e l’ex sede dell’Ater della Garbatella fu venduta a seicentomila euro e rotti,un vero affare x chi l’acquistò.
Ma sinceramente non ho mai capito perchè è stata venduta quella sede,quando potevano vendere locali molto prestigiosi se avevano bisogno di fare cassa a un prezzo molto più alto,come il bar Antonini di via Sabotino e tanti altri locali prestigiosi e per restare in tema di partiti potevano vendere la famosa villetta di Garbatella ex sede del PCI e dare al partito altri locali meno appetibili sempre a Garbatella.

Io spero sempre che si faccia chiarezza e che la Corte dei Conti metta finalmente mano sulla gestione dei locali dello IACP-ATER, ce ne sarebbe proprio bisogno.

Anche perchè,stranamente, alle associazioni che criticano l’Ater a queste gli fanno causa x occupazione abusiva e gli chiedono morosità inesistenti,che l’associazione ha potuto dimostrare che erano false e a quel punto si chiede all’associazione un canone di 700mila euro al mese più la fideiussione, ben sapendo che l’Associazione non è in grado di pagare simile canone,tra l’altro per locali che non sono su strada,ma alle altre associazioni e partiti perchè non è stato fatto lo stesso trattamento?

Questo dovrebbe spiegarci Prestagiovanni e anche l’ex Presidente Petrucci,che ha setaciatto i servizi tecnici e bene ha fatto x riportare legalità,ma nulla ha fatto x l’area amministrativa e sopratutto per i locali,anzi no qualcosa l’ha fatto, perseguire l’Associazionee che lo criticava,ma chi sa se è stato più lui o la dirigente area gestionale?
Alla quale credo di non essere mai stata tanto simpatica, forse perchè ho contrastato alcune sue scelte che poi si sono dimostrate impraticabili e alcune come la delibera dell’aprile 2011 che a nostro avviso è incostituzionale,ma sta ancora li e su questa Prestagiovanni che l’ha firmata cosa fa? La mantiene?

Molte cose abbiamo chiesto a Prestagiovanni,ma lui ci risponde che non vuole entrare nella gestione,ma nessuno gli chiede di gestire,ma di controllare quello che succede nell’azienda da lui presieduta si! Gli dovrebbe interessare e inoltre il Presidente se non sbaglio gli compete l’bbligo di dare la linea politica all’Azienda, ovvero decidere insieme al C.d.A cosa fare specialmente sui locali sui quali vi è una morosità spaventosa e dove nessuno fa niente,ma chi ha gestito i locali in tutti questi anni?

Speriamo che qualcuno ci risponda,anche perchè continuiamo a non capire nei confronti degli assegnatari c’è stata e c’è sempre una linea dura e perchè sui locali non c’è mai stata e non c’è ancora?

P.S. A proposito dei tempi della giustizia che dice Prestagiovanni sono lunghissimi ed è vero,ma anche l’Ater contribuisce ad allungare i tempi non presentandosi in giudizio,forse Prestagiovanni questo non lo sa?
La normativa che gli consente di recuperare il bene già c’è è il Codice Civile,ma forse il problema è nel manico come si suol dire, perchè i vari presidenti dell’Ater non hanno mai messo mano al servizio locali?Che se non sbaglio in questi ultimi anni è stato gestito sempre dalla stessa persona,colui che ha gestito le zone e che gestisce le vendite o sbaglio?

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I locali sono ancora dati in affitto sulla base di contratti vecchissimi.
Dal Pci all’Msi, canoni non pagati per migliaia di euro

di Claudio Marincola

ROMA – La sezione si prende, l’affitto non si paga. La regola è questa, almeno a giudicare dal contenzioso a sei zeri che è in piedi tra l’ex Istituto autonomo case popolari oggi Ater e i partiti vecchi e nuovi. Canoniche sommandosi l’uno all’altro, mese dopo mese, ammontano a diverse centinaia di migliaia di euro. Sedi periferiche, sedi storiche, locali che hanno visto unioni e scissioni, che hanno segnato la politica romana e non solo romana e ora sono a rischio sfratto.

Chiedere i voti agli elettori, promettere legalità e trasparenza ma non pagare l’affitto. Volendo si potrebbe aggiungere anche questo. Non a caso le morosità risalgono ai tempi di Tangentopoli. Nel fuggi fuggi generale alcuni segretari di sezione pensarono bene di tenersi le chiavi delle sezioni. Dimenticandosi un piccolo particolare: pagare l’affitto. In passato l’Ater ha provato molto blandamente a dire il vero a riscuotere i sospesi ma tutte le volte l’azienda di lungotevere Tor di Nona è stato costretta a una precipitosa ritirata. Nel migliore dei casi la pratica è stata messa da parte. Come si fa del resto a mettersi contro i partiti se sono loro a nominare i membri del cda?

I contratti di locazione sono pezzi di antiquario. Da conservare per una storia moderna dei partiti politici. Le sezioni sono sopravvissute alla loro morte politica.

Il Pci in questa classifica di fantasmi che spuntano dal passato fa la parte del leone: ha accumulato 50 mila euro di affitti non pagati per i locali di via Scarpanto 45, al Tufello; altri 81 mila per via Monte Favino, 101 mila per via Capraia 72 e 45 mila per la Casa del Giovane di Percoto, occupata ora dalla Cgil che nel marzo di quest’anno ha chiesto la prescrizione. Via la falce e martello, via la Quercia, via anche l’Ulivo sono rimasti solo i debiti. Per la sezione di via Annibale Calzoni, 9 ad aprile scorso è partita la diffida diretta all’attuale detentore del locale (Pd) con allegata una bolletta da 67.923 euro.

Ma c’è anche la destra. A Corviale, ad esempio, al terzo lotto, quarto piano è sopravvissuta Alleanza nazionale. «Si sbaglia ora siamo diventati un circolo del Pdl», chiarisce Ida D’Orazi, consigliere municipale del XV municipio il cui nome compare sulla targa della sezione. E lo striscione di An? «Lo abbiamo mantenuto per pigrizia ma se vuol dire che fa parte della nostra storia politica allora è vero. Abbiamo 5 locali ma in uno ci vive una famiglia che era in difficoltà. Che cosa dovevamo fare lasciarli a dormire in macchina? «Lei pensi – continua la D’Orazi che quando sono venuti Berlusconi e Alemanno per firmare il Patto su Roma li abbiamo dovuti far alzare marito e moglie dal letto matrimoniale. In quell’occasione sia il sindaco che l’ex premier promisero alla famiglia un interessamento». Come è finita? «La politica, che vuole, a volte dimentica. Ma non è vero che dobbiamo pagare 100 mila euro di arretrati. Sono molto meno, nel ’98 Gianfranco Fini venne e staccò un assegno di 25 milioni di vecchie lire. Dove sono finiti?». Il finanziamento non dovrebbe bastare. «Sono d’accordo, ma noi paghiamo 700 euro al mese e nessuno dei nostri 148 iscritti è tenuto a versare una lira. Facciamo volontariato, abbiamo uno sportello sociale, un servizio gratuito per il quartiere».

Nel Pd non se la passano meglio. A Corviale sono ospiti del Comitato inquilini in attesa che si liberi la vecchia sezione, prima bruciata, poi occupata. «L’affitto lo paghiamo ma i soldi ce li teniamo da parte finché non ci ridanno i vecchi locali», spiega un tesserato che intende avvalersi dell’anonimato.

La Dc non c’è più. In compenso per l’ex sede del vecchio Comitato romano in via dei Somaschi lo scudo crociato deve pagare ancora più di 126 mila euro. Il Psi ne deve all’Ater 76 mila per la sezione di via Corinaldo: scaduto il contratto nel lontano 1994 partì l’azione legale. Risultato: tutto fermo. Contro i partiti anche la Procura si prende il suo tempo. E che dire dei 12 mila euro che l’Msi dovrebbe pagare per la storica sezione di via Domenico Svampa 24 abbandonata nel 1978 e ripetutamente occupata?

All’appello non manca nessuno. Tra i debitori spunta anche un «Psi-Psdi unificati», 35 mila euro per la sede di via Valle Aurelia, 81. E c’è anche il Pri di Ugo La Malfa, 12 mila euro per l’affitto di via Turba 38.

«Alla Garbatella noi ex di Forza Italia da anni chiediamo una sede si lamenta Fiorella Coretta, rappresentante del Lotto 57 e non ce la vogliono dare. Usiamo la cantina di un inquilino in via Ansaldo. Eppure, un locale a un partito o a un’associazione di sinistra qui non si nega a nessuno».

E l’Ater? «Mi sembra chiaro che debbano essere riviste le procedure chiede il presidente Bruno Prestagiovanni è corretto il principio di agevolare le associazioni e i partiti ma è necessario anche una normativa che ci consenta di recuperare il bene. C’è poi da dire che i tempi della giustizia certamente non ci aiutano: in procura ci sono cause pendenti che risalgono al 1994 che chissà quando si risolveranno».

Venerdì 24 Agosto 2012 – 09:52

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